Le “Rinascite” di Lidia Popolano. Intervista all’Autrice

Rinascite – Lidia Popolano

Intervista all’Autrice

di Iannozzi Giuseppe

Un diario, uno zibaldone, una semplice raccolta di racconti? Niente di tutto questo. Rinascite di Lidia Popolano è un lavoro innovativo e coraggioso che rifugge le facili etichette. “Siamo davanti all’emersione di alcuni tratti di personalità, prima silenti, che si esprimono, quasi fossero frammenti di un personal essay non ancora scritto”, spiega Lidia Popolano.
L’Autrice consegna ai suoi lettori un’opera particolarmente innovativa, originale, levigata sulla pietra del modernismo letterario.
Rinascite è da leggere, e una volta che lo avrete letto, quasi sicuramente guarderete al mondo e alla letteratura con occhio diverso, più maturo, più attento a tutto ciò che vi scorre di lato. In sostanza, rinascerete.

Iannozzi Giuseppe

Rinascite - Lidia Popolano - Algra Editore

Dunque, “Rinascite” è il tuo nuovo lavoro, edito da Algra Editore. Perché questo titolo?

Questi scritti appartengono a un periodo artistico in cui ero interessata al meccanismo con cui tutte le sfumature della nostra mente trovano spazio per esprimersi, come fossero delle parti di noi che, dopo un periodo di silenzio, trovino il tempo e il luogo per ri-nascere.

Lidia Popolano“Rinascite” è una raccolta di racconti molto personali: siamo di fronte a un lavoro diaristico, a un ‘personal essay’? E: i racconti sono stati scritti in presa diretta, o sono stati rielaborati?

Siamo davanti all’emersione di alcuni tratti di personalità, prima silenti, che si esprimono, quasi fossero frammenti di un personal essay non ancora scritto. Sono stati scritti come tutto ciò che esce dalla mia penna: prima in presa diretta e poi letti e riletti non per correggerli, ma per apportare delle piccole modifiche per una migliore definizione del tema o del linguaggio.

C’è in “Rinascite”, certamente, ricerca di una sperimentazione espressiva. Si dice, ormai da un bel po’ di tempo, che tutto è stato scritto, che quello che oggi si scrive è solo un tentativo di aggiungere dettagli (o sfumature) a quanto è già stato messo nero su bianco nei secoli scorsi. Sei d’accordo?

Sono d’accordo sul fatto che molto sia stato espresso, ma è pure vero che lo stile e il tipo di scritto hanno subito consistenti modifiche e altre ne verranno, in relazione all’evoluzione del pensiero.

“Rinascite” aggiunge qualcosa a quanto è già stato oggetto di sperimentazione linguistica ed espressiva?

Da parte di chi?

Penso ad esempio a Raymond Queneau, che ha lavorato molto sul linguaggio. C’è qualche punto di contatto fra la tua scrittura e quella di Queneau?

Credo che Queneau abbia fatto un lavoro di ricerca concettuale a cui non saprei al momento dare un contributo. Il mio contributo è artistico-espressivo, non concettuale. Ho letto Queneau a trent’anni, non posso escludere che abbia lasciato tracce nel mio inconscio, come tanti altri scrittori d’altro canto.

Alcuni tuoi racconti mi hanno ricordato la scrittura “automatica” che tanto andava in voga fra gli scrittori della Beat Generation. Ma, forse, sono fuori strada.

Non saprei scrivere in altro modo…
Ho provato a scrivere dei saggi, ma hanno sempre qualcosa di automatico (poetico?) al loro interno.

Dunque, per te scrivere è soprattutto un atto più del cuore che della mente.

Credo che la scrittura per me sia un tentativo di “unione mistica” tra le componenti della mia persona.

Puoi spiegare meglio che cosa intendi con “unione mistica”?

Integrazione e accoglienza in sé (dunque espressione) delle due componenti, che nella vita quotidiana faticano a dialogare, in una terza entità: l’opera artistica.

In “Rinascite” i racconti parlano di te, del “quotidiano” che affronti, che ti scorre di lato. Tu guardi di lato piuttosto che davanti a te. Questa peculiarità è presente in tutto il tuo lavoro. Dico bene?

Sì io credo che la visione laterale sia il modo per non farsi distrarre dal rumore di fondo che fa l’orizzonte. Ed entrare in contatto con il proprio inconscio.

Prima abbiamo accennato alla “scrittura automatica”; e ho dimenticato di chiederti se il gruppo 63 ha avuto qualche influenza sulla tua scrittura, sul tuo modo di guardare alla vita di tutti i giorni per poi raccontarla.
Immagino tu sia ben conscia che “Rinascite” è una opera “per tutti e per nessuno!”
Nella introduzione a “Rinascite”, Davide Grittani dice di te che sei una “distillatrice di versi”.

Ammetto di avere letto poco degli autori italiani del novecento, con pochissime eccezioni, avendo amato molto le opere di scrittori europei. Tra queste ci sono Enzo Siciliano e Umberto Eco, oltre a Elsa Morante e pochissimi altri. Credo di potermi definire una grande lettrice, ma non una studiosa di letteratura.

Non so definirmi in base ai miei lettori, mi spiace…

Davide ha avuto un approccio “laterale” con il mio lavoro e gli sono riconoscente.

Mi par di capire che hai preferito approfondire autori non italiani.

Sì, hai capito bene.

Quali sono gli autori che ti hanno maggiormente influenzata? Per quali ragioni?

Credo gli autori della fine Ottocento-prima metà del Novecento. Forse li definirei modernisti ma non tutti rientrerebbero in questa definizione.

Pochi nomi potrebbero essere detti “modernisti”.

Virginia Woolf, James Joyce, Robert Musil, Marcel Proust, Samuel Beckett, Marguerite Yourcenar, Fëdor Michajlovič Dostoevskij, George Eliot, Jane Austen.

Però Dostoevskij non riesco a vederlo come un modernista. E neanche Jane Austen. Sono due autori molto diversi fra di loro, ma piuttosto legati alla tradizione letterario del loro tempo.

Ho scritto infatti che non tutti gli scrittori che ho amato rientrano in questa “categoria”. E ci metto anche Thomas Mann.

D’accordo, adesso è più chiaro. Tornando a “Rinascite”, perché non consiglieresti di leggere il libro Cuore? E l’insonnia può davvero essere positiva per l’artista, per chi scrive?

Perché presenta delle figure umane troppo paradigmatiche delle sue convinzioni e irrealistiche.

Sono d’accordo con te, Lidia Popolano.

L’insonnia mi serviva per trovare un termine di paragone con l’amore… arriva quando non te l’aspetti e devi convivere con lo stravolgimento che ti causa.

E cosa puoi dirmi in merito al tuo idolo?

Diane Fossey rappresenta ciò che intendo per una persona che ha centrato a fatica il suo obiettivo, il senso della sua vita.

Avresti voluto seguire le sue orme?

Non è che avrei voluto seguire le orme di Fossey, ma ho stimato molto la sua perseveranza nella ricerca originale dei suoi talenti.

Scrivere sottrae o non sottrae tempo alla vita?

Il tempo della scrittura per me è tempo di vita.

Capisco, sono un tutt’uno.
Per chi è stato scritto “Rinascite”, per che tipo di lettore?

Credo che potrebbe essere un lettore interessato alla stessa ricerca umana, alla ricerca umana in genere.

Ci sono in “Rinascite” ben 56 racconti, alcuni più o meno lunghi, alcuni brevi o brevissimi. La mia impressione è che siano stati scritti in tempi diversi.

Hai individuato delle fasi oppure lo hai pensato per via del numero?

Per via delle fasi.

Hai un po’ colto… la maggior parte è contemporanea in una fase diciamo dal 2014 al 2016, ma ho messo anche dei racconti scritti più recentemente (meno di dieci) che danno un po’ l’idea dell’evoluzione e si collegano idealmente con quelli che ho scritto successivamente e che scrivo ancora.

Immaginavo che fossero stati scritti in tempi diversi.
Preferisci la dimensione del racconto o quella più lunga del romanzo?

Le sento entrambe mie e le sto portando avanti entrambe.

Perché fra tanti libri che ogni giorno si stampano, il lettore moderno dovrebbe scegliere di leggere il tuo “Rinascite”?

Ovviamente sottintendi che il libro riesca ad arrivare a una platea consistente di lettori… sennò la domanda non avrebbe senso…

Ovviamente.

Penso che molte persone si potrebbero riconoscere, davvero e ne ho la certezza perché le ho condivise in un portale di scrittori di cui non voglio fare pubblicità, ancora nello stadio immaturo, diciamo, e il commento generale era che ci si poteva riconoscere.

Rinascite - Lidia Popolano (Algra Editore)«In ogni racconto l’autrice cattura ciò che le sta intorno coi suoi ricettori di sensibilità, lo traduce in sensazioni e lo trascrive in esperienze, piccole e quotidiane interferenze della vita che risiedono negli oggetti di uso comune («Sorridevano la pentola sul fuoco e il vapore che sfuggiva dal coperchio»), nei mezzi di trasporto, nella cattiveria degli uomini, nelle aspettative riposte nei sogni (l’esempio più alto è forse Arrivederci Roma)». (Dalla Prefazione di Davide Grittani)

Lidia Popolano, studiosa di neuroetica, vive a Roma, dedicandosi all’attività creativa. Ha scritto e diretto i monologhi itineranti Di notte per i vicoli di Roma antica e Il Grande Cinema per le strade di Roma patrocinati da Roma Capitale e Fondazione Cinema per Roma (2007-2013). Ha pubblicato per 96, rue-De-La Fontaine, il romanzo Come l’impronta di un quadro (2017), Menzione Speciale della Presidenza, Premio Wilde 2019, e 2° Premio, Concorso Poeta per caso 2018. Ha vinto il Premio Nabokov 2019 con la silloge poetica inedita Abitare mura diroccate.

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RinasciteLidia PopolanoAlgra Editore – Collana: Scritti – Genere: Narrativa – Numero pagine: 160 – ISBN: 9788893413268 – Prezzo: 14,00 €

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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