Ghignano gli angeli e delle loro ali si spogliano

Ghignano gli angeli e delle loro ali si spogliano

ANTOLOGIA VOL. 127

Iannozzi Giuseppe

Caravaggio - San Giovanni Battista

I.

… talvolta la frenesia
di non voler più nulla scrivere
ché il bello e il brutto
persino dal vento commentati,
in maniera conveniente o no;
prende talvolta la noia
come dentro a un obitorio
tra cadaveri e ossa da segare.

II.

Si ama la poesia come si suona il jazz,
ubriacandosi di lacrime e whisky,
scoprendo al mattino, non troppo presto,
che fa capolino in mezzo alla fronte
un dolore di ghiaccio.

III.

Tiranno l’amore, inganno per ciechi e gechi
in un cielo di troppo freddo sole seppelliti.

IV.

Eran ieri i libri la rivoluzione,
forse solo l’illusione d’un buffone
che domani il domani
sarebbe finalmente stato.

Giorni perduti,
riavuti indietro mai,
così ancor oggi dalla bocca mia,
veloce o piano,
si diparte il raglio,
quello che ben sai,
quello che in eredità lascio.

REQUIEM

Tra le costole della Balena Bianca scivolammo
Non c’era proprio nessuno che potesse qualcosa
Nel ventre buio dell’umana tempesta prigionieri
sol sentimmo e accusammo mostruose solitudini
Fra aliti e sbruffi d’ascosa profondità cercammo,
pur sapendo che nessuno di noi mai e poi mai
sarebbe potuto tornar a ieri
con la mano a oscurar del sole la luce

Spezzava l’incessante pioggia di sangue le schiene,
sdraiava i morti pria che dalle labbra loro un’avemaria,
sìcché or mi dimando se e a che valse esser da madre partoriti
pur sapendo che qui, in un debol fiato, risposta non ci sarà
Come coltello, dietro alla porta semichiusa, in attesa,
prima o poi il Requiem che il cerchio della vita chiuderà

Mala speme fu fallo e tarlo di sfidar di Poseidone l’ira

MA FOLIE

Dolce irrinunciabile Follia,
più dell’anima tu tenera!

Un singolo tuo bacio
al paradiso capace è di dannarmi
Un unico tuo segno d’amore
per la vita intera può stordire

Quel tuo modo sì speciale
di lasciarmi sconfitto
dentro a un tuo bacio,
troppo bene lo conosco
E non lo so rifiutare,
non lo so condannare
Così arrendevole,
così colpevole!

Illudere lasciami ancora
che il cuor tuo per me batte
E lascia che te lo dica:
con la dolce tua follia
di brutto m’hai innamorato,
per sempre esiliando
il senno mio sulla Luna

Dolce irrinunciabile Follia!

FIOCCHETTO DI NEVE

Fiocchetto di neve bianca,
delicato ti posi
Dolce ti sciogli in un bacio
Fiocchetto di neve sei
Su me ti sciogli
In me ti scaldi, fiocchetto,
abbracci poi il coniglietto
come te tenero,
e col capo sul mio petto reclinato
piano t’addormenti
vestita di luce dorata
– dell’ultimo raggio di sole invernale

Tu, bianco fiocchetto di Natale

HO SEPPELLITO GESÙ

Le tue mutandine
Non le credevo così bianche
E la neve cade e cade, soffice
Piano sfiora le mie mani
Piano si scioglie,
in una lacrima subito tiepida

I nani fumano oppio
e l’orizzonte si fa di nebbia
– di sogno
In giro si dice che nascerà
E’ solo ieri l’altro
che ho seppellito Gesù,
morto bruciato
Dicono fosse una torcia umana,
che l’orrore e il dolore non vennero
Il fuoco divorò l’urlo e l’uomo
prima che dalla gola si dipartisse
un “che!” per una vita consumata
in unico solo momento

Ti ho scoperta a piangere
in un angolo nascosta
Le tue lacrime, così calde e pure,
mai le potrò dimenticare

IL NORD

E andar via,
dimenticare
la Polare
e le altre
che la notte
incendiano
Non sai,
o non hai:
il sorriso sì,
lacrime no;
e quelle,
quelle amavo
con l’indice
una a una
indicandole
sul volto tuo
in ombra
Stelle erano
e più non sono:
così buffo,
così stupido,
non vedi forse
che è così…!

FORTE
(1ma versione)

Ragazza mia, sei una gatta
Egoista te ne stai al sole
Non vieni mai colla pioggia
a riscaldare i vuoti miei dì
Col bel tempo veloce scappi via
e con te, con te porti via
quel poco di gioia
che per un momento fu mia

Ti strinsi a me un secondo
per subito perderti, per sempre
Non nel core però che ancora
forte batte nel ricordo di te

LA MIA COLLEZIONE DI FARFALLE

Mi piacerebbe un giorno
accompagnarti a vedere
la collezione di farfalle
che tengo sotto vetro
in camera mia
Sono la cosa più preziosa
che io ho; e quale onore
sarebbe per me
se il tuo pudore lucidasse
con lo sguardo i mille colori
che sulle ali distese riposano

Vorrei anche farti vedere
il pennello la tela e il cavalletto
che uso quando con la paglia
in testa dipingo le donne
che piano lungo la strada scivolano
costeggiando il pericolo
– la riva dell’Arno sempre pronto
a schiumare sua centenaria rabbia

Per portarti infine al luna park
tra pinocchi pagliacci e scrittori
che ti leggono il futuro
per una lira o due appena

Un giorno sì, te lo giuro,
ti accompagnerò
dentro ai meandri oscuri
della Vanità; e se paura
prenderà casa nel tuo cuore
di corsa a casa mia al sicuro
fra colori tele e farfalle!

L’AMANTE

Non fu abbastanza un amante,
il suo cuore e tutta la sua povertà
Ne volesti a te accanto altri cento,
uno diverso per ogni santa notte
Ti donasti loro con pena e voluttà
Ma all’alba ognuno fuori dal letto,
di nuovo raminghi per chiese e città
in cerca d’un’altra suora di carità

ERA IERI

Al dolore ci accompagniamo
talvolta cercando compagnia
nel rosso d’una bottiglia,
altre ancora in quella
d’una combriccola
che da tempo i contatti ha perso
con quella scuola
dove tutti s’era compagni, banco
dopo banco, fianco a fianco, copiando
più per la felicità di sfidare il dolore
d’una rampogna
che per sentita necessità

I MIEI MITI

I miei miti così diversi
e le tue abitudini sempre uguali
a certi versi

E un poeta muore
e un uomo nasce
fra il tanfo della miseria,
nel cuore del rumore
che vomita insulsa poesia

I miei miti così
e la tua bellezza sempre
a condannare
chi fa il mestiere,
chi beve fino a tarda sera
perché sia la dimenticanza di sé
la compagna più sincera

I miei miti così e così
E tu, tu che gli occhi chiudi
sempre alla solita ora,
mentr’io scarabocchio
e subito lo scritto straccio
pensandomi già marinaio
imbarcato verso il domani

MIA NON LO SEI STATA MAI

Mia non lo sei stata mai
Ma ghignano gli angeli e delle loro ali si spogliano:
insieme noi, quaggiù, quasi increduli li osserviamo;
mi preghi di scriverti una poesia e una gioia,
di rubare una piuma fra le mille a terra
Mi sussurri che non se ne accorgerà nessuno
e che tu vali bene un’arditezza e una carezza
Mi trema il cuore perché mia non lo sei stata mai
Così penso che per te ruberò una piuma d’angelo:
poi, tosto, la infilerò ben dentro all’inchiostro che oso
tradurre sulle pagine per farne ardente passione
Così penso che vestirò ancora una volta la pazzia
perché mia non lo sei stata mai, ma non si sa mai!
Contro tutti gli Dèi, il Re Pazzo

Si consumano le stagioni e di sé lasciano l’esilio
E ghignano gli angeli e delle loro ali si spogliano
Ma contro tutti gli Dèi, andando incontro alla pazzia,
un uomo ha rubato e l’ha fatto per dar sfogo al dolore
che dentro al petto bussa e bussa forte

REGINA DI PECCATI

Regina di peccati, quante volte
quante ancora stanotte mi tradirete?
Quante, quante volte ancora,
quante in questa notte a cavallo
tra l’ultimo di dicembre
e il primo di gennaio?
Quanti baci a chi da me diverso?

Oh, mia Regina,
regina di peccati Voi siete!
Impudente e lussuriosa,
l’anima in petto m’esplodete

Suvvia,
nelle segrete mie camere or venite
Venite e per Voi il regal mio dono

Venite, mia Regina!
Di sola nudità vestita,
stanotte da me venite

OCCHI DI PASSIONE

Amore, se vero è che mi ami,
che a me non sai rinunciare,
portami allora sul tuo cuore
e lì lasciami dormire o morire
E con una carezza poi svegliami,
svegliami con una carezza
che dolce sia quanto il paradiso
che per gli occhi tuoi ho rifiutato

Così verdi gli occhi tuoi dentro ai miei,
e rossi, così rossi d’infocata passione

FRA DONNE

Fra donne la gelosia
è degli inverni conosciuti
il più lungo e impietoso

Chi nel mezzo
di sì trista procella
impossibile che ne esca
se non in orizzontale,

e sol quando l’Orizzonte
da lunga pezza spento ha
i suoi Soli, pallidi o rossi
che all’inizio fossero

PERSONE SOLE

Persone sole, più tristi
d’una condanna a morte,
e altre ancora
che nella confusione
dei giorni passati
dimenticarono
il nome e la faccia
dentro allo specchio
infranto,
gridando innocenza
nonostante il Torto
dal teschio gli occhi
glieli avesse cavati

Ho conosciute persone così,
non le ho capite bene mai

DOLCE LA NOTTE

Dolce la notte;
e se d’inverno
fredda viene,
di petali di rose
subito si copre,
in timido rossore
sorprendendosi
– scoprendosi:
tra le lenzuola
si fa la fantasia,
sboccia primavera

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in amicizia, amore, arte e cultura, attualità, cultura, eros, Iannozzi Giuseppe, passione, poesia, società e costume e contrassegnata con , , , , , . Contrassegna il permalink.