Più saggio di una puttana. Sul ring della vita

Più saggio di una puttana. Sul ring della vita

Iannozzi Giuseppe dice la sua

Iannozzi Giuseppe

– Quasi nessun scrittore ha oggi delle idee veramente originali e di sostanza, ciò nonostante i libri che il pubblico gradisce sono quelli che raccolgono luoghi comuni.

– Scrivere o non scrivere? Dilemma forse più corposo del più classico essere o non essere.

– La tragedia di questo nostro tempo storico è che a ogni ora una nuova tragedia si consuma, e subito l’opinione pubblica dimentica quelle occorse un quarto d’ora prima.

– Nei libri non c’è nessuna verità che non si possa trovare scendendo in strada. Chi sa osservare la società, sa anche leggere l’umanità, la sua superficialità e la sua rara profondità.

– Si scrive quando si ha qualcosa da dire, e non per impiastrare le pagine con parole inutili. Con la maturità certe cose finalmente le capisci.

– La vera filosofia non è di favole o di specchi per le allodole.

– Viviamo in un secolo che ha fatto della vacuità la sua ragion d’essere, non a caso siamo pieni di tromboni e di tuttologi.

– Sarà l’uomo, con le guerre di religione, a porre fine a sé stesso, e non un demiurgo.

– Parlare di verità assolute equivale a tirare su una molto fragile architettura di illusioni.

– La letteratura sposa soltanto una virgola di/della realtà.

– Non sempre la lingua italiana si è evoluta in maniera consigliabile e conveniente.

– Ciò che è inutile purtroppo non passa mai di moda.

– L’ignoranza sarà sempre una spada più attuale della cultura.

– Voi anelate a un’incomprensibile banalità, io a una professionalità uguale a quella d’un condannato a morto.

– Si può essere dei geni solo per sopravvenuta inflazione del tempo storico.

– Meglio sarebbe non essere e non essere qui, tra la gente, nella folla dei pensieri tutti uguali. Ma siamo e siamo quel che siamo, poco o niente, attributi d’una malasorte che, giorno dopo giorno, con le nostre proprie mani cementiamo.

– Difficile essere, o fare, il critico letterario. Difficile perché ci sono dei libri che non si possono recensire, e non perché brutti, semplicemente perché insignificanti. Questa è la tragedia. Fossero brutti, in due righe un bravo critico li stroncherebbe e morta lì; coi libri insignificanti invece non è possibile, perché il NULLA non lo si può descrivere, nemmeno con una critica feroce.

– Un libro che parli delle vicissitudini dell’autore è un libro destinato all’oblio.

– In un paese povero di Cultura possono solo fiorire le dittature.

– Viviamo in un medioevo culturale: oggi va di moda l’illetterato. Segno dei tempi, ahinoi.

– Del tutto inutile leggere l’ultima novità editoriale spacciata per capolavoro se prima non si sono letti, almeno almeno, diecimila buoni classici della Letteratura mondiale.

– Un autore, anche se vale meno d’una sola, può arrivare al successo commerciale. Perché ciò accade? L’ignoranza domina le classifiche, per cui puttane e puttanieri fanno grossi affari: sempre ai primi posti, per vendite e solo per queste, quelli che il talento non ce l’hanno.

– Chi mi ama mi segua. Chi mi odia mi segua comunque, ma stia ben attento.

– Per avere una possibilità di riuscita, in questo momento storico occorre essere ben al di sotto della mediocrità.

– Un assassino a volto coperto è di gran lunga preferibile a un marionettista.

– Quando un libro, sia esso per i nostri gusti o meno, colpisce alla bocca stomaco, allora, anche chi non è critico letterario di professione ha da riconoscere che, di sicuro, si trova di fronte a della grande letteratura o a una boiata immensa.

– Scrivere comporta una responsabilità, etica perlomeno.

– Una volta messa per iscritto la letteratura è qualcosa di molto simile a un buco nero.

– Si può sprecare il proprio tempo in due modi: scrivendo di sé o non scrivendo di sé.

– Per farsi ridere alle spalle non c’è modo migliore di quello di scrivere poesie, indipendentemente dal fatto che uno sia o no un bravo poeta.

– Per scrivere bene è necessario saper amare od odiare all’ennesima potenza.

– Non esistono donne romantiche, esistono uomini stupidi o ingenui, così tanto con la testa persa fra le nuvole da rasentare l’imbecillità assoluta.

– Non siedo più in riva al fiume da tempo immemore: non aspetto cadaveri di amici o di nemici che mi facciano l’occhiolino con occhio vitreo. Aspetto invece che gli uccelli tornino a volare sopra le nuvole, aspetto un canto celestiale che ristori lo spirito mio imperfetto eppur, a suo modo, bello.

– Ho smesso di pensare con la testa altrui da quando ho urlato il mio nome al vento, da quando ho preso l’ultima poppata dal seno di mia madre. Adesso spero di riuscire a non pensare proprio più: dopo tanto inutile ponzare la testa mi dole, per questo solo anelo a una santità umana fra note di jazz e voluminosi libri di pagine bianche.

– Esiste sempre una scelta possibile e giusta: Giovanni Falcone e Paolo Borsellino hanno dato la vita per mettere a nudo il malaffare che da Aosta a Palermo imperversa in Italia. Loro sono eterni, sono altissimo esempio di nobiltà e coraggio per le generazioni future, perché per le vecchie, purtroppo, non c’è molta speranza che oggi si ravvedano. Confidiamo dunque nei bambini, negli uomini che domani essi saranno. Una società che non ama i bambini proteggendoli, insegnando loro a scegliere tra il bene e il male, è una società destinata a inabissarsi presto nelle sabbie del tempo.

– La realtà che i più ignorano è che l’Italia tutta, da Nord a Sud, è morta e sepolta: neanche un miracolo potrà mai più risollevare le sorti di un paese che sopravvive a sé stesso sotto l’egida della mafia. In una dittatura possibilità che, prima o poi, il popolo si sollevi e mandi al diavolo il dittatore di turno esiste, in un paese dove la mafia la fa da padrona invece no.

– La cultura non è più vocazione dell’Italia. Un tempo forse, oggi non più. Vocazione dell’Italia, ancor prima del degrado, è l’oblio.

– – Imparate a sorridere come il Buddha invece di cercare (perseguire) la via della censura.

– Sul ring della vita si nasce da soli, si vive da soli e, soprattutto, si muore da soli. E se si è fortunati, parecchio fortunati, si muore con il sorriso sulle labbra, nonostante la consapevolezza d’aver perso il match decisivo, l’ultimo.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Più saggio di una puttana. Sul ring della vita

  1. sersergio ha detto:

    Bravissimo, condivido in pieno le tue conclusioni sulla vita, la letteratura e gli Italiani. E a proposito di letteratura, mentre negli anni ’80 si discuteva all’infinito sulla sua funzione, sul suo senso, sulla sua fine o riproposizione in modo radicalmente diverso (si faceva teoria, e libri non se ne scrivevano), oggi nessuno si fa più nemmeno queste domande. Sulle varie riviste letterarie online in cui mi sono inserito questi discorsi non li vogliono neanche sentire. E gli autori imperterriti scrivono banalità e ovvietà, scritte e riscritte mille volte assai meglio, convinti di aver fatto scoperte sensazionali (è un prodotto dell’ignoranza).Ultimamente ho proposto tre volte come consiglio di lettura “Tonio Kroger” di Thomas Mann, che pure ha una concezione dell’artista sostanzialmente romantica, dicendo che poteva almeno insegnare agli autori di oggi che la poesia non è quel vago sentimentalismo immediato che dai più viene proposto. Quelle pagine di letteratura o non mi hanno pubblicato o hanno subito eliminato i miei post..

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Negli anni Ottanta qualcuno ha cercato di fare letteratura in maniera diversa, ma a un certo punto il dialogo si è interrotto, e più o meno tutti si sono messi a scrivere romanzi. Negli anni Novanta abbiamo assistito alla nascita dei Cannibali, ma prima di loro, negli anni Sessanta il Gruppo 63 lanciò una avanguardia che però aveva un taglio troppo aristocratico per poter attecchire. Si può dire che le avanguardie, perlomeno qui da noi, hanno avuto vita breve. Oggi la moda porta in libreria tanti libri che non hanno niente di letterario, romanzetti autoreferenziali in stile Harmony o giù di lì. Non ho niente contro i romanzi rosa o pseudo-erotici, però il troppo stroppia.
    Purtroppo le nuove generazioni non leggono, figuriamoci se si prendono la briga di leggere Thomas Mann o Hermann Hesse. Si dice, non troppo spesso in verità, che bisogna leggere i classici della letteratura, ma il consiglio non viene mai ascoltato. Siamo dentro a un nuovo medioevo, dove gli eroi (per così dire) sono le starlette della tivù e i calciatori milionari. Bisogna armarsi di tanta santa pazienza e attendere un nuovo Risorgimento.
    Qualche volta ci tento a proporre dei classici, ma con risultati assai deludenti.

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