Non ce l’ha un significato, non ce l’ha avuto mai

Non ce l’ha un significato, non ce l’ha avuto mai

ANTOLOGIA VOL. 126

Iannozzi Giuseppe

Woman in snow

OPERA

Dolce amico, rimbalza così il finale
Da sempre lo sapevamo a memoria
che ai titoli di coda sarebbero seguite
poi cose e altre cose non scritte,
a mezza voce sussurrate
nella tromba delle scale inghiottite
tra code di mille smorti cappotti

Come monaco, sgarbato, mal rasato,
s’immola il Fantasma dell’Opera
per troppa ingombrante somiglianza
con quel certo incerto Don Giovanni

Quanti, quanti anni, quanti affanni
Da sempre a memoria lo sapevamo
che ai titoli di coda sarebbero seguite
poi cose e altre cose non scritte

I.

Quante bottiglie di rosso
per toccare la morta vita
nel Sahara ben piantata?
Chiedo al Salice Piangente
e a quelli nell’Oasi immaginata:
nessuno sa… sfioriscono però
nel giardino dell’infanzia le rose
e finge distrazione il filosofo di Basilea.

Nessuno sa chi ancor sta in guardia
e chi invece già mezzo affogato;
fa quasi impressione la notte,
di gente fuor di testa, vuota d’anima.
Fortuna c’è un nero nero gatto
che tra i rifiuti si getta a capofitto,
sollevando un pandemonio
che manco Paganini col suo violino.

II.

Ed io e il mio io,
che insieme contiamo sì,
ma quanto il due di picche,
facciamo quel che possiamo,
non bene non male;
poi a tarda sera confidiamo
in una bottiglia di vino
che se non ci dà allegria
almeno almeno in un sonno di piombo
ci sprofonda;
e se sarà per sempre o no
chi se ne fotte.

III.

Essere alto,
in lungo e in largo cercando
di Omero le cieche orbite;
essere alto, perdere
le contraddizioni
che la lira di Apollo
la ridussero
in schegge di silenzio.

Per un foco nuovo,
per l’artifizio
che in ginocchio
costrinse Berlino,
esplodere fantasie di realtà;
mai più argentee nebbie,
mai più un vano peregrinare
fra deragliate disgrazie…
futili da raccontare.

IV.

E che importa se inizia adesso la storia,
o se dalla sua metà? Non ce l’ha un significato,
non ce l’ha avuto mai, ma ti è piaciuta
Che importa se si stava in pari sul nido del cuculo,
se a piedi scalzi le ballerine ballavano Čajkovskij?

“Prendi, prendi questo ballo, è tutto ciò che ci resta”,
disse il poeta riempiendo di lacrime la fontana,
vuotando l’anima nella memoria di chi ha memoria
“Raccogli questa mano nella tua, raccoglila adesso
prima che sia troppo tardi”, fece eco la sua esecuzione

Vuoi incenso e petali di mille rose a inebriare le stanze,
o un altro programma di pubblicità?

Era d’innocenza il sesso, il sorriso, il whisky distillato
Non ricordi come schiaffeggiava i volti la pioggia,
come sotto l’impeto del vento implorava l’ombrello?

Che importa, che importa se non c’è proprio verso
di dar senso al verso? Non ce l’ha un significato
Ma sempre di Venere si spinge oltre il piè leggero

V.

Di buio si accendono fuochi, ciechi e vermi
Non sono sicuri gli enfi ventri della notte,
poeti e assassini tengono la luna storta
e giù al porto di Amsterdam
ha spalancato Jacques il petto al tumore

Dovresti provare ad aprire gli occhi
Osceni si muovono i Sette Cieli:
il Dio Cane ha decretato la disfatta,
ed ora tutti cercano un’ancora di salvezza,
quel dongiovanni che pani e pesci
da dentro il nudo utero sapeva pescare
senza sosta, benedicendo gli ultimi e i primi

Dovresti pregare, dovresti accettare il buio,
l’accusa e la scusa, la gioia vuota di pentimento:
di questi tempi non si butta niente e nessuno via

Di questi tempi Giuda e Nerone si fingono buoni
Dovresti vedere quanto sentimento disfatto
per tornare su i tuoi passi, quando nascere
non ti dava il diritto di giudicare la Storia

VI.

Qualcosa di stupido
ha salvato il mondo
dal mondo

Prima delle religioni
il muto Comandamento
non aveva nome, era amore

“Sia su te il bene più che a me”

Qualcosa di stupido
ha salvato l’uomo
dall’uomo:
possibile,
abbiamo dimenticato?

UN GIORNO

Un giorno
che non abbia
rivali e sabbia
da dimenticare;
un giorno
che Sole e Luna
avran perso
per sempre valore
agli occhi
di uomini e dèi;
un giorno,
quel giorno
nel giardino Proibito
a piedi nudi
mi verrai a trovare
e un vecchio saggio
senza più desideri
troverai
addormentato sotto
un nocciolo in fiore

SCOMPOSTA NUDITÀ

non provarci e riprovarci
per dar credito
a una corda in cielo appesa;
a uno a uno piano
cadono i veli mostrando
scomposta nudità
d’un dio dal positivo
e dal negativo lontano
– verità al di là del sogno,
semplice segno di sconfitta

PERDENTE

Ed ora lasciatemi
Ho bevuto il vino
e fatto fuori i bicchieri
uno a uno in un camino di fantasie,
e il mio cammino non è ancora finito

Ho guardato le carte
perdendo la posta in gioco;
ho perso le lacrime al tavolo verde
per continuare a giocare,
e quel che me n’è venuto
è una sera buia più del buio

Se nasci sotto la stella nera
non pensare di poter cambiare
Tutti hanno un motivo per ammazzare
e tutti possono sputarti in faccia
se nasci in una notte di buio assoluto
com’è accaduto a me e agli amici miei

Ora lasciatemi, devo far fuori
i demoni che vedo davanti a me
Devo farmi fuori, ballare nel loro cerchio,
dare il meglio di me perché tutto è finito
e sono stato io a volerlo credendo all’amore,
cedendo all’amore

QUANDO HAI PERSO LA FEDE E L’AMORE

Quando la paura morde la coda ai cani
e non sai dove andare e perché,
c’è solo una cosa che tu possa fare,
aspettare che un angelo si ricordi di te

Quando non hai più motivi per resistere
e ogni giorno è uguale a quello precedente,
c’è solo una cosa che tu possa fare,
aspettare che un angelo ti salvi o ti condanni

Quando non hai più domande e risposte
Quando la luna affoga in fondo al mare
Quando la notte fa male
e la tua anima è fredda di dolore,
non ti resta che pregare
Quando hai perso la fede e l’amore
e ogni altra cosa che ti faceva felice,
anche se non ci credi, non ti resta che pregare

Non ti resta che questo
anche se non ci credi
Anche se non ci credi…

Anche se non ci credi ti sveglierai
e lei ti dirà d’esser venuta per te
Con dolcezza ti inviterà a scegliere
la carta dal mazzo, vivere o morire

Quando non hai più motivi per esistere
Quando il tempo ti ha pugnalato alle spalle
Quando il danno è la sola moneta che hai,
non ti resta che alzare i pugni anche se…
anche se non ci credi più a te
Quando la donna che hai amato è lontana
e non ne vuol più che sapere d’un buffone,
non ti resta che aspettare e pregare
che un angelo, in un modo o nell’altro,
metta fine a tutto questo

Quando temi per la tua vita
ma non t’importa più come e quando,
un angelo arriverà a donarti un bacio
e non avrai più paura del destino
Non avrai più paura d’andare avanti
Non avrai più paura della fine
perché avrai tutto il tempo che ti serve
per fermarti per sempre senza paura

COME UOMO UN UOMO

In lungo e in largo,
in alto e in basso,
l’ho cercata
la donna ideale
affogando
in un oceano di fiele

Così cattiva, così dolce,
m’insegnava la poesia
delle sue gambe di seta;
i versi dimenticavo,
la dolcezza d’un addio,
d’un lungo bacio
sulla nuda Luna
in profondità sepolto
Diceva d’aver avuto
uomini su uomini,
perché non uno
le era mai stato accanto
libero, libero dal pregiudizio
d’immaginarsi un Dio
ora bello ora cupo

Così cattiva, così fragile,
non ha mai pianto
per chi mutato in cenere;
di sale però il perlaceo sudore
lungo la schiena sua dritta,
e la lingua mia di serpente muta

L’ho cercata, l’ho cercata…
sempre cambiando
del canovaccio le battute
perché fosse diverso il destino,
quel destino che ci era addosso

Tutto con lei ho sbagliato
Al suo ideale estraneo,
il fiele di chi prima di me
nella gola affogo perché sia il male
dal male un giorno depilato

LO SPARO

Non ricordo dove e quando
Il sole che nasce, che muore

Caduto è un uomo
senza un lamento;
gli ha fatto da cuscino
il sogno ch’era suo

Non ricordo come e perché
Ma questa rosa di sangue
Ma questa medaglia sul petto
non più sveglio al desiderio

E sugli spalti a teatro
s’applaudiva la vanità;
perdeva lacrime una donna
nella tragedia ingessata

Non ricordo niente
Più niente m’è il ricordo
Fa però qui tanto freddo
Questo quel che sento

FIOR DI LOTO

Fior di Loto, a chi,
a chi ora dirai che,
che l’ombelico
ha un suo centro
ma non la perfezione?

E nell’erotica posizione
che sapevi perfetta,
sempre un po’
si viene
per morire,
e solo di rado
per rinascere.

Fior di Loto, quanto,
quanto ancora
resta di noi?
Un volere
Tutto e Niente,
o la polvere
di Babilonia.

UNA FOGLIA

Di tanto in tanto
cade una foglia
triste di gioia
nell’autunno dell’età,
quasi a ricordarci
quanta e quanta
la stupidità
che ci ha detti
qui et ora

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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