Nonostante il profumo sei tu la fallita

Nonostante il profumo sei tu la fallita

ANTOLOGIA VOL. 103

Iannozzi Giuseppe

Japanese geisha

MERITIAMO UN ATTIMO DI RISPETTO

Tutto è pronto
Come sempre,
come sempre aspettiamo
che il cielo esploda
per nostro dispetto

Al punto cui siamo
meritiamo un attimo di rispetto,
un finale mozzafiato,
l’Aurora che ci illumini
da qui fino a Nuova York

A questo punto
segnato è il punto
sopra la coccinella nera
e la mano che ne sorregge
il cammino con illuso coraggio

I bicchieri da tempo vuotati,
i volti degli stranieri
senza uno straccio di faccia,
e, e le donne che non immaginano
che come sempre aspettiamo
che dalle porte delle chiese
escano allo scoperto urlando
del Sabbath milioni di tradimenti

MAESTRO, MIO MAESTRO LEONARD COHEN

All’improvviso
un silenzio di silenzio
sul sogno della perfezione calato
Non era in programma,
non era proprio in programma
dimenticare l’impermeabile blu
in questa casa piena di poesie

Ma nel tuo tè una rosa d’amore
ha lasciato cadere Marianne,
ti sei così addormentato
cullato dal canto dell’Angelo,
dal magico suono della sua voce

Milioni di baci dimenticati,
naufragati e ripescati
dal Mare della Discordia
Ma sull’alba vigila la Colomba
costringendo lo sguardo di Dio
a un esame di coscienza
per una più profonda ispirazione

Non era in programma,
non lo era davvero,
così sul piatto della bilancia aggiusta
la tua domanda, e fallo adesso, adesso
perché è una questione al di là
delle possibilità della realtà,
lo sappiamo bene entrambi
Accorda il violino dell’Ebreo
che, al padre dimenticato
fra le lune delle calende greche,
non chiedeva mai pane né pesci,
e lascialo poi scivolare lontano
Lo sappiamo bene entrambi
che il discorso fra me e te
riposa in sospeso, sappiamo
che nulla mai si perde per sempre
sul pelo dell’acqua

Forse non ti ho mai raccontata
per filo e per segno tutta la verità;
e forse ho sbagliato ad amare
più di quanto fosse giusto
E queste poesie, queste donne
ripetono la mia cifra, ti ripetono
che soltanto per un pelo
non sono riuscito a chiarire il Nome,
Signore

Per questo, per tutto questo
con mani penitenti
fra il poco e il tanto
che al tempo rauco ho donato,
dal cavo della notte la mia voce scava;
e il famoso impermeabile blu
insieme al rasoio lascialo riposare
là dove giusto ieri l’ho dimenticato,
là dove con lo sguardo giusto ieri
l’ho incrociato

SEI TU ORA LA FALLITA

Ogni cosa, fragile o no,
prendesti su con te:
i sogni scostumati
e quelli ch’eran belli pure;
in compagnia
della magra mia macchina per scrivere
pagine su pagine, verginità su verginità
mi lasciasti a battere assicurandoti
che di te rimanesse ineluttabile il profumo,
la soave malignità di credermi fallito

Ogni cosa, tenera o no,
dall’alma mia spazzasti via,
perché mi scoppiasse la bile
sapendoti redenta e contenta,
al negro braccio d’uno sconosciuto
finalmente legata

Con braccia di vuotezza vestite
adesso che sto vincendo,
come pitonessa, torni cercando
nell’abbraccio tuo di stringermi
“Dimenticasti ieri il tuo profumo,
non posso però dartelo indietro;
son oggi poesie che odieresti,
son oggi delicatezze
che la fama mia infamano”

“La fama mia infamano, capisci?
Il cuor tuo portafogli mai sazio,
lo sai, la negra tomba lo aspetta
La negra tomba lo aspetta
Sei tu ora la fallita e l’infamata,
tu e soltanto tu quella fragile”

CROCE BUDDISTA

Per lunghi duri giorni
sconosciuti al buio e alla luce
ho lavorato sullo spirito e sul corpo
Ho lavorato duro
per tessere le mie Sete d’Amore,
per dar luogo alla Croce buddista
Con l’affanno l’ansia e il dolore in petto
ho lavorato deragliando su i binari,
scardinando porte chiuse e inibizioni
Ho vinto, e adesso che ho vinto
e sono tornato da te vincitore
l’indice gentile mi punti contro
e dici: “Non hanno valore le lacrime,
non ce l’hanno mai avuto”
Per questo, per questo che hai sentenziato
in silenzio ho preparato la valigia e la noia

Di fra le gambe le mie lacrime d’amore
hanno smesso d’esser sesso e passione
Non il pianto mi allaga gli occhi,
sereno guardo all’altezza del Tibet,
e penso ai mille anni di serenità
che mi accoglieranno fra infiniti silenzi
e spiritualità all’estremo

Ho lavorato e ho lavorato duro
suonando a ogni ora le campane,
bruciando incenso, inseguendo
delle aquile il volo in cielo
Ho accettato gl’insegnamenti
e ho posto domande stupide ai saggi
Per mille anni, giorno più giorno meno,
questo è stato il mio lavoro
Così adesso torno fra la gente
per scoprire che più non sono
il Fiore di Loto e il passero canterino
Sul tuo davanzale nessuno più stona,
nel mio animo nessuno più s’affaccia

Di cenere nuova il cranio rasato cospargo
Con enorme ritardo so finalmente dare risposta
al dilemma “essere o non essere”

E non provo rabbia e non sento il pianto

Ho imparato la lezione,
e anche se non c’è più nessuno
riconosco nelle ombre del tramonto
che il lavoro più duro è appena iniziato
Riconosco a muso duro
che il lavoro più duro m’è stato destinato
da ben prima che le stelle esplodessero

SCRIVONO POESIE

I più scrivono poesie
per farne cenere ed epitaffi;
io invece sol attendo
che il dì si spenga nel buio
per sentire la tua canzone

I più dimenticano i poeti,
le pallottole d’argento,
le sofferenze delle rose;
gioco con i soldatini
pregando il Buddha che ride,
affinché non cadano
nella trappola della ruggine

I più scrivono e scrivono
senza posa, mai stanchi;
come un bambino illegittimo
sol attendo che tu mi dia gioia
con un bacio in punta di piedi

Sol attendo di non cadere
anch’io nella trappola di Dio

DA TEMPO DIMENTICO

Da tempo dimentico le date importanti
con la luna che suda amore,
con il sole che affoga nello spazio
Non è stato sufficiente estrarre
la spada dalla roccia per giustificare
le tristezze, i mali da Est a Ovest

Rimango goffo nello sfiorare
d’una farfalla i colori in volo
sulle ali del vento,
forse per colpa d’una lacrima di whisky,
o del bastone che mi tiene compagnia

C’è laggiù un giardino senza nomi
Non ci va mai nessuno
perché nessuno sopporta il dolore
di chi non può riposare

Non è stato sufficiente imbiancare
la barba e perdere i capelli,
saggezza non è venuta dalle stelle
Ma tu, tu sei sempre più bella
Questa verità, questa verità,
sì semplice e complicata,
tu, per colpa mia, non la dimenticare

RANDAGIO SOTTO LA PIOGGIA

Un randagio sotto la pioggia
cerca nel cielo di nuvole e notte
l’alta ispirazione per tirar giù
un goccio di piscio, e un guaito
che arrivi fin lassù

E ci sono, ci son sempre stati
i tuoi grandi occhi blu
a sciogliere questa cosa,
questo blues,
così penso che continuerò
a vendere stracci e poesie
alle donne per veder la gioia
gonfiarsi nei loro vergini seni

ALLA CORTE DELLA TUA BELLEZZA

Un giorno mi vedrai andar via
con tutti i miei fogli bianchi bianchi
e la penna nella tasca della giacca
Sul mio capo una colomba e un corvo
annunceranno ai quattro punti cardinali
che ho fallito e che la volpe ha desiderio forte
ma non zampe lunghe per l’uva in alto

Il cielo prenderà il colore della sconfitta
tuonando imperiose minacce, ma senza
una sola goccia di pioggia
In quel momento capirai, capirai bene
ch’ero soltanto uno dei tanti incapaci
alla córte della tua bellezza
In quel momento piangerai
una lacrima che non mi sarà dato
di vedere

Non ho mai avute grandi promesse
ma immani pretese sì, e per questo,
per questo sono finito al tappeto
– alla córte della tua eterna bellezza

Mi chiedevi poesia e non altro
Ero impegnato a gridare il mio nome
Mi chiedevi gioia e non altro
Ero impegnato a segnare il mio passo
Mi chiedevi un’ora d’amore
Ero impegnato a contare i fogli bianchi
Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza

Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza
Così tutta la bianchezza delle poesie
mai scritte prenderà il volo dalle mani

Capirai ch’ero soltanto uno dei tanti
incapaci alla córte della tua bellezza
Così tutta la stanchezza delle mani
punterà al cielo facendo i pugni duri

Come uno che ha fallito
(Ero solo uno alla córte della tua bellezza)
Come uno che ha fallito
(Ero solo uno alla córte della tua bellezza)
Come uno che è finito male
(Ero solo uno, uno che ci ha provato)

BOCCUCCIA BELLA

Ben le conosco
le tue mani delicate
Non son le tue
Non son le tue, non hanno
il profumo
del pane appena sfornato,
né quello di bucaneve e violette

La conosco la tua boccuccia
Non è la tua, non è la tua
Non metti mai la minigonna
Le nude seriche tue labbra
– fra le bianche gambe
immacolate e accavallate
chiuse a doppia mandata
come le chiese –
me le posso sognare

Non m’ingannare, Amore
Non m’ingannare,
o rischio d’impazzire

TORTURA ESTREMA

Di morte lenta
orribile
son destinato
a incontrar
il Diavolo Creatore

Le membra mie
stirate,
alla forza
di quattro bestie
legate,
verso
i 4 punti cardinali
lanciate
finché ossa
tendini e muscoli
dalle estremità
staccati o quasi

Solo allora
su l’affilato
volto della Musa
nascerà
un pallido sorriso
di soddisfazione

Più di là
che di qua
col fiato
ridotto
a un sibilo
dirò
che l’ho fatto
perché
andava fatto
Calerà allora
l’impietosa sua mano
sulla bocca mia;
con questo tappo
sulle parole
non dette
coglierà Lei
una rosa di sangue

COME PADRONE AL CANE
(Kafka scrive al padre)

Potrai mai perdonarmi, Padre? Ho una lettera per te,
per te che stai con la minoranza privilegiata di Praga
Non hai mai riconosciuto tuo figlio scrittore:
escluso dai contemporanei, solo Max m’ha voluto
Probabilmente morirò in silenzio, così beati noi 
che non abbiamo dovuto addossarci la colpa, 
e possiamo invece andare incontro alla morte
entro un silenzio quasi innocente 
Perché le malattie ereditarie esistono e lo so
che morirò di natura congenita, perciò non darmi
il tuo colpevole perdono come padrone al cane

PROIETTILI D’ARGENTO

Avrai un mondo di scuse
Avrai un mondo di amori
Avrai tutto sbagliato

Dimenticherai i giorni
Dimenticherai te stesso
Sarai tutto sbagliato

Avrai tasche bucate
Avrai storte ubriacature
Avrai occhi di sangue

Come l’assassino
che nasconde il bottino

Sì, tu avrai tutto e niente

In un giorno di pioggia
In una notte d’incanto
In un bicchiere rotto

Avrai, sì, tu avrai
Ma soltanto la tua anima
che ti a-spetta in sogno
Ma soltanto le tue preghiere
– proiettili d’argento

Dormirai, sì, tu dormirai
Ma col capo molle
Morirai, sì, tu morirai
E non sarai contento mai

Oh, quanto e quanto avrai!

Alla fine, sconosciuto agli dèi,
il mondo che ti ha partorito
si farà capriola d’aria
– aneurisma perfetto
Ed allora avrai meno di niente
Sarai meno d’un ricordo al dente

CASSA DA MORTO

Amaro a modo mio, qui si muore se non lo sapessi
Per dispetto la custodia del tuo flauto qui da me:
venuti quelli che vestono l’orbace a spaccarmi le ossa
ho opposto resistenza: per cosa? Sei tornata
per un’altra amara nota, per l’ennesima indecenza
sulle tue labbra che non sono più dalla parte giusta

Amaro a modo mio, amore a modo mio e non di dio
Ho bisogno di dimenticare ogni cosa per andare avanti
La prossima volta che butteranno giù la porta di casa,
lascerò che prendano la custodia perché sia del fuoco

Ho bisogno di dimenticare l’orrore d’averti amata
Ho bisogno di riposare come se il mondo non fosse,
quindi non bussare mai più alla mia porta: non c’è niente
che ti appartenga, non c’è più nessuna cassa da morto
da portare via, perché la mia bocca è dalla parte giusta

Combattere a modo mio, amare a modo mio e non di dio

SCARPE IN MANO

m’hai lasciato
con le mie povere scarpe in mano
m’hai lasciato
a guardare questo cielo di pioggia
così solo mi domando
quando avrà termine tutta la solitudine
che sento in te, nel ricordo che io amo

CONTRABBANDIERE

Rimaniamo appesi
al calendario,
alle stelle
che con passo
contrabbandiere
piano
scivolano
attraverso il cielo

BLANDIZIE

Soprattutto
abituato
alle blandizie
plateali
siano esse
vero o no

Soprattutto
comandato
a menare
in pubblico
il bastone
sul groppone
delle lingue
biforcute

In ogni caso
soprattutto
destinato
a castigare
ogni essere
vivente
o morente
alla stessa
maniera

TERRA

sotto il sole
cocente
m’asciugo il sogno
in un fazzoletto,
mi pulisco la fronte,
poi la zappa
a scavare terra
per altra sterile
terra ma dal sudore
bagnata

BUIO AMARE

Di questo cieco gioco
– al buio
in mezzo
a serpenti scorpioni lucertole –
sol ci rimane
un brucior di stomaco

SENZA FILI

Se nel mio cor solitario
un anelito di vita ancor
ci fosse, dir potrei
che vano non fu soffrir
Ma stracche le membra
una a una s’arrendono
come a un burattino
che i fili gli han tagliato,
così sul proscenio resto
libero, slegato, e inutile

SULLA CROCE ERA GESÙ

Ti racconterò di giorni felici
e di dì tristi che la fiducia era persa
Quando Gesù fu dalla croce tirato giù
niuno avrebbe scommesso che lassù
qualcuno avesse ascoltato la verità
balbettata dalle sue labbra morenti
Egli però risorse, e come poeta
vagabondo
si portò per mari e per città vestendo
un sorriso, poco invero ma l’Infinito
per chi gli apriva la porta di casa,
invitandolo a mangiare pane nel vino

Ti racconterò d’una bambina dolce
che ogni sera giungeva le mani
pregando per sé e per chi lei amava
Ti confesserò che a lei non importava
se qualcuno credeva
non fossero veri i miracoli,
il cielo azzurro, i prati vergini di erbe verdi,
i ciliegi in fiore per colorare d’amor l’amore

Ti disegnerò in un sera di tante bocche
e di come una volta a tavola ognuno ebbe
di che sfamarsi senza doversi azzannare
e bestemmiare per l’unica patata bollente
al centro della povertà; e ti inviterò poi
a ballare scalza sotto le stelle brillarelle,
ed allora, per Dio, mi dirai sì, mi dirai di sì,
fresca in due lacrime di felicità

PIOGGIA

Sotto la pioggia uno bestemmia, o sotto l’ombrello fa all’amore ma solo se al suo fianco ha una compagna che lo riscaldi un poco. I più bestemmiano senza posa e si bagnano: sono quelli che di sicuro muoiono presto.

La pioggia quando vien giù per farsi perle di lagrime non cesserà. Per gli amanti che da avverso Fato son stati separati e sola consolazione gli è il pianto incessante, il Cielo gli è complice cadendogli addosso per sempre.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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