Promettesti tutto l’amore possibile – poesie di Iannozzi Giuseppe illustrate da Valeria Chatterly Rosenkreutz

Promettesti tutto l’amore possibile

ANTOLOGIA VOL. 120

Iannozzi Giuseppe

Breaking by Chatterly

Breaking by Chatterly

LA PROMESSA

Promettesti l’amore,
tutto l’amore possibile;
e stringo ora io le mani a pugno
fra silenzi e rumori a combattersi
senza riguardo alcuno
dentro all’anima mia,
come se tutto,
come se tutto non avesse più senso
né direzione

L’ovale del tuo volto,
gentile nel riflesso dello specchio,
più vivo di quanto desideri lo ricordo
Eri tu che perdevi una lacrima
mentre ti raccontavo io
di quell’angelo che l’anima la perse
spiegando le ali al vento,
senza sapere
quanto forte l’ira d’Apollo

E tu, dove hai tu perso
la  promessa, il patto di sangue
che con un frammento soltanto
di specchio rotto
per sempre i nostri polsi li incise?

SINCERAMENTE

Voi avete amato l’apparenza,
avete vinto Manhattan e l’inferno
Io ho amato il tallone della sostanza,
sono rimasto fermo al mio posto,
continuando a credere in Abramo:
essere ebreo oggi e domani
non significa esser pronto a morire
come un microbo, a fuoco lento,
sulla linea del vostro tramonto

Sinceramente

UN MILIONE DI MAJAKOVSKIJ

Stamattina mi sono aperto gli occhi
con il solito, un bicchiere di spenta lucidità
Sul pavimento, in salotto, avanzi d’amore,
mozziconi e giochi da tavolo in confusione
E la mia faccia più brutta del solito
tra pedoni caduti re e regine, e sullo specchio
quel cazzo d’aforisma scritto col tuo rossetto
E queste due lacrime dolci e amare e silenti
che tagliano in due la finzione del mio sorriso
mentre il cuore in petto mi perde un colpo

Lo so, lo so bene d’essere solamente un uomo,
giusto un piccolo ingombro nell’Universo
E l’alba è già alta e così tanto rossa oltre le Alpi
e non si frena proprio più la voglia di morire

Stasera ce l’avrò il mio bel daffare, ce l’avrò!
Un milione di Majakovskij e un altro di whisky,
una poesia a metà, e un colpo veloce di pistola

Perché mai soffrire come un cane affamato
legato alla libertà d’una rugginosa catena?

DI SINGHIOZZI E LACRIME

Non ti regalerò più niente
D’ora in poi sarò felice di sapere
che sei sol più singhiozzi e lacrime
Non ti regalerò mai più una briciola
del pane che m’avanza nella màdia
Perché sono più scimmia che uomo
Perché sono un altro Humphrey Bogart
prestato a storie un po’ così e così
Il nostro tempo è finito
sull’orizzonte delle mie labbra

Non ti regalerò mai più un sentimento
né un pentimento
perché tu possa farne il tuo pendente
da abbandonare in mezzo ai seni

Non ti darò più le mie labbra
Non prenderò più le tue tra le mie

Però sarai ancora in mezzo alle mie impronte,
come un apocalittico appunto,
giusto un segno rosso a matita sul calendario
Piangerai ancora in mezzo ai miei giorni,
a quelli di lutto e a quelli che mi scappa un rutto

Di brutto te lo dico,
non pregherò più il tuo Gesù,
sol ti dedicherò il pensiero
della Scimmia che Ghigna
Perché sono un altro Humphrey Bogart
prestato a storie un po’ così e così,
un altro Humphrey Bogart
prestato a storie un po’ così e così

TU, CHIESA DEL MIO PECCATO

E alla fine non resta che…
che questa città ai tuoi piedi arresa
E mi chiedo se era questo che volevi
E ti rimane lo sguardo muto
fisso su me; capisco che,
che non poteva finire che così
Non ho però mai detto che
due mani nel verno a riscaldarsi
fan felici gl’innamorati;
solo ho pensato che
insieme a te ci potevo stare,
e magari costruire una chiesa
o un peccato, senza la noia
d’un “per sempre e così sia!”
Così rimango, schiacciato
Il perché lo sa il diavolo e te
Per Dio, sì, ti so odiare io
ma mai abbastanza, quel tanto che
basterebbe affinché la vita mia
prosegua da sé

IL SALE DELLA VITA

Il mondo è vasto, i passi son tanti
da fare, ma già a metà del cammino
incontri la negra epigrafe che segna
la linea del tuo tramonto

Per valli e per monti hai portato la voce
A tutti hai sempre detto
che ce l’avresti fatta da sola
Hai preso con te solo lo stretto necessario,
una bisaccia per il pane, una borraccia per l’acqua
e la scarsella con poco sale dentro

Gli amanti ti hanno amata e presto lasciata
Non hai lasciato loro il tempo d’innamorarsi
Hai portato con te solo il poco necessario
Ti sei inginocchiata davanti alle chiese
e ti sei segnata per non attirare ostilità

E all’improvviso hai raggiunto la linea,
quella linea che ti ha costretta
ad arrestare il passo
Ti interroghi in cerca dell’errore fatale
Ma oramai sei davvero troppo stanca,
hai sol più voglia di riposare,
lasciando scorrere fra le dita
quel poco sale che ti ha tenuto compagnia
per tutta la vita

Per tutta la vita…

DIMOSTRARE CHE…
(descrizione di un incubo)

Ho solamente voglia
di buttarmi giù dal balcone
per dimostrare
che non si son poi sbagliati
a dirmi pazzo
Quando a pezzi sarò sul cemento
non voglio benedizioni
o lacrime che mi lavino il viso
Piuttosto tirate fuori
il vestito più bello
e datevi a un ballo
sensuale e violento come dio

Vorrei ci fosse allegria
Tu chiama quel pagliaccio
che dopo le nozze
ci fece morire
dal ridere nel letto
E toglimi la curiosità
di sapere quale il gusto della verginità:
prendila, non so dove ma prendila
e cacciamela poi a forza in bocca
come fosse un’ostia
Non riprenderò coscienza,
non in questo mondo in ogni caso;
sarò però felice come a Pasqua,
puoi scommetterci le mutande
E se tutto questo ti sembra
il delirio d’un pazzo, così sia!

Mi raccomando:
annaffia i fiori, piscio e vino
in gran quantità
quando viene il tramonto
e le ombre s’allungano
per disegnare su quelle pareti d’ellera
forme sconce e orge di sogni interrotti

Non tradirmi col primo venuto
Non ti chiedo poi molto
per tutto quello che abbiamo passato

Vedi, fumo tranquillo
Domani sarò lungo disteso
sul cemento, ma non lasciare
che il prete mi possa toccare
la fronte mentre sono nudo,
come un verme,
con la faccia schiacciata
in una pozza di sangue

Ci ho provato ad essere:
uno che ti sarebbe piaciuto
anche dopo gli anni tutti uguali
Ci ho provato
Ringraziami almeno per questo
e facciamola finita
senza tentar più la strada di Damasco

ANIMA STRUGGENTE

Ti cerco
Ti cerco e scopro le tue calze nere,
quelle a rete che mi fanno impazzire
Ti cerco,
e il tuo profumo è su ogni cosa in questa casa,
e non è per caso che lo hai lasciato sparso qui,
qui dove ancor mi figuro il tuo didietro
Ti cerco
come si cerca la guerra, il sangue, la passione
Ti cerco
perché ho bisogno di sentire la femminilità che sei
Ti cerco
con l’affanno in bocca,
fumando sogni e speranze,
bevendomi l’anima dalla bottiglia di rosso
che accompagna le mie preghiere
Ti cerco
perché ho perso l’equilibrio
e la bellezza di sentirmi bambino
raccolto fra le tue calde braccia
Ti cerco per farti complice
Ti cerco per complicarci la vita insieme

Ogni giorno che passa è uno in meno
L’aria te la sei portata via tutta,
resta il profumo di te ma non basta,
non basta mai ai miei polmoni,
alla bocca che spara sconcezze d’amore
che tu non puoi ascoltare
Ogni giorno è una lacrima,
pregando che tu torni da me

Ti cerco, ti cerco, ti cerco
come un condannato
che ancora tenta l’azzardo d’una fede
Ti cerco perché non posso davvero fare a meno
della tua Anima Struggente su Me

Ti cerco
perché se un senso la vita ce l’ha
è in quella tua Anima che strugge
e distrugge quella mia

REGINA

Regina, regina, regina,
spogliati d’ogni pudore
Balla, balla, balla,
balla un ballo tzigano
Regina, regina, regina,
portami in Africa
nel suo nero cuore

Io pregherò a lungo
Accenderò candele,
disturberò poi il vento
con il mio fiato caldo
E alla fine
ti dirò di farti a me vicina,
perché ti ho mentito

Regina, regina, regina,
vestimi del tuo sudore
Lascia che la vita
sia un contatto pelle
a pelle, di rose spine
e deflorate bugie

Regina, regina, regina,
balla, balla, balla,
balla con me un ballo tzigano,
e fammi arrivare dritto
dentro ai tuoi fantasmi

Regina, lasciati nuda
e non badare alle mie lacrime
E’ per questo che sei nata
E’ per questo ballo tzigano
di lacrime preghiere e bugie

Poi abbandonami
nel nero cuore africano
Così bello, così bello
non trovi?

CROCE

Per te ho dimenticato il cervello
Per te ho curato l’amore d’un bordello
Per te ho lavato la faccia di Dio
Per te ho danzato sotto la pioggia
Per te ho detto addio alla carta d’identità
Per te ho ucciso un fiasco di vino
Per te ho prosciugato i sette mari

Niente ti è mai bastato
Neanche un più semplice mazzo di rose
in mano a un pazzo è stato sufficiente
Volevi tu solo la mia croce

OCCHI DI CIELO

Ogni tanto mi scrivevi una carezza,
io, nero su bianco, le solite mie.

Dicevi che era blu il tuo sangue.
Io però solo amavo i tuoi occhi di cielo,
la profondità che catturava la gioia mia.

Mi scrivesti l’ultima volta
che cercavi un cielo blu più profondo di te;
ti risposi io che forse non eri troppo diversa
da altre donne da me conosciute.

Fraintendesti, gridasti un vaffanculo grosso,
perché secondo te ti avrei dato della puttana.

LA MIA MANO AMPUTATA

Cerchi sempre
la mia mano amputata
Gente va
Gente viene
Regge buste di plastica
& dorme in scatole di cartone
Basta un terremoto,
il ghigno d’una puttana
per devastargli l’appendice
– l’anima che tende
a una cancrena permanente

BIANCA COLOMBA ABBATTUTA

Sono solamente
la bianca colomba
abbattuta
dal suono
del bronzo
delle campane
della chiesa
sulla collina
solitaria

SE TI LASCIO

Se ti lascio
andare
& domani
la luce
filtrerà
attraverso
le commessure
delle serrande
trafiggendo
la fotografia
del tuo volto
nella cornice
allora
avrò perso
la vita
insieme a te

LE BALLERINE SONO ANDATE

Le ballerine
sono andate
Il becchino ubriaco
ride e scava
Una nuvola di gente
scorta una piccola
piccola bara bianca
La fossa
puzza di gesso

& quando
l’ubriaco cala
la bara
dalla fossa s’alza
come una nebbia
Resiste
qualche istante
nell’aria
Poi più niente

DEL DOLORE

Il dolore
inflitto
o provato
non conosce
la stanchezza
Per questo
è più forte
d’ogni amore
detto eterno

che alla fine
si consuma
in secchezza

RIESUMATO

Ho raccolto
Tutto
& mi sento
Vuoto

un cadavere
riesumato

LA CITTÀ PIOVE

La città piove
I cani abbaiano
in cortile
Così futile alzarsi,
andare a pisciare
& accendere la tele

INFINE ANDREMO

Infine
andremo
senza più
cercare
un Dove
o un Perché

Andremo
Lontano
& Vicino

FERITE

vestirai luna di luce?
o nuda allo specchio
spoglierai lacrima
di triste paradiso?

ti ho vista piangere
e ancor non sapevo
che l’amore ti fa fuori dentro

tutti ne erano al corrente,
non io però che inciampo
nella pioggia bevendola
passo dopo passo
come lupo nella carne ferito
fiero delle ferite mai cicatrizzate

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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