Mille poesie tu e non ci siamo innamorati

Mille poesie tu e non ci siamo innamorati

ANTOLOGIA VOL. 133

Iannozzi Giuseppe

Giotto - bacio di Giuda (particolare)

QUELLO CHE HO

Ho quel che ho,
tutto quello
che non ho

Stanco il pugno,
di più però
dei pensieri il topo

Sul tempo
batto il dì,
il tropo che c’è:
così,
il re della foresta
a dormire
lo metto da me

Tu, mille poesie tu,
ma più immense
le mille stelle lassù

Quello che ho
bene non lo so
Questo so,
così qui io sto

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’era la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

CI SIAMO INNAMORATI

Ci siamo innamorati
che eravamo troppo giovani
per capire chi cosa dove quando
Ci siamo innamorati
perché non avevamo altri sogni
in cui versare la coppa della giovinezza:
io le mie tasche di piena povertà,
tu la tua gonna con lo spacco
Eravamo due tipi alla moda
A modo nostro eravamo belli
Belli e perdenti

Ci siamo innamorati
guardando un brutto film in un vecchio Cine:
all’incappucciato gli friggevano le cervella
mentre la sedia elettrica rideva elettricità
Eravamo troppo giovani
per poter capire che l’anima ha un suo peso
anche se non lo sentiamo

Ci siamo baciati
davanti a quel locale che è poi saltato in aria
sotto un cielo rasato da un tramonto di sangue
Tutti quei corpi morti ci facevano paura
Ci facevano sentire più soli che mai
sotto quel cielo così rosso, e l’IRA

Ci siamo innamorati
Abbiamo preso tutto alla lettera
senza discutere, per nascondere l’ignoranza
che ci divorava le budella

Ci siamo innamorati a prima vista:
due bambini che si giocano la nudità
immaginandosi dottore e paziente
E intanto Jeff moriva affogato tacendo
E Tim dall’Aldilà suonava un disco rubato
al Mercatino delle Pulci

Ci siamo innamorati
delle nostra bella retorica
e del David michelangiolesco
Ci siamo innamorati
e dio non ha degnato d’uno sguardo
le mie tasche vuote e il tuo spacco

Ma ci siamo innamorati
ed eravamo quasi innocenti,
uguali ad angeli caduti
per colpa d’uno sgambetto

LA PIÙ DIFFICILE

Il cuore m’hai catturato,
alla tua anima l’hai impiccato

In ostaggio hai preso l’anima mia
e torno torno al tuo corpo l’hai legata

Sempre tu la più difficile
delle donne che ho io incontrato
Ma di te non posso far a meno

VALENTINA

Se mi lasci essere il tuo Valentino
andremo mano nella mano lontano
Se vorrai essere la mia Valentina
vicino vicino sempre noi staremo
E il domani non sarà mai un nome
senza senso, ma il tuo a ogni ora

L’ECO

Avevi promesso
che m’avresti sposato
quando sarebbe venuto
il momento giusto

Sono stato ad aspettare
con il cuore in gola
per anni e anni amari
E adesso che è il momento
di te neanche l’ombra
Ho portato il mio sguardo al cielo,
ti ho cercata nel Carro Maggiore
e più in là, oltre la Via Lattea
Ho provato a dimenticarti
Non ce l’ho fatta
Le notti sudavano il mio spirito
a ogni ora più stanco
E’ che ti desidero

E’ giunto il momento giusto
Ma di te non trovo né la luce
né l’ombra
Così m’arrangio, stracco
mi butto sull’erba bagnata
e miro il cielo blu, profondo
Cerco te, cerco un riparo
ascoltando l’eco
del mio cuore in tumulto

NUVOLE DI TEMPESTA

no, perché? o sai forse che
si stanca la fatica e il passo lungo più della gamba
quando credi, quando il mondo nella mano

sì, si agitano i coriandoli all’aria affidati
mutano poi in nuvole di tempesta
e tutte le parole prendono il volo
e i sogni pure quando il tempo fuggito
dalla mano,
ma fra le gambe incastrato bastone

I GOT YOU

Spingerti a me, a piccoli morsi
assaggiarti e poi esplorarti
come se i miei respiri
fossero i tuoi; carezze
per dilatare e sciogliere
i nodi del tuo cuore ribelle
perché ogni cosa bella o brutta
sia leggera e veloce, cristallina
come l’acqua che dalla sorgente…
sgorga

Se Amore ha di sé coscienza
per minima che sia
di desiderio e rivelazione,
nell’oscurità profonda in attesa
di fiorir a giovinezza nova
per carezze e trasgressioni,
tu prova a dargli il mio nome

VIA CRUCIS

In questi giorni la terra mi trema dentro alle fredde ossa:
gli uomini si gettano a capofitto in una disperata impresa,
e poi, fra le mani, le nude budella espongono; invano cercano
di ricacciarle dentro all’epa in un atroce lamento, in un tormento
che di sé mai è contento. E inghiotte la terra ogni vita senza scampo.

In questi giorni non vedo né il sole né la luna ma solo un nullo cielo:
piangono le donne lagrime di sangue, si fanno pallide in volto
e, gridando mute che non è vero, cala su di loro il pesante velo;
e finiscono col strappare i giorni dal lunario tremando fragilità,
lasciando i capelli sciolti al vento, morendo piano nei confini del tempo.

C’è un urlo che si spande da cielo a cielo, poi è l’eco del Niente:
lo conosco, dalla mia bocca morta nasce. Ma non osa l’alma mia
di chiedere perdono a Dio, perché troppi ho lasciato a soffrire
e troppi ho seppellito accanto a me insieme al destino mio,
lasciando loro solo la triste eredità che più non c’è verità.

Avrei voluto vivere per sempre reggendo il tuo sguardo,
tenendo la tua mano nella mia come quand’eravamo bambini
a giocare nei prati la guerra dei primi innamoramenti.

E poi, ancora, avrei voluto dormire nei tuoi capelli d’oro e d’argento
per sognare insieme a te il miracolo dei fiori in boccio e la primavera.

E non so – o solo non oso – immaginare quant’altre gioie da scoprire
nella bocca tua di miele e d’amore. Ed invece è questa Via Crucis
che, stanca di sé, si trascina in mezzo a mille fiati raccolti in dolore.

LIBERO

Tu che sai la mia vita
non chiedermi della tua
perché ignorante rimango
come sempre. Sempre,
e per sempre, libero.

BALLERINA DI VITA

La vita è danzare sulle punta dei piedi, sempre volando, anche se le scarpette sono pianto di piombo.

IL CERCHIO DI GIOTTO

“Vorrei fare colla poesia quello che Giotto fece col cerchio! Vorrei la Perfezione.”
“Be’, per il momento accontentati di parlare come mangi e vedi di gonfiare a dovere quella cazzo di gomma.”

IL SACRIFICIO

Lui le fece scudo col suo corpo: tutti i proiettili l’accolse nel suo maschio cuore come fossero baci della donna amata. Ma quando si voltò, la trovò cadavere a terra: le turgide rosse labbra di lei sprigionavano esiziale sapore, quello della polvere da sparo; però lui la baciò lo stesso, un’ultima volta.

INCONTRAI IL D’ANNUNZIO

Una volta incontrai il D’Annunzio: aveva un occhio malandato e pure una febbre strana che lo infuocava tutto durante le notti che il sonno si faceva duro a venire. Blaterava di Vergini e di Rocce. Chissà perché mai stetti ad ascoltarlo! Periodo oscuro che per fortuna ho attraversato e superato: ma fu malattia. E la cura dentro a una Pagina Corsara, poi la morte dentro a una notte cupa che m’è oscura più di mille nevrotiche parole. E il risveglio in una Stagione all’Inferno.

LIBERA NOS DOMINE

“Sapevo che m’avresti risposto solo dopo averci pensato su, non una, ma due volte almeno. Sapevo fin dall’inizio che sarebbe stato un no. Ma ci ho provato lo stesso: era in me sopravvissuta una pallida scintilla d’illusione che non fossi cambiato.”
“Ti ho dunque deluso.”
“No, non troppo. Più di me hai deluso te stesso. Ma se vuoi saper tutta la verità, questa consapevolezza, or come ora, non mi fa né caldo né freddo. Anche il pallore che credi di leggermi in viso s’è spento, caro amico d’un tempo remoto.”
“Così crudele sei!”
“No, ti sbagli. Non lo sono. Sono solo libero di difendermi da te… ignorandoti.”

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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