Chi impara dall’incubo impara a volare

Chi impara dall’incubo impara a volare

ANTOLOGIA VOL. 153

Iannozzi Giuseppe

Edward Munch - L'urlo

FINO ALLA MORTE, FINO A TE

Con sé ha preso il poco che gli lasciasti di te
E’ adesso un uomo che batte la strada
Una meta non ce l’ha, una vita non ce l’ha,
e guarda nel portafogli la foto tua intristita

Te lo disse al primo incontro
che aveva solo il cuore e niente in tasca
Te lo disse con una rosa di fiamme
che soltanto avrebbe potuto darti il suo petto
Te lo disse così tante volte, così tante
Te lo disse fino a ucciderti nella noia

Con sé ha preso davvero il minino
Tutto il resto l’ha lasciato a te sul cuscino

E’ adesso un uomo che alza il pollice,
pregando d’incontrare la mano di Dio al volante
E’ adesso lontano mille miglia da te,
alza il collo del cappotto, fra le spalle incastra la testa
e prega Dio che un killer faccia fuori la sua faccia

Guardando nel portafogli la foto tua intristita,
ancora ti uccide nella noia dei suoi sogni
A tutti gli sconosciuti ripete che sei la sua bambina
A tutti ripete le stesse parole perché altre non ne sa

Ha preso con sé davvero il minino
A tutti ama ripetere che sei tu la sua bambina
A tutti ama ripetere che sei tu la sua sola vita

Te lo disse al primo incontro, fino alla morte
Amava una donna, amava troppo e finì male

Te lo disse al primo incontro, fino a te, fino a te
Amava una donna, amava troppo e finì male

Te lo disse al primo incontro, fino alla morte
Amava una donna e alla fine finì davvero male

Te lo disse al primo incontro, fino a te, fino a te
Amava e alla fine si finì in te, in te, in te

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

Guardami,
guardami ancora
I miei sbagli sono
e sono tanti, tanti;
li puoi vedere,
a uno a uno li puoi contare
guardandomi oggi
negli occhi stanchi,
sporgendoti sul mio ieri,
su quei gigli bianchi
che dai prati strappai
con la stupida arroganza
d’una giovinezza
che è finita, marcita
… da un pezzo oramai

PER TE

Dolce la notte si fa,
dolce l’amor se ne va,
e io che resto qua
per Te m’invento
il ballo più bello al mondo,
pienamente sconveniente

QUESTA SERA GLI AMICI

Questa sera gli amici non verranno
Hanno cose più importanti da fare
C’è chi ha preso un impegno con dio
e chi invece con la tosse del fumatore
C’è poi chi ha da tempo sequestrato
la tosse dello stupratore in corsa
Stasera gli amici non si faranno vivi

Questa sera gli amici non diranno
né un tormento né un asso nella manica
Sono tutti lontani, persi a rincorrersi
in una fola sfiatata dal culo dell’inferno
Già!, stasera gli amici non si faranno vivi
e non tortureranno il gatto a nove code
che amo al pari della mia stessa vita

NEL PAGLIAIO L’AMORE

Ed ora, ora che si spande la musica,
che il caldo si fa caldo di più,
che dovrei fare io, chi dovrei mai amare io?
Mi risponderai che sei pedante, che sei l’Amante,
che a piedi nudi cammini per la campagna
E non potrò io davvero far a meno di crederti
Mi dirai d’incontrarci nel pagliaio, col fiato corto
Mi consiglierai di non portare un ago o due con me
Col sole testimone di sguincio l’anima mi strapperai
Al dolce tuo inferno mi darai, l’amore mi darai
mentre la paglia fuoco di mille lingue negli occhi tuoi

SUL CORPO DELL’ADDIO

Un uomo gentile pareva
Quando sulla sua strada
incontrò te,
teneva una mano nuda,
e un guanto bianco
lo stringeva nell’altra

Un paio di guanti aveva
– uno bianco, l’altro nero -,
le mani e il cervello
A tutti diceva
che amava così,
che non conosceva
un modo migliore
per accusare le sconfitte
e prendere l’amore
Era un uomo
che ne aveva viste tante
In chiesa ci andava
solo per confessare
d’aver dimenticato Gesù
quand’era ancora innocente,
un bambino

Un uomo gentile pareva
E un giorno gli spararono
in pieno petto
regalandogli una rosa rossa

Sulla bara non uno pianse
Nel nero erano abbottonate
le donne, e i fazzoletti bianchi
sventolavano al vento
come un capriccio
che rideva sul corpo dell’Addio

CULLA I MIEI BACI

Se i baci miei di fame li ami,
se davvero li cullerai
per farne fiamme e fantasie,
allora sì, seguirò il tuo cammino,
perché è tondo il mondo
e da sé va a fondo
e più non ho voglia io
d’affondare da solo

I

Della gioia, della gioia
in un calice di champagne
Berremo alla gioia con gioia
Poi il vetro lo daremo al fuoco
per riscaldarci maggiormente

II.

Quanta notte
costringe la notte
a farsi buia e profonda
fino al limite oscuro della fine

Quanti respiri
E quanti sospiri
– a bruciapelo ingoiati –
che non sapevamo d’avere
E la sigaretta dopo l’amore
E i tuoi occhi lacrimanti
che però bruciano
e son brace di braci
mentre accarezzo la tua nudità
in cerca d’un’altra verità

III.

Vortice di
desideri in pegno
Angelo,
cancro alla gamba
ultima poesia
di schiavi e barellieri
Rendersi Veggente

L’occhio di Saul
senza perdono,
così tanto cieco
nel vortice

IV.

Da anni paziente attendo
che sia il volto mio di rughe
così come aspetto la vita,
un marchio a fuoco stampato
nel Firmamento del Cielo.

V.

Rapite nel pallore furono quelle rose
che ci vestirono di vitali dolori e colori,
quando morte per sempre ci avvolse
nel prepotente suo abbraccio d’amore

VI.

Dammi la mano e il bianco tuo guanto
Ho da tempo la ghigliottina pronta
Aspetto soltanto di scrivere la parola fine
nel rosso sangue per un amore criminale

VENENDO AL MONDO

per Jim Morrison

Venendo al mondo
sono finiti i giorni felici
Ho avuto l’Idea, l’ho rispettata
E c’è questa tristezza
che non si sfalda,
che sa di cenere e di merda di cammello

Venendo dall’orizzonte
per trovare l’infinito
ho buttato giù il diavolo dal letto
I miei vecchi lo fanno ancora
alla vecchia maniera
– credono che gli stop
siano tutti al loro posto,
che il pullman partirà
alla solita ora prima della sfuriata

Ma io so che
solo chi impara dall’Incubo
impara a volare alto

NON SCRIVO PIÙ

per Emilio Salgari

A voi interessava fare bene,
a me soltanto di far del mio meglio:
per questo più non scrivo battute
e a zonzo nella steppa me ne vado
mentre voi lontani da me morite
come lupi che si mordono la coda.

OSSA DI VETRO

per Michel Petrucciani

Sul piano di tasti bianchi e neri
veloci le mani sporche di jazz;
più veloci però le ossa di vetro
a sbriciolarsi, a fottersi l’amore,
tutto l’amore per cui vivevi,
per cui alto immenso apparivi
in faccia al pubblico stupito.

GOBBE DI SABBIA

per Lawrence d’Arabia

Ignorami come sempre mi hai ignorato:
chi in torto lo dirà poi domani il Passato
ogni dì per la cruna d’un ago da te passato
e per meno d’un cammello svenduto,
e non le assetate gobbe d’un vil Fato.

MI RICORDO DI TE

Mi ricordo di te
Dei tuoi occhi
così abbandonati
nei miei
ma così abbottonati
ogni volta
che ti chiedevo
qualcosa in più
Ricordo
che dicevi
che gli amori
sono rondini
che muoiono
su i loro rami
Ricordo
quando sbattesti
la porta in faccia
a me e al destino
Ricordo
ogni cosa
Ricordo
ogni lacrima e sorriso
Ricordo l’epitaffio
che il poeta scrisse
sul nostro amore
troppo giovane
troppo maturo
Tutto questo ricordo
e non me ne faccio
una ragione
anche se questo inverno
– lo devo ammettere –
rompe forte
il culo ai passeri

DOMANI SARÒ UN ALTRO UOMO

Domani sarà un altro giorno,
domani sarò un altro uomo,
non migliore, non peggiore
Domani sarà il Sole o la Luna,
che nessun mortale potrà giudicare

Domani avrò un mazzo di rose,
domani sarò un lama di coltello,
o di luce, sarò vivo o morto
Non fa differenza,
perché tu mi dirai che,
che hai pianto per me,
così tutto tornerà a posto

Non guardarti intorno,
non è difficile:
qui si battono i cucchiai,
si disegnano svastiche
E qualcuno ci rimette la pelle
E qualcuno smette d’usar le palle
Non guardarti intorno
solo per pensarmi in prigione,
perché domani sarà un altro giorno
E qui, qui è sempre uguale
Il sole non attraversa mai
le sbarre della cella
E la luna non accarezza mai
le lenzuola che dormo

Ho una Vecchia Bibbia
che mi tiene compagnia:
me la racconta
un vecchio Matusalemme
destinato al braccio della morte,
ma non ci credo
che morirà veramente
C’è il Pazzo Nazista
che blatera arianesimo,
ma è qui e serve pure lui
a ricordarmi
che fuori non è meglio
di questo mio stare dentro
Però domani sarà un altro giorno
E busserò alla tua porta
rompendo il tuo pianto
E prima incontrerai le rose in dono,
poi la mia faccia
Non guardarti intorno
solo per pensarmi in prigione
Non guardarti intorno
solo per pensarti sola e abbandonata

Ti dico che,
che domani sarà il nostro giorno
Evaderò, in qualche modo evaderò,
in orizzontale o sulle mie gambe,
ma non avrai un uomo piegato
al tuo fianco
E tu mi dirai che,
che hai pianto per me,
così tutto tornerà a posto

Domani sarà un altro giorno,
domani sarò un altro uomo,
non migliore, non peggiore
Domani sarà il Sole o la Luna,
che nessun mortale potrà giudicare

Domani sarà un altro giorno,
domani sarò un altro uomo,
non migliore, non peggiore

SE UN TORTO

se un torto
non credere
non pensare
che io pronto
a dimenticare
in un tramonto

sensibile
alle lusinghe
ma
non stupido
fino
al punto che
non ti
restituirei
a te stesso
se un torto

LA PROMESSA

per Cinzia Paltenghi

Ho infranto la promessa,
sono tornato a scrivere poesia
Dicevi: “Sei vicino a Dio,
non puoi smettere di scrivere
e, dall’oggi al domani,
chiamarti fuori”
Dicevi: “Hai un dono,
non puoi buttarlo via”
E anche oggi
non mi faccio problemi
a confessarti
che non l’ho mica capita
questa cosa d’esser poeta,
sono però tornato in pista
E sempre più negra e severa,
a ogni minuto che cestino
dentro all’infinito leopardiano,
si fa la notte

Da tempo la Donna Cattiva,
che io e te conoscemmo
in un giorno che ci sembrò di luce,
non ha più voce in capitolo
sulle cose che scrivo; immagino
non abbia perso il vizio
di spacciare le sue mezze verità
per delle virtù cardinali; immagino
non abbia ancor compreso
che il diavolo fa le pentole
ma non… eccetera eccetera

Con un fil di voce,
ammettendo la mia colpevolezza,
a capo basso, ti dico:
“Sono solo un piccolo poeta,
che ha ancora molto da imparare
dai tanti segni bastardi e no
che le nuvole schizzano in cielo”
E, infine, ti spiego: “Oggi come allora
rifiuto il titolo, non ci tengo
a gravarmi il capo e la coscienza
con quell’alloro che a cuor leggero
un po’ troppi, da sempre, accettano”

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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