Si diranno di me le peggiori cose

Si diranno di me le peggiori cose

ANTOLOGIA VOL. 141

Iannozzi Giuseppe

Lucian Freud - Bella

ALL’OBLIO DESTINATI

destinati ad amare
per due graffi di solitudine sulla schiena
destinati a fare i buffoni
per un sorriso di piorrea e una dentiera
destinati a cauterizzare l’occhio
per non vedere chi vicino a noi muore

destinati ad essere eterni stupidi stupiti,
pallottole lanciate nello spazio
per incontrare della carne la fragilità

…lecchiamoci le ferite
o cominciamo a cadere
come foglie al vento
nella tomba dell’oblio

ARGENTO SULLE TEMPIE

Quanta, quanta vita andata
Un bambino ieri, un sognatore oggi
Ma sempre al di sotto d’un poeta,
d’un santo
e di chissà quale altro personaggio

Niente, niente è cambiato veramente,
soltanto l’argento sulle tempie
il quasi nudo mio capo ha incoronato

DI PIÙ BELLO

Di più bello
del sole,
d’una donna
che ama solo te,
che cosa c’è?

Di più bello
della luna,
d’un uomo
che l’amor lo fa
a te e con te,
che cosa c’è?

Semplicità,
pulita e divina,
dai più
dimenticata,
e mortificata:
soffocata.

Mai in pace,
mai riposa
dell’amore
il cadavere,
sol questo
forse si sa.

L’ASINELLO DEL SOLDATO

Quest’asinello,
stanco più di me,
sulle spalle lo porto
io che son soldato
il passo affondando
nel folto dell’erba,
delle campagne brulle
fin sulla collina calva
dove forte batte il sole,
dove i proiettili
fan fatica ad arrivare.

DI ME LE PEGGIORI COSE
(1ma versione)

Si diranno di me le peggiori cose
Alcune saranno vere, altre no

Nessuno si è interrogato mai sul perché
il passero sta sui tralicci dell’alta tensione,
e nessuno ha provato mai a seguire
fino in fondo d’un’aquila nel suo cielo il volo

Come, poco a poco, la nebbia si dirada,
come lungo il cammino sdrucita si fa la strada
così la nostra anima, evanescente e peccatrice,
rammendata e tentatrice, passo dopo passo
sempre più innamorata dell’ombra sua vieta

Si diranno di me le peggiori cose
Alcune saranno vere, altre no
Si diranno di me parole per altre parole
fino all’estremo confine della leggerezza,
fino all’effimero confino in un falso mito

Non si dirà di te invece una sola parola
Fra oleandri dal capriccio accarezzati,
un ornamento tu, senza voce né eco

LA MORTE DEL POETA

I.

Sulla tomba
sì spoglia
l’ultimo fiore
si deponga
perché presto
col defunto
si decomponga

Non il pianto
e del poeta il ricordo,
i goffi suoi versi,
possano mai turbare
le gobbe membra
di chi alla vita resiste

II.

Erano
lancette,
ore d’amore,
schiaffetti
senza voce
né lode

Erano
goffe carezze
al buio donate,
tra paure
e confusione

III.

Inutile a se stesso
il poeta,
dai più guardato
ma disprezzato,
segnato a dito,
crocifisso e tradito,
nei secoli dei secoli
detto sfigato, fallito

Chiedete a un poeta
chi gliel’ha mai fatto fare
d’impugnare la penna
come fosse nobile spada
capace sì di ferire,
ma non d’amputare
mani e piedi al dolore
che gli si legge in faccia

Chiedete a un uomo
quale il valore che si dà
Con indecifrabile ghigno
vi mostrerà il vuoto,
il moncherino fasciato stretto,
e per quanto devastata e offesa
mai e poi mai l’anima sua

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, passione, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.