Una luce brillante che assomigli a te

Una luce brillante che assomigli a te

ANTOLOGIA VOL. 149

Iannozzi Giuseppe

Van Gogh - pietà

CONCEDO

Concedo due possibilità,
la terza no
perché io sono uno
e a me ci tengo un po’

LASCIA CHE SIA L’ANIMA

Lascia, lascia
che sia l’anima mia
a spogliarti,
e lascia che sia la Luna
a cucirti addosso sogni d’argento

Come uomo innamorato,
ogni giorno la vita mia
la dono a te per perdermi,
per perdermi a lungo,
a lungo e ancor di più
fra le bionde trame
dei tuoi capelli ribelli;
davanti a te
in ginocchio cado piano
al tuo seno ancorando
l’occhio malandrino

Cos’altro ti serve per capire?
Cos’altro ti serve per capire
che una rapina a mano armata
mai e poi mai sarebbe bella
quanto la tua pazzia
di dirti e non dirti mia?

Te lo dice,
te lo suggerisce anche la Luna,
che dalla sua scenografia
si tira giù:
da un uomo,
davvero,
non si può ottenere di più!
E te lo ripeto anch’io
prima che
un non previsto tuo silenzio
per sempre nella ruggine
mi soffochi la bocca

CAMMINERÒ I TUOI FIANCHI

Camminerò i tuoi dolci fianchi
Segnerò la morbidezza delle tue curve
Sognerò dentro ai tuoi occhi celesti
un orizzonte più intenso
di quello che oggi si profila davanti
ai nostri sguardi pieni di ieri
– in questo universo
che pallido si fa
quando le mani si perdono
in giochi di ombre cinesi
E camminerò,
camminerò finché avrò tempo
e tu ne avrai per me
E volerò, con te volerò
sognando un domani migliore,
grande e straripante

LETTERA 35

Odiavi perché scrivevo
e come lo facevo
Dicevi a tutti
ch’ero un fallito,
e poi mi portavi un cavolfiore
che la fruttivendola t’aveva regalato
perché potessi continuare a mangiare
parole e fame
Amavi farmi la minestra con quello
Lo sfogliavi per bene senza badare
al succo del discorso,
perché la mia Lettera 35 poteva battere
anche senza di me,
perché non avevo niente da dire
E battevi tu la strada
E venne il giorno
che le mie costole le potevi contare,
e il tuo occhio nero non t’era di conforto,
e una bistecca per addolcire la botta
non ce la potevamo proprio permettere
Odiavi perché scrivevo,
e come lo facevo;
e i fogli rimanevano vergini,
e i racconti che scrivevo erano bianchi,
e nessun editore un po’ serio li avrebbe mai presi
Sì, ero proprio quello che si dice un fallito,
e questa cosa un po’ ti faceva felice
perché tu, con il tuo occhio pesto,
uno che lo zucchino te lo dava
lo trovavi sempre
Ma venne il giorno
che scesi anch’io in strada,
e presi a pugni tutti i tuoi amanti
con la forza d’una minestra di cavolfiore
in corpo per difendere il tuo corpo
Così ebbi una storia di parole nere da scrivere,
decine di pagine forti
che vendetti bene al primo complimento
Persi però te
Non fu un gran danno
Qualche volta, ci penso ancora
a com’eravamo fragili

SETTE GIORNI

Non è più il tempo dei giochi,
degli amori impossibili
Tutto è finito, tutto, amica mia

Le strade vuote di vita
E tu dici che dopo la mattanza
ci corrono ombre di angeli e demoni
Io so soltanto
che la canna della 45 fuma
Te ne sarai resa conto,
ho la bocca impastata di morte
Non è bastata la tua saliva a sciogliermi
quel nodo in gola che preme

Non è più il tempo di ridere
Non è più il tempo di piangere
Abbiamo visto molti corpi al tramonto
E siamo rimasti indifferenti,
legandoci le mani
quasi sperassimo ancora di salvarci

Le strade spazzate dal vento e basta
Abbiamo sparato a ogni bersaglio,
a ogni uomo o donna, e a ogni bambino anche
Nessuno è rimasto in piedi, nessuno
I corpi ammucchiati l’uno sull’altro,
oscenamente nudi fanno quasi tenerezza
Abbiamo visto il tramonto,
lo abbiamo visto tingersi di insanguinate oscenità
E dopo tante pallottole non è nato un amore

Le strade vuote di vita
Dici di vedere ombre di angeli e demoni

Amica mia, non è più il tempo di…
Hai delle gran belle gambe, sì
Non lo nego,
abbiamo fatto del nostro meglio,
ma non potevamo cambiare
il delirio scritto da Dio, da Io

Amica mia, è il tempo di darmi la tempia
Amica mia, è il tempo di scrivere la Fine
Sarò di nuovo completamente solo
come all’inizio di tutto, come all’inizio di tutto

Sarò di nuovo completamente solo
come all’inizio di tutto, come all’inizio di tutto
Sei giorni per creare ogni cosa e uno per morire

E uno per morire di cecità

DOLCE CREATURA DELLA NOTTE

Dolce Creatura della Notte,
Regina che nel suo cuore dimori,
io, al solito, spengo candele
in punta di piedi,
e sempre ho bianchi guanti
che si macchiano di bruciato

Dolce Creatura della Notte,
ogni ora dura più dell’infinito
quando qui, in questa casa,
ogni lume è spento
e nella solitudine rimango immerso,
affacciandomi alla finestra
a contar del cielo pallide stelle
che a malapena scorgo
con la coda di quell’unico occhio
che m’è rimasto quasi buono

Dolce Regina, sol ti chiedo
d’accendere una luce per me,
una luce brillante che assomigli a te
perché mi possa io spengere
in quell’Eternità abissale
che porta il probo oltre il male

RONDINI
AL CIMITERO

Di rondini
che i cieli solcano
tante,
e tutte muoiono
pria che possano
sfiorare
il passo dell’ombra mia
proiettata
sul freddo marmo
di questo cimitero
di avelli tutti uguali

Primavera
resiste qui
giusto un lampo
e nemmeno quello;
si tornerà allora
a scavare
nell’algida terra
per seppellire
bene in profondità
della caducità
il residuo calore

MI RICORDO DI TE

Mi ricordo di te
Dei tuoi occhi
così abbandonati
nei miei
ma così abbottonati
ogni volta
che ti chiedevo
qualcosa in più
Ricordo
che dicevi
che gli amori
sono rondini
che muoiono
su i loro rami
Ricordo
quando sbattesti
la porta in faccia
a me e al destino
Ricordo
ogni cosa
Ricordo
ogni lacrima e sorriso
Ricordo l’epitaffio
che il poeta scrisse
sul nostro amore
troppo giovane
troppo maturo
Tutto questo ricordo
e non me ne faccio
una ragione
anche se questo inverno
– lo devo ammettere –
rompe forte
il culo ai passeri

COME RONDINI SUL FILO DEL RASOIO

Come rondini sul filo del rasoio
addormentate, grandi si diventa
senza diventar grandi sul serio mai

In questo cielo dove io sto,
se lo vuoi mi puoi trovare o no;
sempre resisto e mi dico contro
le brutture delle mode del mondo,
e a mio piacimento modello
le nuvole e sogno forte,
e sfido degli dèi l’ira profonda

In lungo e in largo
nei mari delle fantasie ho navigato
la vela contro i tempi spiegandola,
il timone ben saldo reggendolo,
scontrando di Orione le tempeste
per cattiva sorte
addosso a me sputate;
e se disperato
un pianto o un canto
ieri oltre i sette cieli l’ho levato,
nulla davvero
è andato nel Cieco Niente perduto
ché ancora sono qui
come una rondine,
come una rondine ad ali spiegate

Come una rondine sul filo del rasoio
non meno vanto,
ma improvvisando guardo largo…
oltre le consuetudini delle possibilità alari
guardo largo

HO MESSO LA TESTA A POSTO

Ho messo la testa a posto,
l’ho fatto per non lasciar di me
Polaroid ridicola
Scrivevo e scrivevo mica male,
scrivevo a cottimo poesie
che non leggevi
e che però non ti piacevano

Ho messo al loro posto costi e conti,
i tanti orologi sempre fermi su di te,
e pure gli avanzi della mia filosofia,
così adesso a tutti ripeto quel che so:
nessuno mai è tornato indietro
dall’Aldilà
o, con ragione o no,
da questo nostro aldiquà
che da sempre nel suo ventre
tutti accoglie

Imito la posizione di un Buddha,
di uno qualunque
Imito la perfezione,
la perfezione che mai c’è;
e non è lavoro da poco,
credimi pure sulla parola

Sempre, sempre si sta
e si sta qui,
con l’acqua alla gola o no
Sempre, sempre si sta qui
ispirando e inspirando,
seguendo, bene o male,
degli antichi saggi l’esempio
C’è che già da un po’ di tempo
ho fatto il mio dovere

E sempre si disegna un cerchio
e mai l’infinito
C’è che già da un po’ di tempo
ho messo la testa a posto:
non sono uno scherzo, certo che no,
quarantacinque stronze primavere
C’è che mi manca il talento,
un po’ di sano talento;
e c’è che di Cohen uno e uno solo,
e io semplicemente della razza mia

UN BACIO COSÌ

Voglio un bacio, un bel bacio lungo,
con la lingua, un bacio che scavi
dentro me
Voglio da te un bacio mentre nuda
fai l’autostop sull’autostrada della vita
Voglio un bacio così, un bacio
che non si sa dove poi ci porterà

LE DONNE E I GIORNI

Ascoltami adesso che ho un pianto
che non vuol venire. Ascoltami
adesso: non ho niente di particolare
da dirti, sol ho un canto d’osteria
che spinge il cuore a ubriacarsi
d’un po’ di malinconia, di rosso vino.
Le donne trascorrono come i giorni
e ogni nuova alba si fa più dura
da sopportare. Così, sol ti chiedo
di ascoltarmi adesso che non ho niente
di particolare da dire: fuori il vento
continua a bisbigliare e qui dentro
continuo io a cantare. Ascoltami,
ascoltami adesso che ancor so vivere
abbozzando un mezzo sorriso, perché poi,
a mattino fatto, potrò io sol continuare
a stare insieme ai miei giorni malati.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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4 risposte a Una luce brillante che assomigli a te

  1. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Grazie di cuore. ❤

    Piace a 1 persona

  2. romanticavany ha detto:

    I tuoi sogni sono versi, come curve spaziose in viali di siepi basse e trasparenti.

    Ciao,grande King♥

    Piace a 1 persona

  3. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Viola Violetta, praticamente hai dato vita a un verso poetico per commentare le mie povere parole. 😉 ❤

    E tu sta già pensando a come acchiappare l’onda sbruffona, non è forse così? 😉

    Ciao, Bellissima ❤

    Sempre King

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