A una sconosciuta ho sparato il mio nome

A una sconosciuta ho sparato il mio nome

ANTOLOGIA VOL. 134

Iannozzi Giuseppe

irish woman
TENTAZIONE

La verità è che una vita senza donne è un vuoto in cui non esiste neanche la tentazione di credere in un Dio.

SU UNA LAMA DI VENTO

Fantasmi appassiti
su una lama di vento
piano raccontavano
di nuvole e immaginate bugie,
di libri e occasioni perdute

A una sconosciuta
su una strada a caso
ho sparato il mio nome
perché presto lo dimenticasse

Ho consegnato poi
a uno di bocca buona
senza un dente buono
né in alto né in basso
il perché si sta così bene
a non scrivere d’amore

…perché ho visto cose
che non stanno
né in cielo né in terra
Perché ho visto
uomini e donne
come topi ghiotti e ciechi
rosicchiare oscene illusioni

DISPERATO ATTO DI CORAGGIO

Mancò
un disperato atto di coraggio
che dalle falle della vita
spazzasse via i dubbi,
così siamo adesso qui,
soli e più confusi di ieri,
cercando
nei giorni uguali ai giorni
il perché
del nostro esistere

Non splende il sole sul fiume,
inciampano e cadono i pescatori
nelle tracce
che la luna ha impressionato
lungo le sponde vuote
di cristi e giudei;
e non c’è nessuno,
non c’è davvero nessuno
che sappia come pescare
un nome,
non c’è uno
che sappia come peccare
per dar oggi corso
a un domani migliore

Mancò
un atto di vero coraggio
che ci prendesse in ostaggio,
così siamo adesso qui
e qui resteremo …
per un lento morire
senza aver vissuto mai,
mai veramente

SI SPENGONO LE LUCI

Si spengono le luci
Piano,
in silenzio quasi,
si spengono le luci,
e si raffreddano gli animi
ma mai abbastanza, mai:
e bruciano, bruciano
– come marchi a fuoco –
sulla linea del tramonto
speranze e promesse
per accompagnarci
nel cavo della notte,
nella sua profondità
che sfida di Dio
l’eterna Luce
– la Genesi.

UN ORIGAMI LA DONNA

Un origami la donna,
ma sfinge anche
di sé e dei diversi
mai contenta
Di Nemesi figlia,
di uomini e cavalli
le nude spoglie ama

LE PORTE DEL PARADISO

Saremmo dunque nati
per essere dei perdenti?
Oh, il domani,
il domani appare così lontano,
una spiaggia che non si arriva.
Eppure, devo andare avanti, avanti
come se questo momento fosse il primo,
come se fosse il primo vagito
che il mondo dalla mia gola raccolse.

Pazzia dopo pazzia, croce dopo croce,
come fu che persi così tanto
senza rendermene conto, quasi?
Come fu amare e ancora amare?
Un giro di giostra? Mille bianchi stalloni,
mille impronte lasciate sulla battigia bagnata
dal fragore d’un mare mai quieto:
sol questo resta dei tanti amori disperati,
voluti, temuti. Un perdere così, senza senso.
E mai uno che dicesse il vero,
il bianco e il nero.

Alle porte del Paradiso non bussare.
Ti vengo a trovare, ogni notte.
Nella maniera che posso, ogni notte.
Tu quasi non te ne rendi conto.
E’ dunque questa la pena che c’inflissero:
saperci vicini, scoprirci lontani.
Oh, poter infrangere questa lontananza
che ci divide… e finalmente poter
estirpare dalle nostre anime il tumore.

Odo una voce, una voce
che nel cuore s’insinua:
con l’algido suo fiato lo trafigge.
E poi, e poi nulla più. Nulla più,
in eterno.

IERI, OGGI

Ieri scrivevo tutto,
tutto quello
che per la testa mi passava
Ieri era ieri, oggi è oggi
Così va il mondo
Ed è così che oggi,
in questo giorno di sole,
ti mando a quel paese

CHE LA POESIA SIA BELLA

Che la poesia sia bella
e dell’anima sia il respiro,
non lo metto in dubbio,
in dubbio quasi mai, io;
anche se poi,
a ben vedere, non sempre
di gioia si può cantare:
il Bardo, volente o nolente,
con animo dolente
ha più spesso da dire
dei fattacci che, ahinoi,
nel mondo accadono.
E quasi mai gli è concesso
da sé un minimo ristoro.

LUNA BUGIARDA

Quante volte ho fatto a botte
con l’acquasanta
vestendo
il rosso del diavolo
e la bocca a trentadue denti

Su lividi tramonti
vuoti d’allegria
ho segnato il mio destino,
perché non mi sfuggisse
il guinzaglio di Cerbero
Lungo i Sette Mari
ho cercato Sirene e Venti
E sempre sotto la Luna
ho cantato ebbro;
ma salse lagrime
m’han segato il viso
Sino a Babilonia mi son spinto,
cercando fra le macerie
una parola o un volto amico
che m’insegnasse Poesia;
e di Dio la faccia irata
subito ho incontrata,
la bocca spalancata come fornace
così che indietro ho mosso il passo
ma non prima d’aver gridato la collera,
la mortale fragilità dell’Ebreo Errante
E anche Dio ha piegato il ginocchio,
lo giuro che così è stato

Tu, Luna, che luce diffondi
di Verginità, or dimmi la Verità,
dimmi se speme è giusto nutrire
se dopo tanti e tanti anni
ancora son qui e son sempre io
non diverso non migliore,
soltanto più stanco del lungo vagabondare
Ora non tacere
Il dubbio dissolvi, adesso e per sempre
o giuro che mai più mi troverai
di fronte a te in ginocchio

SOL DICEA

Sol dicea
“Quel che ho
nell’anima mia
poco o niente,
ma di più quel che
non scorgete”

Sol dicea
la povera sua verità
che i Signori li seppelliva
in un indiscusso silenzio

E TI CHIAMO

Questa notte mi sentivo così solo
Ogni battito di cuore un affondare lento
Le stelle lontane e il cielo profondo
mentre stavo in aperta buia campagna,
cercando indarno di scacciar la paura
con la melodia d’una foglia al vento
Oh, voce delle mie tremanti labbra

E ti chiamo

Oh, voce delle mie tremanti labbra
Questa notte mi sentivo così a terra,
mancava l’allegra fuga dei tuoi baci

LA SETA DELLA NOTTE

Quel giorno pensavo che,
che non l’avrei più rivi sta,
e che ogni montagna sarebbe franata
e che ogni mare si sarebbe ritirato.
Quel giorno pensavo che,
che non ci sarebbe più stata
la luce del giorno né la seta della notte.
Ed invece è ancora la sua carezza
a sfidare il mondo; è la sua dolcezza
a dar un senso alle lacrime e al sole.

Questo è un giorno felice che,
che si spande in ogni contrada e strada:
lei canta e balla, e il vino scorre a fiumi,
e nessuno si ubriaca più del giusto
e lei sorride un arcobaleno di teneri colori,
mentre due zingari si stringono stretti stretti
– un po’ piangendo, un po’ ridendo –
aspettando l’abbraccio del crepuscolo.

SCRIVERE

Qualcuno vorrebbe sapere il mio perché?
Scrivo perché vivo, per essere eroe inviolato,
bambino meravigliato. E non il contrario.

ANNA FRANK

E tu, tu che ora piangi
il diario di Anna Frank,
tu che ora fingi
come sempre,
da che parte stai?

Io, un deragliato,
eiaculazione precoce;
tu, un fanatismo,
figlio d’un seme atroce.

STELLE ALPINE

Nell’ignoranza
la saggezza dei monti,
di chi li abita ancora,
la memoria dei partigiani
e di mille stelle alpine.

La Nebbia
si scioglierà
con la nostra voce,
non nella sua eco.

INVERNO

sì, qualcuno credeva in te
com’è che ti sei venduto?

in un girotondo di convenienze
ora vendi il giorno e la notte
e a tutti vai dicendo
che è stato facile inciampare
alzare lo sguardo e andare avanti

ma l’inverno ti gela il culo
come ti sei venduto

SECOLO

Finirà
anche questo Secolo:
faremo una gran festa
di peti petardi specchi,
sognando Dioniso
– la sua faccia di tolla –
e la sua folle scatola
dell’Ingegno.

Finirà
anche questo panico.
Ma non noi.

LA NOSTRA CANZONE

la nostra canzone
ch’era tanto bella
s’è persa, s’è persa
in un eterno ritornello

che noi non sappiamo

che non desideriamo
mettere fra le labbra
quando la notte
ci sorprende nudi soli
e sconvolti

IN AUTUNNO

Sembri un’anima in pena. Al bruno dell’autunno ti sei venduta. Del resto, forse è stato meglio così: non avevi un sogno per cui vivere, né un satiro che baciasse il tuo capo bruno.

TOMBAROLI

C’è chi solo legge. C’è chi solo scrive. Non cambia il risultato finale: entrambi sono due tombaroli.

USQUE AD MORTEM

Ora, ora prendete un poeta, ditelo poeta, rendetelo vile ai suoi stessi occhi: regalategli questa memoria.

Ora, ora prendete un idiota, fatelo senatore a vita, ditegli che la sua vita è finita: regalategli questa garanzia.

MENTIRE

No, non parlatemi di romanticismo. No, non ditemi che è vera anche la bugia!

SCANDALI

Inventiamo scandali solo perché non abbiamo una nostra propria vita da violentare.

CORAGGIO DI SCRIVERE

Le poesie migliori sono quelle che non abbiamo il coraggio di scrivere. O quelle che non sappiamo regalare a noi stessi.

LIBERTÀ

Credo in una libertà che è quando non c’è bisogno di dirla tale o gridarla.

DOMANDE E RISPOSTE

Le domande sono di per sé delle risposte. Bisognerebbe educarsi a non imparare dalle risposte.

BUKOWSKIANO

Meglio essere bukowskiano che dannunziano. Su questo non ci piove.

ALIBI

Il modo migliore/peggiore per darsi la morte è vivere l’alibi dell’immobilità mentale e fisica.

RISPETTO DI SÉ

Mi sbarberò, farò il mio volto nudo, un giorno accadrà. E tu dimenticherai di depilarti le gambe. Oh, è così che succede in tutte le storie che di sé non hanno rispetto.

LETTERA

Amore, ti scrivo queste poche righe, perché piccolo è stato l’amore che ci ha visti insieme. Non ho molto in tasca e le parole che vorrei liberare è meglio tacerle.

Amore, qui è quasi primavera e la mia vita ha cambiato dolcezza. Non ha senso chiedersi perché ti sei venduta. Non ha ragione d’esistere la possibilità di rimanere amici.

Amore, ti lascio così. Ma ti auguro che un giorno tu possa perdonarci tutte le carezze sciupate e le frottole bevute in quel caffè.

Arrivederci Amore, avevi gli occhi belli. Arrivederci Amore, avevi l’Anima presa nell’eterna stanchezza d’un’aritmia di speranza per un dolore diverso da noi.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a A una sconosciuta ho sparato il mio nome

  1. Lady Nadia ha detto:

    Belle. Intense da matti!

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Grazie, Nadia. So che il tuo giudizio è sicuramente sincero.

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