KAFKA, DUMAS, GATSBY

KAFKA, DUMAS, GATSBY

Iannozzi Giuseppe

Franz Kafka

L’INCUBO DI KAFKA

Era stata una vera tortura poppare tutto quel latte. Frank aveva male alla boccuccia e non solo. Una donna gli aveva infilato in bocca un biberon e l’aveva costretto a bere, anche se lui non ne aveva nessuna voglia. Aveva provato a farsi capire, aveva urlato e pianto come un ossesso, ma la donna gli aveva intimato di bere senza fare i capricci, e quando lui aveva preso a piangere, lei si era fatta livida in volto e senza pensarci su aveva gridato qualcosa di terribile, anche se lui, Frank, non ne aveva compreso appieno il significato. Frank non faceva i capricci, semplicemente non aveva né fame né sete.
Dopo averlo riempito di quel liquido bianco e schifoso, la donna lo aveva cacciato dentro alla sua piccola prigione. In passato, per quanto Frank si fosse dato da fare per uscire da quella trappola, tutti i suoi tentativi di evasione si erano risolti in un nulla di fatto: le sbarre erano troppo strette perché potesse passarci attraverso, e nemmeno era possibile cercare di allargarle. Non poteva esserne certo, però nutriva il forte sospetto che in quella prigione la donna ce lo avesse sbattuto sin dal suo primo vagito. Fra le sbarre non c’era nessuno, tranne uno strano alieno peloso e nero, dotato di sei zampe lunghe e brutte. L’alieno nero aveva un capo orrendo, ipognato, e la bocca non era da meno, palpi mascellari e labiali composti rispettivamente da cinque e tre articoli. Quando la donna si accorgeva che Frank cercava di evadere, gli sorrideva infastidita e subito gli ordinava di giocare con il suo Samsa. Frank stava male, gli mancava il fiato, non lo poteva proprio sopportare Samsa.
Frank era sicuro che non avrebbe resistito a lungo nella prigione insieme a Samsa. Gli mancava il fiato, e il latte gli gonfiava lo stomaco. Sarebbe morto sotto gli occhi di Samsa, di quel coso che non si muoveva e che però lo osservava con i suoi occhietti vuoti d’anima.

IL GRANDE DUMAS

Alexandre era un bambino piuttosto paffutello che amava sognare a occhi aperti. Per un quarto era di ascendenza africana: suo padre, un mulatto che la Francia ricordava come Général Dumas, nacque infatti dall’unione di un marchese e di una schiava africana di Haiti, Marie Cessette, detta la femme du mas.
Alexandre Dumas ricordava poco o nulla del padre, sapeva che era morto per colpa di un cancro allo stomaco e che non aveva mai potuto soffrire l’imperialismo napoleonico.
In casa Dumas c’erano pochi soldi. Alla madre del futuro scrittore de I tre moschettieri, Marie-Louise Elisabeth Labouret, non era sfuggito il fatto che il figlio, a ogni giorno che passava, dimostrava d’avere un carattere incline a sognare. Il suo bambino amava la letteratura oltre ogni dire, e questo a Marie-Louise Elisabeth non era sfuggito, però lei non poteva assicurargli degli studi molto approfonditi: i soldi che arrivavano in casa era perché lei si spezzava la schiena in un piccolo spaccio di tabacchi.

Finito che ebbe di scrivere la storia che gli era stata commissionata, il ghostwriter si concesse una pausa. Aveva scritto più di settecento pagine e il suo cliente gli aveva promesso qualcosa come mille euro. Aveva scritto un romanzo storico per uno che non sapeva neanche l’abc. Peccato che il suo cliente avesse soldi da buttare via, oltre a tanti agganci politici ed editoriali, mentre lui no e in qualche modo doveva pur sbarcare il lunario. Anche questa volta veniva pagato una miseria per un lavoro che al suo cliente, un arpagone come pochi, avrebbe fruttato fama, notorietà e diritti d’autore mica da ridere, perché, poco ma sicuro, il libro avrebbe venduto migliaia di copie, sarebbe poi stato tradotto in una ventina di lingue… e, ovviamente, la storia sarebbe diventata il soggetto per un film di successo.
Grimaud aveva romanzato la vita di Alexandre Dumas per ricevere in cambio delle ben magre briciole e l’anonimato assicurato per il resto della sua vita.

IL PICCOLO GATSBY

Con del buon jazz in sottofondo, il piccolo Gatsby, ben accomodato su un divano mignon, si trastullava la fantasia ora leggendo qualche pagina da Diecimila seghe sotto i mari, ora qualche gossip dalla sua rivista preferita, I promessi conviventi. Il piccolo Gatsby, all’improvviso, accusò un terribile mal di pancia e subito si spaventò. Prese dunque a massaggiarsi il pancino con la pargoletta mano, ma senza ottenere risultati apprezzabili. Il piccolo Gatsby non poté far a meno di pensare: “Mi sa che a forza di leggere corbellerie il mio fisico, invero molto delicato, deve averne risentito e non poco.” Cercò di alzarsi dal divano, e in un baleno cadde a terra insieme al libro e alla rivista. Cercò di tirarsi in piedi prima che la pupù gli imbrattasse il pannolino, ma, come i nostri piccoli lettori avranno già bene immaginato, non ci riuscì. A dispetto della gran puzza di pupù, la tromba di un Miles Davis più che perfetto continuò a vomitare note nell’aria.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
Questa voce è stata pubblicata in arte e cultura, attualità, cultura, fiction, Iannozzi Giuseppe, letteratura, narrativa, racconti, racconti brevi, società e costume e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Effettua il login con uno di questi metodi per inviare il tuo commento:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.