Tra fiori di camposanto e donne di malaffare

Tra fiori di camposanto e donne di malaffare

ANTOLOGIA VOL. 145

Iannozzi Giuseppe

Leopold Schmutzler - Verführerischer Blick

YOUR SMILE

Ho incontrato ieri il tuo sorriso
Mi chiedevi una poesia,
ma soltanto avevo in tasca
una monetina di stanchezza

Ho visto la delusione
oscurare la tua bellezza

Facendomi forza
ho voluto sapere
perché su due piedi
spezzi agli uomini tu il cuore;
e subito è tornato il sorriso
a illuminarti il viso

Hai oggi incontrato la mia faccia
A muso duro mi hai fatto notare
che di me ride l’ombra ai miei piedi
Non ho potuto far a meno
di spiegarti che la colpa è tua,
soltanto tua, ed hai riso di cuore

DIMMI TUTTO DI TE

Dimmi, dimmi, dimmi
Dimmi di te,
e dimmi di quell’uomo
che oggi ti sta accanto
senza mai stonare una parola
per farti ridere un po’

Dimmi, nel dettaglio dimmi
di quell’uomo,
di come ogni notte torna da te
levandosi di testa il cappello,
dicendoti bella
mentre si mira e si rimira
nel tuo specchio infranto
per scoprirsi più di Dorian Gray
perfido e vecchio
e infine entrare nel tuo letto

Tu, mia celeste Aida,
com’è che lo sopporti?
Dimmi, dimmi tutto

MISTERO DI DONNA

Donna, donna, donna
Più ripeto la parola
e più forte in gola
il nodo stringe e stringe
Sia paura o amore,
dir non so; e non oso,
certo che no!, non oso
immaginare cos’altro
potrebbe mai essere…
Dio non voglia sia asma,
questo il mio pensiero
mentre si sfila di dosso
una donna a me ignota
la gonna

COME LA CALLAS

Come la Callas
pure tu cerchi quell’uomo speciale
che ti spezzi il cuore
con la sua immensa vecchiaia

PAGLIACCI

Tutti si muore
inaspettatamente
Non valgono sepolcri e avelli
a ricordare a chi resta
chi noi siamo stati
e quello che abbiamo fatto
nell’ombra nascosti e sepolti,
o alla luce del sole esposti
per ricevere presto in cambio
untuosi complimenti
Caronte soltanto e più alte maestà
dell’alma nostra terranno possesso;
a loro il diritto di scialacquare
sguaiata ebrietà
per una eco portata
veloce sulle ali del vento
a favore di chi prima o poi subirà
medesimo trattamento

Noi tutti si muore,
come pagliacci
col trucco disfatto,
senza più denti in bocca
e pronte affilate battute
Troppo tardi ci accorgeremo
che fu la nostra una disgraziata natura
d’avercela così tanto lunga la lingua
sempre, a matrimoni e funerali

IL NOSTRO ODORE

Non ti dirò addio
per sempre
L’ultima volta
abbiamo consumato
un’eternità intera
a scollarci di dosso
baci botte e sudore

ETÀ

Una poesia scritta
male
e nella terra
sepolta
Fiorirà
o forse no
con la bella stagione

Per ora riposa,
mio cuore
Della morte,
del gelo alle radici
non ti curare

FIORI DI CAMPOSANTO

Son poi quando va bene
le nostre vite fiori di camposanto
e null’altro che valga la pena

Gode la chiesa a mieter vittime a iosa
per farle presto nella negra terra scomparire,
promettendo loro speranza che non c’è
nell’aldiquà né in una eternità al di là
Lo san bene i cardinali e i papi panzoni
quanto frale la natura e qualsiasi cosa
dall’uomo creata: prima o poi
in polvere finisce la gloria dei grandi,
in cenere il nome di pastori e ladroni;
per tutti è però sicuro
il sordo rumore del bronzo

Grasse suore di carità,
sputando grommosi sorrisi,
ciangottando fino all’ossario
trascinano i corpi avvizziti:
paghe dell’esistenza condotta
parlano piano di untori,
di madri dolenti,
di preti rigettati
– come petecchie
Ma sconsacrati o benedetti,
tutti si finisce in polvere,
con una magra croce su
o una goccia di povera cera

Compromessi dentro a turbinii di foglie
ristanno ancora un momento i viventi,
spremendo aride lacrime
sui fiori del camposanto

FUNERALI DI STATO

Si morì
fra polvere e macerie,
nient’affatto convinti che
la vita un perché
sempre
a portata di mano
o al termine della notte
nascosto

Si morì
schiacciati
dal peso tremendo
della terra
sotto i piedi franata,
nello squasso
delle mura sbriciolate,
delle fotografie care
rovesciate
E non era ancora
la Pasqua

Si morì
per non sperare più
in sogni mai sognati
Si morì
per finire
in un incubo
partorito dal profondo
della terra

Si finì
di essere
senza avere il tempo
minimo di capire
che risate e pianti
più non avrebbero sepolto
albe e tramonti
dentro ai nostri occhi

Crollò infine
il cielo
in Aprile
ai Funerali di Stato

DI ZOLFO

Di bugia, di zolfo la coda del diavolo,
quasi sempre uguale a certe lingue
che al mondo intero si dicono pentite;
e sempre in male azioni si spendono
a danno del povero cristo a sputar denti
sulla via mai calpestata da piedi santi.

SE MI VUOI PRENDIMI

se mi vuoi
prendimi…

prendimi
nudo e crudo,
indiavolato,
caduto
da un cielo di zolfo
di lingue di fiamme,
di bare fantasma

se proprio ti vuoi
far felice
piangi pure la sorte
ma non seppellire
nelle lacrime
il destino mio
di invitto condottiero
fra cielo e inferno

MEMORIA

In un grande cielo
che prima era di vuoto
il corpo d’un uomo impiccato
Ma non la sua libertà
che di bocca in bocca s’eterna
Ma non la sua vita di lotte
che di bocca in bocca vola,
perché sia forza e memoria
per tutti gli uomini di volontà

SIGNIFICATI

Aveva significati troppo grandi
in testa conservati;
e un cuore troppo piccolo
per amare, odiare.

CHELSEA HOTEL

Non fu difficile prendere la decisione di smettere. Sarebbe stata l’ultima pera, poi basta. C’era un amore che l’aspettava, ma anche una pera. Fu davvero l’ultima volta che incontrò sé stessa, l’amore per il blues.

SORRIDO PER TE

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Tra fiori di camposanto e donne di malaffare

  1. Lady Nadia ha detto:

    Bravissimo come sempre, o forse dovrei scrivere più di sempre? Ogni giorno che passa sei sempre più bravo. Indubbiamente è così.
    Ciao!

    Piace a 1 persona

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    No, non come sempre. Ho scritto anch’io delle boiate e non ho nessun problema ad ammetterlo. In passato ne ho scritte un po’. Con la vecchiaia sono diventato più bravo, tutto qui, ma non mi sento poeta né oso darmi un titolo così grande. Il mio talento è piccolo, vale il poco che vale, ma dalla mia ho l’ostinazione che, forse, è qualcosa. Miglioro invecchiando, questo sì. Grazie infinite, Nadia.

    Piace a 1 persona

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