Finché morte non sopraggiunga

Finché morte non sopraggiunga

ANTOLOGIA VOL. 143

Iannozzi Giuseppe

piccolo monaco

C’È SE SAI VEDERE

C’è il sorriso di Marilyn Monroe
C’è quello di Charles Manson
E c’è quello di Andy Warhol
E c’è quello di Drella

C’è il sorriso che vuoi vedere
C’è la felicità e il dolore che sai vedere

IL LUPO E LA LUNA

Berrò della Luna
il riflesso
Berrò l’argento,
come una poesia
scritta sull’acqua
Berrò e sarò Lupo
che solo ha voglia
di bere un po’ di te

NEL SORRISO

Nel sorriso mio sì serio
la strada di Kerouac
in cerca del Dharma,
di quei vagabondi
che affrontavano la Mezzanotte
a lume di candela
con un preghiera Incandescente
e una infinità di jazz

SVEGLIAMI ADESSO

Svegliami adesso
prima che mi muoia
il coraggio in petto
e il sogno che ho nutrito

Svegliami
Immagina un bambino,
immagina un uomo
che è stato ferito
più e più volte
da un eterno ritorno

Svegliami
sul tuo sorriso:
ubbidiente,
uguale a un monaco
spezzerò
la catena delle vite
e di questa solitudine

SIA CON TE L’ALBA

Sia con te l’alba e la pace:
possa il sorriso sbocciare
sulle tenere tue labbra
quando la tormenta prepara aliti di vento
perché siano violentati i petali nuovi
alla vita destinati

IL SORRISO DI BUDDHA

Il mio dio è bellezza sincera
che mai la cattiveria dell’uomo
potrà un giorno scalfire:
un bambino che fa la linguaccia
mentre si prepara
a onorare di Buddha il sorriso.

SVEGLIA BUDDHA ALL’ALBA

Sveglia Buddha all’alba
il sorriso bianco
dell’anima tua bambina:
a oriente butti lo sguardo
lasciando sia il Sole
coi suoi raggi d’oro
a pettinare la scompostezza
della corvina tua nuvola

E sei tu del Sole Ministra,
femminilità in battaglia
che nell’acqua del fiume
annacqua degli specchi
gl’inganni cotidiani

UNA DELICATA VANESSA

Una delicata vanessa
che si lasci accarezzare
dalle grossolane dita
d’un solitario
che dal suo eremo
è finalmente uscito

TI VESTO DI ROSE

Ti vesto di rose rosse
per spogliarti petalo
dopo petalo

E lasciarti senza fiato
in imbarazzo
fra le braccia d’un pazzo!

SCULACCIATE PER TE

Hai promesso
di metterti nuda,
di provocare il cielo
con la bellezza
del tuo culetto fresco
bello bianco
– di nuvole
di piume di colomba –
perché sia cuscino
su cui riposare
la testa mia
del giorno stanca

E, poco ma sicuro,
nel cuore della notte
mi sveglierò ed allora
l’anima tua bella
ben bene la sculaccerò
perché mai ti possa tu
di me dimenticare

COME IN PREGHIERA

Dovresti amare la preghiera delle mie mani,
o lasciarmi annegare in una rosa di whisky
Dovresti stringermi fra le tue gambe di seta,
o lasciarmi legato al tuo letto vuoto di te
finché morte non sopraggiunga
Dovresti darmi un’ultima possibilità,
o consegnarmi alla morte con il cappio
che soffocò il giovane seminarista Berthet

Le ombre di Hiroshima
tappezzano le nostre anime,
questo non lo puoi negare
se ieri mi amasti come il Sole,
se ancora senti d’esser Luna

I.

Mai hai capito
del jazz le note sopraffine,
per questo non ti dico più
delle mie passioni,
forse quelle d’un coglione

Mai hai capito
d’un falegname lo spessore,
la forza sua
di segar via dai cieli
certe incèrte nuvole
nel rococò versate

Mai hai scoperto
di Hendrix l’alta tensione

Quando poi s’incrina
del poeta il cristallo
resta il poco che resta,
un giorno di pioggia,
la gobba bella
d’un Leopardi qualunque
in un postribolo nascosta

II.

Dove adesso i vostri miti?
Stelle comete
da schizofrenici spazi
prima disprezzate e rigettate,
poi a malincuore inghiottite
E chiedete a me
d’imitare la loro fine,
di prendere
sulle spalle la scimmia

Nei secoli dei secoli idolo
e non passeggero ideale
per un momento soltanto perfetto
Dove adesso i vostri trionfi?
Non lungo la Via della Seta,
non nella culla degli incunaboli

A sangue freddo
sul nido del cuculo si sta,
perché infine
uno a uno
cadano quei tronfi Re
che sol compresero
dell’ombra loro
l’altezza meschina

III.

Cercava Giovanna d’Arco
una passione di lei più grande,
un processo a porte chiuse

Cercava la Pulzella il supplizio
perché fossero le braccia di Dio
a raccogliere quella sua anima
da inglesi e francesi detta eretica;
o forse solo cercava di stare
in mezzo a tanta gente strana

O forse solo cercava di stare
come tutti si sta: male

IV.

Le cose che fai le stesse,
quelle che no uguali all’uguale
Sempre la schiena morde
la nuda carezza del diavolo

Non cambiano le scadenze,
i sogni cagliati e quelli incagliati,
storie morte e nei bistrot bevute
in un sorriso di vuota sorpresa

V.

Guarda gli uccelli,
in cielo disegnano un cerchio
E’ giusto il tempo
per fare il colpo grosso

Vuol sentirsi dire che è bella
Non capisci che è una donna?
Portala al buio nel pagliaio,
non ti curar di cercar l’ago;
è bella, forte vuol gridarlo
all’orecchio tuo tagliato,
non capisci?

VI.

Ha tirato le cuoia il Nazareno
Sulle dune del negro deserto
si mordono la coda i serpenti,
si fan l’un l’altro l’occhiolino
gli avvoltoi; e l’occhio butta
il saggio al di là dell’orizzonte:
neanche domani la pioggia,
e così forte nitriscono i cavalli
pria di cader nell’ombra loro
seppelliti

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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