Ho amato infinitamente fino all’ultima pagina

Ho amato infinitamente fino all’ultima pagina

ANTOLOGIA VOL. 107

Iannozzi Giuseppe

Fahrenheit 451

VORREI MI POTESSI DIRE

Vorrei mi potessi dire
sebbene non sia io
l’uomo che hai immaginato
– non un ribelle per libertà
in grandezza a Spartaco uguale –
che nel bene e nel male
son stato capace
di lasciarti libera
d’incendiare o meno
le mie labbra

BELLA STELLA

Quanti anni qui a cantare
parole che non riposano,
che da sole non vogliono stare

Quanti giorni e quante lacrime,
mia Bella Stella, tu non sai

Ma si perde una volta sola
in questa nostra breve vita
Però che questa verità
non ci sia di consolazione,
ché un momento è un’eternità
che non finisce e non finisce mai
– come la paura di cantare
ad alta voce un sogno d’amore,
un sogno d’amore e di dolore

FAHRENHEIT 451
(maneggiare con cura)

E tu così bella a me – maneggiare con cura! –
come un’arma disegnata fra i colori dell’arcobaleno
m’insegni che il fuoco può far male,
che il destino dell’uomo lo può devastare in un lager di fiamme
Butto un libro dalla finestra, Fahrenheit 451,
e un vecchio prete lo raccoglie, lo sfoglia, lo spoglia
E io divento tanto ma tanto geloso, e arrossisco, quasi piango

Ultimamente non sono in piena forma,
sono arrivato al capolinea, alla pagina 451
e il sole mi fa strani scherzi agli occhiali
Ultimamente ho tutti in sospetto,
penso sempre che il bicchiere è mezzo vuoto,
penso che non sarà sufficiente a spegnere il fuoco
che m’invade corpo e anima nonostante tutti i libri letti

La barchetta di carta che scivolava felice sull’acqua
è stata presa da infernali gorghi e mille uomini sono morti
Li ho visti con i miei occhi saltare in aria a bocca aperta
mentre si raccontavano del domani e di matrimoni felici
Ho così paura, ho così paura che questo mondo non è
E tu così bella a me – maneggiare con cura! –
come un amore nascente fra i dolori della speranza

Io non ho molto da confessare
né un dio in cui riporre sciocchezze
E credo che sia la mia più grande forza
in mezzo a tante debolezze

Mio figlio non ancora nato
mi salta al collo per strangolarmi
prima che sia un anonimo boia a farlo
E io lo benedico fra le lacrime
questo figlio così intelligente
perché, nel bene e nel male,
ha preso tutto da me ed è carne
della mia carne, forza della mia forza
Perché è l’unica sincera debolezza della mia anima
Così tutto il resto non ha più importanza,
neanche il dolore
perché ho amato infinitamente
fino all’ultima pagina
Così quel bicchiere che mi riflette disonestà di sfiga
lo prendo e lo getto nel fuoco
perché vada in frantumi e segni più fortuna

E tu così bella a me – maneggiare con cura! –
come un’araba fenice tra i frammenti della futura fortuna
m’insegni che il fuoco può far male,
ma anche bene all’amore
Ma mai e poi mai un dio in cui riporre ferali sciocchezze

MISHIMA

Non calza
il kimono
l’hiruko;
alle fiamme dato
il padiglione d’oro,
giace ora
senza gambe
né braccia

Di sole donne
il kabuki,
più tardi
interpretato
da soli uomini;
ma una vita
a cui basti
trovarsi
faccia a faccia
con la morte,
una vita finita
sfregiata
e spezzata,
altro non è
che fragile vetro
(*)

Confessa,
confessa ora
la maschera
che morire
l’unica soluzione
per restituire
alle macerie
il volto loro

Impossibile
sembrare ed essere
sempre e per sempre
in una stanza
chiusa a chiave,
nell’orrore
d’una vecchiaia
d’incestuosa voluttà

(*) riadattamento da un passo di “Lezioni spirituali per giovani samurai e altri scritti” di Yukio Mishima

YUKIO

Così spiacente
per quel dove
dove sono stato;
così spiacente
per essere
e non essere
stato
in accordo
col mio tempo

E mi sanguina
spenta luce
sovra alla testa
la lampadina accesa;
ma ristagna
dell’incenso il profumo
fra le mura,
una vita buddista
mai sul serio desiderata;
ma ristagna
nell’Occhio della Mente
sogno di pornografia,
atto di piena democrazia

Così spiacente,
così spiacente
per tutto questo,
per questo blues

QUANDO LA MANO

quando la mano
mia cerchi
sempre stringi forte
come se dovessi perdermi

quando la mano
tua rifiuto
sempre cerco respiro
come tra le macerie
sepolto

SOGNI

afflitti dai sogni
che il giorno porta seco,
sol tentiamo l’amaro e il miele
d’una poesia di parole
perché di noi un segno rimanga
nella notte, nel suo ventre
di nostalgia

ESILIO

Quando cerchi qualcuno
il silenzio risponde,
il solito a noi conosciuto
All’inizio i primi passi li muovevo
tra imbarazzo e stanchezza
Ero uguale a un idolo dimenticato

E tu, Amore, lo sapevi
che stavo sprecando me
nel Pozzo dell’Incoscienza
Tacesti per vergogna forse,
o in segno di lutto soltanto

CADERE

in replica
cadono
uomini
per tentativo
di riproduzione

cercando
un buco in affitto
all’Opera
o in Politico Gabinetto

TU, COSÌ BELLA

E tu, così bella,
finalmente decidesti
di sputare in faccia a dio
E in risposta
il suo ghigno più tremendo,
così tanto uguale
al tuo amore
– a tutta la Bellezza

PER NULLA

amando
odiando

perdendo
la testa
in nulla battaglia

pisciando
lentamente

EPITAFFIO

Lascia che dicano e dicano…
han soltanto la loro parola,
l’epitaffio tremendo
che per sempre li seppellirà
nella muta terra senza pietà

OGGI

non la morte ci spaventa,
solo la solitudine
che oggi ci accompagna
all’eterna tomba

ME E TE

M’insegnasti ad amare
perché non avevi altro

T’insegnai a morire
perché non osavo altro

RICORDO ZOPPO
(versione alternativa)

Le pentole e i coperchi,
l’acqua bollente
e il mio violino zoppo su una corda:
te l’avevo detto che vivevo per questo,
non mi hai creduto
quando tutti i miei rossi petali
li ho persi nel vento della Piazza Rossa

Non mi guarderò indietro,
crollano i palazzi e i muri
e io voglio di più
Lo sapevi che vivevo per questo
E io voglio qualcosa di più,
non queste tristi copeche fra le mani
mentre mi penetra le ossa il freddo

Angela, chiudi la porta!
Fa freddo,
più di quanto osi immaginare,
e sempre qualcuno busserà
dicendoti sono io il migliore;
tu non gli credere
quando accanto al fuoco,
fra le sue colte fiamme,
vedrai il ricordo
che alimenti a mia immagine
e somiglianza

Non mi guarderò indietro
Tutto crolla,
la vita giusto un soffio
Lo sapevi che vivevo per questo
Lo sapevi che altro non avevo da offrirti
Ti dico, chiudi la porta
Ti dico, apri il cuore alla vita
con un ricordo che sia sincero
Non fare come me
che lontano vado di città in città
Non fare il mio ricordo zoppo
più di quanto non lo sia già

MORENTE

ci spinge la negra notte
a far a botte solamente
coll’ombra nostra al muro
arresa in un fugace chiaro

di luna morente

QUESTA NOTTE DORMIRAI

E questa notte dormirai,
non sognerai pazze rivoluzioni
strani ricordi o carta ingiallita
Nella casetta lontana lontana
che ti tiene prigioniera
avrai il sonno d’una bambina…
d’una bambina tanto dispettosa
uguale al fuoco
delle passioni
al di là

ERA IERI

Perché mai dovrei darti il mio povero cuore?
Era appena ieri che ti davo la mia sola anima
E la perdesti tra le sudate ombre della notte

RONDINI

ideale peggiore non c’è davvero,
morire per amore, o in esso finire
con l’impazzire, come rondini
a primavera lanciate contro finestre
di limpido vetro solo attraversate
da strappi di tiepido sole

IL MIO DIO

Cercasti la verità nel fuoco degli occhi
di quel nome che loro dissero esser dio
Io la cercai nella fissità d’un bambino
E non ebbi bisogno d’altro per capire
che il tuo dio l’aveva abbandonato
dall’inizio alla fine della sua breve vita,
per sempre spenta dalla tua severa mano

IL TEMPO DEL SUO AMORE

è solo il tempo che si è perso ora dopo ora
e noi insieme a lui per esistere ancora
nello schianto inesorabile del suo amore

STUPIDO AMORE

Provo un sentimento tanto stupido
Incantato guardo fuori dalla finestra
E capisco che m’innamoro facilmente,
che le ore trascorrono lentamente
Provo un sentimento di solitudine,
ma è così stupido pensarmi bisognoso
di qualcuno, d’un’anima e d’una donna
Così chiudo tutto, il mio cuore e il cielo
che resistono dietro il vetro della finestra

RICORDO

Rammento una storia
non finita
ma non infinita,
la vita da denudare

BELLA FANCIULLA

E tu chi sei, Bella Fanciulla
che nel mio camposanto
hai portato con nudo piè leggero
l’odore estremo della tua beltà
e tutto il dolore dell’amore
che a zonzo, senza più la ragione,
se ne va? Tu, chi sei tu?

Due monete d’oro sugli occhi miei
Non ti sentire offesa, ma ti chiedo
se ora potresti mettermi a nudo
la vista che ha dormito per mille
e mille anni: sono qui da prima
che gli uomini uccidessero gli dèi,
Bella Fanciulla

Ti ho aspettata a lungo, non puoi sapere
Ti ho aspettata alieno a tutto il mondo

DI ME TU PIÙ BELLA

Di me
sei stata tu più bella
Io dalla sconfitta sorretto
ho vagato con voce in eco
ripetuta fino alla stanchezza
per finire alfine seppellito
nel ricordo d’aver giaciuto
un dì intero con la Bellezza

Sì pazzo son stato
E di più quando travolto
da vane speranze, rivolto
a te ho spremuto pazzia
perché ti rassomigliasse
almeno un poco, almeno

DAMMI UN TANGO

Dammi un tango
una rosa rossa
una goccia di sangue
una lacrima di sale
dammi la mano
e lasciati guidare
ma conducimi oltre…
oltre i passi
che sappiamo
Dammi la bocca
Continua a essere
la mia complice
Sono qui
per un tango
e vado a tempo
Non sbaglio
se ti guardo
negli occhi
Non sbaglio
se la passione
ci uccide un poco
passo dopo passo
Conducimi oltre…
oltre i passi
che sappiamo
Siamo qui
per noi
Stiamo dando
fondo
a tutto il sudore
al dolore
all’amore di sempre
Ma conducimi oltre…
oltre i passi
che sappiamo
Oltre i passi
che sappiamo

IL GIORNO DELL’ESECUZIONE

e mi porterai davanti al plotone d’esecuzione
per una promessa di lacrime non mantenuta
e mi dirai che il fuoco sarà la bocca della verità
e io solo spegnerò gli occhi miei davanti ai tuoi

ALBATROS

le parole non fanno le promesse né gli uomini
le parole fanno le parole vuote
solo affondano nel loro significato
solo mutano coi tempi ma rimanendo uguali
e che ne sai tu del sole che è in alto?
e che ne sai tu della luna che è in alto?

alzo le mani, celebro tutto questo
resto in volo, lontano da te, nel mio spazio vitale
che è almeno almeno una conquista pacifica

come un albatros spiego le grandi ali
seguo le navi e la loro scia di spuma, l’oceano
lascio ai poveri di spirito il lombrosiano

e che ne sai tu del sole che è al tramonto?
e che ne sai tu della luna che appare e scompare?

spiego le ali, celebro tutto questo
come un albatros conosco la libertà

LA BELLEZZA ASSASSINATA
(Libero libro!)

Quando la bellezza assassinata,
quante e quante coltellate alle spalle?
Non le so contare, libro mai libero
Ma questa sera tu sfogliami,
aprimi le pagine, dille belle
anche se non è vero

Quando la bellezza assassinata,
al suolo cadde senza un lamento
al mondo immondo distribuendo
i fogli suoi inchiostrati

Deflorata bellezza, mia sola bellezza,
così non ti posso più vedere,
non ti posso più sopportare:
in un angolo costretta a darti via
al primo di passaggio…

Deflorata bellezza, mia sola bellezza,
così non vale, così fa troppo male
Eppur nel tuo alfabeto avevo fede
e vocali e consonanti coglievo

Questa sera ti sfoglierò un’ultima volta,
aprirò le tue pagine, le dirò tutte belle
anche se non è vero, anche se non è tenero
quando la bellezza assassinata alle spalle

VASELINA

Ero il tuo crimine più bello. Ero il tuo unico amore. Ero univoco. Ero equivoco. Ed ero il solo capace di farti stare veramente male. Ero colui che ti portava alla follia estrema, il solo che ti dava il torcibudella. Ero la canna della pistola dentro la tua bocca in fiore. Ero come il grilletto d’una verità. Ero vaselina alle tue spalle, nella tua bocca più profonda e oscura. Oggi sono odor di cordite all’aria aperta, in superficie, sotto la luce del sole.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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