L’amore ci accompagnò fra ulivi e croci

L’amore ci accompagnò fra ulivi e croci

ANTOLOGIA VOL. 122

Iannozzi Giuseppe

Caravaggio - testa di Medusa (particolare)

ULTIMO SOPRAVVISSUTO

Straniero in terra
di consumata guerra
conto delle stelle gli anni,
la lontananza che da loro
mi separa
Quante invalide notti qui
ad aspettare speranza
mentre cadevano uomini
e tutto l’intorno si faceva
spazio di fantasmi,
di mute voci,
non oso confessare
all’alma mia ora piagata
su questa vuota spiaggia
S’alza stanco il mio navigatore,
mi dice di Chi oggi così muto
Ma basta un vago mio gesto,
un cenno del capo appena
perché tosto si dissolva
per congiungersi alla mutezza
che è sovra ogni corpo abbandonato
orrendamente straziato

Quanti sono così al cielo esposti,
nudi nella morte
e non raccolti in cristiana sepoltura!
E le mosche a divorare quei volti
che in vita mi diedero voce d’amicizia
sotto gli sguardi prepotenti del sole

Di facile morte,
chi per disgrazia
oggi Unico Sopravvissuto,
non muore;
e l’astuto imperfetto Silenzio
piano lo consuma in atroce pazzia
nell’incessante ronzio
di milioni e milioni di mosche

CANZONE DI MORTE

ed ora dimmi
con chi cammini
e chi ti sta accanto
dimmi
se c’è qualcuno
che ti ama
come ti amavo io

sì lo so
non ero speciale
meno d’un niente
ma almeno ero
forse uno zero
ma ero
un egoismo e un fiato caldo
un petto da prendere a botte
da prendere a botte

eh sì
se avessi dovuto scegliere
amar te solamente
che non mi amavi mai
avrei scelto sicuramente
d’amare te infinitamente
sicuro delle conseguenze

dici che è niente
e forse hai anche ragione
possiamo fare quel che vogliamo cioè poco
e il resto quando c’è chissà come e perché

e lo so che non la ascolterai
no che non la ascolterai
questa mia canzone
come mai hai ascoltato le mie parole

…le mie parole così care
foglie al vento
timidi ritagli di cielo

no che non la ascolterai
questa mia canzone
ma per sempre gli occhi tuoi
prigione dentro ai miei
dentro ai miei
dentro ai miei…

DIMENTICATO

Mi hai dimenticato
Lo so che l’hai fatto
Mi son distratto un momento
e gli occhi li hai portati altrove
Hai fatto un giro di tango
con un indiano,
e un valzer intero con un dio
che si spacciava per me;
ed intanto te la ridevi dell’ingenuità,
di quel rossore scorto sulla faccia mia
troppo giovane eppur già vecchia
Mi hai seppellito

IL BISOGNO MIO

Di te ho bisogno
Bisogno d’una colomba
Livida la notte ha da tempo segnato
col suo marchio chi vivrà e chi no

Ho sete
Ululano certi bastardi negri
contro Diana, in cielo alta,
a baciare del camposanto
gli epitaffi giovani e maturi,
e tutti senza speranza

Ho sete infernale
La mia bocca di denti
sul vergine tuo collo
sì giovane, e nient’altro
Di te ho una sete
che solo posso placare
sacrificandoti a me

IN SILENZIO PIANGEVI

E’ stato tanto tempo fa
L’amore ci accompagnò,
mano nella mano, fra ulivi e croci
Ricordo che in silenzio piangevi
Nessuno di noi due però fiatò,
non una parola per salvarci,
solo il pianto sul fuoco all’orizzonte

A teatro i primi posti non erano per noi
Sedevamo in fondo, come due ombre
cadute sulla Terra, per caso
A volte scherzavamo con il fuoco,
altre ancora ci gelavano le parole,
a sipario già chiuso,
tra gli ultimi applausi della gente

Non un parola per salvarci
Solo una colomba sul tramonto
e la Città Santa, terribile, ignota

INNOCENZA DI PASSAGGIO

D’innocenza vivemmo a stento
D’innocenza presto morimmo

Senza alcun stupore,
le orbite vuote rimangono
Testimonianza d’un passaggio

Solamente siamo innocenza
di passaggio – magro assaggio
di vite spolpate fino all’osso

DI TE SOLO UNA LETTERA

Sul mio tavolino poserai una lettera
La raccoglierò, toglierò la ceralacca
e ti dirò Colomba, Colomba mia…
Perché di te solo una lettera
e non la dolcezza dei tuoi occhi?
Perché di te solo una lettera
e non la sensualità dei tuoi fianchi
a tagliare il giallo del grano maturo?

Non ho fatto in tempo – mai forte abbastanza
Trattenere l’amore è un lungo viaggio
che dà sicura dipendenza
e quasi mai piena accondiscendenza

Ora, sul mio tavolino – che è in confusione -,
scorre il fiume tranquillo delle tue parole;
e dai miei occhi lacrime non sanno venire
perché ancora persi dentro ai tuoi sì belli
Perché la Poesia come la Torre Eiffel

KING LEAR

Nessun travestimento vesto
dal mento in giù:
sol s’aggira nello spirto mio
l’ombra negra
d’una pazzia più vecchia
del mondo intero
e più grande dell’ego mio;
e tu, sì giovane, non puoi
comprendere l’ambascia
che nell’aere si spande
per ogni parola
che dalla bocca si diparte,
perché io sì, son quel Re
che pazzo nacque e uguale morì

II.

Conosco la luce e il buio
Io follemente io
la pazzia mi spinge a dio,
fra le sue braccia,
con faccia di scorno
e bacio di giuda;
ai somari li bastono
senza pentimento alcuno,
ai dotti li rampogno
perché dimentichino il sogno
di credersi tutto loro

Se al mio castello
gentil Pulzella,
Lei vuol tosto venire,
segua il suono del corno
e si tenga lontana dal Toro
senza cervello,
che nella foresta vagola
e che dalle froge sbuffa
venefici fumi
Poi bussi tre volte alla porta;
e quando la mia risata
allora s’avanzi con piè leggero:
sarò io fra le ombre e il buio
ad accoglierla severo

DIVINA

Tu, Divina,
come cocaina
affonda
nel mio respiro
un bacio
che sia di vita
o di morte.
D’eterna
assuefazione.

(SENZA TITOLO)

Come sciarpa annodata al collo d’un funerale
Come canto di sirene nella memoria sopravvissuto
Così il nostro amore, così il nostro cuore
O forse quel poetico dolore,
che mai proferimmo insieme
Eppure tanto antico, ambiguo

LA MIGLIOR POESIA

Ti dirò tutta la verità,
perché la donna è la miglior poesia
che si possa desiderare;
perché la donna è poesia
che non si può scrivere.
Poi ti chiederò di credere a tutta la mia onestà:
Amore, ti posso solo amare quando piangi per me
e dici che non è vero… quando ripeti a te stessa che,
che non sai perché, perché l’amore è una cosa così.
Poi ti chiederò di addormentarti sul mio petto
perché ho bisogno di vivere tutto il tuo calore,
e non voglio il peso d’un’altra poesia da scrivere…

AMOR BELLO

Amor Bello, che fai, che hai?
Ti ho persa per una croce,
per la testa d’un Giuda
O solamente è la mente
che ti vaga in spazi allettanti,
che allattano meglio la fantasia
che vorrei saperti dare
e che invece non so…?

RIALZATI

Rialzati,
anche se è dura
Rialzati,
posso far da stampella

Non sono un buon amante
Sono un semplice niente
Il ruolo della stampella però
mi viene quasi bene sempre

Rialzati,
e sputami in faccia
se ti vuoi bene
Se mi riconosci
a te accanto
come amico

ADDOSSO A ME

Addosso a me sempre vieni quando piove
Sai tu accendere la passione mia quando prego
Sul petto mio stanco le tue mani poni,
in un orecchio mi sussurri “nessuna preoccupazione”
Addosso a me sempre vieni quando reggo il rasoio,
mi regali un cavallino a dondolo e un attimo di gioia
E sempre dimentichi di lasciarmi il tuo numero,
solamente mi lasci per cuscino il tuo reggiseno
E il mattino dopo non so mai, mai la so davvero
che giustificazione dare alla donna delle pulizie
tanto buona ma già così tanto in là con gli anni

Con una risata e un sorso di vino mi stordisci
Di non essere l’unico uomo della tua vita, ben lo so
Addosso a me sempre vieni quando piove
La solitudine mia nelle tue mutandine,
tu sì, per un momento o due
la sai allontanare bene
Ridi per me e di me, della goffaggine mia
Mi prendi un po’ in giro
Poni poi le tue mani sul ventre mio affamato
e tutti i miei cattivi pensieri li strappi via,
per un momento o due
E sempre dimentichi di dirmi il tuo nome,
solamente mi lasci lingerie in custodia
Di non essere il miglior partito per una donna,
questo ben lo so,
questo lutto da una vita lo conosco

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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