Serbando memoria del tuo didietro

Serbando memoria del tuo didietro

ANTOLOGIA VOL. 171

Iannozzi Giuseppe

writer

CON UN SORRISO IN RIVOLTA

E morire con un sorriso,
senza pensarci su
se le onde han smesso
di colpo di lavarci i piedi;
andar via così,
sulla storia d’un incidente
per caso, non voluto,
non programmato,
semplicemente accaduto

Nessun sgomento, no,
ché la musica continua
per altri uomini in rivolta

CUORI

Un giorno scoprirai
di volere il velo bianco
Un giorno scoprirai
che preferisci il bianco
al velo nero
Ed allora amerai un uomo
mille miglia lontano
da quell’ideale di solitudine
che fra le lenzuola avevi amato

Un giorno capirai da te
che ogni cuore è di tutto
e di niente pieno
E lo vorrai sopra il tuo
un cuore così strano

ROSE E SPINE

Posso svegliarti
con un bacio
Posso spettinarti
con petali di rose
Posso amarti
con timida rugiada
nell’amore distillata
Posso tutto
quel che posso
E non posso niente
se tu non sbocci
in primavera
dentro al cuore mio
Con tutto il rosso,
con tutte le spine
Perché d’una rosa
tutto s’ama

MALEDETTA DONNA MIA

Ti incontrerò ancora
oltre il muro del silenzio
Ti amerò ancora
oltre il tempio del lamento
Ti prenderò ancora
per avere una ragione
da dare al futuro

Ti aspetterò
momento su momento
strappando fiori
e neri grigi bianchi capelli,
dilapidando primavere
Ti aspetterò
per sempre, maledetta
maledetta donna mia

FRA LE RIGHE

Non perderti fra le mie righe
Resta con me, con un graffio,
con una gelosia, e portami via
via da qui – prigione di parole

Torna da me, anche se è sbagliato
Ci faremo del male, tu lo sai
e io lo so, ma che faccio senza te?
La vita semplicemente non è

Non mi perdo fra le tue righe
Resto con te, come una malattia,
con tutta la gelosia che so mia
Mi perdo in te per imprigionarti
oltre il suono delle parole

GRAFFIO

Non furono malvagie le intenzioni,
solo le convinzioni. E mi graffiasti.

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

Guardami,
guardami ancora
I miei sbagli sono
e sono tanti, tanti;
li puoi vedere,
a uno a uno li puoi contare
guardandomi oggi
negli occhi stanchi,
sporgendoti sul mio ieri,
su quei gigli bianchi
che dai prati strappai
con la stupida arroganza
d’una giovinezza
che è finita, marcita
… da un pezzo oramai

SEI STATA LA SOLA

Sei stata la sola,
la più importante
E scivola, scivola adesso
fra le mani qualcosa
che assomiglia al niente
Il tuo sorriso, però,
non sono stato capace
di dartelo indietro
La tua sodezza, però,
l’ho fatta mia
serbando memoria
del tuo didietro

Ti piangerò così,
di spalle,
senza amarti più
Ti amerò così,
di spalle,
senza piangerti più

Ancora e ancora,
fino a quando avrò fato e fiato,
sempre cavalcando
il nostro orizzonte di tormento

Ancora e ancora,
fino a quando avrò cuore,
sempre disegnando le curve
del tuo didietro, cuscino
che giusto ieri mi faceva
felice e fesso, felice e fesso

DI BASTONE

Si vive
per una dolcezza
prima che sia
tristezza
a farci le ossa
per metterci
davanti
alla sporca faccia
della vita

… della vita
che non dimentica
il bastone
da menarci
sulla groppa,
manco fossimo somari
all’abbrutimento destinati

SUL TUO SENO

Asciugami le lacrime
Riportami sul tuo seno:
nudo come bambino
delle cose del mondo
all’oscuro

Stringimi nella speranza
del morbido tuo corpo
E saprò dimenticare
d’esser venuto al mondo
con un grido devastante

Riportami sul tuo seno
e lasciami arrossire

Asciugami le lacrime
Io berrò le tue
e non ti dirò una parola

ERI TU

Avevi detto che.
Che non avresti avuto
altri amori dopo me.
Avevi giurato
e ti avevo creduta
sincera io.
E ora giochi.
E ora sorridi.
E ora ami.
E ora mi ammalo
da solo
perché tu mi hai lasciato
da solo
a contar le mia dita
e i coltelli
ch’eran tuoi
e che riposti sono
come risposte
in quel cassetto
che ti faceva paura.

Mi reca una lettera
il postino: la scarto
e al volo capisco
che è tua,
la stessa calligrafia
di quand’eri bambina.
Una lacrima
mi taglia l’occhio
e l’emicrania.
Non porta mittente,
solo il tuo profumo,
il più costoso ed essenziale.

Avevi giurato
sulla croce che
non avresti mai più amato.
Ed invece
adesso sono di nuovo solo
come sempre,
aspettando
che anche questa notte
veda l’alba.

ROSE DI COLORI

Sarai mica tra fumetti di nebbia e papaveri,
mentre ammazzo qui io poesie su poesie,
cercando di tagliare il cordone ombelicale
a quel treno di vertigini che giusto ieri
ti ha portata via da me?

Vorrei sapere se ancor litighi con le parole,
se ancora sulle tele impressioni
le tue impressioni, i tuoi parti di dolore;
o se invece nei papaveri rossi e gialli inciampi,
scardinando dal petto risate un po’ così e così
E ancor vorrei sapere se l’hai capito o no
che mai si sveglia nella sua culla il sogno,
nell’incastro delle tegole fra l’alba e il tramonto

Forse non sai che certi ciabattini e poeti scalzi
giocano all’impiccato con il personale loro dio,
tentando di carpire l’imbroglio, la strana malinconia
che alla sera nel vino li stordisce; forse non sai
che in un calamaio di buio inchiostro, di getto,
tuffano il pennino inventando rose di colori;
forse non sai che sognano di seder nello spazio
lasciato vuoto da Dante e Ariosto

Di me non ridere, di me che scrivo non ridere
sol perché scrivo e scrivo a nessuno, a una donna
che non cerca un azzeccagarbugli o un autore
per dar un senso alla commedia umana
che la vita, bene o male, la fa selvatica e divina

TU ERI

Eri tu
che compravi le mie notti
Eri tu
che vendevi i miei sogni
E ora
che la polvere copre
lenzuola e fantasmi,
mi rimane il tempo
di guardarmi intorno
Mi rimane ancora
da capire l’errore
che ci ha fatto allontanare
schiacciati
dal nostro stesso fiato

Eri tu
che gridavi
non è finita
finché non finisce

Eri tu
che ti tagliavi le vene
nella solitudine gocciolante
d’una vasca di sangue
respirando lentamente
il ritmo d’un rubinetto
spanato

Eri tu
Eri soltanto tu
a respirare la vita mia
per buttarla via
in mezzo alla polvere
dei ricordi

Tu eri, tu eri
Ma mi rimane il tempo
di guardarmi intorno
per finirmi per sempre
in altro uguale inganno

UN COLPO DI SORRISO

Ci scappò un colpo di sorriso
giusto in tempo pria di morire

Perché Dio, che uno creda
in lui o no, a tutti la concede
l’illusione che…

NEI RIFLESSI

Nei riflessi che le pozzanghere
espongono al cielo grigio
ancor gonfio di umori e di pioggia
non scorgo il profilo del tuo volto
né quello d’un desiderio
ieri espresso, impossibile
alla luce di quel sole
– che prima o poi tornerà.

IL MAESTRO E MARGHERITA

Beata te
che hai un diavolo
per capello
Io solo un ombrello
tutto rotto
che non mi ripara
dalla neve le spalle
né altro

Io vado in giro così
senza troppe pretese,
senza fare spese

Le tasche bucate
vuote
da sempre
Un bianco mimo
sulla strada
m’indica l’amore
col gesto d’un ceffone
E rimane che il dolore
seppur finto
io lo sento fitto e tutto
penetrar la carne

Il termometro segna
sotto lo zero
Domani,
poco ma sicuro,
nevica di brutto
C’è un tempo
che è un inferno di ghiaccio:
i cuori son lenti lenti,
e non uno sguardo
a portare un breve calore
su me

C’è un tempo
E che tempo!

Beata te
che hai un diavolo
per capello
Io solo un ombrello
tutto rotto
e poco poco cervello
Perché amo,
amo ancora te
che sì e no ti ricordi
di me

Di me
che cerco e cerco,
e mai trovo
la fiamma dei tuoi capelli
raccolti in sogno
nell’incavo della mia spalla

Morirò sì,
coi reni congelati
sotto la bianca neve
di domani,
Margherita mia

OBLIO

Le liriche son finite
dentro a un cuore malato
Perdono,
perdono battiti su battiti

Le liriche non lo sanno l’amore
Sempre cercano di chiuderlo
tra le maglie delle loro parole
E affidano il triste compito
al più stupido e vecchio dei poeti
Ehm, sì, Amor mio, son io quello lì

A IMMAGINE TUA

E voi che pensate?
che ci sia un paradiso
o un inferno
al di là delle lacrime
che ora qui noi spargiamo?

Riposa,
riposa in pace, Ely
Stasera mancherà un brillio qui,
mancherà
quel tuo sorriso sì speciale
che dava senso al coraggio,
a quello di tutti i giorni
senza che tu mai
un lamento o una paura
E inventalo tu un posto,
un paradiso perfetto
a immagine tua

A immagine tua, Ely

Riposa,
riposa in pace, Ely
Inventalo tu un posto,
un paradiso perfetto
E insegna a noi un dio
che sia a portata di mano,
che non abbia smanie
di egoistica grandezza

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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