Ero io quello strano, ultimo figlio di Caino (con 4 poesie inedite)

Ero io quello strano, ultimo figlio di Caino

ANTOLOGIA VOL. 142

Iannozzi Giuseppe

Henry Clive - Belly dancer

LA TAPPA DI UN DIO
(inedita)

La prossima tappa del mio destino
non sarà una toppa in cielo o in mare
e nemmeno tra gli avanzi d’un festino
La prossima tappa sarà d’essere
tirannico dio sul piede di guerra

SOLO CENERE
(inedita)

Festa
si gridava
in piazza
e la cinigia
a spandersi
voluttuosa.

La ragazza
volto in fiamme
rideva
e la fascia in ciniglia
ai capelli legava.

Poi, solo cenere
data in pasto
a terribile vento.

L’ULTIMO FIGLIO DI CAINO
(inedita)

Quando venimmo al mondo
i santi aureolati fecero fagotto,
lasciando mai usate tombe dietro di sé
perché gli uomini potessero riempirle
di dolore, umor nero e odio mortale

Quando il primo uomo cadde, cadde
Quando per mano d’un suo fratello
quel primo fu sepolto profondamente,
altri mille lo seguirono, consapevoli
che nessuno si sarebbe disturbato
di tirar fuori dal culo una preghiera

Quando, per seppellire la loro noia,
i santi in fitta schiera tornarono quaggiù,
allarmarono le bronzee campane:
e nel Grembo della Madre Morente
seppellirono l’ultimo figlio di Caino
che tentava di scalfire col suo grido
il mondo destinato a un eterno silenzio
Al Niente

HEINRICH BÖLL
(inedita)

Ho rimesso al mittente
le convenzioni dell’amore,
il tumore che esse sono;
e nel cuore d’una stazione
– dove da una vita
non passano più treni –
leggo lentamente, pagina
dopo pagina, Opinioni
di un Clown,
e qualche volta rido
imitando la stridula risata
d’un vecchio attore
dimenticato dai più

QUELL’ALBA NUOVA

a Cinzia Paltenghi

Sotto un cielo di stelle pieno
il mio fiato annega nel lucore:
è strano, mi sento soffocare
è strano, pare un vivere per morire

Dov’è quell’Alba Nuova
che aspetto da un’Eternità?
quella che aggiusterà l’Infinito
dentro all’Anima mia?

Guarderò il cielo in profondità,
e aspetterò un altro tramonto
per vedere, dopo la notte,
un’altra alba, sperando sia
quella giusta per me

Al di là di tutto questo aspettare,
troverò un motivo per svegliare
ancora una volta il mio cuore;
troverò un battere sano in petto
che non mi faccia rimpiangere
i tanti singulti scaraventati
nell’imo di tutte queste stelle

Al di là dei tramonti, delle albe,
delle notti sempre uguali,
un giorno non mi parrà più strano
né vivere né morire
Quel giorno sarò una Donna Nuova

DOMANI SARÒ MORTO

Domani, domani sarò morto,0
così penso che è proprio il caso
che abbia indietro un sogno o un incubo:
le scarpe e il rossetto rosso per lucidarle,
il cappello e il saggio su Erasmo da Rotterdam,
e se hai cuore, un po’ di quella tua zuppa di piselli
Ma sarei più felice se volessi darmi indietro
la mafia di Frank Sinatra e il diavolo dei Rolling Stones

Domani, domani sarò uguale a tanti altri,
così penso che è proprio il caso
di darci un taglio, adesso:
la molotov inesplosa è accanto alla culla del bambino,
il mazzo di rose che ti ho regalato ce l’ha tua madre,
i profilattici, quelli, li ha presi tuo padre per sbaglio
E’ tutto a posto, come sempre
Solo non so dove Sinatra e gli Stones

Tutto qui, domani sarò morto
Era giusto che lo sapessi dalla mia bocca,
perché fuori c’è Morte e io ne sono parte:
si salveranno solo i più sfortunati

E il jingle è uno strillone e giornali invenduti
che ripetono “Dove Sinatra e gli Stones?”

E il jingle è uno strillone e giornali invenduti
che ripetono “Dove Sinatra e gli Stones?”

ALLA FINE SARAI IL PRIMO!

Tutti dicono
“Sopporta fino alla fine
e sarai tu il primo!”
Tutti ripetono
quello che sentono giù in strada

Non mi piace il gioco che fanno
Spiego loro che “la Fine
che mi propongono
l’ho già battuta troppe volte”

Tutti dicono
Solo io fuori dal coro dico
che ne uccide più la fama
che il mestiere di vivere

Ragliano,
come somari ragliano
E sono io da tempo così stanco
di sentir fischiare parole
fra un vuoto di io
e un abisso di Dio

NEL FASCINO DI COLTRANE

L’ho fatto fuori bene
il tempo destinato a me,
fuori dal tempo
fra romanticismi
e fumose note di jazz

Guardano le donne
in modo un po’ strano
le dolorose poesie
nel fascino di Coltrane
versate

Non capiscono perché,
non immaginano Garibaldi
fra mille barbuti soldati
per l’amata sua Anita,
come un uomo, piangere

È che non capiscono il jazz,
il fascino d’una notte stellata
che nell’animo del pianista,
per ubriaca eternità, collassa

Per le loro gonne,
lunghe o corte,
si preoccupano le donne :
non amano il jazz,
loro solo bevono il tè

Non amano me,
non intendono te

VINCENT VAN GOGH

Dipingesti
una casa,
il cappello,
la notte stellata
e il girasole,
inseguendola
la vita,
sangue
che fuggiva
dalla mano
nei tratti
lasciati
dal pennello.
Orecchio
donasti
ai sordi.
Ma quelli
continuarono
l’ostinazione
dell’incomprensione.

Non fu l’amore
e neanche la povertà:
cadesti
nel giallo
delle tele,
nella vita,
e nel rosso
della verità
che
solo tu sapevi
morire, Vincent.

ERO IO QUELLO STRANO

Ero io quello
a cui rubavano
sempre la palla;
quello che a scuola
sognava forte
e non diceva niente,
niente d’importante mai;
quello che tutto sapeva
di Dante e Omero,
Chet Baker e Davis…

Ero io quello
da interrogare
per gli errori sui temi,
per un consiglio
su come mortificare
nelle ore di storia
l’infido sbadiglio

Ero io quello strano,
quello strano davvero
che dalla a alla zeta
la sapeva la poesia,
quello che amici no,
non ne aveva

Ero io quello…
maledetto,
tale e quale a un negro
in un angolo sbattuto

Ma dove,
dove adesso voi?
Io qui, al posto mio,
cresciuto un po’, sì…
Migliore? Non lo so

Ma dove,
dove adesso voi,
davvero non lo so
Io sempre qui e qui,
al posto mio…
capace d’un vaffanculo anche
senza pensarci troppo su

IN UN TORMENTO D’ECO

In un tormento
d’eco vuoto
cader lo vidi,
in gola rattenendo
lo spasmo doloroso
d’un dolore
al di là del dolore

Senza sgomento
lo vidi poi rialzarsi
lo sguardo puntando
là dove
non è ancor di casa
il tramonto;
muto l’osservai andar via,
già mezzo sepolto
in un impossibile ventaglio
di nebbie e fantasmi

Non era Dio,
di certo però l’abbracciò

L’AMORE CHE CREDEVI PERSO

L’amore che credevi perso
Il dolore che sapevi andato
Il volto che hai amato
Il volto che hai assassinato
Tutto torna,
come una superstizione tutto torna

L’odio che credevi eliminato
Il volto di Dio che hai amato
e la sua mano
che sul più bello ti ha tradito
Tutto torna ma non torna mai,
quando la notte s’alza oltre le onde del mare
Tutto torna ma non torna mai,
quando la notte s’alza oltre le onde del mare

Formulano le Erinni una maledizione,
io solo uno scongiuro in un passo di danza
come un indiano, come un indiano

Diana ha amato un principe,
io una principessa,
collassando in solitudine
come una candela a spiare il vento

Il cappello se lo porta via il vento
La risposta la sa il vento
L’eco la sa il Genio di Zappa
Tutto torna, tutto torna
quando passi sotto i pioli d’una scala
Tutto torna, tutto torna
quando cade l’ultimo sogno
del Quinto Stato
Tutto torna, tutto torna
quando le Anime Morte bruciano
nelle lacrime di Tolstoj

Perché questa stupidità
di crederci immortali?
Perché Re Lucertola
gli occhi sgrana al suo spettro?

E’ solo che troppo hai amato
e proprio non ti è riuscito
di dire “Basta!” al momento giusto
Così, ora siamo qui
a tendere la mano
in cerca d’un’altra Zingara
Così, ora siamo qui
a piangere un’elemosina
che sia finalmente per noi

Tutto torna e non torna mai
Ma è ancora l’amore che credevi perso
E’ ancora il dolore che sapevi andato

E il volto di Dio non smette mai
d’assistere all’umana disgrazia

SIGNORE, PROTEGGI LA MIA COLOMBA

Tutti i miei sogni.
tutti con pavida avidità portati
Per te solamente, amor mio bello,
ho cantato e ho cantato a lungo

Dio ti benedica!

Non ho paura,
non nutro speranza alcuna
In questi giorni di pioggia
sorridi triste agli angeli,
e le lacrime mie
scavano e lavano le strade

E di nuovo giunto è
il tempo di vivere
E di nuovo ho bisogno di tutto
e di nuovo di niente ho bisogno
Ho cercato di stare al tuo passo,
ma un buffone ero, solo questo

Dio ti benedica!

Nelle mie tasche un centesimo appena,
ma sul tavolo tutte le mie poesie gettai
Dio benedica il mio amore,
la tenera mia piccola colomba

Non posso, o non so pregare
Dio benedica il blues
perché in pace riposa una croce nel mio occhio destro
mentre la polvere in quello di vetro distrugge il mondo

Nei tempi che furono l’amore
fra un uomo e una donna contava più del pane,
ma ero io un imbroglio e un buffone,
un bastardo ai tuoi piedi
Però mai fui fascista, mai comunista,
e mai una bandiera o una religione sostenni

Dio benedica il blues!

Senza un sussurro domani il morire
perché un uomo libero sono, libero!

Non credo in te,
non credo davvero che lassù e vero sia tu,
ma ti prego, in questa landa sì crudele,
Signore, proteggi l’innocente mia colomba

NON CAPII AL VOLO

Una volta mi dicesti che
le donne migliori stanno
con gli uomini peggiori

Non capii al volo
che non avevi più nulla da perdere

E così m’accogliesti in te, subito,
nell’agonizzante tuo volo

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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