Troppe virgole e respiri ammazzati, amore!

Troppe virgole e respiri ammazzati, amore!

ANTOLOGIA VOL. 106

Iannozzi Giuseppe

Dante Gabriel Rossetti - roman widow

NETTA DECADENZA
(versione alternativa)

in foto veniamo male, c’è niente da fare
punta al tramonto il sole, io alla vita
se mi lasci adesso sarà per sempre
perché crollano le torri e mai più uguali
e il più onesto mi ha dato a una banda di marinai
e mi ha poi insegnato per tutta la notte a ballare

camminava sulle acque, io a piedi nudi
non credi sia un miracolo questo?
ancora sono in piedi e ho visto un’altra alba uguale
diversa da come la giocavo a nascondino da bambino
è tempo perso, in foto viviamo male
non c’è niente, niente che tu possa fare

reggerai le scale dei miei sguardi
o le frantumerai per farne castelli di sabbia?
tutti noi viviamo una ragione per tradire la luce del dì
e non credo tu possa essere migliore d’un messia imberbe

se gli fai lo sgambetto cade e affoga in mare
come tutti
non credi sia un miracolo questo?
come tutti, come tutti costretto ad amare il padre
come tutti, come tutti dall’utero della madre
non credi sia un’assurdità questa?

al di sopra del tempo e delle mode,
che tu sia con me o contro di me
poco o nulla importa:
preferisco inventarle io le mode,
e tutto il resto lasciare
perché
cova il seme della follia questa rivoluzione
– un perfetto segno di netta decadenza
mi capisci quando parlo o sei con la testa altrove?

se non ho la tua attenzione eccetera eccetera
ma non ti aspettare che venga domani sul sole con te
in foto veniamo male, non c’è niente da fare
al di sopra del tempo e delle mode
in foto veniamo male, non c’è niente da fare
al di sopra del mondo e della follia

se non ho la tua attenzione eccetera eccetera
ma non ti aspettare che ti dia domani il mio Otello
in foto veniamo male, non c’è niente da fare
al di sopra del mare e delle religioni
in foto veniamo male, non c’è niente da fare
al di sopra, al di sopra, al di sopra delle leggi

QUALCHE VOLTA

Qualche volta,
quando il crepuscolo disegna stanchezza
più grande di quella che l’alma mia contiene,
scopro che soltanto vorrei un attimo di pace
o uno di guerra, perché possa finalmente cadere
la maschera della Confusione e dell’Illusione
in un sorso di buon vino rosso. Guardo poi nell’Oltre
e scopro che vuota è l’autobiografia del mio Ritratto,
e, quasi distratto, tosto volgo lo sguardo altrove
per non incontrar mai più il Riflesso mio costretto
nel vuoto del bicchiere.

Sette ballerine francesi danzano sul palco d’un carillon,
mentre uccido i sogni segnati sul calendario più vecchio di me;
e le mie mani contano dieci giovani dita e di perderne tre
non se ne parla proprio: ha bisogno il piano della mia tecnica
e dei miei bianchi denti, e pure di tutti quelli
che domani prenderanno il nero di vistose otturazioni.

Qualche volta,
quando la luce si spegne e l’alma s’affoga in un Delirio
che non so dire, solo allora capisco quando grande
l’Astuzia di Morfeo che nega del crepuscolo le sfumature
per il nero più nero della notte.

SENZA PAURA DI TE

Come cane sciolto la libertà
Come cane in gabbia la verità
Mi dirai che ho tempo,
che sono giovane
Ti dirò che ho bisogno d’ululare adesso
perché han preso tutti ad aver paura;
e al vigliacco loro gioco non ci sto
Perché saltano in aria i luoghi comuni
e sempre fra le macerie resistono
con troppo facilità – con troppa felicità

Non posso non ammetterlo proprio a te
“Egoista un po’ di più, come il tuo Dio”
Riesco però ancora a esser sincero
di fronte alla nobile tua frónte sì spaziosa

Sulla riva destra del fiume
due suicidi siamesi,
con poesia e paura,
si raccontano le disgrazie
Non ce la fanno a credere
che sia toccato proprio a loro,
che si sia involata ogni felicità
al di là della corrente
Hanno bocche grandi, di sangue,
che in tutta fraternità si divorano
E dalla Montagna
s’alza il fumo in negre spire;
e il millenario suo canto intona
il Grande Mistico

Non ho problemi a farti capire
(a chiare lettere)
che sono dalla tua parte perché desidero te
Sono un marinaio ma so chi prendo all’amo
Sono un cane e so senz’ombra di dubbio
chi il mio odio merita

Legati bene a me, ne ho voglia adesso
Non guardare laggiù, il mondo non c’è
Fidati adesso,
adesso che è facile spiccare il volo

E’ il momento giusto questo,
gioca con me

Con me resta e resisti,
non hai altra scelta in fondo
E non guardare i tanti morti
che lungo il fiume scivolano
Ci son cose, ci son cose antiche
che è meglio ignorare per sempre

DONNA CANNONE
(versione inedita)

mi vieni accanto col tuo sguardo di contrabbando
c’è tanta gente che cammina calpestando i propri passi
e c’è tanta ombra che scaglia sassi su altra insolente ombra
ma tu, buongiorno, siamo in salvo, o dobbiamo sorridere?
e sbanda un camion, muore l’allegria d’una gonna intrappolata
nel pizzico d’un vento di bandiera, sbanda e si fa urlo addosso

un vecchio cieco si sfiata nell’epilettico fischio d’un’armonica
e la Donna Cannone promette eterno amore a Frank Lentini
e Jack Earle immortala la promessa in una poesia gigante
ma l’Uomo Mandarino scuote il capo e dice, non buono
troppe virgole e respiri ammazzati, troppo emetico – ermetico
per fortuna c’è un vecchio ubriacone che continua a sbandare
per fortuna la luna non ancora alta e la gola non a secco di vino

poi notte, poi notte verrà accompagnata dai fantasmi del giorno

morta per una distrazione, la mia risposta non l’hai sentita
te la ripeto ora che sei sulla sponda dell’Inferno a battere sorrisi
te la ripeto nell’orecchio della Morte, siamo qui e siamo freak
e i greci s’inchiappettavano e stavano bene facendoci su filosofia
te la ripeto nell’orecchio della Notte, siamo qui e siamo freak
per Dioniso, questa notte così strana è latomia che fa Eco!

il treppiede accanto al letto regge un libro di poesie
il passato mi fa però lo sgambetto, mi sbatte per terra
a muso duro; e con me nella caduta trascino un cuscino
e le sue soffici nostalgie: che abbia tutto sognato?!
mi vieni accanto col tuo sguardo di contrabbando
vesti una bandiera e il resto non lo dai all’immaginazione
e mi dici con voce di silenzio, taci, taci adesso e per sempre!

L’AMORE UN MOSTRO

Ti racconterò stasera una storia assurda
Ti fumerò stasera l’amore e capirai
Vestirò stasera il vestito più bello,
e accenderò una cicca, una sola, per due note
e la butterò poi nei giorni del calendario
Stasera ti lascerò libera d’amare l’assenza

E non l’essenza del mostro che sono

HO UN SOGNO

come un dubbio mi scopri svogliato e criminale,
della vita non sorpreso – e in cielo colombe
che volano fra alari bianchezze e ingenuità
se spari, è certo, prima o poi un uomo cadrà
per non rialzarsi mai più
se spari un colpo e poi un altro in cielo, prima o poi
un uomo lo troverai ad affogare nel sangue
così è iniziata ogni guerra, quasi per scherzo
e poi i cadaveri a farsi concime chi li sa contare?

ho davanti a me un sogno,
che i miei quattro figli piccoli
vivranno un giorno in una nazione
nella quale non saranno giudicati
per il colore della loro pelle,
ma per le qualità del loro carattere
ho davanti a me un sogno, oggi! (*)

come un sogno mi trovi sconfitto e addormentato,
della morte non sorpreso – e però i passi muovo
e li scopro soppressi profondamente
in questa terra che è ancora di sangue innocente

(*) frammento estrapolato da “I have a dream”, discorso pronunciato da Martin Luther King – Washington, 28 agosto 1963

PIÙ DI CECCO

Non il Mondo intero io arderei
ma il Creato (alieni compresi),
senz’alcuna distinzione imporre
alle viventi amorevoli creature
e a quelle che invece di sasso,
anche se c’ho ‘sta smania
– tremenda assai –
che mi divide eternamente,
o pompiere o incendiario.
E quale, quale la mia più sincera
(in)vocazione?

POTERE

Non mi guardate,
non più!
Non hanno valore le parole,
nella vostra bocca
sprofondano
e per sempre lì giacciono,
per sempre
in silenzio ripetute.

Non mi guardate così!
Non sono il vostro giocattolo;
però io giaccio nel riposo
dell’inespresso – un fringuello
strozzato in vostro potere.

ALTO

Dove, dove, dove
il cuore e l’amore?
No, non me lo dire
Che me lo diresti a fare!
Colombe volano sulle nubi
Camini staccano fumo
E tu, tu dove? dove
in alto hai lasciato
il tuo amore? tutto,
tutto il suo alto dolore?

AFFONDARE
(leggenda di mare)

Come in un mare di pretese
affilate sorprese
assassinarono l’ombra di dio
sulle nostre stanche spalle
spingendoci
giù
– affondo –
al di là
di questo mondo.

Leggenda di Mare!

Oggi una sirena ci canta
a chi dopo di noi
e illude marinai e donne di porto;
ma, in fondo,
a fondo
non ci comprenderanno

mai e poi mai.

ANCORA UNA VOLTA L’AMORE

Venisti a me in un giorno d’insana vertigine
e presto mi perdesti nella sua alba di ruggine
– come una foglia baciata dal canto del vento
solo capace di ripetere ancora una volta, prego!

Venisti a me con tutta la tua stupida giovinezza
e presto la perdesti in ogni sognata mia tenerezza
– come una storia di morte cullata in grembo
solo capace di piangere in eterno sognatore a ore!

DOVUNQUE TU VADA

Dove vai, dove… ?
se tanto lo sai
che il peccato incarnato sei
Chi baci, chi… ?
se tanto lo sai
che carne e poca preghiera sei

Dovunque tu vada,
chiunque bacerai
ricordati che felice sei stata
fra le mie braccia,
per un momento
come una bambola
senza volontà

Dovunque tu vada
troverai altre braccia
e altre labbra
E se oggi ti sembra cosa buona,
domani forse ti ricorderai di me
quasi fossi stato lamette
sui tuoi piccoli polsi capricciosi

ESTREMO ADDIO

Vennero proprio tutti
dal vicino al prete, dal santo al becchino:
tutti avevano le loro pistole ben cariche,
era difatti il giorno del nostro matrimonio,
Amor mio che sorridi e piangi e deridi
Io reggevo la Colt e la fede con la mano
che in un dì non lontano cercò la verità
– la tua verginità fra le tue nere mutandine

Vennero proprio tutti
a darci l’estremo addio

CANZONE D’AMORE

La mia canzone d’amore
fra le tue gambe
La mia bocca
un’armonica che suona
la vita
nel segreto tuo velluto

Questo letto ha voce
Ha orgasmi più infiniti
del paradiso
Questo amore
che non si consuma,
questo amore
così indecente
è per colpa tua

MARE IN TEMPESTA

Da quando in mezzo all’ira del mare,
tra urla e mozzi traditori agli alberi legati,
le onde ci passano sopra la testa buttandoci fuori;
i vecchi culi dicono che di sicuro una donna nascosta
a bordo la tempesta ha scatenato
La polena persa, per sempre affondata
A ogni nodo dieci uomini con il cervello in acqua:
a bracciate indarno tentano di soverchiare le onde;
fan presto i corpi a spaccarsi contro bassi scogli
o alti faraglioni nella nebbia nascosti
Sul pelo dell’acqua presto fioriscono rose di sangue
che ammaliano quei pochi, con la fronte rotta,
ancora sul ponte a bestemmiare
Dalle botti rovesciato,
si confonde il vino
col rosso delle vite dal Fato tradite;
non basta l’acqua a secchiate giù dal cielo
a lavare le teste rotte, per troppi viaggi salate,
e nel sangue dolce adesso affogate

Se solo si potesse arrivare un po’ vicini a un molo
e infine spezzarci in due e contro i frangiflutti morire,
col sole domani le nostre povere membra disperse
sarebbero forse raccolte dalle reti di pescatori più forti,
più fortunati di noi, forse solo più disgraziati: per Dio!

PREGHIERA DI VENDETTA

Occhio per occhio, dente per dente
Moltiplicò Cristo pani e pesci
per i morti di fame, così si dice
Il Deuteronomio è chiaro
e Hammurabi non meno,
chi giura il contrario un falso
Come Re dei Giudei crocifisso,
il Padre non mosse un dito,
si limitò a oscurare il cielo
e a ventilare una promessa

Se oggi mi tagli un braccio,
domani ti faccio fuori tutt’e due le gambe
Se oggi ti fai mio nemico,
non sperare in me o in Dio,
semplicrmente
non sperare in una stampella di pietà

Si reciti dunque
un’ultima preghiera

per chi sta sulle nostre orme
con passo scalzo o calzato;
si è figli dello stesso Padre
che il sole fa sorgere
sopra buoni e malvagi,
che fa piovere
sopra i giusti e gli ingiusti

Si reciti
un’ultima preghiera:
qualcuno,
poco ma sicuro,
per nostra mano
domani morirà

NIHIL

Ci è stata negata la vita.
Ci è stata negata la morte.
Ci è stata negata la parola
e un’anima intelligente.
Speriamo.
Noi speriamo ancora
che un giorno il dì sarà
come piace a noi, con un’ora
di troppo per condannare
colpevoli e innocenti
allo stesso sporco modo.

NIHIL II

Il mio fascino
ti ha dato il cuscino in bocca.

Taci!

Mordi e mordi
senza speranza
di tornare in libertà:
mezzo nuda
con le vesti strappate
nel mio letto
sotto di me
adesso aspetti piangente
che spenga la luce;
poi tutti i mostri
della tua infanzia
risorgeranno dal buio
e godranno infinitamente
della tua innocenza
– perduta!

Per mia fortuna
posso dire
di non aver mai
confidato
in un sogno di verità.
Per mia fortuna
non ho mai pensato…
che la speranza
fosse un tempo
più lungo d’un momento
– d’un bacio
a pelo dell’acqua.
Per mia fortuna
non mi sono mai abituato
a pensare
che la necessità ultima
dell’umano esistere
sia di pensare all’infinito.

Per mia fortuna
ho sempre e solo baciato
d’impulso una donna,
e sempre ho ricevuto
amore e schiaffi
in egual misura o quasi.

Sono stato fortunato
ad agire d’istinto,
ma non mi sono salvato
da me stesso, in ogni caso!

NIHIL VI

Sordi a frizzi e lazzi
si credevano così tanto!
Per Dio, ci credevano sul serio
che fossero Dèi scesi in terra,
attori di Hollywood,
intoccabili re dei Giudei.
Bastò però un flash
per condannarli
in una ben misera foto
in bianco e nero, in ultima pagina;
in ogni caso non furono pochi
a vederli bene in faccia,
e quasi tutti si spararono seghe su seghe.

NIHIL IX

La paura genera paura.
Il Grande Grembo del Niente
ha in sé un feto perfetto
che nessuno può immaginare.
L’Uomo più Saggio
aspetta di venire al Mondo
per mostrare a tutti,
con le unghie e coi denti,
l’Incapacità dell’avo suo
finito mummificato e Santo.
La Fidanzata di Ognuno di Noi
ha perso la verginità così tante volte,
così tante e solo per amor nostro
che non possiamo far davvero a meno
di volerle ancora un po’ di bene
quando il freddo ci gela i piedi.

Così vero, così vero…
l’amore non genera.

NUDA O NO!
(da “Fiore di Passione”) 

Vederti
o non vederti nuda,
d’ogni velo svestita,
la possibilità
d’adorar l’amore
nella forma sua più pura:
questo struggimento
quante e quante volte
la mente ha lasciato
libera di deragliare,
della corsa stanca e no:
e nel petto sempre
dell’affanno il morso crudele

Dimentico
di leggere i giornali
dopo il caffè al mattino;
dimentico
di leggere libri e lettere,
i tarocchi che m’han
detto maledetto, poeta incosciente;
non dimentico però
d’abbracciar l’alba,
il primo calore,
spaventato quasi
di non trovar a me accanto
il corpo tuo vestito di passione,
d’allarmanti tentazioni

TU CHE SEI AFRODITE
(da “Fiore di Passione”)

Tu che sei Afrodite,
schiaccia la mia faccia
sul tuo seno
per questa seduzione
alla fine del mondo
Prendi la mia mano
e portala sul suo petto;
rassicurami che è notte,
che l’amor tuo cieco
mi farà come Omero,
poeta a tutto tondo
che mai ti potrà annoiare

Per un momento soltanto
porta il celeste dei tuoi occhi
là fuori: un uomo mendica
con un moncherino di cuore,
i piccioni lo prendono di mira
e non sbagliano mai un colpo
Osserva bene tu che lo puoi
Il giornalista, sigaretta in bocca,
affonda nell’inchiostro
d’una pozzanghera gigante;
non sa nuotare, la cronaca nera
l’ha ridotto a un ritaglio di parole,
a un epitaffio dimenticato

Tu che sei Afrodite,
tu che di me hai occhi più belli e profondi,
tu che dell’amore e della lussuria sai il fine
insegnami certi giochetti
che certi poeti raccontano
più e più volte ribadendo
che la notte e il letto infuocano

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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