CINZIA PALTENGHI – CON LA TESTA AFFOGATA NEI SOGNI – POESIE PER LA MIA AMICA CARISSIMA – REQUIESCAT IN PACE (12 luglio 2018)

Con la testa affogata nei sogni

CINZIA PALTENGHI

Requiescat in pace

Iannozzi Giuseppe

Cinzia Paltenghi

Amica Mia, Grandissima Amica Mia, Mamma Lupa,
non morirai mai e poi mai nel mio cuore e nella mia memoria.
Ti voglio bene oggi come allora. Ma non è giusto.
Non è giusto che una persona bella come te…
Non sono cambiato, sono il solito
e, forse, a ragione ora mi rimprovereresti. 

Cinzietta, tu sei e sarai sempre la Mia Amica Carissima,
la più fedele e coraggiosa, la più dolce,
la più onesta sempre e in ogni occasione. 

Che ci sia un Dio o no lassù,
Cinzia, Amica Mia,
tu continui a essere qui con me, con noi.
La Nostra Amicizia non morirà mai.

Beppe, il tuo amico

12 luglio 2018

CONTINUA A CORRERE

Continua a correre, continua a correre,
a correre sotto la luna complice
Continua a correre sotto il sole ardente,
lascia che le lacrime le asciughi la corsa

Ascolta il vento e gli ululati nell’eco
Se ti arresti in questo momento
i Custodi del Tempo non avranno pietà,
morderanno brano a brano la tua anima

Continua a correre, a correre
Ignora stanchezza e dolore:
ce n’è per tutti in ogni dove
e nessuno mai ha vinto
contro le leggi di Madre Natura
Ma tu continua a correre
fino a sfiorare nell’orizzonte la paura
Non hai che te stessa
in questo mondo di ombre
che nascondono la tua forza

LUPA

Lo so che passo
da un estremo
all’altro senza posa;
che i miei passi
non sono mai
silenziosi; molte cose
le ho fatte
senza pensarci su
scalando il K2
con la lingua,
molte altre invece
finite distrutte
subito sotto il peso
dell’impazienza;
e sempre
ho predicato bene
e razzolato male
Ho pagato i miei debiti
leggendo nei fondi di caffè,
e a più d’uno
gli ho sparato in fronte
senza un perché
Non ho colpa
d’esser un randagio;
m’hanno abbottonato
la camicia che non ero
ancora bambino;
il tempo però m’ha fatto
largo il petto
e i bottoni son saltati
e le giugulari dei carcerieri
hanno straripato fuori
l’infezione del sangue

Senza meta, senza scopo,
vago e talvolta godo
allargando le fauci
al cerchio biondo della luna
Come Omero,
con gli occhi gonfi di cecità,
ho provato a fecondare
le donne con la mia verità;
e se qui o altrove un figlio
è scampato al massacro ordinato
mentr’io prendevo la strada per l’Egitto,
non so dire

Ma tu che sei pietosa Lupa
divisa fra Romolo e Remo
e i tuoi cuccioli; tu che ami
senza distinzioni e non come me,
forse potrai ancor oggi
darmi un riparo per un minuto o due

ONDE

Le onde, sì,
le ascoltavo.

In un tempo
non lontano,
le ascoltavo:
erano
carezza,
dolcezza,
e schiaffo;
ed erano
anche
sale sulla ferita
e balsamo.

Com’è
che ho imparato
a non ascoltare
delle onde
la forza
e la disperazione?

Lo scoglio,
che ero,
s’è consumato
sfidando
della spuma
e del destino
tutto l’impeto.

PERSA

Mi sono sempre sentita così,
fuori posto,
la testa affogata nei sogni
e l’anima non so
Continuavano a ripetere
che sarebbe passato
Non gli ho mai creduto

Non gli ho creduto
Ero diversa, ero persa
Avevano ragione a tenermi
lontana
a colpi di fionda,
come si fa coi lupi
che sanno la rabbia,
la fame per istinto

Mi sono sempre sentita così,
costretta a lasciare le mie impronte,
in silenzio,
in punta di piedi ma in agguato,
sempre da sola,
una lupa con solo il fiato fra i denti

Un disastro completo
ovunque andassi
perché mi sentivo così
Avevano ragione a segnarmi
con una lettera scarlatta per dirmi strega,
illudendosi di consegnarmi alla gogna
Tutti quelli che hanno
puntato l’indice contro
affamati solo d’aver un’altra vittima
hanno avuto giusta sorte,
morte per soffocamento
fra i Tredici dell’Ultima Cena

Adesso mi chiedo se ne sia valsa la pena
vivere così a lungo fuori dal puzzle
Posso dire che…
che mi sono sentita sempre così,
fuori posto
con il blues nelle scarpe,
con un tacco sì e uno no

Avevano ragione a non darsi,
a non farsi carico del mio blues
perché mi sono sempre sentita così
Così persa nel blues
Nel blues
Nel blues

GLI ANNI DELLA STREGA

Son anni, anni che volan via,
ma domani neanche più
li ricorderai
giocando a tirar la coda
al vento, a segnar altra data
sul conto dei giorni
Son anni, non so quanti

Quanti amari boli ingoiati,
ma di più gli ululati
per rabbia versati
nella paura che il buio
inghiottisse il buono
e il brutto nascosto
nel fitto del Bosco Nero

Son anni, Dio certo che sì
Son volati e sembra ieri
che il primo cucciolo d’uomo
viveva in te, aspettando
di darti grattacapi
e un mare d’amore
che in te
a malapena intuivi

Ma non è finito il tribolare,
con l’alba nuova ancora sarà
chi con un po’ o tanto fiato
da te vorrà un tanto di pietà:
certo che sì, son volati
gli anni, non han però
scalfito unghie e zanne
sempre pronte a lacerare
del buio il tristo velo

MAMMA LUPA

Una lupa di rabbia
che cucciola diventa
Che torna ad esser
di nuovo bambina
per assaporar della vita
tutte le ghiotte delizie

Chi l’avrebbe detto?

Non ci avrei scommesso su
un soldino
né un soldatino di ruggine

Chi l’avrebbe detto
che l’amicizia una cosa
così tanto misteriosa
che neanche chi si finge poeta
sa dire con parole
meno scalcagnate di queste

Sì, lo confesso,
non lo so quante frecce
hanno gli indiani
Sì, lo confesso,
non lo so quanti crumiri
stanno facendo la conta
stamattina ai cancelli
delle fabbriche di gomma

Io so soltanto la semplicità
che m’hai insegnato
col tuo piccolo sorriso

CON L’ESTATE VAI VIA

Con l’estate
mi hai abbandonato
manco fossi
una pezza da piedi

Avvelenato
nel silenzio
che hai fatto
d’attorno,
sprofondo
nel sale delle lacrime
che mi hai lasciato
in nome di quel dì
che a cuor leggero
mi dicesti
“ti voglio bene”

Potevo mai immaginare
che al pari di tante altre
avresti per sempre eclissato
i tuoi occhi
per mai più incontrare
il mio sguardo bambino!

Non importa
se Morte verrà presto
e di me lascerà
a te che vivi la tua vita
soltanto l’immagine ingiallita
d’una fotografia dimenticata
in fondo a un cassetto
E’ in ogni caso
la meglio sepoltura
che potessi desiderare,
mamma

SOLO UN BUFFONE, AMICA MIA

E così mi abbandoni
Fai bene
Sono solo il Buffone di Corte
che si finge Re in Eterno
con il cerone in faccia,
ma gli occhi di lacrime e di sonno,
e la bocca mortificata nel rossetto

Saprò seppellirmi
nelle risate tirate alle spalle,
negli insulti che per strada
di sicuro non mancheranno
insieme a pugni e sgambetti
Berrò l’acqua delle pozzanghere,
e pregherò d’affogare

Per il momento rimango
sotto il sole…
Giusto un buffone,
giusto un fallito, Amica Mia

NON MI SONO FATTO NIENTE

Non mi sono fatto niente
Sono caduto
e non ho sentito niente
Il muro di Berlino resiste
e a Ovest il sole è ben nascosto
dietro montagne di neve bianca

Non mi sono fatto niente
Sono caduto e i numeri della Cabala
sono ancora al loro posto
I giorni sul calendario però
sembra non passino mai
dove ora io sto
Fantasmi mi menano pacche sulle spalle
rassicurandomi che passerà,
che non è poi così difficile far volare il tempo
con una buona educazione siberiana

Sono caduto
e non ho visto anima viva
Ripasso a memoria Gogol’
e di notte sogno un camino,
larghe spire di fumo
che affumicano parole

Non mi sono fatto niente
Sono caduto
e adesso sono freddo e nudo,
e spio il mondo di fuori
da dietro uno spiraglio,
da dietro uno spiraglio di prigione

NON DARTI PENA

Per me non darti pena
Giovane ancor sono
Lo spirto mio invaso è
più di seme che di speme;
e se trovi sia io volgare,
ti dirò che il Leopardi,
sommo poeta
da me amato,
pure lui nei suoi sogni
mai consumati osò dire;
e allora non far di me
croce senza delizia,
Amica Mia

GREMBO DI VITA

Aggrappata al grembo delle vostre bugie
ho contato quanti giorni ancora all’amore.
E ho scosso il capo per convincermi
che di certo stavo sbagliando il calcolo.

Ma poi uno di voi ha raccolto la mia mano
nella sua, con una smorfia sulle labbra
uguale ad un aborto; ed allora ho capito
che di occasioni ne ho avute non poche
per mandarvi al diavolo; ma tutte sprecate,

come coriandoli a scivolare fra la mano tesa
aperta, al cielo esposta, forte sì, ma indifesa.
Così ho raccolto in faccia lo schiaffo del vento
e quello più pesante del fato, che m’ha voluta
oggi qui a dirvi col mio silenzio quanto forte
tutto il mio disprezzo per voi che avete preso
e giudicato la vita, nemmeno fosse la vostra.

I GUARDIANI DELLA FORESTA

E c’è chi continua a pontificare,
immaginandosi angelo in catene
forte solamente d’una posizione
di primadonna caduta
e nella leggerezza perduta,
senza nulla sapere di quei lupi e orsi,
guardiani della Foresta,
che Signora Morte l’han sfidata
con unghie affilate e zanne di rabbia

Ma come la sabbia
che sul fondo della clessidra
immobile senza scampo resta,
senza una mano amica
che di nuovo capovolga la Sorte,
così l’incertezza di certe bocche
tosto consumate da fame immane
nella sterminata intricata Foresta

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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8 risposte a CINZIA PALTENGHI – CON LA TESTA AFFOGATA NEI SOGNI – POESIE PER LA MIA AMICA CARISSIMA – REQUIESCAT IN PACE (12 luglio 2018)

  1. Lady Nadia ha detto:

    Un cuore per Cinzia, che l’accompagni nel suo bel viaggio. Io lo credo.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Spero possa esser come dici tu, Nadia, ma né Lei né io abbiamo mai creduto in un Aldilà o nella possibilità di un’altra vita. Il solo modo che ho per averla ancora insieme a me è di onorare e di eternare la sua memoria nella sola maniera che so: scrivendo.

    Come ho già scritto su Facebook: “Sono poesie molto semplici che scrissi alla Mia Amica Cinzia Paltenghi nel corso di più o meno venti anni. ❤ ❤ ❤ Non hanno nessuna pretesa poetica, solo quella di fare un omaggio a Cinzia, di onorare la sua memoria e la nostra amicizia.

    E infrango una promessa, perché è giusto che sia così. Avevo detto che non avrei mai più scritto poesie. Ne scriverò delle nuove, ce l’ho già, devo metterle solo nero su bianco. Perché, anche se poeta non lo sono e mai mi sono dichiarato tale, a Cinzia le mie poesie piacevano sul serio.

    Alcune cose, forse, ai più risulteranno un po’ oscure, ma io e Cinzia avevamo il nostro codice.”

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  3. Lady Nadia ha detto:

    Aspetto di leggerle. Grazie.

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Arriveranno. Ho fatto una promessa e non mancherò di mantenerla.

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  5. Emma Saponaro ha detto:

    Un abbraccio… forte

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  6. Massimiliano Stazi ha detto:

    Ciao Giuseppe,
    sono Massimiliano, il figlio di Cinzia, non ci siamo mai conosciuti direttamente ma ti volevo ringraziare per questa amicizia speciale che hai saputo regalare a mia madre e che per lei era così importante.
    Grazie davvero Beppaccio (come ti chiamerebbe lei)

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  7. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Ciao Massimiliano,

    la tua mamma, Cinzia, ha insegnato molto, moltissimo anche a me. Devi essere fiero di lei, e sono più che mai certo che lo sei. Cinzia è stata una grandissima donna, sempre e in ogni occasione. E io sono onorato di essere (stato) suo amico, di aver avuto l’opportunità di poter chiacchierare e confrontarmi con lei. Serberò nel mio cuore i suoi insegnamenti, e pur riconoscendo di non essere affatto forte e deciso come lei, mi impegnerò affinché possa migliorare un po’, almeno un po’.

    Porto il ricordo della tua mamma Cinzia nel mio cuore, se me lo concedi. E’ il solo modo che ho per onorare ed eternare la nostra amicizia.

    Caro Massimiliano, ti abbraccio forte forte, come un fratello. Ti conosco poco, per le poche cose che la tua mamma mi ha raccontato su di te, ma ti sento molto vicino. Nelle tue vene scorre anche il sangue di una Lupa, quello della tua mamma.

    Non mi ringraziare, te ne prego. Non è davvero il caso.

    Abbraccio Te e il tuo babbo, se posso.

    Beppaccio

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