Potrei esser fantasma da un momento all’altro

Potrei esser fantasma da un momento all’altro

ANTOLOGIA VOL. 100

Iannozzi Giuseppe

Percy Shelley

LUCE

Perché mi guardi
con quegli occhi,
con quegli occhi che ho amato
e che fulminano la luce,
la poca che arde dentro ai miei?

Mi guardi
come per chiedermi se t’amo,
se ancora sono dalla tua parte:
ti reggi la testa fra le mani,
tenti un sorriso, lo spazzi via
quasi a significare che niente è
e niente è stato
Perché quegli occhi mi accecano
fino alla verità?

Sei sempre la solita bambina
Gli anni son riusciti a passare avanti
ma tu sei rimasta uguale,
quasi felice di credere che il mondo
non potesse esser cattivo più di me
E ora mi guardi così, mi fissi
e lo so che cadrò in pazzia
ai tuoi piedi,
cercando di capire
dov’è che ho sbagliato

Ti ho amata dal primo giorno,
e l’ultimo me lo darai tu
con quegli occhi che mi guardano così,
nell’intimo che mai t’ho svelato

RITRATTO DI DONNA

oramai non ho più paura, sai
non ho pause né baci in sottofondo
oramai dormo poco e sogno tanto
oramai nasco sulla bocca
come un fiore partorito da una tomba
oramai non ho più parole
da darti in pasto per farne concime,
per sbriciolarle in quel che fu l’epitaffio
del nostro amore

oramai mi sembra tutto così normale
che sia finita così, con il mio dolore
e la tua completa indifferenza

metto su quel vecchio disco di bob dylan
che ti piaceva tanto e canto
non sento più niente, non sento più niente
da quando ho imparato che il sogno è tutto
e tutto il resto è destinato a marcire

l’uomo della pioggia non si stanca mai
domani bel tempo, dopodomani lacrime e sudore
il telegiornale mi sveglia al mattino puntuale
c’è una guerra in corso e c’è un uomo in fuga
un altro l’hanno accoltellato alle spalle in un vicolo
perché sapeva troppo sul conto di quel parrucchiere
questo mondo non cambia mai nonostante gli anni

quando conosci l’inferno non sai dov’è la luce
né la desideri per un’ipotesi di futuro alla boia d’un giuda
quando capisci che non hai più paura non ce l’hai più
e tutto passa, e non t’importa come, se veloce o lento

oramai mi sembra tutto così normale
che sia finita così, con il mio dolore
e la tua completa indifferenza
ma berrò alla tua salute un goccio di vino rosso
l’ebreo errante per ora è ancora qui col suo tormento
non aspetta l’inverno o un’altra stagione
l’uomo della pioggia gli ha spiegato tutto da un pezzo

oramai non ho più paura, sai
non ho pause né baci in sottofondo
oramai dormo poco e sogno tanto

ARTHUR

per Arthur Rimbaud

Vortice di
desideri in pegno
Angelo,
cancro alla gamba
ultima poesia
di schiavi e barellieri
Rendersi Veggente

L’occhio di Saul
senza perdono,
così tanto cieco
nel vortice

VENENDO AL MONDO

per Jim Morrison

Venendo al mondo
sono finiti i giorni felici
Ho avuto l’Idea, l’ho rispettata
E c’è questa tristezza
che non si sfalda,
che sa di cenere e di merda di cammello

Venendo dall’orizzonte
per trovare l’infinito
ho buttato giù il diavolo dal letto
I miei vecchi lo fanno ancora
alla vecchia maniera
– credono che gli stop
siano tutti al loro posto,
che il pullman partirà
alla solita ora prima della sfuriata

Ma io so che
solo chi impara dall’Incubo
impara a volare alto

FORTEZZA BASTIANI

per Dino Buzzati

Mute risposte, echi sgrammaticati:
per questo muovo ufficiale guerra
dall’alta al tramonto, sull’attenti
come nella Fortezza Bastiani
scrutando dei Tartari il deserto.

Mentre voi tra risa e religioni
seminavate fedi e scherno,
rimanevo io ben ancorato
a una piccola stella in cielo
con occhio fisso alla Polare.

GOBBE DI SABBIA

per Lawrence d’Arabia

Ignorami come sempre mi hai ignorato:
chi in torto lo dirà poi domani il Passato
ogni dì per la cruna d’un ago da te passato
e per meno d’un cammello svenduto,
e non le assetate gobbe d’un vil Fato.

PICCOLA COSA

Chi lo sa oggi che farai
I pedoni sulla scacchiera caduti
e io qui a scrivere della regina,
dimenticando
d’esser stato al tuo fianco

Facevano il gioco delle tre carte
Non sapeva d’imbroglio il tuo profumo,
mentre quelli si vuotavano le tasche
cadendo in trappola a ogni minuto
un po’ di più

Piccola cosa, piccola cosa
Piccola cosa questo amore,
questo amore giocato
Piccola cosa il tuo amore
ormai nel gioco d’un altro
per sempre perduto

MI PIANGE LA VITA

In bilico sul filo delle emozioni
non cerco equilibrio, solo sesso
Naufragato nel mare delle tue note
non cerco melodia, solo jazz
Questa notte è troppo bastarda
per tutt’e due, così ti chiedo sesso
Ti chiedo solo sesso, un altro giro
di jazz – un altro infinito da spezzare
in due

Mi piange la vita, i denti di Chet Baker
Mi piange il cane alla catena, Mingus
Mi piange questo cielo che è lassù per me
Mi piange, mi gira il mondo in jazz per te
Potrei impazzire da un momento all’altro
Potrei…

Ti chiedo di darmi il tuo sesso
perché questa notte
non mi svegli la morte

Ti voglio per un’altra improvvisazione
Non cerco melodia,
solo un altro infinito in due
Solo spezzarci la schiena

REGINA DELL’INFERNO

In ginocchio da te,
eccomi qui
Sollevami il mento
Resterò in ginocchio,
e ti fisserò sgomento,
con un occhio aperto;
l’altro sarà di sangue
e d’imbarazzo pieno

In ginocchio,
lasciami così
Non merito altro
Ma un tuo sguardo,
uno soltanto
prima che
le tenebre abbiano ragione
di tutto l’amore
che è in quell’occhio
che osa amar dell’Inferno
la Regina

DENTRO AI FANTASMI

C’è un mare qui,
più grande d’ogni spiaggia
C’è sabbia qui,
fra le mani che scorre
mentre s’increspano le onde
e si muovono a lutto le ombre
al di sotto dei cumulonembi
C’è un mare qui
che fa impressione:
basta uno sguardo
per naufragarti dentro ai fantasmi
di giorni andati nell’eco
d’una conchiglia accosta all’orecchio
C’è qui l’urlo di Poseidone
che tuona e butta giù barche
e cantori,
e sempre qui ci sono sirene
che cantano il dolore
che non trova pace mai
nemmeno tra le stelle marine
Qui c’è paura di vivere
come dall’inizio dei tempi,
sale sulle ferite passo dopo passo

PRIMO ROSSORE

Si potesse oggi vivere
di quell’ingenuità
di quando bambini
tentammo il primo bacio
per rossore su le guance,
allora non altra verità
sarebbe necessaria a la cenere
che s’ammonticchia su i ricordi
– pasto delle tempeste,
di quei tanti mutamenti
che ci fanno perdenti

AH!

Per metà uomo
Per metà scimpanzé
Il cuore, se c’è,
prova a trovarlo
sul mio petto
mentre t’accarezzo il seno
con le mani; e la bocca mia
a suggere dagli occhi tuoi
le lacrime di quel paradiso
cui non credo

NUDO

La verità l’ho sentita
la prima volta toccando
un nudo di ragazza

La verità l’ho perduta
chiedendole se m’amava
con tutta… tutta l’anima

SENZA TE ACCANTO

Un amore più grande del mio
t’ha rapita al mio cuore
fragile di petali di rose
Un cuore più forte del mio
t’ha portata lontano lontano
dove nemmeno dio può osare
uno sguardo o una maledizione

Tutte le stelle, tutte le luci
che in cielo brillavano,
perché son diventate di nebbia,
d’improvvisi collassi?

E io qui a dannarmi l’anima
in attesa d’un miracolo
che so mai verrà

Ma ti amo lo stesso
per quel che m’hai dato
in un giorno ch’era un sorriso
più immenso di quel dio
che invano ancor in sogno
cerco io senza te accanto

SPOGLI IL SORRISO

Spogli bambole questa sera
Sporche d’infanzia le mani
Su hai un sorriso
che nemmeno dio
oserebbe spegnere nell’abbaglio
d’un’inventata santità

Spogli il sorriso
come fiore preso dal sole
a tradimento: bianchi
canini affondano nel succo
di quella tenera pesca
Spogli però poco le gambe
che ricordo sì tanto vellutate,
delicate carezze per altre carezze
Guardi il mercato d’attorno,
cerchi la bambina che,
non troppo tempo fa, eri;
e ti ritrovi negli occhi di lei
che plorando va cercando
la madre in mezzo alla ressa
di chi invita a comprar collant
e giarrettiere

Sorriso lattiginoso d’infanzia
Stasera spogli bambole
per scacciar via la solitudine
Hai su il sorriso più bello
che nemmeno dio pensò
quando modellò
le curve della femminilità

ERI LA PREFERITA

Eri la preferita
Sei presto sparita
Troppo bella
perché restassi
a me accanto
Eri l’harem
la gioia e il dolore
la purezza del diamante
e la sua fragile durezza

Vivevo
per mirar la vita
con gli occhi tuoi
Tutto il resto
non esisteva

E ora che sei
dove neanche dio
osa un fiato,
in un posto
a tutti sconosciuto
muoio io
come vecchio delfino
su la spiaggia arenato

senza una bava di rabbia
o un sole al tramonto
a scoprirmi cadavere

ANGELI E ROSE

un paio di ali d’angelo
rubate al cielo,
alle bianche colombe,
un paio di volteggi
al di sopra delle bugie,
delle voci, del rumore
di fondo

e se la vorrai
una rosa sul tuo cuscino
un dì la troverai
proprio accanto agli occhi tuoi
più belli di quelli d’un qualsiasi dio

un paio di ali d’angelo,
un paio di tacchi a spillo
e due bicchierini di vodka

e voleremo insieme,
mano nella mano,
incontro al sogno,
ribelli perché
noi veri più del vero

LA PIÙ TEMUTA DELLE MALATTIE

Sulle nuvole i sogni abbandoniamo,
come se lasciassimo affidate
all’impeto dell’Acheronte barche
I sogni che oggi vediamo
domani non è detto siano uguali
A ogni nuovo dì, del cielo i segni
tentiamo di divinare, per quei mali
che assediano l’alma e più nell’intimo
la carne – che un giorno o l’altro
prenderà su di sé vermi
e forma della più temuta delle malattie,
l’Eternità

DANZA

Danza, danza
e non ti fermare
Il mondo gira
la testa pure
Gli uomini cadono
ai tuoi piedi
o sotto il peso
dei fucili
Ma tu danza
e non ti fermare,
non aver paura
di sbagliare
un passo o due
Nell’aria c’è
una melanconia,
un Don Giovanni
che non sta bene
fra tanti morti
ammazzati;
e però il grammofono
lo suona a squarciagola
Mozart e mai una nota
di Vivaldi

Danza, danza
fino a toccare
in punta di piedi
l’Infinito
per quella Eternità
che si dice ci sia
al di là

Danza, non ti fermare
Danza, portami l’amore
Portami lontano
da tutto il male
Dammi una ragione
per vivere
o una per morire

COL PRIMO ROSSORE

Perché così silenziosa
su le mie pallide labbra
quando t’ho amata
col primo rossore
di bambino che tenta
d’esser uomo?
Quale incanto era
riconoscer il tuo sorriso
che perso rimane
in me… ricordo
che non muore…
che attesta altra voglia
di baciarti sì, come allora
con uguale timidezza

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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