Fra Dino Campana e Yukio Mishima

Fra Dino Campana e Yukio Mishima

ANTOLOGIA VOL. 136

Iannozzi Giuseppe

Marc Chagall - Amanti bluMORFEO E PESSOA

E poi cadere,
fra le braccia di Morfeo scivolare
tentando l’azzardo
fra un sogno in bianco e nero
e uno a colori
Il destino tentare
al confine fra realtà e illusione,
e al buio scegliere le carte
pizzicandole dal mazzo,
tra la storia di Damasco
e l’avvenire di Gerusalemme

E poi, poi dimenticare,
riuscire a tornare indietro
quando gli anni eran verdi
e le donne piangevano per un niente
Tornare indietro
e gli occhiali di Pessoa infrangere
contro le mura del tempo,
delle identità
in blocchi di ghiaccio imprigionate

E a ogni cristo dire bene in chiaro
che suprema fu la truffa dell’alchimia,
l’imposto esodo nella misticanza,
nella Cabala per inespresso desiderio

E poi gli occhi infine riaprire,
incontrare l’alba di lacrime d’oro bagnata
e il passero nella notte caduto seppellire
all’ombra del più tenero nocciolo in fiore

MISHIMA

Non calza
il kimono
l’hiruko;
alle fiamme dato
il padiglione d’oro,
giace ora
senza gambe
né braccia

Di sole donne
il kabuki,
più tardi
interpretato
da soli uomini;
ma una vita
a cui basti
trovarsi
faccia a faccia
con la morte
per esserne
sfregiata
e spezzata,
altro non è
che fragile vetro
 (*)

Confessa,
confessa ora
la maschera
che morire
l’unica soluzione
per restituire
alle macerie
il volto loro

Impossibile
sembrare ed essere
sempre e per sempre
in una stanza
chiusa a chiave,
nell’orrore
d’una vecchiaia
d’incestuosa voluttà

(*) riadattamento da un passo di “Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti” di Yukio Mishima

YUKIO

Così spiacente
per quel dove
dove sono stato;
così spiacente
per essere
e non essere
stato
in accordo
col mio tempo

E mi sanguina
spenta luce
sovra alla testa
la lampadina accesa;
ma ristagna
dell’incenso il profumo
fra le mura,
una vita buddista
mai sul serio desiderata;
ma ristagna
nell’Occhio della Mente
sogno di pornografia,
atto di piena democrazia

Così spiacente,
così spiacente
per tutto questo,
per questo blues

GIORNO DOPO GIORNO

Si formano gli animi,
giorno dopo giorno,
in un germoglio d’un falso
d’autore.
Insaziabili restiamo
come l’ignoranza
che più ce n’è
e più ne vogliamo,
resistendo sotto ai raggi del sole,
camuffati in mezzo all’erba,
ma con allargati sorrisi
che tosto s’infuocano in pioggia
di baci.

NERO LAGER

morso dopo morso il pane nero al perdente
sorso dopo sorso l’acqua nera al fetente

mi turo gli orecchi e più non sento
e più non sento il triste masticare, il bere
ma gli occhi affamati svegli vigili: capire perché
perché tanti uomini in fila senza dio, e una pallottola
nel cavo della bocca cacciata a forza… a forza
di forse domani sarà un giorno migliore

l’incubo ricorrente, bruciano le fabbriche corpi su corpi
si consuma nelle fabbriche giorno dopo giorno la realtà
morso dopo morso, sorso dopo sorso, poi il niente

qui solo l’orrore, e mai un colore diverso dal nero
delle camice fasciste e dalle loro dispense
mentre noi un colore non ce l’abbiamo per loro

solo il nero quando la vita negli occhi si spenge
e resta un perché irrisolto bruciato dato al vento
di cenere, resta un altro fratello a non vivere
in questo nero nero lager

INCHIOSTRO

non c’è romanzo
non c’è inchiostro
da versare invano

ma conserva la sua penna
polso rotto
e sangue freddo caldo sente

e tutte le stagioni da qui
all’eternità 
per una puttana
o una donna, la vita se…
qualcuno ad eterna morte

CORPO BUIO

Oh Notte, prendimi!
Nel tuo buio corpo
voglio scoprire
ogni estremo piacere
anche se poi il dolore.

IL TALENTO

C’è voluto
del talento,
amarci
e poi lasciarci
in questo tempo.

Bene o male
abbiamo fatto
il nostro tempo.

IL NOME

Amore,
più non avresti
nome,
se ti invocassi
nel mio nome
o se tu…

Perciò
io taccio
per entrambi.

LA GALEA

il rutto del bruto, e tu occhio per occhio ma dente perdente
poi il canto delle sirene, e tu a dire ci si deve arrendere
ed io la bocca sdentata, gli occhi ciechi dalla nascita
e le mani ancorate ai remi a remare oltre il tuo pretendere

INFINITO SPAVENTO

Angeli, Angeli, il mio animo è al vento
Angeli, Angeli, il corpo mio è quello del tempo
Angeli, Angeli, sono vento, sembro il mio spavento

Non so, non so quanti dimenticati baci, non si contano:
sarei morto in una follia infinita per un Vostro bacio,
avrei fatto torto al mondo per cader nel Vostro strazio

I respirati bramati affanni non come me si affannano,
non stanno dietro al vento, al tempo; eppur si concedono
ad altri angeli. E Voi, Angeli miei, dove e come? A chi,
ora, il mio strazio?

E’ questa la delusa mia follia? non comprendere il mio dire,
non vivere né morire? e solo nelle mie contraddizioni finire?
E’ questa la mia malattia? non trovar risposta all’Amore?

Angeli, Angeli, siete in un altro vento a cercare un altro tempo.
Angeli, Angeli, si sciupano le lacrime in questo mio canto.
Angeli, Angeli, sono vento, sol più sono l’infinito mio spavento

FUMARE

Fumo
per il piacere mio,
non per quello passivo
degli altri!

T’ho fumata bene,
attiva, stanotte.
Oh, sigaretta,
un piacere sei,
punto e basta. Ma se
cacciata nella bocca mia
ti pensassi,
se fallica ti pensassi,
addio piacere.

Ecco, così t’ho pensata.
Mon Dieu! M’è passata
voglia e piacere di fumarti.

In una sola tirata è sfumata
la piacevole colpa della vita.

SAUDADE
(versione alternativa)

sarò una rosa nel cuore di dino campana
o solo la cronaca d’una morte annunciata
un cielo che si capovolge da sé
il filo dell’alta tensione, il pericolo, un pretesto
sarò saudade

sarò un pinguino arpionato, la tua voce persa nel terrore
o solo l’ambiguità di chi grida giustizia, fame e pane
un treno senza passeggeri che scricchiola gelo a ogni binario morto
tutta la baldoria d’un freddo carnevale di vuote maschere

sarò un husky braccato dai tuoi denti di sangue
sarò un whisky nelle vene e una pista di neve
sarò infine benedetto dall’urlo della tua anima
o solo uno scherzo del destino clandestino

sarò un poeta, un’aria mondana e pomposa
un divano, una noia nel ventaglio dei tuoi sorrisi
una mano, una storia in bianco nel polsino della giacca
sempre pensando che il sudore può uccidere

sarò una vittoria sconfitta e una rosa sotto ghiaccio
tutta la meraviglia che non sai capire
sempre pensando che il sudore può uccidere

sarò un esploratore e una tomba di ghiaccio senza nome
sarò la tua verginità da sfogliare fra le pagine
di tutti quei libri che mai hai letto
sarò un reumatismo al cuore, un imbroglio, una fatalità
sarò un letto di sale, una spina di ghiaccio nel cuore di sibilla

IN CROCE

Seppellito
nei vostri addii,
invocando il Padre,
gli occhi miei
scrutavano gli ulivi.
E tu, Giuda,
ridi o piangi
un po’ d’aceto?
E li maledici
quei trenta danari?

S’è fatto,
d’un tratto,
il cielo
negro sudario:
l’alma mia
avrebbe dovuto
in esso
raccogliere,
mentre s’indeboliva
sempre di più
il corpo mio
preso nel dolore,
in una mai giunta
pietà.

E tu, Madre,
piangesti:
il Figlio tuo
se lo sarebbe preso
il Padre,
togliendoti
dal cuore
la Lieta Novella.

E voi, soldati,
armati di peccati
e anime lanceolate,
non poteva bastarvi
la Croce
della mia mortalità;
ed allora
sassi
e sputi,
spingendo,
rompendo
il poco fiato
che nel costato
resisteva.

E tu, Maddalena,
guardavi me…

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, passione, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , , . Contrassegna il permalink.