Una volta nella vita capita a tutti di morire

Una volta nella vita capita a tutti di morire

ANTOLOGIA VOL. 95

Iannozzi Giuseppe

Michel Petrucciani

SOGNI DI CRISTALLO

così è il mondo dei lettori
e degli autori
un giro di solitudine
uno di ingratitudine
e un altro e un altro ancora
e un bicchiere infranto…

un bicchiere di cattivo cristallo
ch’era colmo se non di speranza
almeno d’una buona dose di gioia
infantile e un poco crudele

ANGELO, ANGELA MIA

L’avevo intuito
che saresti andata via
L’avevo previsto
che saresti sfumata via

Nei lunghi silenzi
– interminabili -,
sapevo e tacevo

Farai oggi un pacco
di tutte le tue cose
e dentro a una valigia
stretta stretta
le costringerai
Con un nastro rosa
ogni cosa legherai
e il cuore lo affiderai
a un trenino spento
– sulle rotaie fermo
E io solo potrò osservare
il cuore tuo che se ne va
e che mai più tornerà
qui da me, dove io sono
da solo insieme
allo stupido mio egoismo

L’avevo intuito
che mai saresti stata mia
L’avevo previsto
che il tempo t’avrebbe giocata
e con sé presa,
perché eri troppo bella,
troppo davvero

Nei lunghi silenzi
– interminabili -,
sapevo e tacevo

Speravo però che una poesia
ci sarebbe stata ancora sulla mia via
Speravo che un ultimo bacio
ci sarebbe stato prima dell’addio
Perché lo so che questo non è un
Arrivederci, Angelo, Angela mia

LONTANO, VIA

alla fine
sempre finiamo
col mischiare l’orrore
che ci porta di notte il sangue
con quello più terreno
che scivola di giorno in strada

svegliandoci
sempre
in pigiama indaghiamo
della nostra identità i vicoli ciechi
come fossero della verità le vene

ma nascondendoci
nell’ombra delle braccia
sopra alla testa incatenate
quasi volessimo proteggerci
come uccellini
che sotto le loro stesse ali riposano
quando le brune foglie le scuote l’autunno
perché sia il vento a spazzarle via lontano

COME UNA DONNA,
COME UNA BAMBINA

Taci, taci sempre tu
Non dici una parola una
che possa sciogliere
nel miele il buio della notte

Di me non sei gelosa mai
Mi porti via l’amore e ridi,
e il tuo ridere, cuore mio,
non lo so intendere io
A mani vuote mi lasci;
e l’universo, il suo infinito
non lavora a mio favore mai

Ho sognato a lungo
A occhi aperti o chiusi,
lungamente ho sognato
per scoprirmi di nuovo qui,
nella solitudine ritratto
a decifrare delle carte da gioco
i volti oscuri forse segnati

Piangi due lacrime di donna,
tornano poi a riderti gli occhi,
e la verità la taci bene,
e della gonna non ti spogli
A ogni minuto caparbia di più,
come una bambina
la verità la nascondi in seno,
così a me sol resta la poesia,
questa poesia nuda di gloria

NUVOLE DI GUERRA

Correvo, correvo perché,
perché avevo tanto, tanto da fare
ancora; e ancora non è finita

Volevo vedere il mare
prima che la guerra lo prosciugasse
Volevo incontrare una ragazza
e una pazzia che fosse tutta mia
Volevo sentire la salsedine
e una canzone dei Rolling Stones
prima che naufragasse il cielo
rosso di speranza alla sera
dentro il cuore blu oscuro del sale
Volevo solo questo,
ma non ce l’ho fatta
Sono morto prima
di calpestare la spiaggia
coi miei sconsolati nudi piedi
Sono saltato in aria
e non ho sentito niente,
neanche una fitta di dolore
Ho cessato di esistere
L’ho capito solo adesso
che da lassù
– uguale a nuvola fra tante –
guardo il mare rosso di sangue
sotto di me

Corro, corro ancora attraverso il cielo,
ma non sarà mai più come prima
E c’è ancora così tanto da fare!

CAPITA A TUTTI

Almeno una volta nella vita
capita a tutti di morire
Esperienza non proprio necessaria.
ma pare non si possa farne a meno

Capita a tutti di fare Pasqua
aspettando sempre il domani,
tra soli e improvvisi temporali

NELLA NEBBIA

Negli occhi d’una donna
soltanto cercano
l’egoismo d’uno specchio,
cercano sé stessi riflessi
ignorando la femminilità,
quella divina eternità
così a portata di mano
eppur immensamente
distante

Per questa ignoranza
muoiono gli uomini
come uccelli schiantati
contro vetri di finestre
di case abbandonate,
per sempre
nella nebbia dimenticate

OSSA DI VETRO

per Michel Petrucciani

Sul piano di tasti bianchi e neri
veloci le mani sporche di jazz;
più veloci però le ossa di vetro
a sbriciolarsi, a fottersi l’amore,
tutto l’amore per cui vivevi,
per cui alto immenso apparivi
in faccia al pubblico stupito.

UOMO IN FUGA

per Boris L. Pasternak

M’hanno chiesto d’esser comunista,
di far festa per condannarmi presto
a cent’anni di lavori forzati:
“Urgente il bisogno di mani buone,
non bucate, che lavino bene i piedi
a quanti giù al gabbio dimenticati
– lebbrosi e scabbiosi senza arte
né parte!”

M’hanno chiesto di non essere più:
per questo sono oggi l’uomo che fugge,
uno che le poesie le scrive sull’acqua.

NON SCRIVO PIÙ

per Emilio Salgari

A voi interessava fare bene,
a me soltanto di far del mio meglio:
per questo più non scrivo battute
e a zonzo nella steppa me ne vado
mentre voi lontani da me morite
come lupi che si mordono la coda.

VENENDO AL MONDO

per Jim Morrison

Venendo al mondo
sono finiti i giorni felici
Ho avuto l’Idea, l’ho rispettata
E c’è questa tristezza
che non si sfalda,
che sa di cenere e di merda di cammello

Venendo dall’orizzonte
per trovare l’infinito,
ho buttato giù il diavolo dal letto
I miei vecchi lo fanno ancora
alla vecchia maniera
– credono che gli stop
siano tutti al loro posto,
che il pullman partirà
alla solita ora prima della sfuriata

Ma io so che
solo chi impara dall’Incubo
impara a volare alto

IL VOLTO DELLA VITA

per Leonard Cohen

Da anni paziente attendo
che sia il volto mio di rughe
così come aspetto la vita,
un marchio a fuoco stampato
nel Firmamento del Cielo.

INTOSSICATO DAL SOLE

Intossicato dal sole al mattino
– foglie cadono lungo i boulevard
piccoli uomini si danno da fare sul lato della Senna
Un’orgia
Grida di gabbiani nei tocchi violenti
del pennello sul cavalletto

Lei è una donna di sette colori

[ frammento ]

Paris senza Dio vestita di piume
I cimiteri, i boulevard…
le luci accese all’ombra di Notre-Dame
Serpente elettrico
Pallore di luna nelle orbite
del flic
che con passo sghembo va
Giù,
hanno rubato la mia teoria di appunti

Non fa freddo, non fa…

[ frammento 2 ]

Si dice che
la pioggia pesti di brutto
Non lo sanno che permette
di camminare a testa alta
con il viso coperto di lacrime

Le lacrime
strappate dai loro confini
Hai visto la stella brillare oltre
le nuvole
Ma il parcheggio è tutto pieno

Vorrei
che non diventassi mai vecchia
E triste come sono oggi io

GIOCHI DI GUERRA E DI TERRA

ti potrei confessare e confezionare
un segreto da nulla
non oso però questo coraggio masticato
con la sola forza della vanteria

ti potrei semplicemente dire ch’ero giovane
e pure un po’ bello e tanto arrogante
e che poi il tempo ha falciato l’argomento
così oggi mi trovi più vecchio di come mi conoscevi

e lo sappiamo entrambi
che oggi non potresti mai amare un rottame
e la fame dei suoi lombi senza cervello…
non come allora con lo stesso ardore

ha masticato il tempo ogni mio brano fino all’intimo
e non s’è accontentato d’arrivare alla carne sull’osso
s’è spenta la mia spada di fuoco tagliando il vento,
affrontando giochi di guerra e di terra
sempre e completamente da solo

e adesso, amore sul nascere, te lo devo confessare
che siamo nati l’uno dentro all’altra per morire
con il rimpianto di non esserci sporcata l’anima
fino in fondo

e adesso non te lo posso proprio più tacere
che nei nostri solitari sguardi solo sgorga un muto pianto
per tutti quei giochi di guerra e di terra
che non abbiamo destinato alla fragilità
delle nostre giovani spalle

ti potrei confezionare un nulla
e arrangiartelo simile a me
e sospetto fortemente d’averlo fatto
osando sterile gioco di guerra e di terra

vedi! sono solo annoiato
al pari di tutti gli uomini del resto
e che tu lo sappia è davvero futile

sono però pronto a ripartire da me
e forse è poco, e forse è niente
ma almeno sono pronto, almeno sono spento
e poi chissà come e dove, e poi con chi
con tutta la confusione che c’ho in testa

SENTIMENTO AL SENTIMENTO
(su un pensiero di P. Paolo Pasolini)

Lo ripeto e lo ripeto ancora
con piena umana coscienza:
alieno dalla violenza, sempre,
spero d’esserlo ancora e di più
nonostante il tempo e la viltà
che è in questa nostra storia
allo sbaraglio di sé invasata.
E spero che mai più si debba
scendere in piazza a morire.

Noi abbiamo il nostro vivere,
la forza della ragione,
un mezzo di lotta umano
che è un rispondere
con coerenza,
con resistenza fisica e morale
al male imperante – dilagante.

Che sia la ragione
la naturale ragione
del nostro resistere in piedi.

C’è che dobbiamo lottare
senza perdere un colpo,
senza desistere mai,
anche se è sporco fango
quello che è preso sotto i nostri passi
ingoiati dal Regime dell’Intolleranza.

Mi guardo d’attorno
con la morte addosso;
scopro che gli avversari
– che noi, a testa alta,
dobbiamo affrontare
criticamente e razionalmente –
sono tanti deboli
poliziescamente forti:
non potranno mentire
e mentire in eterno per un’esistenza
di abusate lacrime da coccodrillo.

Mi guardo d’attorno con la vita
che piano mi scivola addosso
in uno scoop giornalistico di sangue:
e capisco, e spero ancora che un giorno
saranno chiamati a rispondere
– prima o poi –
alla ragione con la ragione,
alle idee con le idee,
al sentimento con il sentimento.
Poi, forse, finalmente taceranno.
Poi, forse, alla fine
il loro castello eretto su ricatti,
violenze e menzogne crollerà
completamente distrutto.

 

REGINA IN AUTUNNO

Il cancello del giardino
con passo stanco attraverso
e infine piano piano busso
alla porta che muta rimane
Ad attendermi un turbine
di foglie sullo zerbino arcobaleno
I gatti mi si fanno dappresso
Miagolano forte,
nelle tasche infreddolite
cercano le mie mani;
sotto il mento faccio loro una carezza
e subito fuggono via dispettosi,
egoisti e felici, a modo loro
più coscienti di me delle stagioni,
degli amori consumati a lume di candela

Imprecando, di nuovo busso
Chiamo il tuo nome,
ti chiamo Regina
Risponde abbaiando il silenzio
Con la coda fra le gambe
come un fesso rimango sull’uscio
Con il pugno chiuso busso allora duro
fino a sbucciarmi ben bene le nocche;
non rispondi, ma dispettoso
un riccio di castagna mi becca in testa
e mi ricorda che è l’Autunno,
che nel bosco ti devo cercare

STELLA ALPINA

nella scollatura del tempo
investo la bianca purezza del tuo seno
un canto
– un umile vanto –
un canto partigiano

crudele la distanza
quella di questo camposanto
dove solamente seppellisco
fra mille senzanome
il mio amore urlato
a squarciagola
e una stella alpina
prima
che possa esser detta inutile
fola

incessantemente
la neve
ai miei piedi cade
e presto copre tutte quelle orme
che lasciai
in mia memoria
per la bianca bellezza del tuo seno
– solo è un triste canto partigiano
quando sollevo lo sguardo
scrutando del mondo
la vastità

poi fischietto
fino a riempire di sazietà
tutta la fame
che nutro in petto
e ricordo il caldo tuo cuore
infiammato di rosso ardore
prima
che qui sia completa
la notte

DOPO DI NOI

Dal tempo spazzati
nebbia rimaniamo,
solo un favore dato
a chi dopo di noi
Noi una quasi memoria,
una rabbia piegata,
piagata
Spezzata

PENELOPE, PENELOPE

Amore,
quale amore!
Amore, un cavolo
fra giochi equestri
e storie maldestre;
qui si sta e si sta
come in agonia
il cielo delle aguglie
mirando,
sassi sul pelo
dell’acqua scagliando,
l’umbratile ovest
sempre scrutando.

Un cavolo d’amore,
Penelope, Penelope!

Passami il vino,
la sua bellezza
e un’ubriachezza
che del bicchiere
regga la fragilità.
E i Proci tutti,
sgomenti
li vedrai mancare,
in ginocchio cadere,
e le ritorte budella
dall’epa svuotata,
in un ultimo fiato,
con mano toccare.

Non ruggine o lucchetti,
prometto qui ora a te.

CENERE ALLA CENERE

ti ho amata
non avevo un cuore di riserva
forse non ne ho avuto nemmeno uno, mai

fa male a me quanto a te
ma di più a quella che è stata la nostra fine
un dirsi semplicemente cenere alla cenere
sulla stadera del mai detto

tu però, stasera, non fumare un’altra sigaretta
il fumo si spreca nell’aria sempre
il filtro, quello invece rimane nel posacenere
e non fa quasi mai una bella figura
anche se porta impresso il bacio del tuo rossetto

GEMINI

E incontrasti, incontrasti
te stessa due volte
in un giorno di sole,
in un giorno sul finire
Incontrasti la tua gemella,
sol le chiedesti “come stai,
dove vai?” E rispose,
due volte due ti rispose
come si usa, il capo
poi scosse per un sorriso
o due che non capisti

Di te stanca pensasti:
Presto, sia presto
quel che ha da essere!
E ancora non capisti,
ancora lì a domandarti
se può mai aver voce
il tuo e il suo doppio,
delle angosce quotidiane
lo spettro

R.I.P.

Non esiste
l’assoluta solitudine
né il suo fragile corpo
Esistiamo però noi,
cadaveri in vita

I NOSTRI PUNTINI DI SOSPENSIONE
(in memoria di Dino Campana e Sibilla Aleramo)

…abbiamo visto nascere l’amore e l’abbiamo lasciato morire in noi e intorno a noi… cominciammo quasi per scherzo… carezze su carezze… lagrime quasi mai… ma il mare del tempo ci ha travolti, dandoci in pasto alla sua violenza… alla dimenticanza ci siamo addomesticati come animali… eppure, quand’eravamo insieme sapevamo sconfiggere ogni vaticinio e… sì, amore, coi nostri sorrisi nasceva la rivoluzione… tra le lenzuola c’era la nostra bandiera, c’era il tuo vergine sangue, tutta la bellezza che mi desti… di rosso si tingevano le nostre lagrime… era la felicità che sgorgava dalle cateratte dei nostri occhi così belli, così simili ad insulti contro la vastità del mondo fatto di troppe ragioni e torti… restavamo in posa ma storti davanti alla macchina da presa… registravamo ogni momento della nostra vita insieme… poi, giù al bar con gli amici, tu prendevi un vino forte e io m’accompagnavo alla tua fresca risata, scherzavamo seriamente perché il mondo non ci piaceva e un po’ ci faceva paura, ma insieme… insieme ci faceva quasi ridere… già, amore, eravamo così, eravamo proprio noi… e adesso chi e che cosa siamo? chi siamo oggi, oggi che viviamo vite masticate dentro a date di scadenza? …lontane e divise? siamo il nostro rimpianto… una foschia e una tormenta di nebbia che è memoria in dissolvenza… siamo meno di niente… e di questo dovremmo accontentarci? …come cani che si leccano le ferite, come delfini il cui unico desio è quello di cercare una spiaggia per morire lentamente, in silenzio… le mie rose, le tue rose, le nostre rose, sfogliavamo Dino Campana e un po’ ci commuoveva la sua poesia e un po’ ci faceva ridere: eravamo distratti, troppo presi in noi stessi per capire che presto sarebbe finito anche il nostro amore, il nostro rosso… eravamo troppo felici per comprendere che il primo angolo buio avrebbe risucchiato le nostre candide anime innamorate… ricordi tu com’eravamo belli insieme? ricordi tu com’eravamo immortali nel delirio dei nostri baci? …come lettere d’amore mai inviate… eppur per noi…! tu facevi il caffè, io leggevo il giornale, e nudi restavamo per delle ore senza dire una parola… la televisione borbottava disgrazie e ferali distrazioni, campi di sterminio e altre cose così… c’eravamo solo noi e il nostro cuore che era il mio, che era il tuo… era uno… abbiamo visto nascere l’amore e l’abbiamo lasciato morire intorno a noi… e non c’è un perché e non c’è chi è dalla parte del torto e chi invece ha in mano il peso della ragione… e c’è solo quell’angolo buio… singhiozzi che non sanno venire… lagrime da tempo prosciugate… ma non può essere solo questa la diagnostica del nostro essere insieme… non può essere semplicemente così… eppure mi sa che… mi sa che siamo complicatamente, difficilmente, un inutile affogare in un mare di puntini di sospensione… in un mare di confusione… in un mare di tempo che ci ha travolti… che ci ha sconvolti, dandoci in pasto alla sua violenza, alla sua confusione… sono troppo infelice per comprendere proprio ora, ora che il giorno è un punto nero, una macchia d’inchiostro inchiodata su questo foglio prima tanto bianco… per questo, amore che più non sei amore ma che non posso non chiamarti amore, scrivo che siamo i nostri puntini di sospensione… almeno questo, almeno questo in nostra memoria…

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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