In bilico sul filo di una speranza

In bilico sul filo di una speranza

ANTOLOGIA VOL. 161

Iannozzi Giuseppe

Picasso - Blue nude

IN FONDO IN FONDO

Cammino come un barista
in bilico sul filo d’una speranza
intravista nei fondi di caffè,
prego a raffica peggio d’un buddista
Non mi capisco per niente
La gente mi spara alle spalle
risate, dentiere e capsule d’oro

Non ho colpa, non ho colpa
di tutto il sangue che scorre
tra la Senna e il Po

Grido, nessuno sente
Ho il cuore d’un passero
e il passo pesante e leggero
Ho dentro una confusione
che non puoi capire tu

Che non puoi setacciare
nei tuoi fondi di spazzatura

NON TI PREOCCUPARE, CAPIRAI

Non ti preoccupare, un giorno capirai
che han gli uomini tasche fonde
piene di sale, più spesso di sporchi avanzi
rubati a chi lungo disteso morente
senza manco più un fiato nei polmoni,
ma soltanto immensa paura
nello sguardo sull’incognito dilatato

Non ti preoccupare, domani saprai
che fanno in fretta i volti amati
a diventar grigi teschi tutti uguali
e tutti sconosciuti a chi li incontra
sulla sua via in cerca di nessuno
in particolare

PAROLE

Parole:
son le mie,
oziose,
innocue nostalgie
e anestesie

Parole:
son le mie,
non valgono
trenta denari
Inutili sono
a me
come ai bari

UN’ALTRA NUDITÀ

Quanta notte
costringe la notte
a farsi buia e profonda

Quanti respiri
E quanti sospiri
– ingoiati –
che non sapevamo d’avere
E la sigaretta dopo l’amore
E i tuoi occhi lacrimanti
che però bruciano
e son brace di braci
mentre accarezzo la tua nudità
in cerca d’un’altra verità

[senza titolo]

Sempre veniamo uccisi
dentro al nostro respiro
dal nostro vuoto sguardo
nel nulla perso;
o veniamo condannati
a cent’anni di solitudine
per esserci detti diversi,
disubbidienti,
contro le regole

CHAMPAGNE!

Della gioia, della gioia
in un calice di champagne
Berremo alla gioia con gioia
Poi il vetro lo daremo al fuoco
per riscaldarci maggiormente

CANZONE D’AMORE N. 2

La canzone d’amore
fra le tue gambe
La mia bocca
armonica che la vita
la suonava
nel segreto tuo velluto

Questo amore
senza ragione consumato
Questo amore
ieri così splendente
e indecente
per colpa tua fu…
questo amore
diventato mai più

Questo amore a due,
questo infinito finito
nel confessato dolore
di parole senza parole

Per colpa tua il peccato,
il nostro peccato insieme,
insieme sì, e così diviso

… così diviso …

Questo amore,
questa facciata oscena
di volti offesi e svoltati
Divisi

CHI SIAMO ADESSO NOI?

Si perdono le voci,
gli echi malfatti
di preti e poeti.
Si perdono negli addii
che sol guardano
al tramonto il sole.
E mutano le maschere
in volti sconosciuti,
così adesso mi chiedo io
dove ieri persi l’incoscienza
che mi faceva bambino.

Che accadde
dir non so.
Non ridi, non piangi,
ma vivo è il silenzio,
più vivo di te è
e così mi spengo io,
nel buio cercando
di toccar del niente
la frusta e la coda.

Chi siamo adesso noi?

Ti sei forse accorta tu
che non sono poi io
un miracolo o un dio.
Forse sol t’eri ieri persa
dietro a una immagine
prigione d’un riflesso
considerando la fantasia,
la fantasia e non la realtà.
Ma per vivere
poesia ha da incontrarsi
in voce e parole,
ché se si vive altrimenti
è un vivere in una casa
di sole pareti,
di murate emozioni.

NESSUN RIMPIANTO MAI

Nessun rimpianto mai
solcherà lo spazio
dalla fronte alle pupille
Nessuna lacrima mai
sarà elevata a vita
e dalla bocca inghiottita
Perché non è vero
l’amore
E il dolore è tenero,
uguale a carogna
presa dal peso dei passi
di chi sa d’esser
da sempre condannato
a essere
vittima e carnefice

Poi, di nuovo,
neve cadrà
su noi che un senso
non ce l’abbiamo
né una strada da camminare
per alzar il bianco bianco pollice,
raschiando e rischiando fortuna
con gli occhi in una pallida luna

INGENUITÀ

Respiro i tuoi pensieri
che passo dopo passo
metti in circolo
Che dopo ventiquattro scalini
resistono nel battito affannato
affamato d’altro amore
Respiro ogni tua parola
perché mi possa entrar dentro
e farmi un po’ bello
come te,
un po’ innamorato
come il tuo cuore
che lo so non sa battere per me

Rimango qui
con le labbra intatte
Amore non l’ha mai sfiorate
e le tue son per altri più belli
Non mi lamento
ma in segreto ci soffro
Così ti dico quel che sento
mentre cerco di starti dietro
passo dopo passo
forte solo dell’ingenuità
che non s’arrende in petto
nonostante sappia da sempre
che destinato sono alla sconfitta

SGORBIO D’INCHIOSTRO

Poesia non so dare,
malinconia m’invade
e sol veggio il tratto
contorto e malvagio
che la penna lascia
Come tradimento
il negro sgorbio resta
sul bianco; simile
a insetto ferale,
sol suggerisce terrore

Capo ciondoloni
rimango io, tentando
di strappar dello sgorbio
la luciferina coda

A BEN VEDERE
(frammento)

Gli amici miei, a ben vedere,
sono quasi uguali a una vergogna di colera,
quasi uguali a certe puttane che la danno via
per finire nei versi distratti d’un poeta
senza né arte né parte

NUVOLE DI GUERRA

Correvo, correvo perché,
perché avevo tanto, tanto da fare
ancora; e ancora non è finita

Volevo vedere il mare
prima che la guerra lo prosciugasse
Volevo incontrare una ragazza
e una pazzia che fosse tutta mia
Volevo sentire la salsedine
e una canzone dei Rolling Stones
prima che naufragasse il cielo
rosso di speranza alla sera
dentro il cuore blu oscuro del sale
Volevo solo questo,
ma non ce l’ho fatta
Sono morto prima
di calpestare la spiaggia
coi miei sconsolati nudi piedi
Sono saltato in aria
e non ho sentito niente,
neanche una fitta di dolore
Ho cessato di esistere
L’ho capito solo adesso
che da lassù
– uguale a nuvola fra tante –
guardo il mare rosso di sangue
sotto di me

Corro, corro ancora attraverso il cielo,
ma non sarà mai più come prima
E c’è ancora così tanto da fare!

ETÀ

Nostra età
quella che la terra
raccoglie in sé
Altra vita non c’è

Soltanto siamo
nell’Umano
per non essere
mai più,
per sempre

ESTREMO ADDIO

Vennero proprio tutti
dal vicino al prete, dal santo al becchino:
avevano tutti le loro pistole ben cariche,
era difatti il giorno del nostro matrimonio

Amor mio, che sorridi e piangi e deridi,
reggevo io la Colt e la fede con la mano
che in un dì non lontano cercò la verità
– la verginità fra le tue nere mutandine

Vennero proprio tutti
a darci l’estremo addio

L’AMORE DIMENTICATO

Il tuo amore
uguale a un bubbolio
di tempesta in lontananza,
di disfatti orgasmi
dimenticati
dentro a un milione di tombe
senza il nome

PIÙ NON DICI

Più non dici
di Nerone,
delle liste di proscrizione:
che amici,
che nemici siamo stati!
Tartarughe rovesciate
nell’instabile
non improbabile stato
di perifrasi spezzate

Più non dici,
più non dici quel che dici
Ma assorda
il non vuoto silenzio
l’orecchio d’un sordo,
che al rallentatore ridendo
ardito si guarda d’attorno,
buffo uguale a un senzatetto
che lo sguardo lo punta dritto
per chissà quale affondo;
e proprio sul più bello poi,
sul ponte di suo già vecchio,
l’occhiolino scatta e fa cilecca

Abbiam parlato,
sai tu di cosa
E abbiam dimenticato
che non inghiotte la diaria
il diario delle confessioni
per benino imburrate,
nel latte cagliato scagliate
per un viaggio di andata
e una scoreggia di coraggio
del visto cieca

Ma che ci resta
dei pesci non pescati,
dei pani non spezzati,
d’un mai a noi ritorno?
La foto d’una festa,
un tamponamento non voluto
eppur accaduto

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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