Il tormento della bellezza di Leonard Cohen (Edizioni Ripostes) – recensione di Iannozzi Giuseppe

IL TORMENTO DELLA BELLEZZA. POESIE E CANZONI

LEONARD COHEN

Il mondo non dimentichi che la bellezza è in e per Dio

recensione di Iannozzi Giuseppe

Leonard Cohen - Il tormento della bellezza. Poesie e canzoni

Quando ho incontrato la poesia, le parole e la bellezza sporca sensuale e religiosa di Leonard Cohen, beh, solo allora ho capito di non essere un poeta, di non poter reggere il confronto con chi poeta lo è per elezione divina.

Al pari di quasi tutti i grandi, Leonard Cohen non ha subito riscosso successo tra i critici (che sempre lo liquidavano dicendo un bel niente) né tra il pubblico. I suoi dischi non erano buoni per il mercato, le sue poesie ancor meno, per non dire poi dei suoi romanzi. Ci sono voluti anni, duri anni di ostinazione perché il talento di Leonard Cohen venisse finalmente riconosciuto. E oggi, senz’ombra di dubbio, il Poeta siede insieme ai più grandi eletti di tutti i tempi; e a noi ha lasciato l’infinita e tormentata bellezza della sua poesia, affinché il mondo non dimentichi che la bellezza è in e per Dio.

Nell’introduzione a Il tormento della bellezza, Dioniso Bauducco dice e dice giusto: “Singolare destino quello di Leonard Cohen: nato a Montreal, nel Quebec francofono, ma vissuto soprattutto a New York, a Londra e nell’isola greca di Idra; poeta e scrittore di talento, in lingua inglese, e in seguito, dopo due romanzi e quattro raccolte di versi, cantante acclamato da più generazioni; schivo e solitario, perennemente inquieto e insoddisfatto, ma non per questo disdegnoso del confronto coi media. Un personaggio enigmatico e poliedrico, dunque, e non poco contraddittorio. Leonard Cohen, classe 1934, ebreo canadese, eterno girovago, ha comunque saputo proporre, in tanti anni di attività (il suo primo libro è del 1956), una disamina lucida e rigorosa dei moderni scandagli intellettuali dell’io. Un io rabbioso e dolente, annegato nella precarietà del quotidiano ma costantemente assetato di certezze intangibili; un io stanco e deluso, ma sempre alla ricerca di quei miti sopravvissuti alla catastrofe dello scetticismo – dove il sacro si affaccia nei sensi e nell’estasi del bello. Questo libro colma, seppur parzialmente una lacuna, rivolgendosi in primo luogo a chi ha sempre ascoltato Cohen e non ha mai avuto la possibilità di leggerlo; le poesie qui raccolte sono state musicate dall’artista da 1968 al 1988.”

Scrivere e scrivere bene è una disciplina, difficile, che fa sudare sette camicie, che ti strappa l’anima con il forcipe da dentro il petto. Leonard Cohen ha estirpato la sua anima, senza perderla, per consegnarcela nelle sue poesie, in tutte le sue opere.

Leonard Cohen – Suo padre, imprenditore tessile, morì quando lui aveva nove anni. A diciassette anni entrò alla McGill University dove formò i Buckskin Boys e scrisse il primo libro di poesie, Let Us Compare Mythologies (tradotto in Italia con il titolo Confrontiamo allora i nostri miti).
Il suo secondo volume, pubblicato nel 1961 e intitolato The Spice Box of Earth, fu apprezzato in tutto il mondo. Ma come è sempre accaduto nella sua carriera, l’enorme riconoscimento ricevuto dalla sua opera non trovò un corrispettivo dal punto di vista economico.
“Non riuscivo a guadagnarmi da vivere”, ha detto.
Scrive Giancarlo De Cataldo nella prefazione a L’energia degli schiavi: «Perennemente incapace di scegliere fra l’ascesi imposta da un millenario retroterra mistico e la pelle abbronzata delle stelline di cartapesta, ha bruciato e consumato amori, rancori, droghe e dolori.
Ha mollato l’azienda di famiglia (ramo tessile) per farsi poeta.
Ha studiato la cabala e il Talmud ed esplorato il sesso adolescente nel lungo inverno canadese.
È partito per Cuba entusiasta di Fidel e ne è stato cacciato con ignominia per aver fatto comunella con una congrega di santi bevitori e donnine di facili costumi quanto mai invisa al moralismo di regime.
È stato “Capitan Mandrax”, il bipede semovente più fatto del sistema rock, e ha conteso a Ernst Jünger e William Burroughs il discutibile primato di tossico più longevo del XX secolo.
A sessant’anni suonati s’è ritirato in cima a un eremo per assistere il vecchio maestro Roshi, a quasi settanta ha riscoperto Los Angeles, la tv e il nemico pubblico numero due (dopo l’undici di settembre) dei puritani stelle & strisce: il tabacco.
Nel bel mezzo del periodo buddista ha scritto una sarcastica invettiva rivendicando la sua mai negletta appartenenza alla cultura (e alla fede) ebraica.
Il suo continuo oscillare da un estremo all’altro di due visioni profondamente contrapposte dell’esistenza ne fa un esempio unico di vita vissuta e raccontata in una “presa diretta” costantemente sopra le righe.»

Dopo un breve periodo trascorso alla Columbia University di New York, Cohen ottenne una borsa di studio con la quale venne in Europa, stabilendosi in Grecia, nell’isola di Hydra dove visse per sette anni con Marianne Jensen e suo figlio Axel.
Nel periodo greco scrisse un’altra raccolta di poesie Fiori per Hitler (1964) e due romanzi di successo The Favourite Game (Il gioco preferito, il suo ritratto di giovane ebreo a Montreal) e Beautiful Losers (1966). Dopo aver raggiunto la notorietà come romanziere e poeta, Cohen decise di tornare in America e dedicarsi completamente alla musica.
Nel 1967 registrò per la Columbia il suo primo album The Songs of Leonard Cohen, che include brani come “Suzanne”, “Hey That’s No Way To Say Goodbye”, “So Long, Marianne” and “Sister of Mercy”. 
Songs for a Room
 e Songs of Love and Hate del ’69 e del ’71 confermano il talento di Cohen come poeta e musicista della solitudine. Del ’72 è il suo primo album dal vivo Live Songs. Nel 1973 New Skin for the Old Ceremony dà l’avvio a un rinnovamento stilistico che coniuga la tipica ricerca nei meandri dell’animo umano con un suono rinnovato e arrangiato con più cura. Dopo questo album Cohen si prende qualche anno di pausa fino al 1977, quando esce forse il suo album più strano Death Of a Ladies’ Man. A questo fa seguito Recent Songs del 1979, un nuovo punto di partenza rispetto ai precedenti, in cui oltre ai temi riguardanti le difficili relazioni uomo/donna si affacciano quelli riguardanti la sfera religiosa che Cohen realizza in pieno nell’album del 1984 Various Positions nel quale sono incluse canzoni come “Halleluja”, “The Law”, “Heart With No Companion”, nate da una lunga e difficile battaglia spirituale che Cohen ha intrapreso con se stesso.
Nel corso degli anni ’90 Cohen ha continuato a scrivere poesie che sono state pubblicate in tutto il mondo: per un uomo che aspirava semplicemente ad essere “un poeta minore” tutto questo non è poco.
È morto il 7 novembre 2016.

Leonard CohenIl tormento della bellezza. Poesie e canzoni. Testo inglese a fronte – Curatore: Dioniso Bauducco – Editore: Ripostes – Pagine: 140 – ISBN: 9788896933930 – € 18,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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