LA FINE DI TUTTO

LA FINE DI TUTTO

Iannozzi Giuseppe

Sharon Stone

Nonostante la primavera non fosse ancora sbocciata, fuori l’aria era tiepida: sui rami di alcuni alberi si potevano notare tenere foglioline verdi, e persino qualche gemma in anticipo.
Matteo si guardò intorno come se i suoi occhi non avessero mai incontrato quel paesaggio. Il sole lo baciava in fronte, e i ragazzini appena usciti da scuola lo accarezzavano di corsa, passandogli accanto, lasciandogli nell’animo l’eco delle loro giovani risate. Si massaggiò il collo, mentre con gli occhi spolverava il viale alberato: pareva quasi che i rami degli alberi dell’una e dell’altra sponda si intrecciassero fra di loro fino a formare una sorta di galleria. Gli era sempre piaciuto addentrarsi in quel posto che pareva dominato da una magia tanto delicata quanta arcana. Non c’era alcuna fretta perché allungasse il passo, a casa non lo aspettava nessuno. Arrivato a metà del viale, si accomodò su una panchina e lì rimase a pensare. Il giorno prima era stato dal neurochirurgo.
“L’aneurisma è in una brutta posizione”, aveva sentenziato.
Matteo volle sapere di più: “Brutta quanto?”
“È un miracolo che lei sia ancora vivo. È alla base del cervello, è grande più di due centimetri. Non è operabile.”
Matteo non aveva ribattuto, né aveva lasciato a intendere di essere meravigliato o spaventato.
“A dirla tutta, si potrebbe tentare, ma le possibilità di riuscita sono inferiori al dieci per cento. Il serio rischio è che lei muoia sotto i ferri. Il mio consiglio è di monitorare la situazione.”
Non c’era niente da dare, prima o poi l’aneurisma si sarebbe rotto, causandogli una emorragia cerebrale devastante.

Senza dire nulla, una donna si accomodò sulla panchina, proprio accanto a Matteo.
Lui non disse nulla, sperando che la donna non attaccasse bottone. Ma quella, senza neanche presentarsi, cominciò a parlare.
“Lei lo sa che i faraoni dell’antico Egitto consideravano gli schiavi al di sotto della soglia del disprezzo? Immagino di sì. Erano loro a decidere il destino degli uomini, se dovevano vivere o morire. Il faraone fu il primo esempio storico di divinità impersonata da un sovrano”, sparò tutto d’un fiato la sconosciuta.
Matteo la ignorò.
“Non c’è bisogno che parli, posso parlare io per tutt’e due”, disse la sconosciuta.
“L’uomo è apparso sulla Terra circa trentamila anni or sono e, sino a oggi, ha dato vita a così tanti dèi che è pressoché impossibile contarli: questa è la dimostrazione che non esiste un Dio, esiste invece la necessità da parte degli uomini di continuare a illudersi che dopo la morte l’anima sarà accolta in cielo da angeli e santi, creature quantomeno improbabili per chi usa la testa. Migliaia di anni e mai nessuno che abbia visto Anubi. Certo, ci sono diverse statuette e illustrazioni del dio egizio, ma sono delle cose, non sono la divinità. Anubi è sempre stato un prodotto dell’immaginazione di alcuni uomini”, spiegò lei, come se la cosa la divertisse un mondo.
Non l’aveva ancora guardata, e allora volse lo sguardo verso la sconosciuta: la osservò per un paio di secondi, poi tornò a guardare davanti a sé.
“Sono una donna normale, non sono bella e non sono più tanto giovane. Sono una persona uguale a tante altre, né più né meno. E l’aver scoperto che vicino a lei non sta seduta una bellezza divina, una novella Sharon Stone, le ha lasciato l’amaro in bocca.”
Lui non disse niente.
Un improvviso colpo di vento freddo gli schiaffeggiò il collo e gli scompigliò la chioma sale e pepe.
“Lei è piuttosto giovane, non dovrebbe corteggiare la solitudine”, osservò la donna.
Matteo non le rispose, si limitò a tirare su il collo del cappotto per proteggersi da altri eventuali colpi di vento.
“La maggior parte della gente pensa che dopo questa vita ci sia un’altra vita. Oggi più di ieri, non si fa che parlare di angeli, paradisi e inferni. Questo tempo storico che stiamo attraversando si poggia su illusioni davvero stupide.” Sospirò. “A dirla tutta, è da quando l’uomo è apparso sulla Terra che ha cominciato a dar corpo a milioni di illusioni. Da bambina pensavo che sarei diventata una grande attrice adorata da tutti. Ero più che mai sicura che sarei diventata una dea, una stella del cinema. E invece sono qui con lei, questa è la realtà.”
Matteo si sentiva stanco, la testa gli doleva e non ne poteva più delle chiacchiere della donna che stava accanto a lui. Cercò di alzarsi, ma subito si rese conto che le gambe non lo reggevano per niente, fu così costretto a rimanere seduto. Era riuscito a sollevare il culo dalla panchina per un paio di secondi, non di più.
“Mi spiace”, sparò la sconosciuta, con un tono di voce a dir poco ambiguo.
Matteo cercò di guardarla negli occhi, ma l’emicrania gli aveva offuscato la vista e reso il collo più rigido di un tronco morto.
“Adesso devo proprio lasciarla”, disse la donna, ravvivandosi con una mano i capelli lunghi e biondi.
Si alzò dalla panchina, respirò a pieni polmoni, si stirò le membra con grazia felina, dopodiché prese a camminare lungo il viale alberato.

La testa gli cadde sul petto, pesantemente.
Non ce la faceva a gridare, e in ogni caso non sarebbe servito a nulla.
Il dolore era insopportabile. Ricordò d’aver letto da qualche parte che una emorragia cerebrale produce un dolore così intenso che è paragonabile a quello provato da una donna nel momento in cui dà alla luce un figlio.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, attualità, cultura, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, società e costume e contrassegnata con , , , , , , , . Contrassegna il permalink.