Leggere Piero Calamandrei per difendere i diritti di libertà

Leggere Piero Calamandrei
per difendere i diritti di libertà

Iannozzi Giuseppe

L'avvenire dei diritti di libertà di Piero Calamandrei - Galaad edizioni

Mancava da tempo sugli scaffali delle librerie il prestigioso saggio di Piero Calamandrei, L’avvenire dei diritti di libertà, ristampato oggi da Galaad Edizioni. La nuova edizione include una molto esaustiva introduzione di Enzo Di Salvatore, insegnante di Diritto costituzionale italiano e comparato presso l’Università degli Studi di Teramo, e una nota biobibliografica a cura di Omar Makimov Pallotta.

«La democrazia – sostiene Calamandrei – da meramente politica deve divenire economica, e cioè sociale, caratterizzata dall’equilibrio tra diritti politici e diritti sociali: i primi volti a consentire la possibilità politica di partecipare all’esercizio della sovranità; i secondi volti a consentire la possibilità economica di valersi concretamente delle libertà. Entro questo tipo di democrazia non v’è spazio per una prevalenza dei diritti politici sui diritti sociali (come accadeva negli ordinamenti borghesi), né per una prevalenza dei diritti sociali sui diritti politici (come accadeva negli ordinamenti socialisti). E nessuna funzionalizzazione del diritto è possibile, né il diritto soggiace alla volontà dei più, giacché il proprium della libertà è dato dalla tutela del dissenso dell’individuo dall’opinione della maggioranza.» (Dall’introduzione “Calamandrei e le libertà” di Enzo Di Salvatore)

Nell’agosto del 1945, in un articolo apparso su Il Ponte, Calamandrei scriveva: «Se vera democrazia può aversi soltanto là dove ogni cittadino sia in grado di esplicar senza ostacoli la sua personalità per poter in questo modo contribuire attivamente alla vita della comunità, non basta assicurargli teoricamente le libertà politiche, ma bisogna metterlo in condizione di potersene praticamente servire. E siccome una assai facile esperienza dimostra che il bisogno economico toglie al povero la possibilità pratica di valersi delle libertà politiche e della proclamata uguaglianza giuridica, ne viene di conseguenza che di vera libertà politica potrà parlarsi solo in un ordinamento in cui essa sia accompagnata per tutti dalla garanzia di quel minimo di benessere economico, senza il quale viene a mancare per chi è schiacciato dalla miseria ogni possibilità pratica di esercitare quella partecipazione attiva alla vita della comunità che i tradizionali diritti di libertà teoricamente gli promettevano.»

Piero Calamandrei si interroga sul significato delle libertà e lo fa a ridosso del 1945, quando l’Italia è ancora a soqquadro: il fascismo è stato ricacciato indietro, ma il paese è letteralmente a pezzi. L’occasione per parlare delle libertà viene offerta a Calamandrei dalla ripubblicazione di un libro, quello dello storico ed ecclesiasticista Francesco Ruffini. La prima edizione di Diritti di libertà di F. Ruffini era stata stampata e fatta circolare in maniera clandestina nel 1926. L’avvenire dei diritti di libertà, scritto concepito per introdurre il lavoro di F. Ruffini, fa presto a diventare un lavoro autonomo grazie alla sua schiettezza e alla sua lucidità espositiva. Se ieri il lavoro del giurista toscano era di grandissima attualità, oggi lo è ancor di più, in quanto le preoccupazioni in esso esposte sono le stesse che noi, in questo frangente storico, dovremmo avere, cercando di risolverle invece di trincerarci in pericolose illusioni populiste e destrorse, che, purtroppo, vanno tanto di moda e che potrebbero portare l’Italia alla restaurazione e alla rivalutazione di non poche idee apertamente fasciste o inclini al fascismo.

Secondo Calamandrei, pur non essendo perfetta, «la sola costituzione nella quale i diritti sociali siano messi in un unico catalogo e sullo stesso piano colle libertà politiche, è quella sovietica del 1936 […]»; più avanti, parlando di democrazia politica e democrazia sociale, il noto giurista toscano sottolinea: «Giustamente è stato rilevato in un recente scritto di Salvemini sul concetto di democrazia, che la libertà politica è “il diritto di non essere d’accordo con gli uomini che controllano il governo. Da questo diritto nascono tutti i diritti del cittadino in un regime libero. Le libertà non servono tanto a stabilire il potere della maggioranza quanto a proteggere le minoranze nel loro diritto d’opposizione. La prova migliore del valore di una libera costituzione è la misura in cui provvede alla protezione delle minoranze”. […] Che questo diritto di opposizione non sia garantito dalla costituzione sovietica, è apertamente dichiarato dagli articoli che in quella costituzione regolano le libertà politiche dei cittadini. […] Anche una costituzione come quella sovietica si può denominare democratica, nel senso che essa è preordinata ad assicurare i diritti sociali a tutti i lavoratori, cioè alla maggioranza dei cittadini; ma è democratica in un senso diverso da quello finora chiarito, perché non riconosce la pluralità dei partiti e i diritti politici della minoranza, alla quale non è data la libertà di costituirsi in partito d’opposizione e di diventar maggioranza a sua volta […]».

Si è già lasciato a intendere che il frangente storico che stiamo attraversando non è dei più felici, va dunque aggiunto che non possiamo esimerci dall’evidenziare che a ogni giorno che passa i nostri diritti di libertà rischiano di essere falciati, forse per sempre. Nel breve saggio Il fascismo eterno, Umberto Eco sottolinea che è possibile «indicare una lista di caratteristiche tipiche» di quello che è «l’Ur-Fascismo, o il fascismo eterno. L’Ur-Fascismo è ancora intorno a noi, talvolta in abiti civili. Sarebbe così confortevole, per noi, se qualcuno si affacciasse sulla scena del mondo e dicesse: “Voglio riaprire Auschwitz, voglio che le camicie nere sfilino ancora in parata sulle piazze italiane!” Ahimè, la vita non è così facile. L’Ur-Fascismo può ancora tornare sotto le spoglie più innocenti. Il nostro dovere è di smascherarlo e di puntare l’indice su ognuna delle sue nuove forme – ogni giorno, in ogni parte del mondo.»

L’attualità del lavoro di Piero Calamandrei non si mette in discussione, tranne nel caso si sia così sciocchi da volere, o così scriteriati da pensare che il fascismo sia cosa vecchia, superata e debellata. Il serio rischio a cui stiamo andando incontro è quello che si torni a mettere l’uomo contro l’uomo e a ridurre gli uomini in schiavitù, e ne L’avvenire dei diritti di libertà il giurista Piero Calamandrei è stato ben più che profetico.

Giurista, scrittore, politico, Piero Calamandrei nasce a Firenze il 21 aprile 1889. Docente di diritto processuale civile nelle università di Messina, Modena, Siena e Firenze, antifascista, nel 1941 aderisce al movimento Giustizia e Libertà, nel 1942 è tra i fondatori del Partito d’Azione, nel 1946 viene eletto all’Assemblea Costituente. Nel 1945 fonda la rivista «Il Ponte», che dirige per dodici anni. Tra le sue opere principali La Cassazione civile, Studi sul processo civile, Elogio dei giudici scritto da un avvocato, Inventario della casa di campagna, Uomini e città della Resistenza. Muore nella sua città natale il 27 settembre 1956.

L’avvenire dei diritti di libertàPiero CalamandreiGalaad Edizioni – Collana: I lilliput – Anno edizione: 2018 – Pagine: 144 – EAN: 9788898722662 – Prezzo: € 13,00

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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