La baciai sugli occhi e mi spensi insieme a lei – illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

La baciai sugli occhi e mi spensi insieme a lei

ANTOLOGIA VOL. 88

Iannozzi Giuseppe

Spring Queen by Chatterly

Spring Queen by Chatterly

PROIETTILI D’ARGENTO

Avrai un mondo di scuse
Avrai un mondo di amori
Avrai tutto sbagliato

Dimenticherai i giorni
Dimenticherai te stesso
Sarai tutto sbagliato

Avrai tasche bucate
Avrai storte e ubriacature
Avrai occhi di sangue

Come l’assassino
che nasconde il bottino

Sì, tu avrai tutto e niente

In un giorno di pioggia
In una notte d’incanto
In un bicchiere rotto

Avrai, sì, tu avrai
Ma soltanto la tua anima
che ti a-spetta in sogno
Ma soltanto le tue preghiere
– proiettili d’argento

Dormirai, sì, tu dormirai
Ma col capo molle
Morirai, sì, tu morirai
E non sarai contento mai

Oh, quanto e quanto avrai!

Alla fine, sconosciuto agli dèi,
il mondo che ti ha partorito
si farà capriola d’aria
– aneurisma perfetto
E allora avrai meno di niente
Sarai meno d’un ricordo al dente

CAFFÈ NERO PIÙ DEL NERO

Muto m’accompagnavo a una marchetta
per un po’ di vita e una barchetta di carta:
a me accanto stava la novella mia sposa
Avevo in corpo la forza di mille neri caffè
e nel cuore la notte stellata di Van Gogh

Lei mi sorrideva strano
e si reggeva a me stretta stretta
Io non avevo quasi coraggio
di baciarle le vuote orbite
La gente ci scivolava accanto
come se non esistessimo
Il boulevard era tutto un inferno
di scassate botteghe, e la Luna
spandeva su di noi pallido lucore
d’amore, di dolore

“Allora è vero che mi ami!
Allora è così il tuo amore…?”
Io solo continuai a tirare diritto,
lasciando
che il suo abbraccio fosse il mio

Avevo in corpo la forza di mille neri caffè,
la notte stellata di Van Gogh nel cuore
e la compagnia di anni e anni tutti uguali

Alla fine,
con fredda distratta mano,
appuntai il fiore,
che lei m’aveva regalato
davanti all’altare,
sul nero del vestito migliore,
e finalmente la baciai sugli occhi
E mi spensi insieme a lei,
insieme a lei

SENZA TE ACCANTO

Un amore più grande del mio
t’ha rapita al mio cuore
fragile di petali di rose
Un cuore più forte del mio
t’ha portata lontano lontano
dove nemmeno dio può osare
uno sguardo o una maledizione

Tutte le stelle, tutte le luci
che in cielo brillavano,
perché son diventate di nebbia,
d’improvvisi collassi?

E io qui a dannarmi l’anima
in attesa d’un miracolo
che so mai verrà

Ma ti amo lo stesso
per quel che m’hai dato
in un giorno ch’era un sorriso
più immenso di quel dio
che invano ancor in sogno
cerco io senza te accanto

TORTURA FINALE

Di morte lenta
orribile
son destinato
a incontrar
il Diavolo Creatore

Le membra mie
stirate,
alla forza
di quattro bestie
legate,
verso
i 4 punti cardinali
lanciate
finché ossa
tendini e muscoli
dalle estremità
staccati o quasi

Solo allora
su l’affilato
volto della Musa
nascerà
un pallido sorriso
di soddisfazione

Più di là
che di qua
col fiato
ridotto
a un sibilo
dirò
che l’ho fatto
perché
andava fatto
Calerà allora
l’impietosa sua mano
sulla bocca mia;
con questo tappo
sulle parole
non dette
coglierà Lei
una rosa di sangue

PIRATA

Il mondo d’attorno
l’ho guardato,
con un occhio solo
sempre cercando
fra travestiti e marinai
chi fosse il più nero,
chi il più maledetto

Dormendo
a ogni rumore attento,
spazzando via
dalla burrasca
mille e più maledizioni,
sa la notte
per quanti mari
ho navigato
affrontando fantasmi
e ciclopi dimenticati

Han le sirene spalancato
l’occhio mio buono
su livide albe,
su cieli divisi in due
e spiagge di cadaveri lastricate
Non è però mai tornata
Lei, l’amata mia guerriera,
né la conta degli sconosciuti
Sol le onde han bagnato
dei morti in battaglia i piedi
cancellando loro il nome,
portandogli via l’anima
o quel poco che ne restava

TUTTO SI DISTRUGGE DA SÉ

Miro
a una perfezione
al di là
della mortalità,
per questo ho lasciato
mille poesie incompiute
sul tavolo dei saggi

Affondano gli sbagli,
come pietre toccano
del fiume il letto buio

L’amor mio di ieri
più non sa il mio nome,
e dovrei esserne felice:
tutto si distrugge da sé,
niente
dal nulla si crea mai

Miro
a una delicatezza
che sappia tagliare in due
il diamante,
la sua fredda luce fucilata
da milioni di soli, di lune,
da milioni di storie oscure

Miro
a una perfezione
al di là
delle interpretazioni
lasciatemi in eredità
da Buddha,
Cristo e Abramo

Miro
alla liberazione degli schiavi

L’ONDA DEI TUOI CAPELLI

Oggi come allora mi dai le spalle
Sogno l’onda dei tuoi capelli,
la commossa biondezza di seta
dalle mie dita mai sfiorata
Ma in un sogno ti ho baciata

Eran già morte le candele,
da un pezzo non spandevano luce
nella tua stanza di specchi;
e ti ho baciata, ti ho baciata
e mi sono svegliato poi sudato

Oggi come allora mi dai le spalle,
per questo ogni sera riparo in un bar
sperando d’incontrare qualcuno
che mi dia la dritta giusta sulla Legge
che regola la Poesia Perfetta

Oggi come allora mi dai le spalle
Ogni sera cerco quel diavolo
o quel santo che m’insegni
come far cadere una donna
nella Poesia dell’Amore

E sempre torno a casa da solo,
traballante, baciato in fronte
da un’alba di nebbie dure a morire

VIAGGI IL TUO VIAGGIARE

Amputare i ginocchi
perché non vedano il gioco,
la paura negli occhi
dello straniero che sei

Dire ciao addio arrivederci,
ci vediamo domani, casomai dopo
E dai finestrini tirati giù a lutto,
con sorrisi acrilici salutare tutti,
immaginare i volti non sconvolti,
sapere per filo e per segno
che la signorina e il signorino
si danno da fare con rossetti
e lunghi baffi alla Dalì
Ma l’orologio,
l’orologio sulle sette fermo
annega nella sabbia le lancette,
nel cuore spaziale
d’un Gesù un po’ così e così
dalla spiaggia di Port Lligat ammaliato
E tu, tu viaggi il tuo viaggiare

E tu, tu viaggi il tuo viaggiare,
buttando in un angolo le scarpe,
cercando nelle tasche due monete d’oro

E poi, e poi, e poi…
non si prova più moto d’apprensione
per i crisantemi belli e gialli lasciati
a marcire fra gli epitaffi in giardino

E poi,
poi, dopo, non rimane niente di niente,
nemmeno una crosta di pane
o la delusione d’un vuoto di conchiglia

E poi, e poi, e poi…

TU, VENERE

Al tuo cospetto
eccomi qui
col grigio petto
a te davanti
perché possa tu farne
vanto o eterna agonia
con le tue mani
di farfalle,
con la tua bocca
di rosse fiamme

Qui sono:
nudo,
senza difese
Reco poesia
che è vecchia,
come le età
che al vento m’hanno
malamente raccontato
Però sono qui,
e sono per dispormi a te

La luna in cielo alta,
e ululano e ululano i lupi
e ai corvi tengono compagnia:
forse anche loro
cercano un amore
o un cadavere da sbranare
Io ho soltanto poesia
che è vecchia
e non posso mentirti
Se ancor mi vuoi
mi dovrai accettare così,
a petto nudo
Se ancor mi hai a cuore,
mi dovrai baciare
con denti aguzzi più dei miei
e lanciare poi un urlo più alto
del gracchiare delle mie ossa

Ma qui sono
adesso e per sempre,
per saperti Venere

SUL RING

Sono all’angolo
come un angelo
caduto
e la spugna non la getto:
il gong non suonerà
né ora né domani
E’ una ripresa eterna
I pugni volano, come zanzare:
non c’è di che aver paura,
basta un buon gioco di gambe
per non lasciare al tappeto
il sangue
Basta continuare a picchiare
e fare la faccia da duro
e tenere nel petto un cuore
tenero ma non troppo:
il nemico ci assomiglia di già

0.

Un angelo si spezza le ali volando
cadendo
nel riflesso d’un profondo lago
incontrando finalmente sé stesso

E Caronte sempre scorta le anime
in cambio d’un soldino
o d’un sogno-burattino

I.

Vorrei stare in un NessunDove
E poi scoprire che c’è una porta
E poi scoprire che c’è una finestra
E poi aprire con la stessa chiave
porta e finestra

Vorrei tornare nell’Aldiquà
E rimanere meravigliato
d’aver rubato un po’ d’aria

II.

semplice… mente
nella tua mente,
in te divento
semplicemente
amo e amore

RICORDO OGNI COSA

Ricordo ogni cosa. Lo spot della Coca-Cola. Il tempo fermo nella sua clessidra. Il giorno del nostro primo incontro. Le bollicine. Bevevo te. Avevo sete di te. Lo schermo della televisione e una rivoluzione in sottofondo. I cartelli di protesta. E i manifestanti lungo le strade in un fermo immagine. Le bollicine. Non so come, ma fracassai la lattina fra le mani per arrivare fino a te. Ero una bollicina sulla tua rossa lingua assetata. Ero la tua sete. Romantico. Nevrotico. Perché il domani è domani. Non oggi. Il domani, la caduta dell’America e un pelo incarnito di Allen Ginsberg fra il grigio e il nero della mia barba. E la tua carezza.

SCOMPARSO

Esco di casa di primo mattino.
Mi guarda intorno, come al solito. Non mi sento al sicuro. Questo paese, un tempo fin troppo luminoso, è oggi pieno di pazzi assassini, di diavoli in erba, di fanatici religiosi.
Faccio per accendermi una sigaretta e…

Quando riprendo i sensi non lo so dove sono.
Ho mani e piedi legati. Sono imbavagliato.
Non c’è un filo di luce e fa quasi freddo. C’è puzza di vino andato in aceto. Immagino d’esser stato relegato in una cantina.
Mi illudo che qualcuno abbia preso un abbaglio, la persona sbagliata. Non sono ricco e non sono una persona importante. Chiunque mi abbia rapito, da me non otterrà granché. Non ho famiglia e non ho il becco d’un quattrino. Vivo male, in un monolocale in affitto e non ricordo nemmeno com’è fatta una donna. Nessuna vuole imbarcarsi con uno con le pezze al culo. Con il tempo mi sono rassegnato. Non mi fa più male sapermi solo. Non devo render conto a nessuno e nel momento in cui affonderò del tutto, non lascerò figli o aborti a soffrire su questa terra infame.
Adesso sono qui.

Sento il cigolio di una porta che si apre.
Per pochi istanti una pallida lama di luce rischiara l’ambiente.
Non ho più dubbi. Sono proprio in una cantina, piena di botti di vino.
Un’ombra si para di fronte a me.
“Non è uno sbaglio”, dice.
Non capisco se sia una voce maschile o femminile.
“E’ da tempo che ti cerco.”
Un paio di mani trafficano sul mio volto.
Non sono più imbavagliato.
Respiro a pieni polmoni, ma non serve a granché, poi farfuglio un’idiozia: “Perché?”
Mi aspetto davvero che mi venga data una spiegazione? No. Cerco però di sapere il perché, come un bambino capriccioso.
Sono in un casino molto più grande di me. C’è ben poco da indagare. Questi sono tempi bui. La gente scompare da un giorno all’altro e chi scompare non fa più ritorno a casa. Di questi tempi scomparire è diventata una cosa normale. I pochi Sceriffi che sono rimasti non cercano di arginare il fenomeno. Si stringono nelle spalle e pregano battendo i denti, sicuri che prima o poi toccherà anche a loro d’esser inghiottiti dall’oblio. Non sanno che pesci prendere. Se la fanno nelle mutande, e come dargli torto! Sono poi solo dei figli di Dio con un distintivo e una pistola, o nel più fortunato dei casi con un fucile. Nel corso degli anni gli Sceriffi rimasti in piedi hanno smesso di contare quanti di loro sono scomparsi.
Farfuglio ancora: “Non ho niente.”
“Non è importante. Tu basti e avanzi.”
Nessuno sa che fine facciano i desaparecidos.
Nutro la quasi certezza che non uscirò vivo di qui; e nel caso dovessi riuscire a cavarmela, poco ma sicuro che sarò un uomo molto molto diverso.
“Siamo in una cantina”, dico.
“E’ così, sei nel cuore dell’Inferno.”
Mio malgrado mi scappa una risata strozzata.
“Scegli.”
Non capisco e glielo dico chiaro e tondo alla voce che mi sta parlando.
“E’ semplice, o stai con noi o questa sarà la nostra ultima chiacchierata.”
“Non è poco quello che mi chiedete.”
“O con noi o la fossa.”
“E se decidessi di stare con voi?”
“Avrai donne, qualche soldo, una vita, e farai quello che ti verrà chiesto di fare.”
“E non dovrò fare domande.”
“Il tempo è prezioso, oggi più che mai. Scegli.”
“Scelgo di vivere.”
Sono forse un vigliacco?
Questi sono tempi bui, molto bui.
Vengo slegato.
L’ombra mi dà la mano: “Hai fatto la scelta giusta. I più scelgono male.”
E’ una mano morbida, liscia, delicata. Penso sia quella di una donna. Fra me e me sorrido.
“Come riesci a vedere in questo buio pesto?”
“Imparerai anche tu.”

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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2 risposte a La baciai sugli occhi e mi spensi insieme a lei – illustrazione di Valeria Chatterly Rosenkreutz

  1. Lady Nadia ha detto:

    Bel finale, di speranza.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non mi pare un finale di speranza. 🙂 A ogni modo ognuno è libero di leggerci cosa meglio crede. Direi che è un finale molto ma molto ambiguo, come piace a me. ^_^

    In pratica colei che mi slega o è la Morte che mi ha promesso un’altra vita, o è una donna che mi ha liberato facendomi però schiavo. Non ci vedo un messaggio di speranza, tutt’altro. 😉

    Grazie, Nadia.

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