Mimma Leone: intervista all’Autrice de “Le Congiunzioni della Distanza” (Alter Ego edizioni)

Le Congiunzioni della Distanza

Intervista a Mimma Leone

di Iannozzi Giuseppe

Le congiunzioni della distanza - Mimma Leone

1. Mimma Leone, “Le congiunzioni della distanza” (Alter Ego edizioni) è il tuo nuovo lavoro. Perché hai scelto di metterti alla prova con un thriller?

Nei miei primi lavori avevo già intrapreso il tentativo di indagare l’animo umano, rendendo la narrazione funzionale a questo tipo di ricerca. Potevo continuare a scegliere il racconto, forma a me congeniale che mi ha permesso di farmi conoscere e di ottenere ottimi riscontri. Ovviamente, da lettrice, sapevo già quanto il thriller fosse adatto ai miei contenuti, ma la sfida era ardua e me ne rendevo conto; ho deciso quindi di abbandonare l’ossessione del genere come riferimento, lasciandomi andare alla scrittura della storia che avevo in mente. L’intreccio che ho costruito pagina dopo pagina mi ha permesso di approfondire i personaggi e di strutturare un romanzo a più livelli, delineando il profilo di un thriller di formazione, così mi piace definirlo: la vera protagonista è la psiche, e nelle conseguenze delle sue trasformazioni risiede l’enigma.

2. Ne “Le congiunzioni della distanza” c’è della magia, o meglio una forte componente New Age. Sbaglio? Probabilmente sì, ma amo provocare chi accetta di essere da me intervistato.

Senza dubbio è come dici, anche se non amo molto quel contenitore di idee e suggestioni che prende il nome di New Age. Mi attrae moltissimo, invece, il concetto di magia, nelle sue declinazioni antropologiche e come atto del pensare che poi, inevitabilmente, diventa parte del reale. Tengo a ricordare che l’idea di Ginevra Carrara, l’antropologa protagonista de “Le congiunzioni della distanza” nasce da un mio racconto, “La stanza 21”, che era rimasto nel cuore di tanti lettori proprio per il largo uso di visioni oniriche, esperienze extrasensoriali, richiami a mondi paralleli. In quel racconto mi sono tante volte anche identificata, trovando conferma del fatto che quando si scrivono cose che ti somigliano, è più facile che questa corrispondenza venga colta dal lettore e custodita nella sua memoria. Ho seguito la medesima linea anche in questo romanzo. Credo sia una scelta doverosa, di onestà e professionalità.

3. Ginevra porta avanti una sua personalissima teoria, che, nel suo ambiente lavorativo, viene subito detta troppo fantasiosa. Il tuo romanzo, Mimma Leone, sposa una visione del mondo piuttosto junghiana, non è forse così?

Mimma LeoneSi tratta di una ‘deformazione personale’ che non posso fare a meno di tratteggiare anche nella scrittura e che certamente è frutto dei miei studi, della mia formazione ma soprattutto delle mie inclinazioni, del mio modo di stare al mondo. L’attenzione verso tutto ciò che ci abita dentro, considerare il nostro inconscio molto più che un’estensione della coscienza, talmente importante da anticiparla e superarla continuamente, imparare a guardarci allo specchio fino all’ultima imperfezione, come uomini e come umanità, dovrebbero essere compiti da auto-assegnarci quotidianamente. In questo mi sento davvero poco occidentale, e se da una parte ciò si traduce in un disagio profondo, da un’altra rappresenta un’apertura infinita verso nuove possibilità.

4. Ginevra è una antropologa, ed è una donna non poco fragile nonostante cerchi di affrontare il mondo a muso duro. A chi ti sei ispirata per tratteggiare il personaggio di Ginevra?

Ginevra è una donna sulla via della consapevolezza. Nonostante sia autoironica, imbranata e non sappia cucinare, custodisce un grande senso di responsabilità con il quale riesce a gestire anche le sue contraddizioni, non senza fatica ovviamente. Ginevra è frutto della mia fantasia. Probabilmente, in parte, è anche una proiezione di me stessa, visto che molte volte Ginevra parla con la mia voce e, a volte, sono io a sorprendermi a parlare con la sua. La verità è che, a storia ultimata, i personaggi sembrano talmente vicini a chi li ha creati da non saperli più distinguere dal piano reale fino a pensare che esistano e siano sempre esistiti, in qualche parte del mondo. Un grande mistero questo, assurdo e bellissimo.

5. La grande amica di Ginevra è una certa Anna Palumbo. Anna è scomparsa, nessuno sa dove sia e se sia ancora viva. È questa l’occasione per Ginevra per tornare nel Salento e cercare di comprendere se stessa, per portare un po’ di luce nella confusione che c’è nella sua mente e nella sua anima. Fra le due donne intercorre un rapporto che sfida il tempo e lo spazio. Mimma, avresti voglia di approfondire quanto da me accennato?

Certo, anche perché nel potere del legame è racchiuso anche il significato e il messaggio del titolo. Anna è il grande pretesto che innesca tutta l’azione del romanzo. Potrei semplicemente dire che è l’amica d’infanzia di Ginevra, con la quale condivide infanzia e una parte di giovinezza. Quando Ginevra si trasferisce al nord per motivi di studio e, poi, anche di lavoro, le due restano in contatto tramite lettere frequenti. Questo accade finché Anna, un giorno, scompare nel nulla. Anche in questo caso, il nodo non si scioglie, anzi, si arricchisce di nuovi fili, si stringe di corde impreviste. Eppure, rispetto a Ginevra, Anna rappresenta soprattutto una sorta di negazione, di antitesi che rende necessaria e perfino utile anche la distanza. Fra le due avvengono incomprensioni, lacrime, e molte separazioni. Ma il loro legame dura nel tempo e resiste ad ogni tipo di lontananza, non solo territoriale, alimentato da un sentimento forte e senza nome, una sorellanza di cuore che rende possibile l’impossibile.

6. Ginevra incontra un giornalista tanto affascinante quanto misterioso e ambiguo. Sulle prime, non sospetta che Big Jim l’ha sedotta con un scopo ben preciso, lo scoprirà solo molto più tardi. Chi è Big Jim, una sorta di demonio molto moderno, o più semplicemente un simbolo di questi nostri tempi così incerti? Forse è entrambe le cose.

Probabilmente entrambe le cose, hai ragione. Vincitorio è un uomo affascinante, ma non è questo che fa perdere la testa a Ginevra. Piuttosto, è il suo lato oscuro, enigmatico, l’incapacità di leggerne i comportamenti, lo stupore che genera ai suoi occhi, nel bene e nel male. Ha il pregio e il difetto di saper usare molto bene i mezzi di comunicazione e di muoversi con estrema facilità nei labirinti della rete. Vincitorio mette in discussione ogni sicurezza, non solo di Ginevra, invitando a una riflessione sulla fiducia e sul futuro. Un personaggio impenetrabile che indubbiamente mi ha dato modo di approfondire argomenti spinosi che conoscevo solo in maniera molto superficiale, come il deep web.

7. Rispetto ai tuoi precedenti lavori, “Il mare per le conchiglie” (Edit@ edizioni) e “L’angelo imperfetto” (racconto lungo inserito nell’antologia “Salento quante storie: 3”), “Le congiunzioni della distanza” che novità stilistiche e di contenuti consegna ai lettori?

I lettori riconosceranno il mio stile, l’incedere, l’introspezione e la voce narrativa che contiene e sottende quella narrante. Ma è un lavoro diverso dagli altri, che per me segna un piccolo passo in avanti verso la mia idea di scrivere. Mi auguro che anche chi mi leggerà possa cogliere qualcosa in più, una crescita, un’evoluzione della mia penna e soprattutto una buona riuscita nel salto del genere. Qui mi sono misurata in una corsa nel lungo tempo, che non può richiedere la stessa energia e lo stesso carico di impegno di un racconto di tre facciate. È un percorso fatto di taglia e cuci, di momenti di ispirazione da cogliere e di tante pagine bianche, di vuoti e di ripensamenti. Ho affrontato per la prima volta la costruzione dei dialoghi, lo svolgimento delle azioni, la collocazione dei colpi di scena. Nei contenuti ho riproposto la donna come grande tema centrale e il valore della relazione come effetto scatenante, rilanciando quindi sia il messaggio dei racconti de “Il mare per le conchiglie”, sia la forza dei legami già accennato all’interno de “L’angelo imperfetto”.

8. Ne “Le congiunzioni della distanza”, tu, Mimma Leone, torni a parlare del Salento, terra che ami molto. Come per Cesare Pavese, anche per te il paesaggio ha un ruolo simbolico all’interno del costrutto narrativo?

Si, ma non solo. Raccontare un luogo, per me, è innanzitutto segnale di forte radicamento, quando parlo della mia terra. Nelle mie storie il paesaggio non è mai mero scenario, è sempre co-protagonista. Occorre provare a farli parlare: i luoghi possiedono una loro estetica e un loro linguaggio, e questa è un’altra sfida che con il thriller ha molto a che fare. Trovo molto stimolante studiare ogni aspetto dell’appartenenza, insieme al significato dell’origine, senza tralasciare il fatto ch,e spesso, dal contatto con un luogo sono nate le mie idee più importanti, a dimostrazione della loro potenza creativa. Allo stesso modo m’intriga sbirciare l’altrove, dilatare lo sguardo per spalancare orizzonti, sfiorare l’ignoto per definire i percorsi dell’immaginario e le proiezioni dei sentimenti dei personaggi, che il lettore spesso riscopre propri.

9. Nell’ultima intervista che mi rilasciasti, mettesti nero su bianco quanto segue: “[…] si tratta di un lavoro impegnativo e importante, un passaggio decisivo, che sentivo di fare. La protagonista è una donna che i miei lettori conoscono già e che ritroveranno nelle vesti di un’affascinante antropologa, che non rispecchia lo stereotipo femminile a cui siamo abituati, non a caso si rivela un personaggio complesso che non mancherà di riservare sorprese. La vicenda è molto articolata e ripercorre gli ultimi decenni della storia d’Italia. È il racconto di un’emarginazione, di un viaggio, di una crisi, di una sorellanza di cuore. Mi piace vederlo come un romanzo di formazione, ma credo che lo apprezzerà molto anche chi ama il mistero e le storie non convenzionali.” La domanda che ora ti pongo, Mimma Leone, è piuttosto banale ma necessaria: a chi consiglieresti di leggere “Le congiunzioni della distanza”? Motiva la risposta, grazie.

Lo consiglierei a chi piace andare oltre e non fermarsi alle apparenze. A chi ama lo stupore, le grandi storie familiari e di amicizia, ma senza cadere nella banalità. A chi ama la bellezza ma non la cerca a qualsiasi costo, perché a volte è necessario cedere il posto alla realtà con le sue spigolature. Indubbiamente lo consiglierei a chi ha voglia di leggere un romanzo non convenzionale, o che almeno prova, con umiltà, attraverso pagine scritte con il piacere e la fatica di un’appassionata, ad avventurarsi in un territorio lontano da confini già battuti. Infine, a chi non ha paura di vivere sulla propria pelle l’emozione della parola, perché ogni parola è un’immagine, e ogni buon libro è un viaggio. Spero che il mio possa esserlo per tanti.

Da Le congiunzioni della distanza di Mimma Leone

PROLOGO

Nuvole

Io ci vedevo spesso animali. A volte erano draghi, cavalli alati, balene con una coda enorme o dromedari a tre gobbe. Mostri marini, dinosauri giganti o stranissime creature mitologiche.
Tu eri più concreta, al massimo indovinavi il contorno di una bicicletta, di una sedia, o di una barca a vela.
Eppure erano nuvole, nient’altro che vapore acqueo modellato da un gioco di correnti. Si chiama pareidolia, ed è quel fenomeno che riguarda le percezioni visive. Tendiamo ad associare a forme già conosciute ciò che ci appare incerto. È un’illusione dei sensi che asseconda il bisogno subconscio di dare un significato a qualcosa di amorfo.
Per me e per te, invece, era tutto molto più semplice.
Per noi quello era un mondo a parte, che sfuggiva a ogni analisi complessa. Era l’universo parallelo che ci ospitava ogni pomeriggio, fatto di lana morbida e zucchero filato volante. Una montagna di panna montata che sfilacciava le nostre giornate, e offriva alternative allettanti al torpore del quotidiano. Eppure la ricerca delle somiglianze inizia, forse, proprio da questo passatempo innocente, che stuzzica l’intuizione per risvegliare una coscienza sopita, giovane e impertinente.
L’erba non era ancora alta, noi invece stavamo crescendo. L’orizzonte al tramonto era sempre uno spettacolo che bloccava il tempo e diluiva i pensieri. I nostri occhi si incontravano sempre lì, sulla stessa linea curva che definisce le distanze e ricongiunge gli sguardi.
«Chissà dove vanno le nuvole» mi dicesti.
E chissà che fine fanno, poi, le cose che dimentichiamo. Il nostro passato, l’amore svanito, i luoghi abitati. Forse anche loro seguono il vento e cambiano forma, come le nuvole.
Ma ci sono anche le cose che non cambiano mai, e che non puoi confondere con nient’altro. Come la felicità, per esempio, o come gli occhi di Anna quando le dissi che andavo via.
Il cielo può crollare, la terra può dissolversi, la vita può finire. E noi? Che destino abbiamo?
«Dammi la mano» ti dissi.
Sollevasti la testa e il busto per scuoterti la gonna dalle foglie che ti erano rimaste addosso, insieme a qualche filo d’erba appiccicato sulle gambe.
Anch’io mi alzai, era ora di andare.
L’aria stava cambiando. Il vento soffiò più forte spettinandoci i capelli, e io raccolsi il tuo fermaglio. Le nuvole si avvicinarono al sole e i loro contorni si schiarirono, mentre gli alberi e i campi diventavano i riflessi metallici di un’estate mancata.
Ci guardammo. Negli occhi la promessa di rivederci presto, ma solo il cuore conosceva la verità. Senza lacrime, ti girasti dall’altra parte.
Iniziai a camminare prendendo la mia strada, che era diversa dalla tua.
La luce si scompose in mille divisioni di te. E il mondo si spostò.

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Mimma LeoneMimma Leone è laureata in filosofia. Ha seguito i corsi di regia, sceneggiatura e comunicazione presso la Scuola di Cinema diretta da Giuseppe Ferrara, a Brindisi. Ha conseguito il patentino di giornalista pubblicista lavorando per “Salento Informa”. Ha scritto una colonna sonora per la Omnia Production di Roma e diversi brani musicali con il cantautore Seba e con il dj producer Crazymind. Nel 2014 ha esordito con la raccolta di racconti brevi Il mare per le conchiglie, che ha ottenuto numerosi premi, tra i quali il “Marchio Microeditoria di Qualità 2015” e il Premio “Ecce Dominae”. Nel 2015 ha pubblicato L’angelo imperfetto, racconto lungo inserito nell’antologia Salento quante storie: 3.
Da gennaio 2018 è direttrice editoriale di “Rivista ea”, giornale di arte, filosofia, psicologia e letteratura, ed entra a far parte della redazione di “Paise miu”, testata giornalistica salentina.

“Le congiunzioni della distanza” (edizioni Alter Ego) è il nuovo romanzo di Mimma Leone.

Dopo la fortunata raccolta di racconti “Il Mare per le Conchiglie” (Edit@ edizioni) e il racconto lungo “L’Angelo Imperfetto” pubblicato con Salento Quante Storie, arriva quindi la terza pubblicazione della scrittrice e giornalista salentina. Questa volta abbiamo a che fare con un thriller psicologico che contiene anche gli elementi del giallo moderno e del memoir.

Le congiunzioni della distanzaMimma Leone – Editore: Alter Ego – Collana: Spettri – Anno edizione: 2018 – Pagine: 200 p., Brossura – ISBN: 9788893331180 – € 14,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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