Tutte le promesse, tutte le scommesse

Tutte le promesse, tutte le scommesse

ANTOLOGIA VOL. 137

Iannozzi Giuseppe

Jetsun Milarepa

QUESTA ROSA
(inedita)

a Viola Corallo

Questa rosa
è per te
anche se non è
bella quanto te
Son le tue gote
più delicate
e tenere di quelle
d’una rosa; e
se poi viene a te
un complimento,
subito arrossisci
e la lingua fai tacere,
ma non l’anima
Non l’anima
che subito carezza
quella di chi
ti ha detta bella

CHE BELLA!
(inedita)

Che bella!
Si specchia
e non lo so
che immagina
nello specchio
del lago
Però, però
forse lei sa
quel che io
invece no so

CHE BELLE BOTTE
(inedita)

a Isabella Difronzo

Che begli occhi
Che bel sorriso
Che bella bocca
E che belle botte
dispensi a quanti
si fanno sotto
per chiederti
se avresti voglia
d’un caffè!

CONFESSO

Confesso… cosa mai
di così grave, cosa?
Mai stato qui o altrove,
della poesia mai
ho sfiorato io l’altezza

Ma più grave la colpa
d’aver al ribasso giocato
con cadaveri di parole
purtroppo sì simili a me

D’UN UOMO

D’un uomo
l’anima sua
non indagate:
a spese vostre
scoprireste
che dall’alto
in basso
la nera rogna
la consuma
senza mai
venirne a capo

TUTTE LE PROMESSE

Tutte le promesse,
tutte le scommesse,
tutto quello che ieri era…
tutto ma proprio tutto
con il niente collabora

L’avresti detto mai?

Tutte le pagine bianche
e non pensarci neanche
a riempirle

L’avresti immaginata
questa porcheria?

DOMENICA SERA

Il male, il solito

Al bancone
le due di notte
fra bravi sghignazzanti
e addormentati canti
Domenica sera

Gli amici, quelli vecchi
si guardano gli occhi lucidi
Qualcuno cita “Martin Mystere”,
un altro “Il nome della Rosa”,
il più saggio tace

Al bancone
non più si consuma
Una sigaretta si fuma
da sola
Una tirata
E nel posacenere
dimenticata

Il male, il solito
Tutto si è già detto
l’altra domenica sera
Persino il male
non fa più male

Si beve un ultimo vetro di sale
E giù in strada a sghignazzare
ché il mondo si deve svegliare

COME MILAREPA
(versione alternativa)

Come Socrate,
come Mila Thöpaga,
meglio o di loro peggio,
i refusi dell’esistenza d’allora
nel cumulo delle inutilità
uno a uno li ho gettati

Se sono cambiato,
se non sono più io,
puoi dirlo tu; ma sempre,
sempre m’accompagno a me
con una scarpa sì e una no

“Ancor t’amo, ancor t’amo”
all’insistenza del vento ripeto;
e all’eco mia distorta faccio il verso
ché dottore non è titolo da amare,
quello di giullare, sì

Come Socrate quasi giusto e santo,
come Mila Thöpaga quasi assassino,
e con una sola scarpa sempre e in ogni caso;
e scalcagnato, amor mio, sempre di più
Sempre di più

QUALI ANGELI!

Perdono, perdono le ali
Perdono le ali gli angeli;
in caduta libera
lealtà ed eternità perdono

Il divino non perdonano,
il maligno nemmeno

L’adesso e il poi,
il senso e il nonsenso
di essere per esistere
più non gli appartengono

In caduta libera
stelle e vessilli bruciano
Come possono possono:
al dolore resistono
Resistono

MODIGLIANI

Non diciamo più niente
Tacciano le parole tutte
La bocca non riempiamocela
con una stronzata o due,
strappando perle opache
da ostriche senza più patria
né saggezza

Anche Modigliani
fu messo a tacere:
nel delirio,
con bottiglie vuote
e scatole di sardine soffocate,
già si preparava il funerale
a Montmartre e Montparnasse

E boccheggiano i pesci,
a pancia all’aria
sulla riva destra del fiume;
e nero inchiostro piove giù,
incessantemente
sui nostri corpi esposti,
nudi e indifesi
dopo l’amor sofferto,
di fretta consumato
a metà strada
fra Sodoma e Gomorra

Non diciamo più niente
Gli manca solo la parola,
solo quella

TEBE

Se ieri ho amato,
se sono stato o non sono stato
in questo posto che ieri era verde
come non è possibile immaginare,
non lo puoi dire tu, Catone

Per questo,
per questo soltanto
non depositare qui preghiere e voti
se ancora non hai giaciuto
insieme alla cenere d’amor calda

Affondata è Atlantide
o non è mai esistita,
resiste però ai secoli la Tebaide,
lo sai bene; centinaia i libri
che liberi le loro memorie vuotano
senza una paglia chieder in cambio

SEMPLICEMENTE ACCADE
(con Viola Corallo)

Come bambina
credo che per ogni cosa
sempre ci sia un motivo,
si possono far accadere
le cose belle
e quando meno te lo aspetti
accadono.

Così come calda luce emana
un tramonto in un istante sognato
tra la fine del giorno
e l’inizio del buio, mistero è
che semplicemente accade.

Semplicemente accade
così come in amore si passa
da un estremo all’altro,
dal bisogno di compagnia
al desiderio di solitudine:
compagnia per dar sfogo
alla contentezza, e solitudine
per portar il pensiero all’amato.
Ecco così spiegato perché
tra l’azzurro e il blu lassù
stanno a un filo appese
nuvole di zucchero filato
di sogni e di risate piene.

E allora soffia,
soffia forte, vento:
scaccia via i brutti pensieri
e raccontami follie
a lieto fine in universi remoti
che ancor non conosco.

UN PENSIER D’AMORE
(con Viola Corallo)

Con la notte
nuda timorosa
gl’occhi chiudo,
ma fatica
il sonno a venire:
le mie labbra
un pensier d’amore
baciano
e non paiono
al par di me stanche.

Desiderio mi corrompe
anima e core, e sogno
un sogno a te dedicato,
a occhi aperti per te
che io amo. Un bacio
mi lascio rubare

e uno ne rubo io
alle labbra tue affamate.

Sogno e sogno un sogno
a una sola direzione.

Quando poi al mattino
con gl’occhi mezzo chiusi
tra le mani stringerò
delle tue poesie le immagini,
all’intimità dei secoli
il cor mio
focosa altezza di pensieri colorati
consegnerà
perché mai si fiacchino
nella memoria dei figli.

NEL VENTO I GIORNI
(con Viola Corallo)

Non è immobile la vita;
come un libro aperto
le pagine fragili
di questo Novembre
che se ne sta andando,
spazzando via i giorni,
foglie nel vento.

La punteggiatura giusta
può sollevare la vita
ché in realtà
siamo tutti in attesa
di qualcosa di bello,
di semplice
e fuori dal comune.

CALICANTO
(con Viola Corallo)

Odoroso il calicanto nell’inverno fiorisce,
del freddo sfida le lingue di vento;
sul muschio lasciamo noi i nostri passi,
guardando in alto dove il bel fiore sta
in attesa di baciar dell’estate l’azzurro.

Conosce il calicanto della sua fioritura la fine:
niente ignora, un ordine ancestrale l’ha istruito;
sotto la rugiada il piccolo fiore si conserva,
e muto osserva la brina sciogliersi in lacrime.

E la sua chioma un poco la vede sparire,
e lo sa che non può che essere così
ché lo spirito cosmico gliel’ha spiegato;
il tenero fiore allo stelo resta incollato,
nascosto per evitar del grecale l’impeto.

Vuole il calicanto festeggiare il candore,
un pettirosso uguale a fiamma divina
l’ha imbeccato; così, ancora una volta,
lascia cadere su noi la sua bellezza
che negli anni andati, mai dimenticati,
d’amore t’inebriò.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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