Mi hai regalato una corona di spine insanguinate

Mi hai regalato una corona di spine insanguinate

ANTOLOGIA VOL. 85

Iannozzi Giuseppe

Marc Chagall - The Cemetery Gates

ASPETTAVO DI CHIEDERE LA TUA MANO

A Capodanno mi darò la fine
Era una vita che aspettavo
di chiedere la tua mano
alla vecchia maniera
Era una vita che tremavo
all’idea d’essere davanti ai tuoi
Ma solo ricco di lune storte
non mi hai mai portato
in palmo di mano, e sono caduto
in ginocchio

A Capodanno il mio spirito
finalmente sarà libero
dalla prigione che l’ha in consegna
Così anch’io potrò volare alto
al di là dell’amore, ed amare…
amare veramente senza la paura
di dover vuotare le tasche
per dimostrare che valgo più
di un povero cristo in croce

A Capodanno siederò
con un bicchiere di rosso
in una mano e il coltello pronto
allargato in un sorriso in quella
che è libera

HO PREGATO A LUNGO

Ho pregato
Ho pregato a lungo
credendo in te
prima che in Dio

Ho pregato
con la speranza
di non dover fare
mai a meno di te

Non è bastato

E non è neanche servito
affogare la testa
sotto l’acqua gelata
Sono ancora sbronzo,
nani e folletti maligni
m’invitano alla gogna

Ho pregato
Ho pregato così a lungo,
così tanto a lungo
fino a farmi sanguinare le mani
Ho tenuto le mani giunte
proprio come mi hai insegnato
E allora perché non è servito?

Ho pregato piangendo
come un bimbo senza ritegno
L’amata carezza però
non è arrivata mai

Non è arrivata, mai
Il diavolo lo sa
che sono nel giusto
Lo sa che non ho peccato mai
più del consentito

BIONDA CAMELIA

L’ultima volta dicesti
ch’ero un ragazzo

Sul binario del treno
sei rimasta immobile,
volevi esser certa
che non tornassi
sui miei passi di piombo

Dispiaciuta
che non fossi pazzo
né ricco da far schifo

Signorina Camelia,
ne è valsa la pena?
Fra Bari e Firenze
sei ancora tu
la prigioniera preferita
della tua tribù?

Fu bionda la tua risata
Prese fuoco all’istante,
morì in un momento
senza agonia né gioia

Fu bionda la tachicardia,
bionda Signorina delle Camelie
Fu stupida la tua paura,
ma non fui stupito io

Puoi immaginarlo da sola,
non sono cambiato

Non sono cambiato

DICESTI D’AMARMI

Dicesti d’amarmi
Felice corsi a dirlo a Ma’
Adesso è tutto finito
e non so perché

La testa in fumo
e non un grammo di cervello
Puoi scommetterci che è così

Dicesti parole
Ma io capivo solo i tuoi baci
Sono rimasto
con un pugno di mosche
e la testa piena di fumo

Cerco di pensare a te
Ma la testa è fuori fase
Non ho ancora capito perché
con le donne son sempre guai

Infelice raccontai
per filo e per segno la storia a Pà

Sotto il sole cocente mi do da fare
Scavo sempre più a fondo
Un cimitero di desideri d’attorno

… puoi scommetterci che è così

NON HA SENSO LA VITA

Ti voglio bene,
tanto davvero
Senza di te
non ha senso la vita
Ti voglio così tanto bene
Ma tu non lo hai capito
che sei il sole
che penetra la mia finestra aperta

Non hai mai imparato
l’estremo significato
Ti ho forse trattata male?
Non lo sai, ma mi hai regalato
una corona di spine insanguinate

E mi hai spezzato il cuore

Ti voglio bene, fidati di me
Ho una cravatta molto lunga,
molto lunga davvero:
Amica mia, ci divertiremo

PIANGESTI FRED

La donna che credevo mia
mi ha sbottonato
Mi rimane una Erinni che ride
e una mela rossa e le ossa rotte
Ho paura che salteremo in aria,
un grande boom e poi tutti giù

Un giorno piangesti Fred
così giovane
caduto nei Sessanta
Questa vita meravigliosa,
questa cosa che ci fa quel che vuole
ci dà però papaveri sbiaditi e vino,
vino rosso a volontà
e un soffio soltanto di bontà

IL TUO GESÙ

Ami molto di più
il tuo Gesù
che non me
che ti son fedele
come un cane alla catena;
ti confesso dunque
che questa verità
agli occhi di tutti nota
proprio non mi va giù.

M’illusi
d’esser il tuo eroe,
questo il mio peccato.

(… ma io spero
berrai almeno
le mie lacrime
morte soffocate
sul fondo dell’ultimo
bicchiere di vino)

SENZA DISPREZZO
(versione con una leggera variante)

Un giorno,
sul morir del tramonto,
senza più disprezzo,
tornerai sui tuoi passi
A me ti presenterai
allungando la mano,
tenendo ben alto il palmo,
sorridendo fra ruga e ruga
Ma io sarò
già da tempo un eroe,
e allora sì, capirai
d’aver in passato
tutto sbagliato,
e dandomi la schiena
sulle orme dei tuoi passi
indietro tornerai
là dove sempre sei stata

IN PUNTA DI PIEDI SUL FILO DEL RASOIO

In punta di piedi sul filo del rasoio
La città di suicidi e di gas di scarico
riposa in basso e di niente si cura

Il giovane marinaio promette alla sua bella
che da lei farà ritorno, ma l’assicuratore
punta l’indice, dovrà prima imparare
a stare a galla come un pesce morto nell’età del jazz
Nell’intanto la bella nutre speranze e amanti

Te l’ho mai detto
che ho un debole per le bionde ballerine?
Te l’ho mai detto che piango sempre
quando il Lago dei Cigni spenge
le sue ultime note?

Ma tu sul filo, tu, bella ballerina,
che ne sai di Caruso tenore dei tenori
Hai mai provato il brivido di un acuto
tanto forte da spezzarti la schiena?

Si scioglie in lacrime la Barbie
che m’hai regalato per il compleanno,
e volano via i volti disfatti dalle cornici
per una crisi uterina giù a Wall Street
Ma in un non troppo lontano manicomio
un deforme batte a morte sul tamburo di latta

In punta di piedi sulle nuvole
hai sognato un filo al di sopra di noi
Non mi resta che imparare a crescere
Non mi resta che imparare a scrivere
questa buffa storia prima che il Times
mi costringa ad abortirla dal naso

NON SANGUINIAMO PIÙ DEL DOVUTO

Puoi lasciare le mie mani adesso
Per un bel pezzo mi sono pianto addosso,
lasciando che i fiumi scorressero sotto i ponti,
sognando di scrivere poesie sul pelo dell’acqua
Una a una mi sono spezzato le ossa dell’anima
E mi sono pure illuso che il motore fosse l’amore
per Pinocchi e Don Chisciotte;
dovevo ancora incontrare il Diavolo all’incrocio
per accettare l’idea che si vive una volta e basta

Le cattedrali, che mai ho visto, franano felici di finire
sotto lo sguardo indifferente di Atlante,
e i minareti, persi chissà dove, fanno uguale fine
Non c’è motivo perché questo rapporto rimanga in piedi
Le orbite dei pianeti si sono allontanate e gli angeli,
che legarono i nostri polsi con manette di spine,
hanno da tempo un loro posto fisso al cimitero

Non sanguiniamo più del dovuto
Tanti prima di noi sono caduti nel tranello celeste,
e con le proprie forze si sono rialzati
o si sono scavati la fossa, senza sciupare lacrime

Puoi lasciare le mie mani adesso,
Dio non avrà il coraggio di trarti in inganno

Non sanguiniamo più del dovuto,
puoi lasciarti andare adesso
Hai una strada di possibilità da seguire
e nemmeno un secondo da perdere
in baci dell’addio
Dio non avrà il coraggio di trarti in inganno

Non sanguiniamo più del dovuto

I MIEI ANGELI

Hai fatto in fretta a dimenticare
Un matrimonio è stato sufficiente
e tutti gli angeli che avevo
son caduti in lacrime ai miei piedi,
e io nemmeno una parola

Hai fatto in fretta a dimenticare
che son stato il tuo sacco da boxe
per i tuoi momenti di smarrimento
Costretto all’angolo rosso
il ring spara ancora pugni
sul mio volto disfatto, ma aridi
gli occhi oramai chiedono il buio

Hai tirato forte dritto al cuore
Finito al tappeto non ho potuto far altro
che strisciare fino all’angolo
e leccarmi le ferite in silenzio

MARIA

E tu invecchierai
Invecchierai
cogliendo del prato
i fiori più belli
E avrò io ancora la mia penna,
la sedia di ieri su cui oggi siedo
muto con il solito vecchio sguardo

E nasconderai tu i polsi
perché non si vedano i segni del suicidio
Dirai a tutti d’aver posseduto
mille amanti e mille stelle ai tuoi piedi;
e a Dio racconterai di come il sole
al mattino spogliava la tua bellezza
Continuerò io invece con una mano
a pettinarmi la barba bianca,
mentre la destra impegnata a scrivere
quanto forte fu per te il mio amore,
il mio cuore sconsiderato che s’illuse

E in una melodia lontana
torneranno le tue parole,
le tue tante parole all’orecchio mio;
e tornerà l’immagine di noi due
sotto a quel lampione
che illuminò il tuo fuggire con allegria
il fiume dei timidi miei baci

Ancor da me ti nasconderai,
con allegria sì, ma stantia;
e rivangherai l’età mia già antica allora
Ti basterà però un momento per capire
che non sono cambiato affatto
nel tessuto delle rughe, nell’ordito
di quelle poesie che non osai, Maria

E in un sussurro mi confesserai
che ho vinto il tempo
senza possederti mai veramente;
a capo chino
ti farò capire che è vero,
che è vero che per paura
non sei tu cambiata;
e ti scoprirò bambina,
ancora bambina

CONTINUERÒ AD AMARTI

Così triste
In un pozzo blu
tutte le mie speranze
Non sei mai stata
una brava ragazza

Così triste, così triste
Finito in fondo alla notte

Ma continuerò ad amarti
contando le stelle
sotto questo cielo blu
che non finisce più

LADRA DEL SORRISO DI DIO

Dicono che sei un angelo,
dicono che sei bella,
bella da non credere
Dicono che è così
Che è proprio così
Allora, che aspetti?
Lascia stare Gesù
e vieni a trovarmi
quaggiù fra diavoli
e melomani pettinati d’oro

Dicono che
hai rubato il sorriso a Dio
E che per colpa tua
ogni dì gli prende
un accidente della madonna
Che aspetti a lasciarlo
alle sue illusioni di grandezza?
Portati quaggiù
fra panze di birra e lavatrici
C’è tutto l’amore
e c’è tutto il dolore
di cui hai bisogno
per essere una donna

Dicono che
vorresti conoscere bene il blues,
allora vieni a vedere
come ce la passiamo quaggiù
Restami accanto
e siediti alla mia destra
tu che sei ladra del sorriso di Dio

UN GIORNO MI VEDRAI

Un giorno mi vedrai
All’alba i miei occhi
ti diranno che ho pianto
Al tramonto saprai
che non ti ho mentito
Durante la notte
avrai la certezza
che ho perso tutto
perché ho perso te

Un giorno mi vedrai
in ginocchio, sporco,
con la barba troppo lunga
E allora sì, capirai
che ho continuato a piangere
anche quando distraevi
lo sguardo dalla mia figura

Un giorno sì,
mi seppellirai nel ricordo
di pochi giorni felici,
ormai troppo lontani
per avere ancora valore

NEL TUO CIELO

Sei ancora lì
come allora
che mi aspetti
Sei ancora lì,
piccola
uguale a un uccellino
che le ali ha perso
volando

Ti ho lasciata ieri
che eri già donna
E ti ritrovo oggi
bambina
uguale a un uccellino
che aspetta
a bocca aperta
il cielo, il suo destino

Ti ho cercata tanto
Per molto poco
sono caduto
Non te lo nascondo,
mi sono ferito
a un ginocchio
e ho pianto tanto;
non per il male
né per la caduta,
ma per quel tuo bacio
mai arrivato
a curar l’egoismo
d’averti a me accanto

Sei ancora che aspetti
Io mi lecco come posso,
fingo amori a più non posso
poi a sera mi chiudo in me
stanco – accendo l’illusione
che per un po’ sei stata mia,
che per un giorno almeno
hai amato il mio volto
e non il nome che porto
e non sopporto

Sono ancora qui,
solo più vecchio
uguale a un povero diavolo
che le ali ha perso
cercando il cielo
per arrivare da te

LA FINE DEL TEMPO

Queste pesanti campane di piombo
che da mane a sera
l’una contro l’altra battono
dell’uomo segnano
il destino la fortuna e la caduta
Non dire che non le senti
La frusta di Satana piega e piaga le schiene,
si tingono di rosso i fiumi e straripano i mari
Spezza gli scogli la bianca schiuma,
alta si leva sino a incontrare
dei cieli la furia

Era da così tanto tempo
che si raccontava la Fine
e adesso che è arrivata
non uno che si tenga in piedi,
tutti in ginocchio
con il coraggio nelle mutande
a pregare per la piccola loro vita
vissuta fra cotidiani razzismi
e immani soprusi

Ha esposto il ciabattino bene in vista
il cartello in bottega: “Il meglio in saldo
molto prima del previsto”
A titolo gratuito
l’azzeccagarbugli di turno dispensa consigli,
mentre i predicatori giù in strada urlano
che non ce la farà nessuno
Lo scrittore alla moda invano cerca
la sua copia della Bibbia
fra mille volumi, per una vita intera
nell’indifferenza martirizzati
E come un diavolo
Hendrix suona la sua Fender Stratocaster,
e quasi ce la fa a coprire del piombo il suono

Non dire,
non dire che non capisci
I giochi sono a un punto morto
E’ solo questione di tempo
e tutto finirà com’è stato predicato
sin dalla notte dei tempi

Allergici all’incenso,
alle candele per sempre
Domani il giorno non sarà di Luce
Son già di neri corvi i cieli
per inumane urla
La chitarra di Jimi brucia,
per l’ultima volta brucia
Nessuno ha un riparo sicuro
dove riparare le chiappe
Esultano i sette mari
mentre si ritirano le terre
Non c’è una sola spiaggia sicura
dove in santa pace poter morire

E’ il tempo dei Tempi,
cadono i templi in frantumi,
al centro si spezzano le clessidre,
perdono le ore gli orologi
e il nostro amore, Amore mio,
finisce così presto, così presto
Quanto vorrei saper piangere
una lacrima, quanto lo vorrei!

E’ il tempo dei Tempi,
predicono la morte le campane
e il nostro amore, Amore mio,
vien seppellito
Niente rimane,
non una briciola,
non una mosca
o una più colorata farfalla
– il cervello se ne va in pappa

Non mi dire
che anche tu vuoi pregare
insieme al gregge,
non mi dire che stai per cadere
in ginocchio! Restami accanto
fino alla fine, fino alla Fine
Oramai non c’è altro
che possiamo fare
Godiamoci la Fine
perché non ci sarà un’alba da vedere

LA FINE DEGLI ANGELI

Tutto è finito
Ogni cosa ha perso
di valore
Tutti gli angeli
caduti
schiantati
sulla durezza
delle nostre anime
hanno assunto
quella volgarità
che ci tiene in piedi

NON SIA DI POESIA

Non sia di poesia il giorno,
sia invece di passioni,
di immensità vuote di barocchismi;
sia il giorno impietosa lama di luce
che le verità a una a una le denuda;
e sarà bello vivere e godere,
anche sotto l’occhio mai stanco
della macchina da presa

IO TI AMO

Il Gesù di quaggiù ha su un sorriso a lutto
Non c’è pace fra gli ulivi, e aspetta Giuda
Ma chi tra i due sia il più spaventato,
per la cronaca, davvero non saprei dire

Sì fredda della morte la mano! Non il Padre
né altro dio la può arrestare per un giorno
o anche solo per un momento, quello esatto
di sussurrare a fior di labbra, “Sì, io ti amo”

NEL BREVE SUO VOLO
(da “Fiore di Passione”)

Nel breve suo volo
col primo sole
un’ape cattiva
il pungiglione suo
per un momento di troppo
l’anima tua l’ha sfiorata;
non ancora avevo visto
le calde lacrime
lungo il viso tuo amato
in silenzio piano scivolare.
Ho così capito
quanto son io fortunato.
Assetato e di più
una a una le lacrime
sulle labbra tue tristi
ho presto bevuto
perché fossero
amore e solo amore.
E sei rimasta mia,
la grande Donna mia.

COLOMBELLA DEL PARADISO
(da “Fiore di Passione!”)

Tu, mia Colombella,
mio ramo d’ulivo benedetto,
hai oggi tu portato le ali
tanto tanto vicino al sole
volando al di sopra delle nuvole,
della tempesta che s’era fatta;
con fragilità e beltà Dio l’hai sfidato
dritto negl’occhi a lungo fissandolo,
e commossa subito sei volata giù
fra le mie braccia baciandomi,
così anch’io ho infine compreso
che altro Paradiso al di là di noi
non c’è né mai ci sarà.

LA PORTA
(da “Fiore di Passione”)

Ho oliato la porta
che fra le pareti della cella
sibilava all’orecchio
odiose tentazioni
E tale e quale a uno sciocco
ho perso la chiave,
così adesso entrano
ed escono i venti cardinali
e ballano in bocca i denti
come a certi vecchi
che in cuor han la morte,
una promessa di Aldilà
che non credono né vedono

Ho oliato la porta
Cigolava in maniera sinistra,
la sedia però quella no,
continua a girare a vuoto
reggendo l’ombra mia
assisa in attesa della Sentenza
dal Palazzo di Sabbia e Noia

Cento volte l’ho letta,
ma è stata sufficiente una,
una lettura soltanto
per saper quel che già sapevo:
amore vuole amore;
e seppur dal Settimo Cielo
piova giù un uccellino smarrito
tutto piume e lacrime di pioggia
non s’arrende l’occhio
a cercar fra le parole vergate
una accenno di speranza

Ho oliato la porta,
Il cuore quello no,
l’ho perso insieme all’anima
che da sempre t’appartiene,
così rimango statua di sàle
nell’oblio senza consiglio
mentre dal vuoto in me
ruggito sale

che rifiuta il dolore,
l’immagine sua offesa
simile a testa di serpente
dal corpo tagliata

TU, LUCILLE
(da “Fiore di Passione”)

Dove sei stata, dove
con questo tempo sì grigio
che colline e vallate scolora?
Mi avevi invitato al Blue Caffè
per un drink e una magia,
qui però rimangono
i tavolini soltanto, al loro posto,
con le ombre accomodate

Hai sentito pure tu, hai sentito?
E’ morto, è morto il Re
Non c’è, non c’è più disoccupazione
per maniscalchi e azzeccagarbugli
E il cielo diventa sempre più grigio
E le lacrime giù non sanno venire
Il Re non c’è più, non c’è più Blues

Fammi vivere questo dì
Le possibilità, lo sai bene anche tu,
non tornano più, non tornano più
Quando gli aquiloni alti in cielo
fra le nuvole perdono la coda,
volano in alto, si perdono lassù

Dove sei stata, dove
con questo tempo sì grigio?
La tua innocenza nel sesso
mi commuove ancora e ancora;
la tua ingenuità fra i gerani
quasi non mi fa dormire più
Quale fiore ho colto,
per Dio, lo so e non lo so
Ma il Re, il Re è morto,
e Lucille gli riposa accanto
spenta nel canto

Dove, dove sei stata?
I campi di cotone sono gonfi,
pronti a partorire nuove schiavitù
e le possibilità, lo sai bene tu,
una volta cadute non tornano più

L’avresti mai detto?
Ho fatto del mio meglio,
ho rifiutato il peggio di me
per stare al tuo passo,
per non inciampare
sotto la sferza della frusta
Non è stato però sufficiente,
qualcuno indica lo sbaglio
che è evidente ma non a me,
così adesso siedo al Blue Caffè
In attesa di zucchero, di te

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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6 risposte a Mi hai regalato una corona di spine insanguinate

  1. Lady Nadia ha detto:

    Troppo facile, dopo Shakespeare, il suicidio per amore non è da tempo un atto così originale, ma è una delle più grandi pazzie malate e assurde che potrebbe cogliere un essere umano. Non vorrei che a qualcuno, leggendo, per sbaglio, magari a qualche adolescente, potesse arrivare un messaggio erroneo. Se, invece, l’intento è di descrivere solo una scena poetica, allora mi sono piaciute. Sei molto bravo, hai disegnato delle immagini davvero suggestive.

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  2. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Non ci penso neanche a paragonarmi a Shakespeare, e nessun poeta o scrittorucolo al mondo dovrebbe mai osare un simile azzardo, questo perché il Bardo è inarrivabile e non imitabile per chiunque. Di Shakespeare ce n’è stato uno e non ce ne sarà un altro. La mia poesia è insignificante e ridicola, molto più che ridicola se confrontata con quella di Shakespeare. Ma lo è anche quella di un qualsiasi poeta, famoso o no. Prendiamo, ad esempio, Pasolini e paragoniamolo a Shakespeare: non c’è gioco, non è possibile il confronto, perché Pasolini cade subito difronte all’immensità della poetica shakespeariana. Non ce n’è per nessuno.

    Ciò detto, le mie sono sono solo delle immagini poetiche e anche piuttosto vecchie; in particolare la poesia a cui fai riferimento è stata scritta dieci anni or sono se non di più, non ricordo con esattezza. E credo davvero che nessuno oggi si lascerebbe sedurre dal fascino della poesia per poi suicidarsi: lo Sturm und Drang e Goethe appartengono al passato e oggi un giovane non ne sa niente di niente, così come non sa di Ugo Foscolo e di pressoché tutti i poeti e letterati che si sono dannati l’anima… In pratica, l’ignoranza totale e assoluta domina questo paese.

    Se un giovane oggi volesse imitare qualcuno, stai tranquilla, imiterebbe un rapper della West Coast o della East Coast, o un qualche personaggio della scena musicale di Seattle, questo per dire che i giovani non leggono poesia, e più in generale non leggono proprio. Oramai non leggono neanche più quattro baggianate su Facebook, che difatti è diventato un social network infestato da persone oltre i cinquanta. I giovani disdegnano anche Twitter, perché 140 caratteri sono troppi per le loro meningi e guai a leggere 140 caratteri, potrebbe venirgli un embolo. E allora dove stanno i giovani? Su Instangram, nel social network dell’immagini photoshoppate.

    Bene, credo che le mie insignificanti poesie siano davvero innocue… per non dire stupide. Noi una età ce l’abbiamo, Nadia, inutile negarlo, e la poesia ancora la leggiamo e talvolta ci emozioniamo. Ma siamo dei dinosauri.

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  3. Lady Nadia ha detto:

    Dinosauri? Ohi ohi. Ma… io non mi sento affatto una dinosaura!😂😂😂👀👀👀🦄

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  4. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Buon per te, Nadia, se non ti senti una dinosaura. 😉 Era per dire che noi apparteniamo a un’altra generazione, e questo è forse una fortuna perché ragioniamo con la nostra testa, anche se poi il mondo non lo possiamo davvero cambiare. Tutto qui. Non volevo portare alcuna offesa, e se mio malgrado l’ho fatto me ne scuso.

    Io sì, dinosauro lo sono in tutto e per tutto. 🙂

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  5. Lady Nadia ha detto:

    Ahahah, ma figurati!

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  6. Iannozzi Giuseppe ha detto:

    Bene, allora è tutto a posto. ^_^

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