Schegge di specchi e altre cose così

Schegge di specchi e altre cose così

ANTOLOGIA VOL. 89

Iannozzi Giuseppe

Ascetic Bodhisatta Gotama with the Group of Five

I.

Sull’Isola dei Morti
ubriaco ascolto Rachmaninov
Concilio il pensiero moscovita
con la musica della pioggia
che mi lava la testa

II.

Riposa la coccinella
entrata chissà come
nel fumo del mio incenso;
penso (a) una poesia,
la lascio volar via
cedendo al sonno

III.

Il Sole e la Luna,
due angeli in un angolo di cielo
Presto pioverà:
le nuvole hanno preso posto
Devo fare in fretta
se voglio portare i fiori
ai miei cari giù al cimitero

IV.

In pieno è stata colpita
la vecchia quercia da un fulmine
L’eco del gong dal Monastero
si diffonde giù lungo la valle:
i pellegrini della Grande Città
ancora una volta sono tornati
a rubare il sorriso di Buddha

V.

Forte della tua bellezza
sei venuta a disarcionare
il mio riposo eterno;
ho ceduto e ai tuoi piedi
sono caduto dimenticando
di Buddha il sorriso felice;
a chi poi ha voluto sapere,
ho detto la Sacra Verità:
“Per quanto bella la preghiera,
soltanto il fascino di Lei
ha spinto il mio spirito
verso le Porte della Percezione”

VI.

Lasciate che il cielo
cada nella bocca del lago
Grandi battaglie
hanno colmato la misura,
e i morti non trovano pace;
ogni notte il loro lamento
bussa alle porte del Tempio
e in cucina il riso manca

VII.

Non ti cerco più
fra i girasoli e la chiesa
Imitando di Buddha
la santità in ombra
da tanto tanto tempo,
cranio rasato e preghiera
col sole o con la pioggia

VIII.

Voi avete vinto tutti i premi,
avete preso tutto a piene mani
Con spirito spazzo via le briciole
rimaste davanti all’uscio di casa
Non m’interessa la grandezza,
solo tendo alla grassezza:
come Buddha

IX.

Schegge di specchi
e altre cose così
La grande bocca del Panico
inghiotte il passero e il drago
Prego per la mia anima
perché sia più leggera d’una piuma

X.

Il Maestro mi ha consigliato
di lasciare libero il pianto
Gli ho risposto:
“Buddha sorride a ogni primavera,
resisterò nella posizione del loto”

XI.

Non venire a casa mia adesso
Lo Spavento ha fischiato
attraverso le finestre aperte,
e io non aspiro alla sanità
né alla santità

XII.

Ho dimenticata la felicità
perché non fosse catena e piombo
ai piedi legata; all’orizzonte
mille liberi uccelli senza nome:
a questo anelo

XIII.

Non teme il giovane stambecco
il cacciatore e il suo fucile;
impavido salta al di là dei dirupi
convinto che non c’è perfezione
che tenga

XIV.

Alle spalle hai gettato
l’inquietudine
Ne convengo,
hai fatto bene il bene
Hai però dimenticato
di darmi indietro il ramo d’ulivo,
la croce e la bellezza,
così adesso rimango ramingo
per il mondo cercando Buddha,
l’eternità dorata
e l’addio dell’arcobaleno

XV.

Come cani
l’un l’altro
ci si annusa
il culo
aspettando
il miracolo
Quasi s’ignora
che domani
non è domenica
né le Palme,
e che nessuno più
qui è una signora

XVI.

Alla fine si è corpi,
fragilità di carni
che barbiere e becchino
allo stesso modo toccano
in ricchezza e in povertà
Che dire dell’ingegno?
Sentimento umano
che, se c’è del genio,
per un attimo sfiora
la grandezza di quel Dio
che giusto l’altro ieri
abbiamo noi tirato su
seminando campi e campi
di mille diverse storie…
di morte

XVII.

Se d’attorno lo sguardo getto
su i tanti a urlare a squarciagola
presto si formula una domanda:
“E’ questo che cercavamo?”
In risposta babelico frastuono
forse e più di me ignorante

XVIII.

Troppo a lungo giovani,
vièti brani di Crono
in balia di umani dèi
su tele e altari

Dalle altrui chiacchiere rabbuffati
sol godiamo per quei morti
sul campo di guerra lasciati
nudi e crudi

Valgon niente
le nostre piccole glorie,
ma non sia la lamentazione
il nostro pane cotidiano

XIX.

Vanta ogni mortale fallimento,
nel cuore un paletto di frassino;
eppur facilmente non si muore;
la fine soltanto quando il vampiro
che siamo allo specchio in frantumi
confessa di non esser stato all’altezza
delle più semplici luciferine bassezze

XX.

Non fate della mia dignità
una stupidità qualunque
svolazzante a destra, a sinistra,
sempre oppressa e offesa
dagli anarchici capricci dei venti
Non avvolgete la mia salma
in una bandiera di mutevoli colori
da portare poi in giro
secondo la vostra dannata bisogna

XXI.

Tutti hanno preso tutto
e tutti hanno avuto
il peso e la bilancia,
così adesso tutto
nel peccato è compiuto

XXII.

Tra l’erba voglio
da sempre
accompagnati
a pascolare,
mai il bastone
o la carota,
eccoli qui oggi
strafottenti e arroganti,
ignoranti e violenti,
buoni solamente
per il gabbio
o il manganello

XXIII.

Se non ora, quando?
Non uno in bocca
mastica risposta certa;
e però si sa che prima o poi
un giorno ci si sveglierà
avvolti in un silenzio assoluto
proprio come per tanto tempo
in un sussurro fra le labbra
abbiamo pregato.

XXIV.

Sei tu scomparsa.
Dove, non so.
Ma sei scomparsa
come la comparsa
che in un film appare
per un momento appena
e poi ogni immagine
e rumore la copre.
E rimani tu da solo
come uno scemo
a dirti che di lei,
di quella lì
t’eri proprio preso bene.

XXV.

Sogno la tua allegria,
quella naturale tua gioia
E lo so
che non m’appartiene

Però se mi sorridi
mi sorride il cielo
di giorno e di notte

Se un Dio c’è
è soltanto nel tuo sorriso

Soltanto
nel tuo bacio
non dato

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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