Riposa una croce nel mio occhio destro

Riposa una croce nel mio occhio destro

ANTOLOGIA VOL. 102

Iannozzi Giuseppe

Édouard Manet - Woman Fastening Her Garter

AL CAPRICCIO DELLE ONDE
(inedita)

Non piangerla,
non piangere
nel torrente
altre calde lacrime;
già l’amata tua poesia,
per scriverla, s’è persa
nell’acqua fredda,
fra i flutti della corrente;
non lasciare
che persa sia
anche l’alma tua,
mescolata
al capriccio delle onde
che, in un giorno
di sole o no,
sicuro suicidio avranno
dentro al salso mare.

ROSA DI RUGIADA

Spero tu voglia perdonare
la mia, sì la mia, di intelligenza
Spero tu voglia smaniare
la mia, sì la mia, di vòglia
perché tanta ne ho e l’ho portata
con me via sino al mercato
per svenderla alla prima Bella
che a me con una rosa di rugiada
un bacio sulle aride mie labbra

SANTO E TIRANNO

Come il più santo dei tiranni
negro sangue ho pianto
dall’orecchio sinistro;
colla sola forza della mutezza
ho strappata la catena d’oro
che al marmo mi teneva legato

Mi guardo adesso d’attorno,
scruto questo oscuro mondo
senza provar sorpresa o amore
per le pazze creature di dio
– per le affilate loro lingue
fragili di diabolica mortalità

IL POZZO, LA LUNA E LA BOCCA

Mi ripeteva lei ch’ero ancora giovane
Tacevo io, muso basso, simulando un sorriso
M’assicurava lei ch’ero un figlio di dio
Tacevo, sguardo alla luna a trentadue denti
E pensavo agli anni miei
al filo dell’argento sottoposti

Ce l’hai un sogno? 
Ce l’ho ben nascosto – o la borsa o la vita!
Ce l’hai un amore?
Ce l’ho ben nascosto – molto oscuro
C’e l’hai una canzone?
Ce l’ho nella tua voce – o la borsa o la vita!

Mi ripeteva lei troppe cose tutte insieme
Mi chiedeva lei cose fortemente intime
Lei era lei, non conosceva i denti del vampiro
Lei era lei, non poteva ancora immaginare
che dalla bocca mia mai più tenerezze d’agnello

Profondo il pozzo,
lontana la luna nel suo specchio

Ti svelerò un segreto, 
a patto che tu lo non dia ai quattro venti
Ti darò un bacio, 
a patto che tu non vada giù al villaggio

Ce l’hai un sogno, un amore e una canzone?
Un uomo di poche parole sono,
certe cose meglio non saperle
Ce l’hai un sogno, un amore  e una canzone?

Una vecchia scimmia sulla schiena sono,
un cammello passato per la cruna dell’ago,
un dispetto, un pettine e un chiaro di luna:
quel che si dice uno scherzo riuscito così e così
E questa notte il pozzo è profondo e oscuro
E la luna è stata dalla mia bocca tutta bevuta

E tu, un sogno, un amore e una canzone?
o una speranza?
Forse il mattino fra qualche ora sarà!

Ti lascio un segno, un bacio e un segreto

Mi ripeteva lei ch’era troppo giovane
M’assicurava lei ch’era vergine senza peccato
E cedetti alla fine e la baciai,
e la baciai alla mia maniera, alla mia maniera
E la feci tacere, la sua innocenza la uccisi,
per sempre, nel pozzo della mia bocca

Più non tornerai al tuo piccolo villaggio
Più non sognerai i tuoi capelli al vento
Perché ti ho presa in un sogno
Perché ti ho presa in un bacio
Perché sai ora tutto di me, il mio segreto
Perché per sempre porterai il mio segno

GIORNI DI PIOGGIA, DI SOLE
(versione alternativa)

Lui zoppo ma lievemente
Lei cieca ma dolcemente
S’incontrarono che pioveva forte
perché anche per loro fosse il Sole

E’ possibile che…E impossibile che…
Un passo avanti oltre il buio, ti aiuto io
Un lettera d’amore, la scrivo io per te
Pareva facile insieme in due resistere,
fingere per un momento d’esser normali
E invece il mondo ancora contro

Lui era, lei era,
e il mondo lo stesso, sempre
Facilmente si lasciarono,
alla cieca zoppicando
in un giorno di sole
che le pozzanghere le bruciava
Cadere si lasciarono
in un mondo di solitudine
che non sbiadiva

Lui zoppo ma dolcemente
Lei cieca ma lievemente
Ascoltano le previsioni del tempo
Da due opposti capi del mondo
sospirano: solitudine in giorni
di pioggia, di sole, di niente

SIGNORE, PROTEGGI LA MIA COLOMBA

Tutti i miei sogni.
tutti con pavida avidità portati
Per il mio amore, per l’amor mio
ho cantato e ho cantato a lungo

Dio ti benedica!

Non ho paura,
non nutro speranza alcuna
In questi giorni di pioggia
sorridi agli angeli triste tu,
ma scavano
e salvano le strade le lacrime mie

E di nuovo giunto è
il tempo di vivere
E di nuovo ho bisogno di tutto
e di nuovo di niente ho bisogno
Ho cercato di stare al tuo passo,
ma un buffone ero, solo questo

Dio ti benedica!

Nelle mie tasche un centesimo appena,
ma sul tavolo tutte le mie poesie gettai
Dio benedica il mio amore, l’amor mio,
la tenera mia piccola colomba

Non posso, o non so pregare
Dio benedica il blues
perché in pace riposa una croce nel mio occhio destro
mentre la polvere in quello di vetro distrugge il mondo

Molti uomini si sono amati
ed ero io solo uno, un bastardo ai tuoi piedi
Mai fascista, mai comunista,
e mai la bandiera o il crocifisso ho sostenuto
Giusto un uomo ero e sono, un uomo libero

Dio benedica il blues!

Senza un sussurro domani il morire
perché un uomo libero sono, libero!

Non credo in te,
non credo davvero che lassù e vero sia tu,
ma ti prego, in questa landa sì crudele,
Signore, proteggi l’innocente mia colomba

Il POETA UN ASSASSINO

scrivere poesie e d’amore,
ma non per il lavoro quotidiano
come ciabattino
con le scarpe in grembo
e in bocca chiodi
– da inghiottire o no –
e il martello in mano
e poi risolare
senza fiatare

se poi una disgrazia
allora pagherai
con la vita un’altra vita:
occhio per occhio
dente per dente
mano per mano
piede per piede
bruciatura per bruciatura
ferita per ferita
livido per livido

da ben prima dei lampi e dei fulmini
negli spazi sfiniti di contrade e di cieli
il poeta e l’assassino
bestemmiando han quaggiù imparato
che per risolare una vecchia scarpa
non bastano l’arte e la buona volontà

il martello e la mano che lo regge
sanno che del gregge il sangue va versato
tanto e non poco
per una poesia che sia una e una sola
di buona fattura

sia così fatta del Signore la volontà

È DI DONNA LA POESIA

E’ di donna la poesia
il nome che reca
di porta in porta
in estate in primavera

stella cadente

mi hanno strappato il passaporto
per mettere in prigione la mia carta d’identità
in una notte fumosa di roghi e crocifissioni

quando poi la luce del primo mattino
mi ha accarezzato gli occhi pesti
sorridendo sulle mie labbra gonfie di botte
ho sbirciato al di là delle sbarre e le ho viste
le ho viste le stelle cadenti
ed allora ho capito d’esser tanto tanto stanco
così sono tornato fermo
lungo disteso sulla branda
con in petto il peso del respiro di dio

SE CON ME VUOI STARE

Se con me vuoi stare,
se stanco non ti sembra il mio fianco,
se in me non vedi un brontolone,
mia giovane compagna
accompagnami lungo le strade della notte
sotto questo cielo di stelle cadenti
Lascia che la tua mano tenga ben stretta la mia
e non ti spaventare: i barriti delle auto
non scassineranno la melodia delle tue labbra
né l’eccitato ritmo del cuore tuo innamorato

Di cattiveria si ciba il mondo,
insieme però ce la possiamo fare
Se ti lasci portare per mano
verso la luce sarò condotto,
fuori dal buio che domina i pensieri miei,
perché quando non ci sei tu
mi finisce la testa fra le mani
e ogni cosa mi è nemica

Se con me vuoi restare un po’ o a lungo,
giovane amante mia devi imparare
a sopportare i miei momenti un po’ così e così,
e in un tempo uguale donarmi ai baci e agli schiaffi

Sono vecchio, non posso promettere rose e fiori
Dalla mia soltanto l’egoismo di volerti a me accanto,
e non so se sia abbastanza per fare amore
Sospetto di sì, così ti chiedo di non lasciar cadere
la tua mano dalla mia… solo questo…

Solo questo…
nell’inutilità dei giorni non lasciarmi spegnere
al pari delle altre spente dimenticate fiamme
che la vita mia hanno condotto
sul ciglio d’un negro gretto abisso

ANGELI

Gli angeli
han lasciato
cadere
le loro ali
umili
ma divine

Gli uomini
non hanno
pianto
né raccolto
una sola
piuma

Tutti gli angeli
han baciato
le donne
per strada
fossero belle
o meno
Ognuna
ha avuto
la sua parte,
graffi di sangue
sulla schiena
e la verga
tra le gambe

I fianchi
han preso
d’assalto
altri fianchi

Gli angeli,
così mortali
a chi li ama
da vicino
o da lontano,
li sogna

Di tutto questo
io ricordo solo
che m’hai baciato

TU, LA MIA CONDANNA

Se m’hai baciato,
perché il core
m’è sì tanto pesante;
perché la vista
mi s’appanna
di lagrime,
e sol l’oblio scorgo
davanti a me?
Oblio che pare
maligno spirito
oltre ogni dire:
le mie mani premono
il buio, la freddezza
del marmo tombale
E le tue labbra
ch’eran petali
adesso sì gelide
al tatto,
mute in assoluto

Questa disperazione
chi, chi la potrà mai
cancellare
se ogni bene
l’alma mia più non sa?
Chi oserà mai
morir meco!

Sol l’eco risponde
e conferma la condanna

GIACOMO LEOPARDI (R.I.P.)

Se leggo il Leopardi
mi prende presto l’angoscia
come in una giornata di sole
subito sconsolata dentro a una tempesta
di lacrime, di sale su mille ferite aperte

Se l’avessi qui davanti
non esiterei un sol momento:
sì, gli sparerei in pieno volto
per far centro, un buco tondo
perfetto in fronte
E allora un po’ soddisfatto
me ne andrei bello bello
a costituirmi libero colpevole
con in faccia tutto il sole
dell’amore stuprato sciupato
sui bianchi fogli, pallidi,
tali e quali a cadaveri dissanguati

Quanta polvere lascerei
volar via, e quanta cenere!
Aprirei le mani e urlerei di gusto
Ti direi qualcosa di banale,
tipo “io t’amo veramente”
E tu mi schiaffeggeresti la faccia
con un risata piena di cattiveria

Se leggo il Leopardi
mi vien la gobba,
m’assale quella triste voglia
di non muovere un solo dito
Mi prende il negro pensiero
che solo una corda al collo
cancellerebbe l’universo intero

QUESTA SERA GLI AMICI

Questa sera gli amici non verranno
Hanno cose più importanti da fare
C’è chi ha preso un impegno con dio
e chi invece con la tosse del fumatore
C’è poi chi ha da tempo sequestrato
la tosse dello stupratore in corsa
Stasera gli amici non si faranno vivi

Questa sera gli amici non diranno
né un tormento né un asso nella manica
Sono tutti lontani, persi a rincorrersi
in una fola sfiatata dal culo dell’inferno
Già!, stasera gli amici non si faranno vivi
e non tortureranno il gatto a nove code
che amo al pari della mia stessa vita

MI CHIEDONO PERCHÉ

Mi chiedono perché scrivo
Rispondo che m’annoio
e che tempo non ho per le carie
Mi chiedono sempre
cacciandomi in bocca parole
che non sono le mie
Mi fanno ridere, non di gusto
Giusto un po’ di pena per la loro voce
che di là dai margini s’alza prepotente,
soltanto per perdersi nel vuoto

Mi chiedono perché,
perché scrivo
Rispondo che la uso poco la bocca
per parlare, ché preferisco
con le pinze le malelingue strappare

NEL PAGLIAIO L’AMORE

Ed ora, ora che si spande la musica,
che il caldo si fa caldo di più,
che dovrei fare io, chi dovrei mai amare io?
Mi risponderai che sei pedante, che sei l’Amante,
che a piedi nudi cammini per la campagna
E non potrò io davvero far a meno di crederti
Mi dirai d’incontrarci nel pagliaio, col fiato corto
Mi consiglierai di non portare un ago o due con me
Col sole testimone di sguincio l’anima mi strapperai
Al dolce tuo inferno mi darai, l’amore mi darai
mentre la paglia fuoco di mille lingue negli occhi tuoi

SOTTILE LINEA ROSSA

sottile
linea rossa
all’orizzonte
spezza
monotonia,
tenta
un felice gioco
di fantasia
”chi è…?
la più bella
del Reame?
e s’increspa
un’onda
e spruzza
schizzi al Sole
[…]
e collassa
l’acceso riflesso
su lo specchio
del mare blu
[…]
è già affogato
per metà e di più
al di là
dell’ormai
triste confine
tracciato da Dio

PERFETTA GIADA

Vieni, dove si fabbricano i miracoli vieni
Ho tutto quello che serve, colori e dolori
Vieni, con me vieni dove si scommette la vita,
dove del tuo passaggio lasciar potrai un segno
In questo giardino, non sai tu quanti prima di te
Però lo so che osando puoi immaginare

Guarda il tramonto, porta il suo fardello,
negli occhi scompare ma non per sempre
Guarda l’alba, con sé reca il suo intento di bello
e nell’alma t’inventa perfetta Giada
In questo giardino, non sai tu quante rosse rose
Un mazzetto lo vorresti, uno tutto per te?
Oh, lo so che puoi immaginare quanto grande
Sol hai bisogno d’incontrami,
d’incontrami alla Corte dei Miracoli

Oh, vieni, con me vieni per sempre via
Siamo già via, già dal mondo lontani
Oh, vieni, con me vieni per sempre via
Siamo già via, destinati al bello siamo

In questa notte che è un po’ strana
ti lascio il mio indirizzo, non si sa mai
In questo sogno che è come lo vorresti
il cuor mio ti lascio, non si sa mai
Sol hai bisogno di tornar con me a volare
Perché lo so che osando puoi immaginare
Perché abusando del bello che in te c’è,
la mia mano nella tua, giorno e notte
dall’alba al tramonto tra queste rosse rose
E tu perfetta, puoi impegnarci su la vita

E TU COSI’ PERFETTA

E tu così perfetta, e tu così bellezza
Ma ho deciso io d’invecchiare in scioltezza
A modo mio, oh, a modo mio e non di dio

Perdo la mia bimba, i suoi sogni nel cellophane
Aspetta una favola il cavallino sulla giostra
e un colpo di pistola lo spacciatore all’angolo
e un mio bacio la puttana sul ciglio della strada
Andrò da lei sola, perché mi così mi piace la vita
Perché ho deciso d’invecchiare in ubriachezza

Ho perso dio, è per me stata la cosa migliore
Ho perso l’ingenuità che m’avvelenava il caffè
E ho dimenticato le tue smorfie sul mio sorriso
perché ho scelto di morire a modo mio e non di dio

L’ultima volta che abbiamo fatto all’amore
spegnesti tutte le mie candeline con un soffio
e un batter di ciglia; mi lasciasti però in dono
una pernacchia e il tuo reggiseno imbottito
Se ci penso adesso, se ci penso su seriamente
mi fa ridere fino alla morte la tua buffa bellezza

Perdo praticamente niente, baci nel cellophane
e una edizione economica della tua passione
Così niente romanticismi, voglio la prima
che mi capita a tiro – che stia sotto al mio tiro

E tu così fatale, ci sei andata vicino a farmi fuori
Ma ho deciso io di fottere la vita in scioltezza
A modo mio faccio male alla vita, faccio bene io

IERI, OGGI

Ieri scrivevo tutto,
tutto quello
che per la testa mi passava
Ieri era ieri, oggi è oggi
Così va il mondo
Ed è così che oggi,
in questo giorno di sole,
ti mando a quel paese

E TI CHIAMO

Questa notte mi sentivo così solo
Ogni battito di cuore un affondare lento
Le stelle lontane e il cielo profondo
mentre stavo in aperta buia campagna,
cercando indarno di scacciar la paura
con la melodia d’una foglia al vento
Oh, voce delle mie tremanti labbra

E ti chiamo

Oh, voce delle mie tremanti labbra
Questa notte mi sentivo così a terra,
mancava l’allegra fuga dei tuoi baci

LEI SÌ CELESTE
(da “Fiore di Passione”)

Se nell’azzurro sì vasto
di questo cielo fra mare
e terra sospeso
l’azzurro dei suoi occhi,
oggi o al più tardi domani,
la fortuna avessi d’incontrare
– mi sia testimone Dio
che dico il vero e non altro -,
sol un pensiero penserei:
come, come rubar la luce
dell’alma sua celeste?

SOVRANO L’AMORE
(da “Fiore di Passione”)

Accanto a me sei quando lontana sei
Trafigge l’azzurro degl’occhi tuoi
– specchio dell’anima tua celeste –
l’alma mia solitaria e più non sono
con me stesso solo, ramingo abbandonato
in un deserto di vili tentazioni, di serpenti
che nella Sabbia della Solitudine
fortemente anelano a seppellirmi
fino al collo e più a fondo ancora

Quando poi il fruscio lieve dei tuoi passi
avverto salir le scale, forte mi fugge
dal petto il core per subito al tuo sposarsi
e così regna infine sovrano l’Amore,
l’Amore da mille e più baci
sulla bocca tua assetata accarezzato

ATTO SUPREMO
(da “Fiore di Passione”)

Certi maligni spiritelli
dal diavolo comandati
all’orecchio m’han sussurrato:
“Folle, folle l’uomo,
ben lo sa il Dio
che t’ha creato!”
Hanno poi insinuato
che il senno l’ho perso
Affatto offeso
subito ho loro risposto
con focoso sguardo:
“Passione chiama follia”
M’han così lasciato
Tutti via sono andati,
tristi mogi sconfitti
Son così adesso
assieme a te, perché
non un lacrima di sudore
vada persa nel supremo
atto dell’amore

TU A ME DESTINATA
(da “Fiore di Passioen”)

Il capo tuo rovesciare,
il peso della beltà reggendo
con una mano solamente;
e gl’occhi tuoi blu incontrare,
e il cor tuo allarmato
sul mio sentirlo forte palpitare
Sì presto si scioglie in languore
l’arresa tua alma sotto
l’assalto del desio mio fremente
Velo dopo velo
il ninfeo tuo corpo spogliare
dell’ultima pudica ritrosia,
e l’alma tua colla mia
presto penetrare ché geloso,
sin troppo geloso son già io
di quell’impudico venticello
che dal bosco lontano
carezza quel che per destino
– da chissà quali munifici Numi –
a me solamente
da sempre destinato

MIA BELLA COLOMBELLA
(da “Fiore di Passione”)

Mia bella Colombella,
per chi hai perso il sonno?
Ancor temi quei fantasmi
che alla tua porta bussano,
ancora ti fa battere il cuore
il vento contro le imposte

Mia bella Colombella,
perché questa paura di perdermi?
Ancor temi di non esser tu
la più bella; ancor temi
di perdermi così,
dall’oggi al domani,
mentre poche briciole di pane
dai da mangiare
ai passerotti sul davanzale

Pesa sul Po il buio:
sul limine fin dove l’occhio arriva
negre nubi preparano il loro pianto;
per questo ti prego,
illumina la via che cieco pesto
e conducimi a casa,
conducimi in salvo fino a te
dove il nostro presente di luce
ha cancellato il passato

Mia bella Colombella,
lascia che per sempre mi perda
fra le tue braccia, e dalle paure
che ancor ti svegliano ti proteggerò
portando l’orocrinito tuo capo
sul bruno mio petto

LA DONNA MIA È MIA
(da “Fiore di Passioen”)

Non insediate la Donna mia,
Ha lei occhi solo per me
Non v’accorgete forse
che sol vi resta cenere
fra le mani?

Sia tu senatore o re,
fatti da parte, non ce n’è

VERTIGINE D’AMORE
(da “Fiore di Passione”)

Chi ieri io fossi
dir non so
Non ero
Prigioniero ero,
sol questo so

In ogni dove
scopro oggi
l’infinita gioia
che tu, mia Dea,
m’hai donato;
a ogni bacio
ti sento più mia,
vertigine
senza fine

Vertigine
senza fine
l’amor nostro
nel Creato
qui ora
consumato,
consumato
e ricreato

Il tuo nome
invoco io
e uguale è
a quello di Dio

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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