Sepolti dai rimpianti, ma mille stelle su Hollywood

Sepolti dai rimpianti, ma mille stelle su Hollywood

ANTOLOGIA VOL. 112 

Iannozzi Giuseppe

Tiziano Vecellio -Titian - David and Goliath

SEPOLTI DAI RIMPIANTI
inedita

Alle spalle l’estate,
le belle ragazze
che ci sorrisero
la lieta lor giovinezza;
e avanti a noi
pioggia di foglie,
l’autunno bruno
che viene e ci ricorda
che non è lontana
l’ora del nostro morire,
dimenticati, sepolti
dai rimpianti
di non aver saputo
cogliere
nella nostra età bella
le opportunità
che eppur ci furono
offerte.

NON DARMI L’ADDIO

Non darmi l’addio,
non ora che amo
e sfido di Dio l’ira
per averti ad esso
rubata

Son io un uomo,
non un dio immortale
Ma l’acciaro mio
al tuo servizio,
questo te lo posso
promettere oggi
e per sempre, amata,
amata fantasia mia!

SORELLA DI PERFEZIONE

Ringrazio.
Piano chino il capo,
come un bambino.
Ringrazio la gentilezza
e la bellezza
che ti appartengono,
Sorella di Perfezione.

Chino il capo
una o due volte,
come un bambino
che lo sa
che continuerà
a commettere errori
per non deludere sé,
né chi oggi lo ama.

NUDO E INDIFESO

Se potessi vedermi ora
nudo e indifeso come sono,
nell’alma gelato, senza amore,
col fiato corto e l’ora mia
pronta a dare al piombo
l’ultimo rintocco (1), i tuoi occhi
si farebbero di cieca rabbia
simili a quelli di certe vestali
dal fuoco sacro dominate

Sempre ho ceduto il passo
e se ho peccato il sesso,
la poesia che esso è,
m’ha riscattato, non del tutto
ma abbastanza perché
se non oggi domani si dica
di me innocente e leggenda

Carco d’un crimine non mio,
attraverso il penetrale del Fato
il desio mio lacera vene e polsi;
col ginocchio franto al suolo,
la bocca massacrata, piagato,
a te che di me amasti la favella
vorrei oggi presentare il dono,
la vita mia seppur a brandelli
perché sia il piedino tuo gentile
a darmi la fine, e non il piè vile
d’un centurione qualunque

0.

Dicono…
Si dicono poeti
Piattole abitano
cervelli calvi
Topi imper-
versano,
scelgono tope
di seta vergine
& fanno il verso
prima di venire

Scavalca il cielo,
beve dall’utero:
Allen sa come
si fa, come si sta
dopo

Meraviglioso

I.

Cane, cane, cane…
ti amano
Piovono sassi
Il Cristo che amavo
da bambino
se l’è fatta sotto
– rimango qui
in attesa di oro,
di una risposta

II.

Non guarisce
il taglio sulla mano;
il pollice alzato,
il sorriso di Neal
un taglio cesareo
& nemmeno un’auto
Blu e altro blu
sulla U.S. Route 66
Charlie spoglia l’uccello
Fumo e note
& ora in mezzo
ai ricordi per tornare
nel grembo
della Grande Madre

III.

Bruciano i libri
dell’infanzia
Buddha sorride
& i giovani bonzi
lo imitano male
Bruciano le parole
Bruciano i significati
senza averli mai
conosciuti da vicino
I pochi salvati
dal rogo venduti
sottoprezzo
a ubriaconi e spacciatori,
& i giovani bonzi
si danno fuoco
in segno di protesta;
ma non sanno,
non sanno un cazzo
Il niente li annienta

IV.

Quel che farò
non lo farò
Il disastro
& il distratto
Tutto ho perso
nel Tutto
& niente, niente
è tornato indietro
Ma all’improvviso
qui felina Bellezza
che mai prima d’ora
avevo visto,
sorriso d’avorio
& mille stelle
su Hollywood
che non accennano
a spegnersi

Quel che farò
non lo farò,
non questa notte
che la Pantera Nera
mi spalanca le fauci
sulla faccia di fumo
per lacerare a morte
la solitudine

VI.

E’ sulla Settima
La lavatrice
mangia gettoni
a vuoto; & Dio
da lassù incassa

VII.

Wall Street
Caduta libera
Dollari & Pagliacci
La ragazza ha detto
che domani
uomini e vetri giù;
cambiare pettinatura,
sconti per il taglio
più corto, il barbiere
ha parlato chiaro

RISORGI GRANDE

Il sorriso, il vostro sorriso
tenetelo per voi
Ho così tanto da fare
e sopra di me nuvole,
meravigliose nuvole di fumo nero
mi invitano a lasciare a sé
il sole che si lascia oscurare

Non siete riusciti
a spegnere il fuoco nel bosco
Fuggono gli animali,
non gli uomini intrappolati
che mai stanchi gridano
“si danno perle ai porci, ai porci”
Non avete mai compreso
In lungo e in largo l’Errore Supremo
ha sbiadito il poco
ch’era rimasto in voi

Sotto il peso di nuvole meravigliose
uno a uno cadete in ginocchio,
ma in bocca la solita frase nota
che stona

Che storia, l’avreste mai detto?
Il ragazzino che fingeva stupidità
ha imparato l’uso della fionda,
ai suoi piedi ammira la strage
di nani e giganti, di talenti e santi
Che storia, l’avreste mai detto?

Tirate fuori la Cultura in briciole
che a torto vi siete intascata,
e pregate, pregate forte:
Re e Dèi tengono alla loro quiete,
tengono l’orecchio duro
Raccogliete ora la cenere
che i vostri compagni han lasciato
in memoria di sé, e attendete,
attendete la Fine

Sotto il peso della luna alta
che sa fendere le coltri di fumo,
laghi e fiumi raccolgono riflessi
E’ così facile risorgere
quando tutti quelli che conoscevi
stonano nel vento prima d’esser niente
E’ così facile, l’avreste mai detto?

epici idioti

restano
immobili o quasi
gli idioti:
paiono
avvoltoi pronti
a strappar
col becco
le carni frolle
dei morenti
davanti
alle lor pupille,
vuote
d’altra emozione
che non sia
ambiziosa cupidigia

bavosi,
di tanto in tanto
scambiano
una due tre
parole
col vicino:
si lamentano
del tempo
che passa,
del sole
che cambia
posizione
ma mai
per più d’un momento;
respirando
il lor stesso fetido alito
piegano
lo sguardo
un poco appena,
quel tanto che basta
per capire
di chi la Morte
avrà ragione,
se di quello
che ebbe fama di bastardo
o del povero morto di fame
capitato
tra i farabutti
per sporco gioco del Fato
di trovarsi ieri
nel luogo sbagliato
al momento sbagliato

con la testa
calva a metà
gli idioti
aspettano
di portare la Fine
a epica tragedia

niobe

delirante
le ossa peste,
dolorante
dalla gola
in giù:
fischia l’aria
dalla bocca
aperta spalancata…
fischio uguale
a quello che
dal buco del culo
si diparte

bruciate
e dal vento
sparpagliate
in lungo
e in largo
le penne di Icaro;
Apollo esulta,
Niobe piange
i morti,
tutti quei figli
orgoglio di madre,
fino a cangiarsi
in crudo marmo:
ma nel grembo
inesauribile fonte
di dolore

per dieci giorni
insepolti;
fu troppo
anche per lei
figlia di Tantalo

ancor oggi
fanno male
le schiene
investite di colpi
figli del tradimento

SANTI E POETI

Non dovreste credere
a quegli esseri strani
che si professano poeti;
son come certi santi
da mane a sera ubriachi
incapaci di dir preghiere,
grandi stupratori però sì
…ruina del mondo intero

LA FRANA

violenta la frana
finalmente
seppellisce
il poeta
dal sorriso felice
giù a valle

ALL’ALBA

E all’alba scoprirai
che non è lontano
il tramonto
dentro agli occhi miei

(1) L’anacronismo è evidente: nell’antica Roma non c’erano chiese né campane che suonassero per i morti.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a Sepolti dai rimpianti, ma mille stelle su Hollywood

  1. Lady Nadia ha detto:

    Un po’ arrabbiata questa tua bellissima poesia.

    Piace a 1 persona

  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Immagino tu ti riferisca alla prima che è inedita, anche se non ho dato alcuna indicazione in tal senso. Direi che è pervasa da una rabbia comune a chiunque guardi al suo passato e tragga poi le sue conclusioni. 😉

    Grazie.

    P.S.: Segno adesso che è inedita.

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