Mi sono seduto e c’ero soltanto io

Mi sono seduto e c’ero soltanto io

ANTOLOGIA VOL. 113 

Iannozzi Giuseppe

Michelangelo - Creazione degli astri e delle piante (particolare)

VERITÀ A METÀ

Le verità a metà sono sempre e in ogni caso ben più letali e peggiori rispetto a una vera e completa menzogna.

COME UN PASSERO

Il sol pensiero sì,
mi fa tremar le gambe
Tremar d’amor, d’amor
che sempre ho espresso
E che tosto hai ricusato tu,
lasciandomi lento a macerare
in questo dolore che è tutto mio
E che è l’unica cosa che di te ho
Così mi fisso allo specchio
e sulla punta delle dita conto
gli anni che scivolano via
E ripenso a quant’era bello
il tuo cuore sul mio,
come un passero
E così guardo alle rughe
che mi accarezzano il viso
per farne maschera di età,
di occasioni perdute
E ci sei sempre tu
dentro ai pensieri miei,
mentre tremo

DONNA MIA

dire fare baciare
dieci comandamenti
mille diamanti negli occhi tuoi

di te non mi stancherei mai,
dei baci tuoi
che investono in valanga i miei

le parole che non ti ho detto mai
adesso le sai
sono due, semplici più dell’acqua
ma non scorrono via
così ti amo, ti amo

di te, di te che sei mia
non mi dimenticherò mai e poi mai

farò come dici
cadrò in ginocchio
non importa se buffo sembrerò
in preghiera ai piedi tuoi cadrò
se religione c’è, è di fronte a me, Donna

in ginocchio
per quei dieci comandamenti,
per quei teneri diamanti
che nel cielo dei tuoi occhi luccicano,
Donna Mia

SCHIENA DI VENERE

Se nuda scoprissi la tua schiena
impazzerei nella perfezione
della sensualità femminile

Se nuda scoprissi la linea
che ti fa Venere, d’amor morirei
col sorriso di dio in bocca
uguale al più carnoso fiore
d’ogni paradiso immaginato

CANZONE DI MORTE

ed ora dimmi
con chi cammini
e chi ti sta accanto
dimmi
se c’è qualcuno
che ti ama
come ti amavo io

e sì lo so
non ero speciale
meno d’un niente
ma almeno ero
forse uno zero
senza forze
ma ero
un egoismo e un fiato caldo
un petto da prendere a botte
da prendere a botte

eh sì
se avessi dovuto scegliere
amar te solamente
che non mi amavi mai
avrei scelto sicuramente
d’amare te infinitamente
sicuro delle conseguenze

dici che è niente
e forse hai anche ragione
possiamo fare quel che vogliamo solamente
e il resto quando c’è chissà come e perché

e lo so che non la ascolterai
no che non la ascolterai
questa mia canzone
come mai hai ascoltato le mie parole

…le mie parole così care
foglie al vento
timidi ritagli di cielo

no che non la ascolterai
questa mia canzone
ma per sempre gli occhi tuoi
prigione dentro ai miei
dentro ai miei
dentro ai miei…

SONO

Ho visto la morte
Ho conosciuto la perdita
Ho viaggiato in un vagone postale
Mi sono perso a Parigi sotto la neve
Sono annegato e dal sale sono riemerso,
con le mie sole mani
Ho toccato Cuba e la miseria
di chi costretto a vendere il corpo
allo straniero, all’americano
Ho visto compagni morire
accartocciati su una panchina d’un parco,
e ne ho visti altri dimenticati
in un sottoscala o in una soffitta
con l’ago ancora in vena
Ho preso manganellate
senza mai sapere bene il perché,
e ne sono uscito in piedi pulito
Ho visto sangue innocente
sprofondare dentro a un tombino
Ho perso il controllo della moto
e poco c’è mancato
che di me avessero ragione le pietre
Ho avuto donne, belle e non dico di no,
poche però
Ho toccato il Nord e il Sud,
dimenticando me stesso
in una camera d’albergo
dopo settimane di lavoro malpagato
Ho pagato i miei libri uno a uno,
ho mangiato quello che avevo
o non ho mangiato affatto
Ho incontrato uomini potenti
e altri che invece fingevano
Ho preso per il naso uomini strafottenti
e mai nessuno mi ha allacciato le scarpe
Sono stato lontano dal gioco
e dalle donne di facili costumi
Ho pagato le mie bollette,
ed ho ricucito le mie ferite
su ossa spezzate e grammatiche
Ho rotto il collo al panico
quando mi voleva in catene
Ho giocato a fare il duro e il buffone,
e finché mi è stato bene mi sono divertito
Ho portato pesi sulla schiena
guardando in faccia la notte vuota di stelle
Ho alzato lo sguardo sui padroni
e ho detto loro “non sono quel tipo d’uomo”

Ho fatto tutto a modo mio
Ho fatto bene ed ho sbagliato anche
Ho meditato sul fiume in piena
e nei cimiteri ho parlato con chi fu
Ho cercato una speranza
vagolando fra epitaffi e memorie
Ho pagato i miei debiti
e non ho chiesto indietro i crediti

Ho fatto, a modo mio ho fatto
Ho visto, a modo mio ho visto
Non ho però toccato i Bastioni di Orione

GUARDAMI, GUARDAMI ANCORA

Guardami,
guardami ancora
I miei sbagli sono
e sono tanti, tanti;
li puoi vedere,
a uno a uno li puoi contare
guardandomi oggi
negli occhi stanchi,
sporgendoti sul mio ieri,
su quei gigli bianchi
che dai prati strappai
con la stupida arroganza
d’una giovinezza
che è finita, marcita
… da un pezzo oramai

RICORDI?

Ricordi, ricordi com’era la notte,
quando la notte era di buio
e le stelle non si vedevano?
Ricordi, ricordi com’era il giorno,
quando il giorno era di luce
e il diavolo bruciava le colline?
C’era la gloria
che dava da mangiare,
e c’era la cera
che si scioglieva piano,
e i fiumi non avevano inizio né fine

Ricordi, ricordi com’era ridere,
quando le campane si strozzavano
in una risata accompagnata
dalla verginità di mille fanciulle in fiore?
C’era la morte
che veniva e non faceva male,
e c’era la vita
che risorgeva e taceva,
e ogni cosa, ogni cosa non era mai
quello che l’occhio vedeva

Ricordi, ricordi com’era il suono,
quant’era bella la chitarra di George
che non sapeva smettere di piangere?
Ricordi, ricordi quando t’invitavo
a slegare dal collo degli agnelli
campanelli d’argento e sogni a non finire?
C’eravamo noi,
di altro non avevamo bisogno
C’eravamo noi,
ed eravamo felici e perdenti

Ricordi, o forse no,
così adesso la notte è solo la notte
e il giorno è sempre più avvitato in sé
Ricordi, o forse no,
così adesso piangiamo e piangiamo forte
e lo sappiamo bene il perché:
fingiamo, fingiamo la vita
e non la inventiamo mai,
e non la inventiamo mai

Non era questo che volevamo,
non era questo che volevamo

NELLA NOTTE A CERCARE

Con chiacchiere, bisbigliate o a gran voce sparate,
non lo turbiamo il sonno tuo: si rischia di svegliarti
e se ti svegli chissà che pensi e se pensi al bene, al male,
se vai poi avanti su e giù nel cavo della notte a cercare
quell’uomo che la noia se l’è cercata col lumicino.

Non la svegliamo questa notte in coma, no… c’è la Luna,
e ne sa di più la Luna di donne e uomini nei letti raccolti;
dall’alto a uno a uno li illumina con un filo di luce appena,
ma è abbastanza per denudare i loro mai sopiti desideri,
a nudo li mette, e in cielo il posto presto lascia lei all’alba…

al Sole che gli occhi acceca e che i sogni li spegne
dentro al casino d’una città che la quiete non sa;
così questa verità, da sempre uguale, lo sappiamo,
non la possiamo oggi noi negare e nemmeno fregare.

Non la possiamo fregare, no,
non con un pizzico di sale e uno di vanità.

CHE LA POESIA SIA BELLA

Che la poesia sia bella
e dell’anima sia il respiro,
non lo metto in dubbio,
in dubbio quasi mai, io;
anche se poi,
a ben vedere, non sempre
di gioia si può cantare:
il Bardo, volente o nolente,
con animo dolente
ha più spesso da dire
dei fattacci che, ahinoi,
nel mondo accadono.
E quasi mai gli è concesso
da sé un minimo ristoro.

TI VOGLIO BENE

Non servono parole
Questione di sguardi
riconoscersi
e nel bene e nel male
volersi insieme

Non servono parole
per capire
che ci si vuol bene
col sole o colla luna
a far da lampione
alle ombre di noi

Se puoi, se lo vuoi,
all’amore
non servono parole
Se lo senti veramente
non servono risa o pianti,
virgole o punti perché…

Semplicemente
ti voglio bene
più che a me perché…

Semplicemente
questo sentire
si spiega da sé
scalzando eclissi e perché

VECCHIO FELICE RANDAGIO

Amici, amici, amici…
Che importa mai!
Che ne abbia o no,
sempre qui rimango
ad abbaiar alla luna
una fortuna, una tortura
nel pozzo caduta

Bello bello
vado giù di Barbera
finché sazia
non m’è la gola
e fuor di grazia
l’alma e il cervello

Amici, amici, amici…
Uno o due nella tomba,
di loro manco il nome
ricordo; il primo amore,
pure quello dimenticato
Quattro randagi però
mi tengono compagnia;
abbaiando
sol chiedono carezze
su la schiena spelacchiata

Così grigio e vecchio,
in verità mai avrei pensato
d’arrivarci a questa età,
a questa vanità del cazzo!

Amici, amici, amici…
Un altro, un altro goccio
Un altro goccio soltanto,
me ne andrò poi a letto,
pescando nell’alba fatta
il sogno di quand’ero
con gli amici miei bambino

NUDA E CRUDA

I più desiderano vederti nuda,
io solo morderti cruda.

LEI, LUI

Lei gli rispose ch’era un ventaglio.
Lui osò ribattere ch’era uno sbaglio.

PIÙ CUORE

Non che siano in molti a domandarsi
il motivo della sua scomparsa…
Ma stanco di fare la comparsa,
nella battuta d’un pagliaccio decise di provarsi,
gridando “Amore, mettici più cuore!”

PERDERSI

Nella poliedricità dell’attrice
cercavo sguardo di sognatrice.

Fosti tu, tu
a svegliarmi con un sorriso,
dicendo: “Sono ragazza perduta!”

Ti fu terribile pensiero
pensare, amare.

PER SEMPRE

Dolcezza,
se or ti dicessi
che di te mi son innamorato,
più non m’ameresti.
Così io taccio,
per sempre.

A CAZZOTTI CON DIO

Non bussare
alla porta
del mio cuore:
non ci sono
Sono altrove,
perso nell’Aldilà
a tagliare
le unghie a Dio,
come uno schiavo
rabbioso

Non mi cercare
Sono via lontano
in un posto
che tu non puoi
sapere
E se te lo dicessi
non mi crederesti,
perché
ancora una volta
ho fatto a cazzotti
e ne sono uscito
più salvo di prima
Perché
Gesù salva Tutti
recitando preghiere
con bocca di carie
al Padre
che l’ha tradito

Ma tu lasciami
dove sono
E non avrai guai

C’ERO ANCH’IO A DIRMI ADDIO

E’ solo un anno
che simile a tanti altri passa
E’ solo il tempo
che – l’hai capito? –
si fa più vecchio di quei buchi
che le suole delle scarpe minano
E’ solo il botto d’un petardo
fra il ragliare forte degli asini
E’ solo un bastone
fra le ruote mentre guardiamo noi
girare dei mulini a vento le pale
E’ solo il canto d’una sirena
che il suo mare cerca per svanire
E’ solo il popolo degli gnomi
che nell’ira delle stagioni si prende
E’ solo uno spazio vuoto
con un fil di voce raccontato
a chi il sonno non lo sa mai o quasi
cogliere in tempo
E’ solo un amore che a puttane
se ne va senza pagar la commissione
E’ solo l’abitudine che si consuma
come cera di candele a mordere
timida fiamma di fredda speranza
fra arie di nebbie
E’ solo calpestata fantasia
e un valzer viennese che cade
nella valanga dei ricordi dell’Ebreo Errante
E’ solo un tiratore scelto
che l’ultimo suo bacio l’ha seppellito
nella canna del fucile per stupido amor
di dire “C’ero anch’io a dirmi Addio!”

Sono le nostre gambe
che per il destino di Garibaldi tremano
E’ una Parigi di gambe rotte e corte,
come le bugie che abbiamo raccontato
allo specchio e al nostro migliore amico

Ma sono in tanti a farti la corte
Ma sono in tanti a divertirsi così
Ma sono in tanti a sognarti amore
Ma sono in tanti a farsi solitudine

Quando tu non vedi, quando tu non vedi
E lo sguardo lo butti in fondo alle tasche
per inseguire una chimera – o solo il cielo
che t’ha inventata bambina
per camminare al di là di noi e di tutti gli dèi
che vorrebbero prenderti prigioniera
del loro egoismo

Quando tu non vedi, quando tu non vedi

HO SMESSO DI PENSARE

Ho smesso di pensare con la testa altrui da quando ho urlato il mio nome al vento, da quando ho preso l’ultima poppata dal seno di mia madre. Adesso spero di riuscire a non pensare proprio più: dopo tanto inutile ponzare la testa mi dole, per questo solo anelo a una santità umana fra note di jazz e voluminosi libri di pagine bianche.

C’ERO SOLTANTO IO

Mi sono seduto su una panchina, mi sono guardato intorno: non c’erano alberi e il cielo mi sputava addosso tiepide gocciole di pioggia. Non un bambino, non un nonno, c’ero soltanto io e un piccione malandato che beccava la terra con maniacalità, pregando con ali mezze aperte di trovare almeno una briciola di pane o un verme piccolo piccolo. Ero così giù ma così tanto giù che, senza quasi rendermene conto, presi a pregare affinché un dio pietoso mi trasformasse subito in un verme.

ASPETTO CHE GLI UCCELLI TORNINO A VOLARE

Non siedo più in riva al fiume da tempo immemore: non aspetto cadaveri di amici o di nemici che mi facciano l’occhiolino con occhio vitreo. Aspetto invece che gli uccelli tornino a volare sopra le nuvole, aspetto un canto celestiale che ristori lo spirito mio imperfetto eppur, a suo modo, bello.

DESIDERIO MIO

Desiderio mio è di eclissarmi lontano lontano, dove non ci sia segno alcuno di civiltà. L’unico modo per tornare a essere primitivo e genuino è di non condividere del tempo presente manie e solitudini preconfezionate e sottovuoto.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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