Col rossetto rosso scrivesti il mio epitaffio

Col rossetto rosso scrivesti il mio epitaffio

ANTOLOGIA VOL. 123

Iannozzi Giuseppe

Billie Holliday

BELLEZZA INFINITA

… stanco,
il Poeta della Malinconia
gli occhi chiuse sul giorno,
e sognò una donna nuda,
e vide l’anima di lei
fulgente di gioia,
di bellezza infinita;
e, finalmente,
anche lui incontrò
la grandezza di Dio

TU CON ME NON BALLI MAI

Tu con me non balli mai
Di tanto in tanto
ti chiedo di poter cantare,
e la risposta è sempre una

Tu con me non balli mai
I miei bei canti al chiar di luna
rimangono sepolti fra le pagine
dell’edizione completa
delle Opere di Giacomo Leopardi

E ANCORA SCRIVO POESIE
(da “Fiore di Passione”)

E ancora scrivo poesie,
non valgono certo un capitale,
son però di gioia
e non di malinconia;
se sia poi giusto o no,
chi lo sa!

Basso il sole all’orizzonte
mi fa presente
che finita è la giornata;
né scompostezza o noia
mentre nota dopo nota
si diparte fra le labbra la sigaretta.
E sfuma la tromba di Chet Baker,
e già sto sognando Ginger Baker;
e stona dabbasso un cane
che non immagina
quel che invece immagino io;
guaiti e latrati fan capolino
sulle sponde dell’alma mia
tesa nell’attesa
di ghermire della mia Bella
il desiderio suo più segreto.

E questo è quanto,
e se questa non è poesia,
non gliene frega di certo a Dio
per cui sia come sia,
resto qui, attendo lei
che è di me più grande,
meravigliosa.

L’ADDIO

Se ha raccolto
l’Inferno la metà
delle lacrime
nei secoli piante
da chi in vita
e poi tosto dannato,
allora è luogo
dove i sogni
son segni d’Eternità
sulle schiene
dei condannati
che ai figli
hanno sol lasciato
i tristi loro fogli
nel tentativo vano
di spiegar loro
perché l’Addio
fu così feroce,
e più veloce
d’un lampo

LA DONNA PIÙ AMATA

Il ferale Niente
la viva carne morde,
all’improvviso,
in un tempo sì breve
che non si pensa;
e subito il deliquio
fa deboli le membra
del malcapitato,
poi incredulo,
obnubilato,
invano cerca lo sguardo
appiglio
fra le ragnatele
di tenebra rifinite

Ed ecco
che al morente
nell’orecchio
gli par pure di sentire
il miagolio d’un gattino,
che, purtroppo,
sì tanto simile è
al vagito di chi
al mondo viene
Ricordando l’amante,
la donna più amata
e a tutti tenuta nascosta,
infine muore,
disperato se ne va

IO, UN POVERO VECCHIO

Io, un povero vecchio
pazzo, costretto a star
all’occhio, a ogni passo
una trappola;
a questo vale esser Sire,
rischiar di morire
per nemica mano:
persino il balordo al gabbio
ha più tranquillità
d’un Re che mille genti
ha soggiogato
colla sua sola forza!

FRA LE TUE BRACCIA

Quando sera si fa,
muoio fra le tue braccia:
sono un soldato.

IRLANDA

Irlanda, paese di magie,
di ostesse agli ubriachi,
e di streghe sfrontate
che a ogn’ora, col sole
o no, le gambe mostrano
all’occhio straniero
e a quello più abituato
degl’irlandesi nel ghigno
seppelliti.
Può forse Primavera
non accendere passione
dentro ai virili petti?
Di desio colmi i cuori,
il maschio pelo gittano
gli uomini sui seni
delle frementi donne,
nulla affatto ingenue,
della lussuria
consapevoli vittime.

IL  FREDDO SI SPANDE

Dalla Russia
il freddo si spande
sulle genti,
spezzando schiene,
producendo guai,
brividi e affanni.

A un tavolino
sta però un poeta,
solo e contento,
con quella sua aria
un po’ snob,
fischiettando di Puccini un’aria
davanti al cameriere stanco
e gelato; la mancia attende
sul palmo del bianco guanto,
sopportando il fumo
che in spire di futuro
sovra il vento si alza.

E non c’è più,
sparito,
volatilizzato,
senza lasciar dietro di sé
una minima eco.
Era forse un fantasma,
e quanto lontano
s’è portato,
nessuno lo saprà mai.

AMORE VAMPIRO

Il tuo amore
– come un vampiro
partito da spazi siderali –
infine arrivato,
ha spezzato le mie ginocchia,
e ha spezzato
i miei polsi ubriachi di vene,
ed è così che son caduto
perdendo di Dio il favore,
imbrattando lo zerbino celeste
col rosso del sangue,
indicando a Roma la strada
per farsi grande

Sospetto avessi conoscenza
di quante vite parallele
uno affronta col coraggio
che ha nella panza
prima che sia l’aria a venir fuori
dalla bocca o da più in basso
là dove Belzebù ama esser baciato

E come Diogene,
sol ti chiedo di scostarti dal sole,
pur sapendo
che non ha che duri muri
e lunghi labirinti il tuo orecchio
Non nutro dubbi, il tuo amore
come un vampiro
succhia via la vita mia
Come un vampiro venuto
da un mondo lontano
creato prima di Dio e degli altri Dèi

No, non chiedermi
di vivere ancora un momento o due

Straziato,
di questa festa stanco,
invitato per essere esposto
al pubblico ludibrio,
anelo al piacere di riposare gli occhi
perché sia la prossima notte
il mio sguardo affilato
capace di tagliare,
per l’ultima volta,
in due metà perfette
il seno della Luna

IN GATTABUIA PER UNA ROSA

Ho regalato una rosa a una carina,
così sono finito in gattabuia
insieme a tanti altri uguali a me
a suonare il mio sporco blues

Adesso prendo quel che viene,
mi guardo le spalle, suono l’armonica
in attesa che emetta il Giudice il verdetto
Qui dentro hanno già tutti scommesso
che resterò a tener loro compagnia
per un lungo lunghissimo pezzo
Ma io ho solo regalato una rosa,
una triste rosa sotto un cielo di pioggia

Quando sarò fuori non regalerò più fiori,
lo giuro sul bene che ti voglio, Ma’
Quando sarò fuori non perderò più la testa,
lo giuro sulla memoria di Pà

Adesso suono l’armonica a bocca
Quando scende la notte è dura,
devi dormire con le scarpe allacciate
e tenere un occhio sempre ben aperto
Suono l’armonica a bocca, è tutto
quel che ho, proprio tutto quel che ho

Quando sarò fuori non scriverò più blues
Ma oggi sono qui, oggi, oggi sono qui
e il sole, quando c’è, lo vedo da dietro le sbarre
Se non suonassi impazzirei com’è già successo
quando da bambino mi prendevano in giro
per le orecchie grosse da elefante gandhiano

Ho regalato una rosa a una carina
perché non ce la facevo più a non andare
incontro alla tentazione dell’amore,
così sono finito in gattabuia
Mi tengono compagnia altri uguali a me,
e sono tutti più cattivi di me,
per questo non posso far a meno di suonare,
di suonare il mio personale blues

Suono il mio personale blues
perché almeno una volta nella vita
ogni uomo dovrebbe andare incontro
alla tentazione dell’amore, costi quel che costi

Costi quel che costi

LA FINE DEI GIOCHI

E’ la fine dei giochi, amica mia,
dei giochi belli e di quelli brutti
In fondo l’abbiamo sempre sospettato
che la noia ci avrebbe preso per mano

E’ così bello avere una certezza
per quanto dolorosa
Così bello sapere che il sole
continuerà a risplendere lassù
nonostante noi e le altalene di ruggine

Quando dentro di te qualcosa va a puttane
il cuore bacia extrasistoli a ripetizione
Con l’autunno i colori bruni
e tu che non mi sai amare più – tutto questo
da sopportare senza mai sapere dove,
dove sbattere la testa

E’ la fine delle risate, delle scenate di gelosia,
dei baci dati in segno di pace e che eran morsi
Ha cambiato pelle tanto tempo fa il serpente
Sembra ieri, sembra ieri che andavo per boschi
in cerca d’un indizio sulla strada delle fate

E’ la fine dei giochi, amica mia,
d’ogni abbaglio e sbaglio, per gli Déi!
In fondo l’abbiamo sempre sospettato
che l’ultima amante sarebbe stata la Morte

DEI TIGLI IL PROFUMO
(di Iannozzi Giuseppe e Viola Corallo)

In questi giorni d’estate
esplode nell’aria
dei tigli il profumo.

Sui tacchi alti ancheggio
e gonna stretta ai fianchi,
vacillano però
un po’ le mie gambe
da un desiderio di complicità
infiammate
per carezze di velluto
fra santità e peccato.

Il sole ha già
stregato il mio volto,
in fiamme
denudata
dalla fronte in giù.

Cadranno i fiori poi
uno a uno
vorticando
nel silenzio dei prati,
mille petali
di luce bagnati
accompagnati
dalla danza delle lucciole
nel folto del verde
nascoste
per il nostro amore sì silente

LULÙ

Ogni notte lo stesso sogno, Lulù
La seta delle tue calze legate strette
intorno al collo mio magro
e sulle labbra mie vizze i tuoi baci

Troppo stupido per capire
che al mio dolore ti eri crocifissa,
con un fil di voce
reclamavo io la tua bellezza

E mentii sapendo di mentire,
ti lasciai credere d’aver il nome
scritto sull’acqua,
così mi rovesciasti tu addosso
un bicchiere
fino all’orlo colmo di fuochi fatui
E sulla mutezza ch’ero ormai diventato,
col rossetto rosso d’un Natale fa
bene in evidenza scrivesti il mio epitaffio

Conoscermi fu disgrazia,
in eterno costretta a vergare
col rossetto poesie di chiodi

PER LA POLVERE NEI MIEI OCCHI

Sei tornata a carezzarmi
per la polvere nei miei occhi,
per tutto quello che nel deserto
hanno e non hanno visto
in mezzo a disperati orizzonti,
a notti di stelle solo un poco brillanti
con me in cerca di Lawrence

Quando arrivai a casa tua
dalla testa ai piedi di sabbia vestito
non riconoscesti il mio volto bambino
Dicesti solamente che ti sembravo spento
Mi invitasti però alla tua tavola
a sedere, a spezzare il pane con le mani
e a vuotare mille caraffe di vino

Presi a raccontarti del deserto,
di come sia facile cader preda
d’una gonna in un miraggio,
perché quando tutto il santo giorno
l’ombra tua la ubriachi sotto il sole
arrivi al punto di far fuori l’orgoglio
che in fondo alla coscienza sta

Con un sorriso strano,
da una solitaria lacrima tagliato,
mi carezzasti il capo arruffato
In quel momento capii
che non sarei mai più stato
un cercatore di solitudini

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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3 risposte a Col rossetto rosso scrivesti il mio epitaffio

  1. Chiara ha detto:

    Pure meraviglia.
    Nient’altro da dire.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non credo siano meraviglia, sono poesie nella maniera che so fare. 😉 Però, grazie di cuore.

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