Non c’è più una sola poesia

Non c’è più una sola poesia

ANTOLOGIA VOL. 150

Iannozzi Giuseppe

la fine

LE DONNE E I GIORNI
(1ma versione)

Ascoltami adesso che ho un pianto
che non vuol venire. Ascoltami
adesso: non ho niente di particolare
da dirti, ma ho un canto d’osteria
che spinge il cuore a ubriacarsi
d’un po’ di malinconia, di rosso vino.
Le donne trascorrono come i giorni
e ogni nuova alba si fa più dura
da sopportare. Così, sol ti chiedo
di ascoltarmi adesso che non ho niente
di particolare: il vento continua a fischiare
e io a cantare fino a quando si fa l’ora
di dormire. Ascoltami, ascoltami adesso
che so vivere sempre tirando a sorridere,
perché poi sarà tardi anche per morire.

ALLA FINE

non c’è una ragione
né un perché
o un sorriso che valga
o al limite un pianto
a sé appeso

a volte ci si dimentica
di tutti, della vita anche

e si va avanti
senza dolore quasi
per il resto dei giorni

sol questo fa male
alla fine quando la Fine

RACCONTAMI UNA FIABA

Raccontami una fiaba,
una che non abbia
né capo né coda,
e nemmeno un finale
Raccontami una fiaba così
e fallo durare per sempre
l’inganno bello e tremendo
della tua voce

NON DICIAMOLO AD ALTA VOCE
(scritta con Viola Corallo)

Non diciamolo,
non ad alta voce,
oppure sì: fatto sta
che in una pozza di stupidità
– di assenze su assenze –
si annega il domani
che verrà come verrà;
e il nostro tempo,
giorno dopo giorno,
ce lo mangiamo,
lasciandoci alle spalle
il bello e il brutto,
simulando felicità,
sorrisi che non sentiamo.

Diciamolo,
diciamolo pure, a bruciapelo:
questa vita non la capiamo,
appieno non la capiamo
mai veramente,
nonostante lo sforzo
di darci uno scopo
che nel domani
rimanga ben impresso
a favore di chi
dopo di noi verrà.

Si sgrana presto il momento,
quello che – per chissà
quale distrazione del Fato o di Dio –
ieri, subito, lo dicemmo buono;
in mano poi,
a noi, poco o nulla ci resta,
forse solo una manciata di sale
che non abbiamo saputo
amministrare né somministrare
a quanti nel nostro cuore o no.

Eccoli i giorni,
sempre uguali,
sempre persi
in indecifrabili rotte.

Così noi si sta
fra un sonno e un altro,
fra un amore e uno
che non ricordiamo più,
fra una notte e un’alba;
ed è un po’ come morire.

NON TI HA DIMENTICATA

Viene, sempre viene
all’alba e al tramonto
per dirti di Gerusalemme,
per cantarti la canzone
che quand’eri bambina
insieme a lui cantavi

Forse hai dimenticato
quel suo modo particolare
di specchiarsi dentro
ai tuoi occhi bambini
Forse, forse
– non è però detto! –
lo hai mezzo addormentato
fra le pagine di quei libri
che hai letto, un po’ sì
e un po’ no,
prima del sonno,
lasciandoli a metà,
sospesi
fra illusione e verità

Ma sempre viene
e sempre ti ammalia:
a meno non puoi fare
di correre alla finestra,
e ti riconosce lui,
ti sorride come allora,
sorride alla donna
che sei diventata,
riconoscendo
che non hai perso
della tua ingenuità
una sola virgola

Quando poi si fa la notte,
in punta di piedi
nella tua stanza entra:
fra i tuoi libri spulcia,
e la fronte bella ti bacia
Proprio come allora,
proprio come allora

UN SOGNO DI VERSI

Quando,
senza conoscerti,
venni a incontrarti,
ti raccontai un sogno,
un sogno di versi
Avevi occhi sereni
che accarezzavano
l’argenteo volto della Luna
Ascoltasti il mio dire,
e fingesti, fingesti
di non capire

Da quella prima volta,
mille altre volte da te tornai,
per farti comprendere
la pienezza del mio sogno

Alla fine mi arresi,
non ti declamai più
un solo verso,
fingendo d’aver
dimenticato il sogno
Per questo,
per questo mi baciasti,
lasciando cadere
dell’amore i veli

MI SPIACE, MIO LIBRO SACRO

Mi spiace,
l’indice,
che girava
una a una
le pagine
del Libro Sacro,
si è rotto,
è rimasto
impiccato
come il grilletto
nel corpo scarico
della pistola

Mi spiace,
non c’è più
una sola poesia
che sappia sparare
qualcosa di più
delle solite banalità
– parole a salve

NON SARÀ PIÙ LA BELLEZZA

Andiamo, andiamo,
prendiamo su con noi
anche dio
o quel che ne resta

Andiamo, andiamo,
il Padrone
sta già abbassando
il sole

Andiamo,
andiamo a bussare
alle porte del paradiso

Andiamo, andiamo
a sputare due risate
venute male:
non sarà come prima,
non sarà mai più la bellezza
d’un sognare a occhi aperti
a dominare
sugli spazi in ombra

Andiamo, andiamo,
il Padrone
sta già pescando
dalla luna nel pozzo
la pazzia dei fantasmi

Andiamo, andiamo,
anche se il ritardo
che portiamo sulle spalle
è davvero pazzesco

Andiamo,
andiamo a bussare
alle porte del paradiso
Andiamo,
andiamo a consegnare
le spoglie di dio
a chi troveremo o no

CI SIAMO SVEGLIATI QUI DOVE NOI STIAMO

E ci siamo svegliati
Anche questa mattina
ci ha baciato in fronte
il sole;
e poco importa
se siamo
quel che siamo,
forse modesti,
forse agli arresti

Ci siamo svegliati
con occhi cisposi
rispondendo
al richiamo della vita
che, ancora una volta,
ci chiede d’affrontare
l’umano cammino
fra inferno e paradiso
qui dove noi stiamo:
persi
su un piccolo pianeta,
forse dimenticato da Dio,
forse no

TI HO DIMENTICATA?

Ti ho dimenticata,
ti ho dimenticata
Puoi credermi,
sulla parola, sì
L’ho detto ieri,
e lo ripeto oggi,
te lo ricorderò domani
Ti serve forse
una proposta
indecente più di questa
per capire
che non si può capire
la verità
fra me e te?

QUANDO MORTI FINALMENTE CI AMATE

Quando morti
dimenticati o quasi,
ci scoprite
come fiori mai nati
nei giardini seppelliti;
e allora sì, ci amate,
con calde lacrime
i poeti
– che fecero amore –
finalmente li amate;
e con loro parlate,
perché più non han voce
né fiati o foschie di cuore
che l’amata vostra solitudine
potrebbero molestare

IL TUO SCHIAVO È QUI

Il tuo schiavo è qui
Gli hanno comandato di obbedire,
di non mettere in disordine l’Egitto
Il tuo schiavo è qui,
ha solo riparato alla meno peggio
la sua vita,
perdendosi nei secoli

Quando cala la sera
accende milioni di candele
per disperdere l’oscurità,
per scorgere l’ombra della verità,
per non correre il rischio
che i secoli lo scalzino troppo

Il tuo schiavo ha visto,
ha visto tirar su piramidi di dolore,
ha visto cadere la gloria delle nazioni
A occhio nudo ha visto
amore e odio stringersi di nascosto la mano,
e ti può dire che in giro per il mondo
non molto è cambiato:
nei campi di concentramento
uomini donne bambini muoiono
scavandosi il viso nel filo spinato

Il tuo schiavo è sempre qui
Di tanto in tanto scrive le sue memorie
nascondendole come meglio può
dalla malvagità degli occhi delle spie
perché non ha tempo da perdere,
perché ha ancora tanto da fare
nel tentativo di salvare una vita
che salvi il mondo intero

LONTANO, VIA
(versione alternativa)

alla fine
sempre finiamo
col mischiare l’orrore
che ci porta di notte il sangue
con quello più terreno
che scivola di giorno in strada

svegliandoci
sempre in pigiama indaghiamo
della nostra identità i vicoli ciechi
come fossero della verità le vene

nell’ombra delle braccia
sopra alla testa incatenate
ci nascondiamo
quasi volessimo proteggerci
come uccellini

…come uccellini
che sotto le loro stesse ali riposano
quando le brune foglie le scuote l’autunno
perché sia il vento a spazzarle via
lontano

PAROLE

Parole:
son le mie,
oziose,
innocue nostalgie
e anestesie

Parole:
son le mie,
non valgono
trenta denari
Inutili sono
a me
come ai bari

[senza titolo]

Sempre veniamo uccisi
dentro al nostro respiro
dal nostro vuoto sguardo
nel nulla perso;
o veniamo condannati
a cent’anni di solitudine
per esserci detti diversi,
disubbidienti,
contro le regole

[senza titolo]

“All’Urbe”
dissero loro,
“su Roma puntate”:
nell’Urbe è
il ghetto. E
ci maledissero

Ma dalla neve
e dalla cenere
un bacio
m’ha salvato:
era il tuo cuore
che faceva battere il mio
sepolto
sotto ad altri cento
battiti arrestati

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, passione, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.

2 risposte a Non c’è più una sola poesia

  1. Lady Nadia ha detto:

    Sei bravissimo!

    Piace a 1 persona

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Grazie, Nadia.

    Mi piace

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.