Ridicoli i poeti, ridicoli tutti

Ridicoli i poeti, ridicoli tutti

ANTOLOGIA VOL. 91

Iannozzi Giuseppe

The assassination of Abraham Lincoln (1865)

0.

Per un esercizio di stile si muore senza un dio, senza una donna o una dama di carità, senza carie da sputare.

I.

Come incubo goduto a metà
si leva da folle occaso il sole

Come sogno abortito a metà
nella fontanella cranica
si dimentica il bambino

E niente più bonsai poi

II.

Sol dicea
“Quel che ho,
poco o niente,
nell’anima mia…
ma di più quel che
non scorgete”

Sol dicea
la povera sua verità
che i Signori li seppelliva
in un indiscusso silenzio

III.

Un origami la donna,
ma sfinge anche
di sé e dei diversi
mai contenta

Di Nemesi figlia,
di uomini e di cavalli
le nude spoglie ama

IV.

Versi su versi
gettati giù,
uguali all’uguale
senza mai capire
che nutre il sole
tentazioni e stagioni

Ridicoli i poeti,
ridicoli tutti
sempre a sudare,
rapidi sì
ma mai abbastanza,
nel tentativo vano
di catturare
fra le bacchette di bambù
delle mosche il volo

V.

Più non dici
di Nerone,
delle liste di proscrizione:
che amici,
che nemici siamo stati!
Tartarughe rovesciate,
nell’instabile
non improbabile stato
di perifrasi spezzate
sotto una scala a pioli
e punti esclamativi

Più non dici,
più non dici quel che dici
Ma assorda
il non vuoto silenzio
l’orecchio d’un sordo,
che al rallentatore ridendo
ardito si guarda d’attorno,
buffo uguale a un senzatetto
che lo sguardo lo punta dritto
per chissà quale affondo;
e proprio sul più bello poi,
sul ponte di suo già vecchio,
l’occhiolino scatta e fa cilecca

Abbiam parlato,
sai tu di cosa
E abbiam dimenticato
che non inghiotte la diaria
il diario delle confessioni
per benino imburrate,
nel latte cagliato scagliate
per un viaggio di andata
e una scoreggia di coraggio
del visto cieca

Ma che ci resta
dei pesci non pescati,
dei pani non spezzati,
d’un mai a noi ritorno?
La foto d’una festa,
un tamponamento non voluto
eppur accaduto

ROSA NEL DESERTO

Han scavato le cieche lacrime
la dura roccia millenaria;
resiste però la Rosa nel Deserto,
miraggio per poeti dimenticati,
per quanti patria
e affetti han sacrificato nel Niente
da Oriente a Occidente vasto,
impossibile da sognare o segnare
E ronza un moscone all’Ultimo Bar:
mano a un vuoto bicchiere, in gola
un’arida goccia di gin butta giù
prima che sia l’ira del dolce jinn
ad arrestargli il pomo d’Adamo
mentre in sconosciute vie di periferia
la Ruota della Fortuna tentano gli orfani
nel fumo di Mosca subito seppellendosi
E sulla scrivania attende la Remington
che infine giunga un perfetto nessuno
a sbloccare il carrello, il colpo finale

TROPPO

“Guarda che non ho niente da dire.”
“Hai già detto fin troppo.”

PAROLE

Una donna mi teneva la mano:
io tenevo il suo cuore nella mia.

Amavo sentire il suo fiato sul collo:
lei amava impiccarmi con un sospiro.

Crudele fu lasciarsi
in un’agitazione di parole:
le più dure quelle taciute.

MASCHERA

Dio m’ha sorriso
mostrandomi
bandiera bianca:
era un’altra
millenaria
sua maschera.

SOGNO

E lei
in sogno
gli sorrise
Poi
si svegliò.

La crudeltà
fu sognare
il sogno
e le trame
del suo gioco.

IDENTITÀ

Quel suo volto
sconosciuto.
Ma in mano
un mazzo di carte
e tante possibilità.
Come il destino.
O la fortuna.
Per buttar giù
il castello di carte
appena costruito
della sua identità.

IL MAESTRO E MARGHERITA

Beata te
che hai un diavolo
per capello
Io solo un cappello
e un ombrello
per quando il sole
o la pioggia
a riempirmi gli occhi

Io vado in giro così
senza troppe pretese,
senza fare spese

Le tasche bucate
sempre vuote
da sempre
Ma un bianco mimo
sulla strada
m’indica l’amore
col gesto d’un ceffone
E rimane che il dolore
seppur finto
io lo sento fitto e tutto
penetrar la carne

Il termometro segna
sotto lo zero
Domani,
poco ma sicuro,
nevica di brutto
C’è un tempo
che è un inferno di ghiaccio:
i cuori son lenti lenti,
e non uno sguardo
a portare un breve calore
su me

C’è un tempo
E che tempo!

Beata te
che hai un diavolo
per capello
Io solo un ombrello
e un cappello
e poco poco cervello
Perché amo,
amo ancora te
che nemmeno sai
di me

Di me
che cerco e cerco,
e mai trovo
la fiamma dei tuoi capelli
raccolti in sogno
nell’incavo della mia spalla

Morirò sì,
coi reni congelati
sotto la bianca neve
di domani,
Margherita mia

L’ALBA DI VALE

Non so l’alba,
ma i miei occhi
tremano d’amore
per te

Ogni giorno
che vivo
lo vivo
perché esisti
dentro di me
come preghiera
e maledizione di Dio

Ogni tramonto
che aspetto
l’aspetto
perché il tuo cuore
possa accorgersi
che il mio
ha un soffio
che lo fa star male
fra le ombre
che presto
porteranno notte

Ogni dì
che mi sveglio
cerco te
per scoprire
se l’alba
ha gli occhi tuoi
o i miei tristi
d’infinita solitudine

IDEALI

No, gli ideali no
Tradiscono
gli ideali,
al pari
delle donne innamorate,
degli uomini destinati
a innamorarsi
Son bandiere
ed estremismi
utili solo al fanatico
E quando muoiono
ti lasciano
il loro cadavere
in eredità dentro di te,
perché tu
ti possa ricordare
che altri sono ancor vivi
ma solo per esser
da te traditi

ELVIS IN PARADISO
(nel tuo nome)

Paradiso! Lo sai o no,
che Elvis è lì
che aspetta ancora
l’ultima chiamata?

Pronuncio il tuo nome
Mi scivola sulla lingua
M’incastra le parole
pensarti presa dal fuoco
della timidezza
E pronuncio il tuo nome
finché non mi strozzo
col pomo d’Adamo
Ti chiamo per nome,
con quel nome liquoroso
che hai
mentre suono due corde
di chitarra e aggiusto
il plettro sul tuo nome

Ti pettino sul cuore
perché Elvis è lì
che aspetta ancora
la tua voce
Ti pettino nella gola
perché m’immagino
la linea delle tue calze nere
E mi fa male sapere
che presto dovrò morire

Per ora aggiusto il plettro
per cantare il tuo nome,
per cantare una canzone d’amore
Perché per questo amore bello,
ridicolo come una storia kafkiana,
non bastano… non bastano mai,
non bastano mai tutti i guai,
tutti i sogni del mondo

Ma Elvis è il Paradiso
che aspetta… che aspetta l’ultima,
l’ultima chiamata nel tuo nome

L’ultima chiamata di guai
nel tuo nome, nel tuo nome,
nel tuo nome…

ROSE ROSSE

Rose, tante rose rosse per te
Rose, solo rose meritano le rose
Queste rose sulle tue gote
Queste rose rosse per te
Per te rosse, per te rose
di spine, di petali
Rosse di vita, rosse di gioia
Rose di nostalgia quando vai via
Rosse rose, rose rosse, sempre rose
Rose su ogni stilla di miele
che dalla tua bocca alla mia
Rose, rose colte per te
che arrossisci da una vita intera
Quante e quante rose, Bella Mia

SIMILARITÀ

Io resterò qui,
rimarrò fermo qui.

Io fumerò qui,
continuerò a fumare
Amore. Finché ce n’è
da dare, da avere. Per
questa libertà
in due… similarità.

ECCO DIO!

dio,
se c’è,
Signore e Signori,
eccolo,
è fuori,
a cena,
lontano:
ha preso una strada
che non è
sulla nostra via,
quella umana.

Come un corpo
che la schiena mostra
in ginocchio;
come una donna
che il fianco porge
e distesa resta,
ecco l’altare di dio,
mortale carne
che risposta cerca
e non trova
se non nell’incarnazione
che di sé nutre.
Nella sua inflazione.

Come un’ombra
disposta su uno spazio
che è algido marmo,
che è nascondiglio
per una croce di fiori;
come una muta preghiera,
pensata ma mai detta,
ecco la religione perduta.
Ecco la prigione di dio.

LA PROMESSA

Grazie, hai mantenuta la promessa
Non ti sei fatta più vedere
Le stelle buie, il buco nero e quella roba
mi hanno tenuto compagnia fino alla fine

Grazie, i tuoi fiori hanno fatto scandalo
I serpenti hanno preso possesso delle donne
Il giovane prete ha quasi dato di matto
quando il casino ha scoperchiato la Visione
I morti così rigidi e le loro pene così vive

Nel deserto la tentazione, l’indiano e il peyote
E’ stato un peccato tornare e pensare al Figlio
Non c’è stato più un secondo di pace a L.A.
Il rumore dei tuoi passi lungo la tromba della scala
e quello del colpo di pistola

Queste persone così strane, così cieche
Chissà perché ti corteggiano senza posa

Grazie, hai mantenuta la promessa
Grazie, i tuoi fiori hanno fatto scandalo
Un funerale così alla moda, così alla moda

HOLLYWOOD WALK OF FAME

Avanti, buttati giù dal letto a piedi nudi
Non importa se hai su un bel niente
Buttati giù!
C’è il sole e un diavolo in carne e ossa
che aspetta con la cinquecento rossa
per portarti fino al Promontorio della Paura
dove sta quel grande vecchio faro
che ti fa tanta tanta paura

Avanti, non fare la stupida
Hai sempre amato piangere
e legarti al mio collo
come colomba strapazzata dalla tempesta
Avanti, gli assassini sono già giù in strada a far festa
Manchiamo solo noi, manchiamo solo noi

Euridice va a letto con chiunque alzi il pollice
La strada per arrivare è lunga e piena di curve
Gli indiani fanno la fila per farsi ammazzare
e Hollywood non è mai stata così piena di star

Continuano a crescere capelli e unghie ai morti
E’ meraviglioso, è meraviglioso
vedere il fumo uscire lento lento dai camini
Dovremmo provarci anche noi a non far niente
tutto il santo giorno
– prima o poi capiterà anche a noi

Andiamo, la strada è lunga
Gli spiriti dicono che non c’è altro da fare
I taglialegna spaccano i ceppi in due metà esatte
e il cacciatore spara a vista dritto in fronte
Manchiamo solo noi, manchiamo solo noi
Leviamoci da questo mortorio
Incoronami con l’ultimo raggio di sole
e uniamoci agli altri così come siamo

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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