Sole cocaina e crack

Sole cocaina e crack

ANTOLOGIA VOL. 167

Iannozzi Giuseppe

Venere

POETI DA STRAPAZZO

In alto mare,
col tramonto
sulla fronte inchiodato,
il successo cercano
certi poeti da strapazzo;
io invece sol desidero
il decesso loro
fra mozzi ubriachi
ed Erinni strafatte
di sole cocaina e crack

KING LEAR

I sudditi miei – ah, me tapino! –,
li dovrei tutti fustigare,
e metter poi a pane e acqua
così che possano sentire
pure loro il morso feroce
che m’è dentro allo stomaco
Un morso sì forte
che non lo si può domare
con carezze o preghiere,
con magie di streghe e diavoli
Ché un Re, come me Pazzo,
soltanto ha sudditi che mettono
avanti a sé l’inchino
e in bocca il sorriso più feroce,
illudendosi di nasconderlo
al vuoto mio sguardo
Come se fossi da sempre orbo,
i miei sudditi così illusi sono!

Se sol sapessero
tutto quello che io ho visto,
al mio cospetto allora tremerebbero
e non oserebbero tramare stronzate
col favore delle ombre e dei ventagli
Se solo sapessero, i miei sudditi!
Se solo… Ma niente sanno
Solo da vicino conoscono
la solita oppiacea nebbia
che li porta di campo in campo
a inseguirsi senza mai toccare
alcunché

Se solo… allora sì che la fronte
gli cadrebbe a toccar il freddo
pavimento di pietra millenaria
E come me tacerebbero
E come me il morso allo stomaco
lo morderebbero con gli occhi loro

PER UNA FARFALLA

Mi lasciò al mattino d’un giorno qualunque
Giù in paese sorridevano, già sapevano
Il parroco m’invitò a confessarmi, il barista
invece, più accorto, mi offrì un bicchiere forte
Sbronzo ma non allegro passai di fronte
alla bottega della sartina che mi segnò col dito:
“Ti disperi? Quella è stata con chiunque
tranne che con te… tranne che con te…”
Aveva ragione, ma la rabbia in me montava,
il veleno nelle viscere s’accumulava minuto
dopo minuto; fu così che presi la decisione
di darle una lezione come si conviene…
Ma prima che potessi trascinarla per i capelli
in piazza, una farfalla mi volò davanti agli occhi:
bastò perché il piede mettessi in fallo
su una merda fresca di cane, sbattendo forte
il capo sul nero catrame, colorandolo per sempre
con l’inutilità del rosso mio sangue

IL POETA SA

Testa bassa,
conosce il poeta
la preghiera
e la gemella sua sposa,
la candela accesa

Sempre gli occhi
li tiene bassi,
non per pudore,
ma per non dover
rispondere
a chi dovesse levar
lo sguardo suo
a tiro di schioppo

Testa bassa,
il poeta sa
che domani lascerà
pensieri e cose,
dimenticato
al pari di tutti i mortali
che con bocca cancerosa
piena di stupidità,
da millenni,
il mondo l’hanno illuso
con conio d’Immortalità

HAI PERSO IL SENNO

Hai perso il senno
Sulla Luna credevi
di poterlo raccogliere
insieme a quello
d’un uomo
ch’era piuttosto famoso
in un dì ormai lontano
– da tutti dimenticato;
e invece solo
hai scoperto
che pazzia chiama
pazzia, piena pazzia
che i mari fa incollerire
e gli amori morire
nel mezzo di procelle
senza nome

Povera Fanciulla
E’ verme strisciante
quel luccichio negli occhi
che ogni mattina
allo specchio ritrovi
insieme all’imago tua

Povera, povera Anima
che le notti tutte vivi
a lume di candela
plorando per la Croce
– danzante stella –
fra gli acerbi seni
non ancora sfiorati
da mani innamorate

FOGLIO BIANCO

E adesso che farai,
non lo sai
Gli anni sono inganni
che passano veloci
lasciando di sé brevi tracce,
granelli di sabbia,
tranelli per le pupille
che guardano ai ricordi
proprio come se
ti fossero davanti

Così la spada
ai tuoi piedi qui depongo,
e la penna in mano prendo
consumando nero inchiostro
dal calamaio,
e le memorie mie
di getto
sul bianco foglio
– figlio mio! –
vergo

LA TUA VELA E LA MIA POESIA

Ti devo far vivere la poesia
perché l’amore sia
più d’una frase da antologia

Così depongo la penna
ben dentro al calamaio;
gli occhi sul vergine foglio
puntati
a navigare fra il bianco
cercando un appiglio,
l’ispirazione
che in un sospiro
ancora non nato
possa eternarsi
in un che di vero

Dolente la fronte
pel troppo ponzare,
ecco che il sole declina
e malvagie ombre getta
sul bianco
che par preso
da dantesca maledizione:
più la vista
non mi porta aita
e la mano sempre ferma
ora trema
di paura, con ebrietà
uguale a quella
che i marinai provano
quando la bonaccia li minaccia
e all’orizzonte non il segno
d’una terra
o d’un’altra sventura
di remi, di uomini per mare

E notte è venuta
Rimango però
con la testa vuota,
di silenzio piena,
pronto ad affrontare
il destino
che nel buio s’annida

SOGNI D’UN BURATTINO

buongiorno donna
fata che fra le stelle
cuci e scuci i sogni
d’un burattino
da buttar via
qual io sono

buongiorno a te
che mai di te sei contenta
quasi alle tue spalle ci fosse
un filare di spaventi

buongiorno a te
che lo specchio interroghi
e lo specchio circo cieco
in te si specchia cercando
la lucentezza sua perduta
quando giù venne il paradiso
per distrazione di dio

buongiorno al giorno
al sole e alla luna
che meglio di me
sempre t’accarezzano
là dove ogni uomo
sarebbe pronto a morire
sospirando Venere!

buongiorno donna
che per me supplice
non ti sfili la gonna
che felice come Alice
nelle oscene meraviglie
del tuo bosco ti perdi

BLAKE

Nell’estasi dell’amplesso
Morte venne sì,
miagolò piano piano
perché tu non la potessi sentire
Però sì, ti prese con sé;
e poi lontano, in un altro mondo
dove l’unica gioia
quella dell’eterno pianto
E in bocca tutta la poesia di Blake

LEGAMI ALLA TUA ANIMA

Legami alla tua anima
perché possa amar l’amore
del tuo mai toccato corpo
Dammi un bacio che sia
fiato e collera di dio
E non lasciarmi mai
a vagare tra le ombre
della notte
– che esplode dentro me
quando sei lontana,
e non respiri l’aria
che s’alza in spire
di fumo dalla bocca mia
faustiana

NON CON UN BIANCO GIGLIO

Ti devi mostrare, non con un bianco giglio
né con il sangue dai polsi per me tagliati
Ti devi mostrare, il volto voglio amare
e non il fantasma del tuo amore
che prende su sé condoglianza,
la forma eterna di attento fantasma
e che di me se la ride e sciupa tutta
la bramata sostanza

Oh sì, ti devi mostrare, perché il volto tuo
sia la prima luce al mattino quando si apre
il crepuscolo in inesatte note di rossi pastelli
là dove si sciolgono di già le bianche nevi

In tutta la tua bellezza mostrati
pria che la spada si lasci calare sul gobbo
che mi regge le battute che ora vergo
Mostrati di volto e d’amore
pria che il rosso sipario cali giù pesante
come lama di ghigliottina

E allora ti amerò per davvero
seduto a un tavolino francese
lasciandoti credere che sia poeta
o un qualsiasi altro disgraziato

WILDE

E vedi
che le labbra
si danno
e si dannano
insieme
senza rimpianto
Solo splende
una lacrima,
sul ciglio
degli occhi licenziosi
con tutta la poesia
di Saffo
Con tutto l’amore
di Wilde

MIA HOLLYWOOD

E tu che fai…
E tu che ridi…
Ridi di me, sono io un gioco,
l’ombra d’un attore
che ancora non l’ha capito
d’esser stato tradito
sul viale del tramonto,
qui dove si spengono le luci
Qui dove si muore
come a Hollywood

Come a Hollywood
schiacciati dalla logica
che sol si ama
il più bello e cattivo

I tuoi occhi son quelli d’allora,
sono ancora belli e innocenti,
o proiettili senza pietà?

Qui si muore, qui sì,
proprio come a Hollywood
in un angolo di buio,
in una profonda pozza di piscio

Qui si muore, qui sì,
Amor mio, mia Hollywood

MY DELUSION

Il giorno mi scompare
come sabbia fra i palmi
delle mani

Il postino anche oggi è venuto
a mani vuote, con un sorriso
di circostanza; gli ho dato la mancia
e se ne è andato via contento
neanche avesse preso il destino
per il collo
I giorni si pesano sulla bilancia
e irridono l’ombra della meridiana;
e sono io sempre più stanco,
e lo sputo si secca sulla lingua,
e il bacio fa fatica a uscire

E il giorno mi scompare
fra i palmi delle mani ferite,
da tutto il sale che in questi anni
ho mio malgrado raccolto

OCCHI VERDI

Amore di Occhi Verdi,
non devi esser gelosa,
non troppo, perché lo sai
che ho bisogno di te,
dei tuoi occhi posati su me
per ritrovare la semplicità
d’un’infinita prateria
dove perdersi a fare all’amore
e così scoprire l’eternità di dio
Non devi esser gelosa
se l’occhio mi cade
su una Gioconda mal pittata
ché è per un momento soltanto,
poi sempre torno da te
con lacrime ermetiche

Ci son giorni
che ho paura di perdermi
in una lontananza di buio

Non devi esser gelosa
Ho bisogno di sapere
che non mi lascerai mai
al mio destino
Ho bisogno di sentirmelo dire
che mi salverai da me stesso

D’UNA GAMBA

D’una gamba
non resta che un moncone
coi legamenti esposti;
dell’altra soltanto
il calcagno di carne nudo
quasi uguale a reliquia
utile a spaccar teste
alle feste comandate

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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