Vivevo per il suono della tua voce

Vivevo per il suono della tua voce

ANTOLOGIA VOL. 131

Iannozzi Giuseppe

Penelope - Dante Gabriel Rossetti

VIVEVO

Vivevo per il suono della tua voce
Vivevo per quella luce
dentro agli occhi tuoi
Quasi felice
tentato ero di creder in Dio

ERANO CRISANTEMI D’AMORE

Erano crisantemi d’amore
Ma dorme la casa laggiù
all’eco e ai passi di chi bussa chiusa
E si cantano in strada canzoni tristi
che la nebbia prendono in loro compagnia,
quasi con benevola nostalgia

Ma dorme la casa laggiù
Dorme la casa che un dì un uomo amò
E furtivo fugge dalla chiesa antistante
il prete che la Legge l’ha perduta
in una risata disperata;
e già alle finestre i barbagianni
con vuote orbite
di Gesù annunciano la fine

Ma dorme la casa, il regno di cristallo
che di spine e rose si contorna
Ancor non accetta il vecchio Iscariota
che eran crisantemi d’amore
le parole taciute,
per un momento solamente pizzicate
nel suono cavo d’un violino dimenticato

Nel suono cavo d’un petto
dal dolore anzitempo battuto

NON DESIDERO AMORE

Non desidero l’amore
Mi accontenterei d’averti
a me accanto nuda
dalla testa in giù,
come femmina
donna
bambina

UN’ULTIMA VOLTA L’AMORE

Un’ultima volta l’amore
Un’ultima volta il mare,
che la spiaggia di orme
lasciate e bagnate
accarezza

Un’ultima volta
perché non sia il rimpianto
a lasciar di noi
triste rimembranza
in mai spiegata canzone

Un’ultima volta,
sfidando delle sirene
il tristo loro incanto,
la eco che l’alma sfonda
onda dopo onda

Un’ultima volta ancora
l’ultima sbronza
per lavare delle lacrime il sale,
per eternare due cuori
che le bufere dell’amore,
della morte
meglio d’ogn’altra cosa
le conoscono

Un’ultima volta…
la bionda tua tempesta,
le tue lunghe chiome
su la povertà di chi t’ama,
di chi t’ama male
solamente come sa

FERITE

vestirai luna di luce?
o nuda allo specchio
spoglierai lacrima
di triste paradiso?

ti ho vista piangere
e ancor non sapevo
che l’amor così è

tutti ne erano al corrente,
non io però che inciampo
nella pioggia, bevendola
passo dopo passo
come lupo ferito fiero
delle ferite mai cicatrizzate

NON POSSO ACCETTARE I TUOI AUGURI

Non posso, credimi, non posso accettare
Non posso accettare i tuoi auguri lontani
Stanno sulla bilancia il Bene e il Male,
come tocchi di carne ben macellati
vuoti di vita, vuoti di valore;
non vale, non vale davvero la pena
scegliere quale il pezzo migliore

A chi mi ha chiesto ho detto la verità,
la sola che conosco
A chi mi ha pregato di scacciare
dal tavolo le mosche, ho detto la verità:
mai ho conosciuto una donna,
una donna votata all’Ordine dell’Amore;
ho però conosciuto giusto ieri un folle
e uno che da sé s’impiccò a testa in giù
un milione di anni fa o giù di lì

Ricevo posta un giorno sì e uno no
Nessuna lettera mi parla di te,
e così lascio la penna nel calamaio:
non risponderò né oggi né mai
L’ho capito da un po’ che non è
di poesia la vita

L’ho capito da un po’ che non è
di poesia la vita,
così non scrivo più d’amore,
barzellette senza né capo né coda
per far ridere certi poveri cristi
– marinai che più non sanno la fede,
la gioia d’andare per mare

COMMEDIA UMANA

Nascondetemi dal sole
che ferali raggi reca alla vista,
sulla pelle sporca di sesso,
con la notte alle spalle:
ancor resiste la lingua di fuori
inzuppata di odio,
di sapor di donna e Balzac

Lontano, ti prego,
da questa Commedia Umana
di sudori al mattino assetati
di nuovi sudori

Lasciami dormire
sotto il peso del lenzuolo,
nella confusione dei pazzi
di sotto in strada
che con le loro urla belluine
l’orecchio e la pietà di Dio
feriscono

HO FATTO IL MIO DOVERE

Ho fatto il mio dovere
frantumando sgrammaticature
e parole cariate vuote di luce
Ho fatto quel che andava fatto
e non ricordo più niente, più niente
Non un ricordo ingombra la memoria,
non uno sgarbo o uno sgorbio sposa
la storia che fra noi mai fu

Ho fatto il mio dovere,
e l’ho fatto per amor mio,
per amore della mia statura

Voi anelate a un’incomprensibile banalità,
io a una professionalità uguale
a quella d’un condannato a morto
Voi cercate ancora la luna in fondo al pozzo,
io no, aggiusto lo sguardo come un cecchino
per una santità a misura d’uomo

Ho fatto il mio dovere
mentre Dio si dava via a una distrazione,
a un capriccio di donne un po’ così e così
Ho fatto il mio dovere
consumando il passato a lume di candela,
aggiustando versi su versi
fino a toccare con mano perfezione da coglioni

Voi anelate a vivere fra nani e mezze verità,
voi amate andare avanti con le gambe corte,
io no, punto a una semplicità sacrificale
che uno a uno sgozzi agnelli bianchi e neri

Ho fatto il mio dovere,
fino in fondo ho fatto
tutto quello che andava fatto
per amore della mia statura,
della mia statura solamente

E ora non ricordo, più niente ricordo
Solo anelo a una professionalità
uguale a quella d’un condannato a morte,
solo aggiusto e aggiusto lo sguardo
come un cecchino per una perfezione da coglioni

CAMICIA DI RELAZIONI PERICOLOSE

Hai visto, hai visto anche tu?
L’attore che amavamo di più,
senza pensarci su,
ha puntato la 45 della pazzia alla tempia
per riuscire finalmente a recitare
la commedia d’una disumana esistenza
in un manicomio di finestre di piombo
Sfoga adesso i suoi sorrisi assassini
addosso a certi camici bianchi
che malamente lo imitano,
addormentandosi a tarda sera
in una camicia di relazioni pericolose

Hai visto, hai visto anche tu
di cosa è capace un uomo
che il bagaglio della vita
tutto l’ha impegnato
per toccare gli estremi gemelli
dell’apice e del fondo;
e vogliamo forse noi imitarlo
per essere come lui delle scimmie
senza un minimo di decadentismo wildiano,
ma con una grassa gobba nel cervello?

Lungo i fianchi lascia cadere le mani,
e con un silenzio d’oro metti a tacere
il pubblico che più non sta nella pelle,
che come serpente tentatore sibila
e dalle poltrone scivola con il culo basso

Con un silenzio di peccati d’oro
metti a tacere chi non ha capito
e chi mai capirà
come sul palco del mondo si sta

NON SIA DI POESIA
(2nda versione)

Non sia di poesia il giorno,
sia invece di passioni,
di immensità vuote di barocchismi;
sia il giorno impietosa lama di luce
che le verità a una a una le denuda;
e sarà bello vivere e godere,
anche sotto l’occhio mai stanco
della macchina da presa

Non sia il giorno uno qualunque,
una fossa comune da seppellire
dentro a una notte ai confini
del mondo conosciuto e no

Non sia di bugie e poesie il giorno,
sia invece oscenità di angeli nudi
Di angeli scalzi e nudi
che violentano i fasti delle vanità
per una emorragia di carnale verità

UN MILIONE DI MAJAKOVSKIJ

Stamattina mi sono aperto gli occhi
con il solito, un bicchiere di spenta lucidità
Sul pavimento, in salotto, avanzi d’amore,
mozziconi e giochi da tavolo in confusione
E la mia faccia più brutta del solito
tra pedoni caduti re e regine, e sullo specchio
quel cazzo d’aforisma scritto col tuo rossetto
E queste due lacrime dolci e amare e silenti
che tagliano in due la finzione del mio sorriso
mentre il cuore in petto mi perde un colpo

Lo so, lo so bene d’essere solamente un uomo,
giusto un piccolo ingombro nell’Universo
E l’alba è già alta e così tanto rossa oltre le Alpi
e non si frena proprio più la voglia di morire

Stasera ce l’avrò il mio bel daffare, ce l’avrò!
Un milione di Majakovskij e un altro di whisky,
una poesia a metà, e un colpo veloce di pistola

Perché mai soffrire come un cane affamato
legato alla libertà d’una rugginosa catena?

LA VIA DELLA SANTITÀ

Ho deciso di seguire la via della santità… e della castità… di abbandonare libri e donne… di essere centro di gravità… di perdere tutti i vizi lungo la strada… Sarà davvero dura, davvero molto… ma me lo impone questo tempo storico… il mondo ha bisogno di una luce che lo guidi e quella luce par proprio debba esser io.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Vivevo per il suono della tua voce

  1. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Queste fanno parte del mio ultimo periodo creativo, scritte fra il 2016 e il 2017. Sono molto diverse per stile e non solo. Credo siano molto buone.
    Grazie, Nadia.

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