Quando mi ha lasciato sulla guancia mi ha baciato

Quando mi ha lasciato sulla guancia mi ha baciato

ANTOLOGIA VOL. 104

Iannozzi Giuseppe

Dalida

CORPO AI MORTI

Han ridato corpo ai morti
per novo spirito assassino
e un bacio sulla bocca poi

LEI MI HA LASCIATO

Quando mi ha lasciato,
sulla guancia
mi ha lei baciato,
e in un orecchio
mi ha anche sussurrato
che sempre avrebbe
per me pregato
Uno schiaffo le ho dato
Non ho però riso
del suo buffo pianto

IN POVERTÀ

I tuoi baci
non li ricordo io
Ricordo invece
le tue lacrime
mentre stiravi la povertà
dei colletti delle camice
Lavoravi sempre
Scioperavo io invece:
davanti ai cancelli
davo addosso ai crumiri

OGNI CAPO D’ACCUSA

Avrei potuto,
avrei potuto ripetere
dall’inizio alla fine
ogni tuo capo d’accusa;
avrei potuto chiamare
e chiamare a lungo,
sempre a vuoto, il tuo numero;
e sulla pietra della mia rabbia
affilare la lama del mio rasoio…
e con fragore
lasciare poi cadere
nella tromba delle scale
il corpo morto dell’amore

Avrei potuto,
avrei potuto tentare me;
e invece no,
sono rimasto al mio posto
spiegando all’uomo e al poeta
che non esiste il verso perfetto,
che sol c’è un Golem imperfetto

I.

Con la bocca ho ucciso
perché non avevo pane;
e con gli occhi ho ucciso
chi m’aveva reso pena
vivere il digiuno
sotto la frusta della schiavitù.
Per questa luetica verità
m’hanno condannato
a cent’anni di solitudine,
temendo che il vento
portasse lontano il fiato,
quello della bocca
e quello dabbasso soffocato.

II.

Sempre romantica
lascia cader fatidica
la rosa;
accanto al mio petto
or riposa,
rossa,
di lacrime bagnate,
felice d’esser stata
dalla tua bella mano
data al riposo.

III.

S’è il sogno
infine realizzato;
disciolto quel velo
che ci avvolgeva,
sicché a nudo ora
fa mostra di sé
bellezza
che non vuol esser
nomata

IV.

Non dire niente
Perfettamente
restiamo
al di là
con la mente;
parla per noi
dall’anima
la passione

NON DESIDERO L’AMORE

Non desidero l’amore
Mi accontenterei d’averti
a me accanto nuda
dalla testa in giù,
come femmina
donna
bambina

TI CERCO

Ti cerco
sulla muta superficie della Luna
quando le notti sono buie,
profonde di siderali segreti
Ti cerco
perché il tuo cuore batte
seguendo il ritmo del martello
sull’incudine
Ti cerco
perché come Maometto,
passo dopo passo,
arriverò alla montagna

Ti cerco
per vestirti di rose
Per graffiarti
a sangue la pelle di vergine non vergine
e scoprire che sei donna e dèmone
Il bastardo che c’è in me,
a ogni nuova alba, pretende un tributo;
e devo io resistere, tenere strette le redini
e non lasciare che questi cavalli
cadano proprio nel centro esatto dell’Averno

Ti cerco
perché ogni volta che vengo vengo con te
Perché ogni volta che vengo,
un uomo che non sono io si strappa per te i capelli
e come un ossesso bestemmia

Ti cerco
perché Tu, Sposa del Diavolo,
prima di appartenere a Lui,
sei stata creata da una mia costola per me

MARIA E GIUDA

Come corvo del malaugurio
che il jazz l’ha imparato
nelle notti d’inverno
su rami scheletriti
epitaffi e poesie,
su tombe sbrecciate
per poeti foscoliani,
mi annuncio ora alla tua porta
battendo forte il pugno
di nero sangue rappreso
Ho da spacciare Bibbie,
deragliamenti di fedi e di treni,
civiltà da Dio rinnegate

Come un povero Paganini,
che solo ha il sinistro dono
d’un violino,
ho però in serbo nascosto
un articolo speciale
che ti potrebbe interessare;
l’importante è non puntare
lo sguardo sui tram,
sugli uomini-scimmia crocifissi
al loro interno

Quando sull’umile legno
forte ho battuto
col pugno ben chiuso,
non potevi immaginare
di dover ospitare
un Giuda redivivo sì tanto in vista,
da tutti disprezzato prima che temuto
Il letto caldo e vuoto;
e l’eco lontana del fiume,
del fiume gravido di cadaveri nemici

Maria si è scelta la parte migliore,
che non le sarà tolta, dicono loro;
e altro non sanno, non hanno davvero

Come chi più non ha paura
d’aver paura
Come chi ogni solstizio
ha imbrattato l’anima sua
di miracoli e di delitti;
come chi ha tanto amato e odiato,
vengo a te per cantare e suonare
la canzone di Maria di Betania e Gesù
che si danno l’addio per sempre
da qui all’eternità

FUOCO DI SANT’ANTONIO

Possa prendervi il fuoco di Sant’Antonio
su la schiena fin giù bene
sotto ai coglioni e alla figa
a voi che la volete prima cotta, poi cruda

Che l’ingrata alma vostra possa accendersi
di fulmineo dolore, e niuna pietade ricevere

HO LASCIATO ME

Ha lasciato la vita mia
perché è giovane la sua
Ha lasciato me
alla sua finestra
a guardare la pioggia
che viene e viene giù

Ha lasciato lei
quel poco che di me resta
con la testa fra le mani,
e gli occhi bagnati
feriti a morte
da lacrime senza posa

PIOGGIA PRIMAVERILE

A spruzzi
come una pioggia primaverile,
come una pozzanghera
tagliata dalla velocità d’un’auto
Sei la solita bambina
che l’arcobaleno cerca
ai confini del mondo,
nel sorriso dei mascalzoni
che a pallone giocano in cortile

Dopo tanti anni
non sei cambiata d’una virgola,
riesci ancora a farmi battere il cuore
per un goal, per il tuo bel sedere

NON CONOSCO LA PIETÀ

Perdo i capelli,
imbianco sul campo
Allo sbando,
non conosco la pietà

Agli uccelli
in volo sparo felice
Seguo la vita
che precipita
nel folto del bosco
Non la raccolgo
La abbandono
Do invece voce
a un altro colpo
dal fucile
della mia bocca

SAREI STATO TRISTE
(M’ILLUDEVO)

M’illudevo
che sarei stato triste
Che avrei pregato
Cristo
Ma il bastardo
ch’è in me
mi spinge alla ventura,
come sempre
per nova felicità
o totale rovina

SE IL VERNO SARÀ

E se il verno sarà
anche al di là
delle stelle in cielo,
una coperta in due
certo basterà.

IN SILENZIO PIANGEVI

E’ stato tanto tempo fa
L’amore ci accompagnò,
mano nella mano, fra ulivi e croci
Ricordo che in silenzio piangevi
Nessuno di noi due però fiatò,
non una parola per salvarci,
solo il pianto sul fuoco all’orizzonte

A teatro i primi posti non erano per noi
Sedevamo in fondo, come due ombre
cadute sulla Terra, per caso
A volte scherzavamo con il fuoco,
altre ancora ci gelavano le parole,
a sipario già chiuso,
tra gli ultimi applausi della gente

Non un parola per salvarci
Solo una colomba sul tramonto
e la Città Santa, terribile, ignota

ARROSSISCI

Arrossisci pure,
come rosa di giardino
Fatti pazza
sotto la frescura
della guazza
Arrossisci d’amore
Di speranza
non tradita
dalle parole
Ma non dirmi Poeta
Tutt’al più versato
sono nella bottiglia;
ed è gioia abbastanza

NON PIANGERE

Non piangere invano
Io t’amo,
non lo capisci?
Mi struggo invano
Sei tu sorda, non vedi
come cado in ginocchio
Non m’accordi sollievo,
uno sguardo
che mi faccia capire
che pure io sono alto
uguale a te

Eri ieri triste
Ti baciava il sole
Non sorridevi tu,
ma avevo io il coraggio
di sputare una bestemmia
o una frase d’amore
Restavi rigida
a contare i piatti,
io i giorni sul calendario
da san Valentino a novembre
In silenzio piangevi
Non volevi che vedessi
quelle lacrime,
solamente desideravi
d’inghiottirle
Più non ti sopportavo
Eppur t’amavo,
anche nel dolore
che mi portavi, ostinata
a non aprir bocca
D’un tratto mi sovvenne
di quel giorno al cimitero:
scherzavamo
fra gli angeli di pietra
rincorrendoci, prendendoci,
cadendo
in mezzo al folto dell’erba
abbracciati
senza fiato,
bramosi di baci

Adesso pare
che tutto sia cambiato
Non capisco
come sia potuto accadere
Io so soltanto
che ti ho baciata
e a ogni bacio tu vivevi un po’
E a ogni bacio tu morivi un po’

Io so soltanto
che a lungo ti ho baciata
Per quanto ancora
dovrò sopportare il dispetto
di non ricevere una parola?

Invano sto ancora aspettando
che torni a baciarmi come allora
tra quegli angeli benedetti

Come allora

A UNA CASALINGA

A una casalinga
che per me
con le sue mani
voleva cucinare,
una carezza ho regalato
sul volto suo pallido
quasi piangente;
sono poi tornato
in strada;
il collo del cappotto
bene l’ho aggiustato
e da solo ho proseguito
il cammino verso ovest

ANGELO DEL CIELO

Sempre mi fosti caro
tu, Angelo del cielo,
di nubi coperto o nudo
sotto la lampada del sole
Sempre mi fosti caro,
capriccioso a ogn’ora
Eppur il sorriso l’hai spento
in un tempo breve
sul viso mio

Solo rimango
sul prato dell’infanzia
a rimirar quelle stelle
che pure tu amasti
ieri insieme a me

L’AMORE È D’ANARCHIA

Il cuore ti ho rubato
Non me l’hai mai perdonato
d’essere andato via così
su due piedi, come un ladro
Avevo le mie cose da sbrigare

Quando sono venuto
ti avevo messo in guardia
che non sarebbe stato per sempre:
fuori la luna nasceva piena
e ululavano i lupi e si fondeva l’eco
ai nostri orgasmi ora di passione
ora di tensione

Quando sono venuto
la tua sigaretta baciata dal rossetto
subito me l’hai offerta
Te l’avevo però detto
che non si può vivere
col fumo negli occhi,
e tu non mi hai creduto
Solamente a me ti sei stretta:
una bambina spaventata dal buio,
dai rumori che la notte partorisce

Le gambe tue di seta
le ho accarezzate
per poi salire più su
fino a sfiorarti i seni
E a lungo ti ho baciata
perché non tutto fosse vano,
perché non sentissi
il peso dell’ossessione
quando me ne sarei andato
fra i binari
a sbrigare i miei affari

Il cuore ti ho rubato
Non mi hai ancora perdonato
d’essermi portato via il meglio di te
Prima dell’alba l’hai sentito pure tu,
l’hai sentito il gran boato
dove il treno passa
Ero solo un uomo, ero uno fra tanti
mentre l’amore è d’anarchia
Non mi hai ancora dimenticato

LE MIE TOMBE

La tua morte ingrassa le mie tombe;
nota di colore in quella
che altrimenti sarebbe pure per me
ben triste noia.

TU, MIA GERUSALEMME
(seconda stesura)

Il tuo sorriso scorgo
in ogni sorriso che incontro
in questo vasto mondo oscuro
vuotato d’ogni futuro
Uomini in ginocchio vedo
e altri che han tutto perso,
un occhio o una mano
rischiando la fortuna a carte,
puntando verso la Mecca

Ovunque io vada
nella mente e nel cuore
soltanto te
Mi condurrà all’Inferno,
all’inferno di te questa strada

Ovunque io volga
lo sguardo incontro te
che preghi per me
A mani giunte
con occhi di pianto,
mi assolve la tua anima
dai peccati
E’ questa, è questa la strada
che conduce al Paradiso?

I tuoi baci
sul mio volto arso
I tuoi piccoli morsi
su collo e spalle
e più giù ancora
Oh, tutto questo e di più
E di più

Sotto la pioggia acida,
nella nebbia e nel fumo di città
o sotto il sole del grigio Sahara
perduto,
in questo vasto mondo
sempre ritrovo te che preghi;
sempre è l’eco della tua preghiera
perché l’amato tuo vecchio diavolo
mai perda la speranza
d’arrivare a Gerusalemme, da te;
e portarti finalmente via,
via lontano da lacrime e attentati

PASSEROTTI

Piombano
giù
Non tentano
il volo
i passerotti
che il suolo
toccano
Schiantati
Non un battito
d’ali
un cinguettio,
un qualunque
avviso
dai nidi
sulle dita
scheletrite
dei rami

Nell’occhio
d’un sole
indecente
rimangono
scomposte
piume
su piume

SOGNAVO DA BAMBINO

Sognavo da bambino
di diventare un eroe:
una ragazza al fianco,
una casa con giardino
e rose da potare,
e versi da scrivere
a tempo perso
dopo aver fatto l’Arte
e l’Amore

Un soldato sono invece
diventato, in una bara
sepolto

SCIOCCHI E SAGGI
(Inizio & Fine)

Quando taceranno gli sciocchi
sarà perché morti stecchiti,
caduti come alberi tagliati
alla radice

Quando rideranno i vecchi saggi
sarà il tempo giusto per le teste
di cadere nella cesta,
in un silenzio quasi perfetto
come prima del Genesi

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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