Morire con un sorriso, senza pensarci su

Morire con un sorriso, senza pensarci su

ANTOLOGIA VOL. 87

Iannozzi Giuseppe

Chet Baker

CON UN SORRISO IN RIVOLTA

E morire con un sorriso,
senza pensarci su
se le onde han smesso
di colpo di lavarci i piedi;
andar via così,
sulla storia d’un incidente
per caso, non voluto,
non programmato,
semplicemente accaduto

Nessun sgomento, no,
ché la musica continua
per altri uomini in rivolta

MOSCHE D’ANGELI

Sei un completo disastro
Mi dici un “ti amo”
come fossi un Gesù in croce,
mi dimentichi poi per il silenzio
Dormi e respiri su nuvole altrui,
su tatuaggi
che non m’appartengono

Sei un completo disastro
Mi dici un “ti amo”
e credi di potermi far fesso
su tutti i fronti dell’amore
– o dell’odio di Dio
Mi resta così poco in mano,
giusto un pugno di mosche bianche
– angeli infetti di gelosia -,
e in bocca un muto addio
per un silenzio spero uguale al tuo

I.

Per un orgasmo
o per un attacco di sarcasmo,
lasciati adesso andare all’estasi
Ti amerò lo stesso:
come un eponimo darò via
il mio nome al tuo sesso

II.

In un tormento
d’eco vuoto
cader lo vidi,
in gola rattenendo
lo spasmo doloroso
d’un dolore
al di là del dolore

Senza sgomento
lo vidi poi rialzarsi
lo sguardo puntando
là dove
non è ancor di casa
il tramonto;
muto l’osservai andar via,
già mezzo sepolto
in un impossibile ventaglio
di nebbie e fantasmi

Non era Dio,
di certo però l’abbracciò

III.

L’ombra del tuo sorriso
sul cuore mio fermo
arrestato
fra un tombino e un semaforo;
davanti a me la strada
di uomini-topi,
di macchine veloci,
e la notte loro complice
Lampioni e neon,
non c’è però luce
che non muoia,
e non c’è ombra che dia gioia
Prima o poi
prenderò sotto la tua ombra
o ridendo di pazzia
sparerò alla mia

IL RAGLIO DEGLI ASINI

Se sol potessero immaginare
quelli con l’occhio allo spioncino
d’esser a loro volta inculati!

Mai chieder agli asini
sforzo di fantasia
che talento gli ha negato
già in tenera età;
così sempre
si leva alto
dell’ignoranza il raglio

OBLIO

Le liriche son finite
dentro al pozzo rivelatore,
dentro a un cuore malato
Le liriche non si sanno cantare
Perdono le note stando
dietro ai compromessi dell’amore
Perdono, perdono lacrime
Perdono, perdono battiti su battiti,
come orologi ormai andati
per sempre perduti
nel mare dell’Oblio

Le liriche non lo sanno l’amore
Sempre cercano di chiuderlo
tra le maglie delle loro parole
E affidano il triste compito
al più stupido dei poeti
E io sì, mio Amore, son quello lì

DI BASTONE

Si vive
per una dolcezza
prima che sia
tristezza
a farci le ossa
per metterci
davanti
alla sporca faccia
della vita

… della vita
che non dimentica
il bastone
da menarci
sulla groppa,
manco fossimo somari
all’abbrutimento destinati

A GOCCIA

Qui non piove.
Non diluvia
né l’amore
né l’odio.
Qui non si vive.
Qui è sempre uguale:
un giorno tira l’altro;
e un abbandono a sé
è l’unica giostra.

Ma tu,
che goccia ti fai
e lenta scivoli su me,
mi ridai al mondo
come se sol oggi nascessi.

PERCHÉ T’AMO IO

Così a pezzi!
Fra le ombre cammino
Ho una vita intera
da farmi a piedi
Ma ho il cuore
a pezzi
Scheletri di alberi
germogliano
nel male
quando su loro
poso il mio
triste triste sorriso
Perché t’amo io

CUORI

Un giorno scoprirai
di volere il velo bianco
Un giorno scoprirai
che preferisci il bianco
al velo nero
Ed allora amerai un uomo
mille miglia lontano
da quell’ideale di solitudine
che fra le lenzuola avevi amato

Un giorno capirai da te
che ogni cuore è di tutto
e di niente pieno
E lo vorrai sopra il tuo
un cuore così strano

ROSE E SPINE

Posso svegliarti
con un bacio
Posso spettinarti
con petali di rose
Posso amarti
con timida rugiada
nell’amore distillata
Posso tutto
quel che posso
E non posso niente
se tu non sbocci
in primavera
dentro al cuore mio
Con tutto il rosso,
con tutte le spine
Perché d’una rosa
tutto s’ama

MALEDETTA DONNA MIA

Ti incontrerò ancora
oltre il muro del silenzio
Ti amerò ancora
oltre il tempio del lamento
Ti prenderò ancora
per avere una ragione
da dare al futuro

Ti aspetterò
momento su momento
strappando fiori
e neri grigi bianchi capelli,
dilapidando primavere
Ti aspetterò
per sempre, maledetta
maledetta donna mia

CON LE UNGHIE

Con le unghie
il cielo graffiamo,
sempre impunemente

MI CHIEDO PERCHÉ

Io ancor mi chiedo perché
nella nebbia ti confini
invece d’abbracciare
il mio orizzonte,
di darmi un bacio in fronte

FINITO IL TEMPO DEI BACI

Finito il tempo dei baci
e degli addii
rimane sul palmo
della mano la sabbia
del tempo perso
che non sa consolarsi
in pianto

SCOPRIRAI 

E all’alba scoprirai
che non è lontano
il tramonto
dentro agl’occhi miei

TROPPO VECCHIO PER GIOCARE

Troppo vecchio
per giocare ancora
ai cowboy contro gl’indiani

Con questo cuore nero
che batte forte in petto
posso sol sperare
di salvare il cavallo
e la sua sella

Con questa pallottola
conficcata fra le scapole
ti sorriderò dovunque
domani io andrò
all’Inferno o sottoterra

VIOLENTA LA FRANA

violenta la frana
finalmente
seppellisce
il poeta
dal sorriso felice
giù a valle

SENZA DI TE

Senza di te
c’è sempre pioggia
dovunque vada

Le colombe
non vanno ai matrimoni
e le campane
non suonano a festa
E nella mia testa
c’è una gran confusione

Scendo giù in strada
e i bambini giocano felici
pestando i piedi
nelle pozzanghere d’acqua;
garrule le loro risa
corrono in lungo
e in largo sovrastando
delle madri i rimproveri
Ma per me c’è soltanto
pioggia nera che mi bagna,
e un diavolaccio col forcone
che a ogni semaforo
mi spinge sotto le auto

Senza di te
c’è sempre il buio
Che aspetti
a salvarmi da me?

CENERE D’UOMO

Le vedi le mie rose!
Sì, sì che le vedi
Prendono fuoco
Sono lacrime dall’inferno
che non si asciugheranno mai
Che non ti perdoneranno mai

Le mie rose vedono con gli occhi tuoi
Sanno tutto quello che c’è da sapere

Domani mi porteranno lontano,
lontano a fare da concime alla terra
Ma prima mi taglieranno i capelli,
mi faranno dimenticare
d’esser stato un uomo
Sarò un numero fra i numeri,
una croce gialla in una doccia di gas
Sarò un corpo in mezzo ad altri uguali,
ridotto a meno d’un’esistenza annullata
nel sonno dilaniata torturata mortificata

Sarò in una gabbia di treno
a pensare al tempo perduto
e a quel poco che ho davanti
e che non passa mai avanti a me
per dimenticarmi, per salvarmi

Le vedi le mie rose!
Sono lacrime
che piangono il Paradiso
Che non si spegneranno mai
perché l’inferno peggiore resiste
laggiù, dove le torri di fumo
spargono nell’aere cenere d’uomo

EBREO

Perché ami proprio me?
Son tutti pronti a uccidermi
nel loro letto con una croce:
un bacio di giuda
e una buona dose di gas letale
E tu invece mi ami,
tu ami proprio me
come se fossi il Cristo risorto
Ma io sono solo una gamba storta
e un paio di occhiali rotti,
un naso aquilino, un ebreo
E tu ami me,
e allunghi le tue gambe
per farmi vedere com’è una donna
Così ti amerò per sempre
a dispetto di tutti gli attentati
terroristici alla vita,
sempre ricordando
quel che c’è stato fatto

TUTTO QUELLO CHE C’È

Se me lo chiedi così
proprio non posso far a meno
di venir da te
Se me lo piangi così l’amore
allora subito da te
a lasciar sul tuo guanciale
il mio cuore
E’ debole e tenero,
così ti prego d’averne cura,
di trattarlo con generosità

Baci s’illuminano dell’immenso
che c’è e di tutto quello
che non oso e non so immaginare
per te, per te che sei la più brillante
delle Stelle in cielo raccolte

E domattina quando gli occhi
aprirai alla luce del mattino
mi troverai a te accanto
eterno e immutato nell’anima
forse solo un po’ tanto avvizzito
nelle carni; ma son certo
che non me ne vorrai
e lo stesso mi amerai
come da promessa

ETÀ

Nostra età
quella che la terra
raccoglie in sé
Altra vita non c’è

Soltanto siamo
nell’Umano
per non essere
mai più,
per sempre

DIO BAMBINO

dio è morto
e questa volta
non risorgerà
tra il silenzio
e le urla
dei tanti piangenti
affannati di rabbia

dio è morto
e questa volta
non guarderà
in faccia l’assassino
che l’ha preso
tradito
soffocato
annientato
a tradimento
nel tempo infimo
d’un batter di ciglia

è morto
se n’è andata via
Innocenza,
tutta l’Eternità
che eppur
anche il mortale aveva

ché quella razza
che non sa difendere
i suoi propri figli
dalla crudeltà di sua natura
destinata è a mangiarsi
le grifagne unghie,
ad artigliarsi i capelli
nella fossa
che da sola s’è scavata

dio è morto negli occhi
che gli erano splendenti,
che al mondo guardavano
per possibilità
ora che possibilità
più non c’è
né fede a cui prestar
un’ombra di verità

dio è morto
e aveva un anno
e qualche mese appena

RONDINI UGUALI A TE

E allor ti porto il volo
di tutte le mie rondini
perché questa domenica
sia la più bella Primavera,
quella che non si dimentica
e che muta i sogni in realtà
da carezzare per fuggire
dalle carceri del quotidiano,
di quel vivere sempre uguale
giorno dopo giorno per vederci
tristi rintanati nascosti
nelle nostre egoistiche fobie
e nulla amistade per il prossimo

E allor ti lascio la selvatica mia mano
perché la possa tu nella tua stringere
e renderla un po’ più gentile…
uguale a te

CIELO ROSSO

Vivo sotto questo cielo rosso
Ogni giorno trascino i piedi
per portarmi avanti d’un metro
o due, cantando una canzone
un po’ stonata e incantata
quasi uguale a me,
ché la testa ce l’ho
ma sempre fra le nuvole

Vivo sotto questo cielo di albe,
di tramonti che non sanno confini
Non dimentico un fotogramma,
una storia, l’amicizia nascosta
fra gli spaventi di dio
e quelli dell’età mia

COMMOSSA DAL VENTO
(PICCOLA GEISHA)

Piccola Geisha,
ieri hai incontrato
me zingarello
Avrei voluto prenderti
e darti subito un bacio
perché lo sentissi
su la tua lingua rossa
come un’accusa d’amore
– uguale a una puntura
vitale di bene e di male
M’è mancata la terra
sotto i piedi
e sono rimasto a guardarti
stravolto mentre aspettavo
il semaforo e le sue vicende
su le bianche strisce pedonali

Ti ho vista
che stringevi i pugni
nelle tasche della gonna
commossa da un vento
un po’ caldo un po’ freddo
Ti ho vista
diventar rossa rossa
quando una troppo forte carezza
te l’ha alzata
fino a sfiorarti le labbra
aperte in un semplice “Oh!”

Piccola Geisha,
ti ho vista in una visione
impossibile
E di te follemente
mi sono innamorato
mentre le auto stiravano via
tutti gli sconci sogni miei

GIACOMO LEOPARDI (R.I.P.)

Se leggo il Leopardi
mi prende presto l’angoscia
come in una giornata di sole
subito sconsolata dentro a una tempesta
di lacrime, di sale su mille ferite aperte

Se l’avessi qui davanti
non esiterei un sol momento:
sì, gli sparerei in pieno volto
per far centro, un buco tondo
perfetto in fronte
E allora un po’ soddisfatto
me ne andrei bello bello
a costituirmi libero colpevole
con in faccia tutto il sole
dell’amore stuprato sciupato
sui bianchi fogli, pallidi,
tali e quali a cadaveri dissanguati

Quanta polvere lascerei
volar via, e quanta cenere!
Aprirei le mani e urlerei di gusto
Ti direi qualcosa di banale,
tipo “io t’amo veramente”
E tu mi schiaffeggeresti la faccia
con un risata piena di cattiveria

Se leggo il Leopardi
mi vien la gobba,
m’assale quella triste voglia
di non muovere un solo dito
Mi prende il negro pensiero
che solo una corda al collo
cancellerebbe l’universo intero

L’AMORE GRAFFIA

L’amore graffia, lascia sulla schiena degli amanti profondi graffi di gioia passione sofferenza. Chi ama e ama veramente pretende il calice colmo; qualsiasi sarà l’ostacolo a frapporsi davanti a sé lo abbatterà con le unghie e con i denti e tutto d’un fiato vuoterà il calice fregandosene altamente se esso di pietra legno o oro. I più temono però di poggiare le loro labbra sull’orlo di un calice che non sia come nella mente se lo erano figurato, e per questo sì banale motivo si condannano a una vita di solitudine ben più intensa di qualsiasi morte.

FAVOLA DI UNO SCIMMIONE

C’è uno scimmione, che tutti chiamano Re Lear, ma in realtà è una truffa perché non ha corona né un popolo che lo ami, eccetto qualche migliaio di femmine. Ma uomini al suo servizio neanche uno, non un paggetto, non un lacchè. E’ completamente matto ed è tutta la ricchezza che c’è nei forzieri reali.

Le donzelle credono che un Re debba per necessità di cose avere un gran bel tesoro, una corona tutta d’oro e altri magnifici gioielli: neanche immaginano che il tesoro della Corona è soltanto una testa piena di pazzia e null’altro. Non sapendo la verità, tutte – o quasi – gli fanno la corte, e quelle con la testa più calda arrivano al punto di chiedergli persino consiglio. Re Lear se la ride sotto i baffi, anche se a dire il vero ride sempre perché completamente tocco. Le donzelle si disperano, gli fanno regali, qualcuna arriva al punto di dirlo addirittura Poeta, ma nella sua pazzia congenita Re Lear ben sa di non esserlo. Qualche volta ha pure tentato di chiarire il malinteso, ma con nessun apprezzabile risultato, così alla fine ha gettato la spugna: in fondo le lodi delle donne non gli dispiacciono, anzi si può dire che vive di immeritate lodi.
Re Lear è uno scimmione, questo il suo aspetto: le donne se ne avvedono, però tacciono pensando che a un re tutto vada perdonato, anche d’esser brutto e di cattive maniere. Mangia banane, da mane a sera. Ha un carattere pessimo e a letto tira certe scoregge che fanno invidia a Dio e a Belzebù, son tanto forti che potrebbero tirar giù il mondo in un sol botto se solo il Re lo volesse. Ma il Re è matto, è solo matto e di buttare il mondo nell’oblio non ci pensa affatto. Così i giorni passano tutti uguali, il Re diventa sempre più matto e brutto, e le donne continuano a fargli la corte e lui se la gode. Ad esser sinceri, Re Lear è proprio un egoista: vive di lodi e non ama nessuna. E’ che vorrebbe un popolo, o almeno un paggetto da fustigare di tanto in tanto. Ed invece niente. Non c’è un solo uomo che lo ami, o che lo rispetti perlomeno. A questo punto dovrebbe essere a tutti chiaro che Re Lear è matto, da evitare. Però accade che le donne gli stanno dietro e si consumano pure di gelosia. Povero Re Lear! Sconsolato abbraccia un banano, lo scuote ben bene finché i frutti cadono tutti e si ficca una bella grossa banana in bocca, sognando un bel paggetto da fustigare, di tanto in tanto.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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