A passo lento fino all’ultimo minuto secondo

A passo lento fino all’ultimo minuto secondo

ANTOLOGIA VOL. 116

Iannozzi Giuseppe

children become buddhist monks

CENERE ALLA CENERE

Si andrà un giorno
là dove
tutti son dimenticati:
polvere alla polvere,
cenere alla cenere
Non uno mai ingannato
ha il destino
Dal Nulla partoriti
nel grembo suo torniamo
sempre
Delle azioni nostre
cattive o buone
non un segno,
sol la breve preghiera
di colui che ancora
sulla Terra a tribolare
e non si sa per quanto

Dovere è
di farcela piacere
la Morte,
col cappuccio suo nero,
con la falce sua affilata:
per quanto bizzarro
il costume,
sua trista fama
la sol cosa
che qui a lungo dura

AYLAN

Guardate, guardatelo adesso
Non più un sol fiato nutre
in riva al mare quel corpicino
quel bambino che ieri sperava,
che al collo di madre e padre
in riso e in pianto s’abbracciava

Quale, quale il peso
d’un’anima che s’invola?
Lo sanno quelle braccia
che dalle brutali carezze
d’un mare in tempesta
sulla spiaggia l’han raccolta

Non vi fan difetto gli occhi
per una lacrima,
per una sentita preghiera
Sol immaginate la notizia
domani in prima pagina;
sol pensate “non è successo,
non è sangue del mio sangue!”

Benedica Dio gl’innocenti
Maledica l’uomo quell’uomo
che al corpo del morticino
àncora indifferenza e viltà

NON PREGANO GLI ASSASSINI

Da tempo muore e risorge il mondo
il dito di Dio guidando al baricentro
Coi miei occhi ho visto, ho visto
di cosa sono capaci certi rapaci

Si è perso, si è perso l’amore
Uno a uno cadono accecati i pretendenti,
fra le pretese di Venere e le orge di Marte
Uno a uno in ginocchio cadono i perdenti

Da tempo penso: “Perfetto, così perfetto!
Meraviglioso, così meraviglioso!”
Dall’alba al tramonto da un’oscura tomba
si viene alla luce e in una più profonda
presto o tardi nel buio ci si seppellisce

Da tempo penso: “La vita, questa nostra vita!”
Tra la sabbia fine persino le pietre millenarie
si muovono a commozione abbandonando
il riposo loro, ma non l’uomo, non l’uomo

Che cosa hanno fatto all’amore?
In questa vita – che preghiamo
ché sia infinita -, in un pozza
di piscio e sangue giace…
scomposta giace la passione; per quale,
per quale figurazione di religione?

Che cosa hanno fatto a quel Sognatore
che giusto ieri credeva?
Vuoto di fiato, crocifisso e martoriato,
segna le ore l’ombra sua funesta

Si è perso, si è perso l’amore
Nel negro momento estremo
in bocca neanche il ricordo stantio
del primo bacio, del primo addio

Muto più non accusa furore in petto
In questa vita d’assassini e tradimenti,
più non prega l’amore per l’amore

PARADISO PERDUTO

Quanti fiori
Quanti colori
Passano gli anni,
non gli affanni

In sequenza
cadono petali
nel dolore dell’io

Minaccia il sole
di spegner gioia
alle fragili parole
che sol ieri
abbiamo osato

Di viola si tingono
le chiese: a morte
suonano il nome
che ci raccontava…
paradiso perduto

Quanti fiori
Quanti colori

Sia Selene
a indicarci la via
se ancor c’è
tra filari d’uva
e mai pestate
piste, oscure
nel Nero Bosco

BAMBINO

E accorgersi
all’improvviso
d’esser grandi
e non esser
cresciuti mai,
mai veramente,
nell’allegra bugia
credendo
che la sola verità
che identità ci dà
quel bambino
amato e tradito
in fondo
all’alma nostra
alla bell’e meglio
seppellito

E una volta
che quel bambino
disseppellito,
tra risa e sgambetti,
ingenuità e fragilità,
lungo sentieri
di mille trappole
il nostro domani

E si fa così
meraviglia
il novo dì

CONDANNATO A MORTE

Le chiese cadono in frantumi
e la mia fede è solo a un miglio
dalla sedia elettrica
Occhiali da sole a coprire
gli occhi azzurri
e ciclamini tra i tuoi capelli
dicono le lettere
Ogni uomo ha il suo incubo
che prima o poi si manifesterà
a ciel sereno o no

Tutti passano in fretta
Hanno in mano la loro vendetta
Pochi giorni alla fine del mondo
Pochi giorni alla fine
di scartoffie e scandali vari
La foresta là in fondo brucia
ma sembra che a nessuno
gliene freghi granché
I giornali si vendono lo stesso
con dentro un po’ di sesso

Ho ucciso che ero così giovane
La condanna era accanto a me
con la luna che ha visto mia madre
darmi a un mondo di lupi
– braccato per stare adesso qui
Non dovresti accendere il sole
se non hai intenzione di trovarmi
sul serio dove io sto

A passo lento fino all’ultimo

Non dovresti accendere il sole
se non hai intenzione di trovarmi
sul serio dove io taglio
le vene ai quattro vangeli
senza cadere in ginocchio

A passo lento fino all’ultimo
Fino all’ultimo minuto secondo

Anche se non sei con me
posso immaginarti
per cui dammi la mano
e porta via il prete
Non è il momento!
Ho solo ucciso uno sballato
che con occhio torbido
si guardava troppo a lungo
in uno specchio d’acqua
Dammi lo sguardo
Non ho niente da giustificare
Però la Corte Suprema ha deciso
che fra tre giorni non sarò più qui
Che intendi
quando assicuri alla stampa
di non avere lacrime?

Ho solo ucciso uno sballato
Ho solo ucciso uno fra tanti
Ho solo ucciso la sua fragilità

Pochi giorni alla fine del mondo
Non puoi non saperlo

Che intendi quando mi punti addosso
il tuo sguardo di occhiali da sole
per ritrarti nel giro di un secondo?

BUDDHA BAMBINO

Traballa sulle gambe ma sorride
Il giovane monaco sa
I gradini portano a un ballo di sangue
E non posso credere ci sia soltanto
questa visione di sofferenza

Noi monaci cadiamo,
cadiamo senza far rumore
Ogni angolo in ombra
nasconde un manganello
e una pozza di sangue
che non si cicatrizza

Con il cuore e con la mente
cammina accanto a me
e porta il mio canto alto
Moltiplicalo per cento
là dove tu stai, amico mio
Camminiamo insieme
fino a quando l’ultimo di noi
non cadrà
Alzandoci
riprenderemo il cammino
perché credo
nel sorriso del Buddha bambino
Perché non sono capace
di credere che il nostro sangue
finito in ultima pagina
sia tutto quello che c’è

Alla violenza rispondo OM
Rispondo OM

Camminiamo insieme
fino a quando l’ultimo di noi
non cadrà
Alzandoci
riprenderemo il cammino
perché credo
nel sorriso del Buddha bambino

VINCENTE

L’aria imbronciata
e fuggono all’occhio le autostrade
ed hanno avvistato Dio a Las Vegas
Domani sarà un giorno di pioggia
Lascia i bow-windows in chiaro
e spegni la tivù
Non c’è molto altro che possiamo
Non c’è molto altro
Non c’è molto
Non c’è

Hai sentito di quello
che si è pugnalato al cuore
e di quell’altro
che ha falciato il grano con la 45?
Sono caduti con la faccia nel piscio
perciò spegni la tivù e metti su Chet Baker
Non c’è molto altro che possiamo
Devi credermi
Un momento fila dritto
e quello appresso non è già più così
Non c’è altro ma se hai un quarto di dollaro
puoi buttarlo in una di quelle stupide macchinette
e scoprirlo da te che non c’è proprio nient’altro
che si possa fare quando Dio perde la memoria

Sembra assurdo
ma Dio se ne sta appollaiato
in attesa del grande colpo
E prega per un jackpot
e non fa caso a tutti gli altri

Non c’è molto altro che possiamo
Non c’è molto altro
Non c’è molto
Non c’è

SEMPRE ATTENDO

Sempre attendo
sia tu per me
a tradurre le parole
che han per me
suono straniero

Per quanto
fra le note della canzone
a fondo e di più
navighi la mente,
mai riesco a cogliere
nella sua interezza
la tenerezza
di questa storia d’amore
che ancor dir non so
se disperata, felice
o forse solo a metà

Sempre attendo
l’incontro,
il faccia a faccia
che domani ci vedrà
complici d’un’uguale
sazietà d’emozioni
Sempre attendo
il domani

Sempre attendo
sia tu a dar un senso
a tutti quei sensi
che al mio sentire
oggi sfuggono
sbrecciando
un poco appena,
con indefinita pena,
della città
le dure romane mura

PER UNA VITA INTERA HO ATTESO

Per una vita intera ho atteso
la crudeltà della verità
Senza sperar morte
o porte del paradiso a cui bussare
ho atteso
Accosto al lume d’una candela
ho atteso bevendo vino rosso
ora in muta compagnia ora da solo
E’ stato tanto il pericolo, tanto per me
quanto per te scoprirci nudi negli specchi:
quei nostri riflessi non li avremmo detti
così fragili, quasi sogni di bambini

Per una vita intera ho atteso
questo momento, giusto un appunto
fra le dimenticate pagine di quei libri
che delle pagine amavamo spogliare
per farne aerei e barchette
da affidare all’aria e all’acqua,
al fuoco della nostra passione di dentro
e così tanto impossibile da capire
per via di quella ingenuità
nell’età conchiusa

Tempo dopo tempo ho atteso,
perdendo dei bicchieri infranti il conto
Ho atteso,
non me lo puoi rimproverare
L’uno di fronte all’altro,
ho qui atteso per conoscerci
finalmente fino in fondo

CON LA TUA BOCCA
E I TUOI OCCHI LA MORTE

in memoria di Cesare Pavese

Avevi detto
che mi amavi.
Che ero per te l’uomo
dei tuoi incubi,
dei migliori
e dei peggiori anche.

Sei adesso con un altro
più bello e di me ricco.
E sono io qui a leggere
lo sfratto,
a schiacciare scarafaggi
con la residua impronta
dell’anima mia
che sotto alle piante dei piedi
nuda m’è rimasta incollata.

E’ venuta,
è già venuta la Morte:
aveva i tuoi occhi
e con la bocca tua a cuore
la mia di marmo ha baciato.

SA DI DOLORE QUESTA TERRA

Non posso prometterti
che con la vita proteggerò
le tue bambole di pezza
Non posso prometterti
che il mio abbraccio basterà
a consolarti
Niente ti posso promettere
Sa di dolore la terra, di sangue
di uomini mandati al macello
che uccidono fratelli per tirar su
uno scempio da seppellire poi
in grasse fosse comuni
Davvero non posso prometterti
che sarà domani un giorno
per amarci
senza né razza colore religione
Sono soltanto uno, e il noi sociale
sottochiave negli Archivi di Stato

Vorrei poterti proteggere dal male
e da quel sole che gli uomini li brucia
fino a una sete mortale
Vorrei poterti dire che sono un angelo
e che sei tu tenera bambina di paure
Non tengo però il coraggio d’ingannarti
come tutti quelli che ieri a cuor leggero
le parole le han sprecate prima di me

Vorrei lasciarti in dono questa,
questa che è ben magra poesia
Ed è quel che in questo momento faccio:
non so pregare né ho la fede dalla mia
Ma lo so che all’impazzata ti batte il cuore
ogni volta che un’ingiustizia
si sostituisce a un attimo di dovuta gioia
Perché lo so che non chiedi molto alla vita:
soltanto un abbraccio e non un dio
per cui in guerra morire

SIAMO POLAROID

Che fai? Il cappello magico
è quello che hai lasciato
sul pelo dell’acqua

C’è un bagno di sangue fuori
La gente si dà addosso
e cadono dal cielo i manganelli
sulle teste fracassate

Primavera non è
L’amore non è
Piovono occhi e disegni di Dalì

Che fai, resti lì,
o finalmente la mano mi tenderai
per portarmi via, via lontano
insieme a te?

Così siamo, polaroid,
così stanchi siamo
Colori su polaroid

Su polaroid a ovest di qui

BELLA PARTIGIANA

Col tempo
si son dimenticate
le rosse tegole
i tetti spioventi
e il sole a battere in una calle
lontano
dalla pettegola curiosità
dei preti neri
e da quelli con l’orbace

Col tempo
son passati i giorni avanti:
e ai balconi sol più civette
a ricordare
quant’era bello farlo
l’amore in un vicolo al sole;
e la più audace fra i filari
lontano in un campo
vicino a un ciliegio in fiore

La più bella
nessuna l’ha dimenticata
La più audace
il più tenero peccato
che a più d’una
l’ingenuo amante ha rubato
per tenerlo al sicuro
fra le bionde sue gambe

Fra le gambe sue partigiane

CONFESSATI A ME E PENTITI!

Ti prego,
confessati!
Sin tanto
che sei in tempo,
pentiti!
E inginocchiati,
così io ti prego

Ha accolto la tua bocca
del Signore l’ostia
Non puoi continuare a far finta,
così io ti prego, ti prego
di consegnarti al tuo confessore
prima che si apra la terra
sotto i piedi tuoi delicati

Non puoi,
non puoi continuare
a nascondere la verità
Non puoi fingere ancora
che non ti piace il piacere
Confessati prima
che sia qualcun altro
a parlare in vece tua

Confessati
prima della Fine,
e pentiti, pentiti!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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