Amiamo e viviamo su piaghe da decubito

Amiamo e viviamo su piaghe da decubito

ANTOLOGIA VOL. 109

Iannozzi Giuseppe

Les demoiselles dAvignon - Pablo Picasso

I PASSI DELLA PRIMAVERA

Che ci fai nel bosco sola soletta…
per quali recessi vai a spasso?
Non te l’hanno forse insegnato,
Primavera,
che tra foglie e radici
si nascondono lupi neri
e altre più cattive creature,
da Dio abbandonate…?

Povera Primavera,
che il piedino suo l’ha qui portato,
dove non un solo raggio di sole,
dove a ogni angolo soltanto la carcassa
d’un qualche animale,
e tutt’al più un’erba velenosa

VITA SPEZZATA

Che strana donna sei
Un giorno ci sei, quello dopo no
Non le so contare le tue lacrime
Le vedo e non le so asciugare
Un giorno ami il sole,
e quello appresso c’è nuvolaglia,
un orizzonte macchiato di sangue:
ventidue addosso a uno,
e uno stadio pieno di gente
che non ce la più la faccia

Che strana donna sei
Un giorno mi ami, quello dopo
di me ti sei già dimenticata
Ma non del sangue versato
quella sera per una stupida,
per una stupida stupida partita

MADRE E AMANTE

Madre e Amante, sollevati
Dalle tue ceneri risorgi
Torna a essere la bellezza che eri
Torna, vieni a me
che sono il tuo uomo
Dammi ciò di cui ho bisogno,
sesso
L’amore, semmai dopo,
adesso sesso
Risorgi,
il sudario della morte abbandona
Torna a suggere della vita il miele
Tesoro, non farti pregare
Ho bisogno d’averti accanto
Ho bisogno di metterti sotto

Ho bisogno di sesso
Mi manca la tua rossa bocca
Delle tue gambe
che stringono la vita mia
ho bisogno
Di te adesso
A lungo non farti pregare
Di metterti al di sopra di tutto
ma sotto di me,
di questo ho bisogno

Al di sopra di tutto ma sotto di me
Troppo lunga è la notte che s’avanza
Non posso passarla da solo
Ho bisogno che tu sia l’amante,
la madre di tutte le mie fantasie

COME CATULLO – I

Ben sappiamo
che ami star nudo
in camerino
Non ti verremo
dunque a cercare
né ti ameremo
Ma un Catullo
te lo daremo;
non s’abbia a dir
che neanche quello!

COME CATULLO – II

Se mi chiedi
perché t’amo,
in sincerità
ti dirò parole
belle e brutte

COME CATULLO – III

Un tango
di peccati,
di sospiri,
un ballo
che il sangue
te lo riscaldi,
lo vuoi ballar
insieme a me?
Sentirai
quant’è duro
passo dopo
passo,
e cadrai, sì…
presto in fallo!

COME CATULLO – IV

Imene, Imene,
mi tocca di darti
un dolore forte
assai eppur
sì necessario
al rapporto
che da anni
e anni ci lega:
non son quel
che tu credi,
non son quel
vecio genitore
amorevole,
bensì un viro
– non dico
uguale a tanti
altri, ché grosso
m’è il pacco
e non è da tutti

Ogni volta,
tenendoti
fra le braccia
pelose, tosto
mi prende
la vertigine
della carne,
il desio furioso
di strapparti
dal culetto tondo
le belle mutande
e metter così
presto a tacere
le domande,
per meglio
sentir le urla
di dolore,
di godimento
dalla tua gola
ancor vergine

COME CATULLO – V

Parliamo di Dio
come se esistesse
e gli interessasse
del sesso
che facciamo
più di rado
che spesso,
in un cesso
o con un cesso
a tarda notte
nascosti,
a volte all’alba
messi a fuoco
dal mattino

COME CATULLO – VI

Amante mia,
m’hai dato
la fica, il culo
e la bocca
Ma rimango
insoddisfatto
ogni volta
che a letto
t’infilo per bene
Vecchia ormai!
Non più buona
per un pompino
né per scaldar
i piedi

COME CATULLO – VII

Diciamo amore
sì tante volte
che non ci resta
altro che odiare
la debolezza
che c’invade
le membra
ogniqualvolta
a quella di turno
diciamo parole
uguali, ripetute
da una vita,
come puttane
che la vergogna
la disegnano
sulla bocca
degli Dèi eterni

COME CATULLO – VIII

Più del cuore
ho grossa
la minchia,
difatti si sa
che gioia
dalle vergonne
viene
e mai dall’Ego
prepotente
che in petto
batte

COME CATULLO – IX

Più del nullo
contenuto
d’un libro,
m’affascina
il mafioso
improvvisato
scrittore del cazzo
che l’ha vergato
e dato alle stampe

IN FILA

Dissero di me, poeta
Io ero muto in attesa,
in fila con tanti altri
per il bagno comunale

NEUTRO

Adesso faccio il netturbino,
non disturbo più
né massacro il giorno
con la voce

Adesso faccio quello buono,
mi fermo ad aspettare l’ambulanza
sul ciglio della strada, respiro,
guardo quelli ai miei piedi e aspetto,
aspetto con gli occhiali da sole su

Adesso evito i flash,
vado a teatro per beneficenza,
e scrivo libri di parole riciclate
e fingo di cantare
sotto la doccia “parole parole”
Uso un sapone neutro

Faccio molte più cose
rispetto a ieri, e aspetto

NEI CIMITERI DI GIORNO

Nei cimiteri di giorno
ci stanno tante persone
Fanno lavori,
ne fanno tanti
socialmente utili

Nei giorni di sole
ci stanno persone
che raccolgono foglie
un po’ verdi un po’ rosse
In giorni così
tanti piedi strisciano,
alzano una manciata appena
di terra
di polvere d’amore
– di niente

Nei cimiteri di giorno
ci vanno tante persone
Nascondono le lacrime
dietro occhiali da sole

Nei cimiteri di giorno
ci vivono tante persone
che hanno niente di niente
Ma quanto, quanto eros
mai dimenticato
e sotto i piedi calpestato

Quanto, quanto eros
mai perdonato
nelle orme lasciate
su fango e polvere

VAMPIRO PER TE

Sei uscita un giorno dalla mia vita
Sei andata incontro a un vampiro
Non potevo certo immaginare
che fossi della stessa sua razza
Ero troppo pazzo e innamorato
per poter capire che non mi avresti
di te lasciato nemmeno l’orrore di dio

Ero troppo giovane, troppo ingenuo
perché potessi resistere da solo
Così tutto quello che m’è capitato
me lo sono meritato sino in fondo
Così adesso aspetto il tramonto
per svegliarmi, per tornare a cercarti
e stare per sempre a te accanto

IN AVVENIRE

Porti avanti puntini di sospensione
Della Natura sei la Creatura innocente,
la figlia più verde di belle speranze;
così, da mane a sera, ti canto
E se un punto di dolore s’incastra
là alla radice del naso, per una lacrima
un po’ dolce e amara, sappi che amo
e amo di te soprattutto la dolcezza,
che sempre di nuovo mette tutto in gioco
e all’avvenire guarda con rispetto
ignorando quei segni dagli astragali dati

Per tutto questo, venèrea donzella,
a te levo il mio calice di vino rosso:
fortuna e allegria sempre inondino
i tuoi dolci fianchi, passioni
che s’hanno ancor da metter a nudo

HO GIOCATO

Ho giocato con il poco cuore
d’una ragazza che si dà via per poco
Ho giocato la mia mano puntando alto
proprio come un vero professionista

Ho giocato il mio asso di cuori
gettandolo nel mucchio dei tanti uguali a me
che erano lì tra spire di fumo e colpi di tosse
per vincere l’illusione d’un’anima

TUTTO FINITO

Cy, ho capito
Tu taci
Tieni gli occhi spenti
Reggi i tuoi silenzi
Ma io ho capito
L’ho capito
che questo è un addio,
sale e acqua di mare

Tu taci

Tu taci
Ma io l’ho capito
che tutto è finito
Che il mio amore
l’hai gettato
in fondo al mare
con una pietra
ben legata al collo

Tu taci

Tu taci
Reggi il tuo dolore
e lasci che la spuma
che vien dal mare
ti bagni le caviglie

Tu taci

Ma io l’ho capito
che questo è sale
L’ho capito
che l’amore è finito

Tu taci e taci
E ascolti le onde
che s’infrangono
sulla spiaggia
mentre la sabbia
della mia clessidra
finisce
d’esaurirsi
sulla linea del tramonto

Tu taci
Tu taci
Tu taci

Cy, Amor mio,
io l’ho capito, per Dio
Tutto ho visto
attraverso quella cecità
che tieni per dispetto
Per farmi capire
che sì, che è proprio così

Tutto finito
E tu taci
ma non il mare
che sempre ami
ascoltare

Ma non il mare
che ami più di me

PRIMO SORRISO

Mattiniero vengo
con gli occhi di brina
e il cuore di fuoco
Col tiepido sole in faccia
prendo un timido sorriso
dalla vecchiaia materna
e uno dal bastone paterno
E mi dico che dio è dio
minuscolo
Ma grandi sono gli amici
che corrono incontro al mio,
incontro al mio primo sorriso

DE PROFUNDIS

Ultimo volo per Parigi!
Temo sia una bella giornata di sole,
di sole al collasso
Urla in piazza la fruttivendola,
e, alla fine, risponde la chiesa,
la chiesa quasi sempre sorda,
sorda come una campana
Un ritornello di giovani voci
che vanno e vengono, un ritornello
che da dove viene non si sa
Ultima preghiera per Verlaine,
ultimo volo per Rimbaud

L’altro giorno aprendo il frigo
ho intravisto un orto in putrefazione
All’imbarco girava un disco di quelli vecchi;
c’erano comunque tante luci colorate
che non si poteva davvero non sparare un “oh”
Soltanto in certi casi ci si accorge
che bisogna stare sul chi vive
Le donne urlano però le loro canzoni
mentre i giapponesi scattano istantanee

La Svastica sul Sole
avrebbe cambiato il corso della Storia
– cagnolini ben tosati e ville in collina
Ma le gambe delle donne ti fanno volare
Ma le nubi grigie fanno piangere i padroni
armati fino ai denti di collari e frustini di rito
Risplende il sole nelle pozzanghere fotografate
e sorridono tutti al terrore, al cieco orrore
Ultimo volo per Hiroshima,
e l’ultima gru muore
fra le fragili mani d’una bambina

Qualcosa non funziona nel motore
– l’avevo detto
Non posso spiegare cosa sia la passione
Qualcosa va a puttane
anche se fermenta in strada la rivoluzione
Odio doverlo dire adesso che butta male
Però l’avevo detto molto tempo fa:
siamo vivi, sì, ma su piaghe da decubito

Qualcosa non funziona
nella passione della fotografia in volo:
ha mollato un ciccione una scoreggia,
un bambino un pianto, e la pancia ha ancora fame
Qualcosa non funziona, non funziona

Ultimo volo per Parigi!
Ultimo volo per Hiroshima!
Ultimo volo, ultimo volo, ultimo volo
Verlaine ha una pistola
e Rimbaud un cancro a ore trentasette,
così mi pare, non ci metto la mano sul fuoco
Non funziona come dovrebbe qui,
men che meno l’Addio alle Armi
La tratta degli schiavi la sola morale in bocca
a quel mezzo dandy che si dà alla gruccia
E le pallottole farfalle da regalare alla storia

Ultimo volo per andare incontro
alla terra dei bambini a due teste
Ultimo volo per la maledizione
Ultimo volo
La confusione fa origami
e ospedali d’accampamento
Ultimo volo!
Non domandarmi cos’è la passione

Non domandarmi
se ancora sono sull’ultimo volo
Non domandare
Non volare, non domandare, non volare

Sull’ultimo volo De Profundis

SILENZIO

Allor taccio
ugual al silenzio
che quaggiù
di valle in valle
dell’Universo
sfida le stelle
e l’infinita eco

MEDIOCRITÀ

Mediocre d’intelletto
in ogni angolo
abbondante di oppio e di alcol
filosofeggiava d’amor di letto,
contando sulla punta delle dita
le conquiste, le violenze…
le sconfitte
perché fossero materiale
per un libro di refusi

CADERE IN AMORE

bella ragazza, a che… che diavolo pensavi
quando l’altezza ti ha presa in vertigine
per spingerti a baciar l’asfalto e il sangue?

bella ragazza, cader in amore schianta
così ti ho dimenticata sotto il lenzuolo
dando il passo oltre l’ultimo tuo bacio

AMOR DI LIBERTÀ

Mi chiederai perché,
perché te e non un’altra
Ti risponderò che,
che mi sono innamorato di te,
dei tuoi occhi che sorridono al sole e alla luna,
perché più belli dei miei, perché persi e sognanti
la profondità delle stelle, dell’infinito perso lassù

Ti par buffo che,
che uno che va in giro a fare l’uomo,
che uno grande e grosso sia davanti a te
con una rosa soltanto e un sorriso d’imbarazzo
E’ perché, perché sì, mi son giocata la fortuna
in un fulmine a ciel sereno, senza pensarci su

Senza mai, senza mai pensarci su

Ma tutte le fantasie che posso sono libere
come l’addio d’un poeta che nel cuore porta
una briciola di speranza e la passione per te
Per te che sei amor di Libertà, di libera Libertà

E ancora mi chiederai perché,
perché non arrendo il ginocchio a terra
E ancora vorrai sapere perché,
perché la mia faccia coltiva tristezza
con gli occhi fissi su te in libertà

Senza mai, senza mai pensarci su

Ti dimostrerò che,
che mi sono innamorato di te
Che ho la mia parte di colpe
quando un bambino piange per fame,
quando un uomo sotto il nemico se ne va
E ti dimostrerò anche che,
che ho voglia di te, di te ma in libera Libertà
perché l’Angelo che è in te prenda il volo
Perché l’Angelo che sei libero voli per noi
lassù incontro al domani, senza pensarci su

MEMORIA

In un grande cielo
che prima era di vuoto
il corpo d’un uomo impiccato
Ma non la sua libertà
che di bocca in bocca s’eterna
Ma non la sua vita di lotte
che di bocca in bocca vola,
perché sia forza e memoria
per tutti gli uomini di volontà

EDIZIONE DELLA SERA

Mi hai letto polemico sull’Edizione della Sera. Tutti quegli uomini là fuori chiedevano pane lanciando pietre contro le finestre. Sotto processo spiegavo che non sono mai stato il Poeta. Non intendevano credermi. L’accusa era stata formulata in maniera precisa e l’accusa valeva più di Dio e della millenaria luce delle stelle. Allora ho loro confessato d’esser al di sotto di un artista di merda, ma questa mia libera confessione ha solo sortito l’effetto di farli imbestialire di più. Una pioggia di schegge taglienti feriva la mia anima messa a sedere. Ogni volta che una pietra mandava in frantumi una finestra un’ombra mi urlava contro che era mia la colpa. L’accusa era stata formulata in maniera così infamante che non c’era davvero modo di dimostrare il contrario. Ho continuato a confessare di non essere il Poeta, di essere al di sotto di un artista di merda, e quelli ci sono andati giù ancor più pesante. Hanno appuntato ogni mia parola su un grande taccuino. Per questo non guardo più i documentari. Per questo non guardo più i film dei comici in tivù e sull’Edizione della Sera ti appaio polemico.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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