Alla mia maniera ho cercato di dare un senso a tutto questo

Alla mia maniera ho cercato di dare un senso a tutto questo

ANTOLOGIA VOL. 82

Iannozzi Giuseppe

Renoir - Dance at Bougival

L’ULTIMO PASSO

Ho camminato la via,
e non è una poesia
Ho camminato
Ho inseguito
e mi sono inseguito

Alla mia maniera
ho cercato, ho cercato di dare
un senso a tutto questo
sbagliando sbadigliando sbancando
Alla mia maniera, colpevole sì,
forse solo delle impronte lasciate
sul freddo assassinio della vita mia

Così oggi penso che sono stanco
Tutto deve avere senza fiato una fine
perché ho camminato fino in fondo
Bene o male, l’ho fatto alla mia maniera
perché ho legato le stringhe delle scarpe
camminando sempre verso il sole o la luna
Per dio! L’ho fatto, sì che l’ho fatto,
fino a che le ginocchia han retto il peso

Non posso più sbagliare:
non è mio desiderio desiderare
né ho bisogno di sapere
che fine hanno fatto
gli amori miei giovanili
Ho camminato la via,
e non è stato per poesia
Mi sono inseguito
e ho inseguito senza risparmiare
il fiato per il domani
Così, lo capisci da te
che ora non posso più sbagliare

Ho perdonato e perduto lungo la via,
e il contrario, così oggi sono arrivato

Non posso più sbagliare
Alla mia maniera farò l’ultimo passo
per dare giusta sepoltura al mio assassinio

Non posso più esser perdonato
né lo desidero, come uomo
Così penso solo all’ultimo passo

Alla mia maniera sono arrivato

DITEMI COSA AVETE FATTO

Ditemi adesso della forza
Vacante è il Seggio dei Re,
e della fiamma della candela
non rimane niente,
nemmeno la cera nel buio sepolta

Ditemi cosa avete fatto,
dove avete portato i cuori
e il vino che li alleggeriva
Ditemi adesso dell’onestà,
se vi piace il presente
Il Muro del Pianto è alto,
e come sempre, come sempre
se solo lo voleste veramente
con le dita potreste sfiorarlo

Ditemi adesso della forca
che dal niente avete tirato su:
è dunque questa la forza
di cui oggi disponete?

Un giorno qualcuno vi dirà
parole dure e gentili,
ed allora dovrete arrendervi
a camminare a piedi scalzi
lungo la Strada del Perdono

IL PASSO DEL POETA

E’ il poeta
poi solo un gambero,
scarafaggio di vita,
di bestemmiato coraggio
fra la luna e la notte
che il passo suo
sempre lo muove all’indietro
spolpando fascino e divisa.

Non molto rimane
fra carnefici e burattini;
un corpo qua, uno là,
e macerie di città,
finestre e vetri rotti
uguali a loculi violati

CARNEFICI

Non molto rimane
in mano al ragazzino
che sol ieri sognava
una donna,
un campo da arare
e sudore sotto il sole,
la fatica a fine giornata;
si vive l’oggi
temendo il domai
sotto il lacerante mitragliare
di stranieri in pompa magna
venuti ad assassinare la pace
che non c’è
e che forse mai ci sarà

PRINCIPESSA

Dio mio, quant’è vero!
Invento storie, castelli di sabbia;
ma basta uno sputo, un colpo di vento,
una parola, perché cadano in polvere,
e poco importa che siano cento:
l’alto numero al riparo non pone
nessuno dei miei sogni, Principessa

E tu che al sicuro
dall’insidie del mondo stai,
prigioniera della più alta torre;
tu che il mio regno di tanto
in tanto lo sogni per dispetto,
ben sai che la mia armatura
può reggere colpi brevi
– carezze più leggere
d’una nuvoletta appena partorita

Come mi ami! … come e perché
non dirlo ad alta voce o cadrò
seppellito dalle mie stesse storie!

QUEL CHE PUÒ BELLEZZA

Tu lo sai che del tempo son io invidioso?
Liberamente può esso correre sul tuo corpo
e scoprirti a ogni alba più bella e dolce;
e lava via le lacrime dal volto tuo semplice,
piano poi asciuga la turgida tua bocca
d’amor gravida,
e dagli occhi sognanti raccoglie di te l’essenza,
la più intima, e non ha da provar vergogna;
mentr’io se provassi a lambir
in punta di dita i sottili confini
che disegnano l’ovale del viso tuo
verrei tosto ricacciato con una sberla
in un inferno maleodorante, fra i lussuriosi,
seppur mia Colpa sarebbe poi sol stata
d’aver cercato d’amar te, Bellezza!

OH ROSA!

Rosa
fragilità di velluto
di seta
di carezze
sulla nudità
della pelle

Così donna Tu
Oh Rosa!

Di tanti petali
impaginati
vive Ella di sé
E a ogni volo
di farfalla
muore
un poco appena
In bellezza però
nessun altro fiore
l’eguaglia mai

ISA, ISA BELLA

Un po’ di tempo fa
alla guida del mio vecchio scassone
ti ho incontrata sulla mia strada
Ero io un pugno in un occhio
scagliato sulla tua bellezza
Ancor oggi mi chiedo perché
mi desti quella carezza

Non immaginavi
che ti sarei rimasto addosso
Non conoscevo il tuo nome,
ma ti dissi subito bella
forzando la parte dello sciocco
Di me ridesti, del mio essere
un ragazzo con così poco in testa

Amica mia, cara bella mia,
lo scassone l’ho dato via
per prendere il bianco
su tempie e guance
Tu invece non sei cambiata
eccetto per quell’amore
che mi lega ancor più forte a te

SUL FUOCO

Alle volte bisogna
passar la mano sul fuoco
solo per scoprire
che è freddo cadavere
uguale alla nostra anima.

COME VA, AMICO?

Tremano le mani le gambe
Trema l’anima di contrabbando
Trema la terra e gira a vuoto l’intorno
– in eterni uguali frame d’un film già visto
Stanche le ossa ma di più la mente
Sopportabile sarebbe il dolore
che nelle vene scorre,
non però il peso della notte solitaria,
il buio che l’alma mia colma

Chiedono “Come va, amico?”
Potrei rispondere loro
con un’inflazione, mah!
Giusto il tempo di pensarci su
ed è già altro buio – oscure catene
che il mio io mortificano nella posizione
d’un invalido e d’un prigioniero

E chi sei tu, tu che dici
d’esser l’unico che mi può capire?
In alto e in basso,
svoltando ora a destra ora sinistra,
e non si esce mai dall’insidia,
dall’incubo del Minotauro

Intervallo, non chiedo che questo
Una dimenticanza dello spazio,
del tempo
Dopo un’intera vita spesa qui
ad ascoltare chiacchiere e poesie;
dopo l’ennesimo telegiornale
e la fame che ammazza giovani e vecchi;
dopo sbagli e compromessi subiti
di malavoglia ingoiati
ancora chiedono…

Chiedono “Come va, amico”?
Sempre il solito jingle in bocca
a chi m’assicura d’esser fratello
Sempre parole uguali
sparate alte come in altalena

Ma tremano le mani le gambe
Trema l’anima di contrabbando
Trema la terra e gira a vuoto l’intorno

E allora sia sana la dimenticanza,
una presa di posizione per un intervallo

DI ME LE PEGGIO COSE
(seconda versione, inedita)

Si diranno di me le peggio cose
Alcune saranno vere, altre no

Nessuno si è interrogato mai sul perché
il passero sta sui tralicci dell’alta tensione,
e nessuno ha provato mai a seguire
fino in fondo d’un’aquila nel suo cielo il volo

Come, poco a poco, la nebbia si dirada,
come lungo il cammino sdrucita si fa la strada
così la nostra anima, evanescente e peccatrice,
rammendata e tentatrice, passo dopo passo
sempre più innamorata dell’ombra sua vieta

Si diranno di me le peggio cose
Alcune saranno vere, altre no
Per dir di me ci si applicherà
in starnuti, rutti e scoregge a iosa
fino all’estremo confine della stupidità,
fino all’effimero confino in un falso mito

Non si dirà di te invece una sola parola
Fra papaveri dal capriccio accarezzati,
un ornamento tu, senza voce né eco

GATTO NERO

Qui non piove, non nevica,
qui ci si annoia
nel fondo degli occhi d’un gatto nero
che scivola sopra aride pozzanghere
miagolando forte
mentre un brivido si mischia al sudore

Qui si muore
pria che s’abbia tempo di capire
che il sangue nelle vene congelato

IN UN SOL COLPO

Ma vennero i tuoi occhi,
e sfiorirono innocenza

Lassù la mano e il cacciatore,
tra colline verdi d’amori nascosti,
sapevano sparare per portar dolore
nella tiepida aria a muover carezze
sopra le rogge del disgelo

Sì che vennero, vennero i tuoi occhi
perché più non ci fosse magia silvestre,
ma solo un tetro lungo richiamo di morte
laddove pria ci s’innamorava di tutto
e di niente, come presso antica corte
a lungo sognata e mai da un dito sfiorata

LA MORTE

La morte è.
Altro
non c’è da sapere:
dopo morte avvenuta
domina il niente
sul niente
che siamo stati
quando aria
gonfiava i polmoni.

GUERRA E PORNOGRAFIA

Se il mio amore muore
è Guerra e Pornografia
Rimangono segni di unghie
e il pitale da vuotare,
e un bicchiere di vino appena
da ingollare per dimenticare

Se il mio cuore
dovesse smettere ora di battere,
non sarebbe poi grave
come si potrebbe immaginare,
perché resterebbe l’ombra greve
di esserci detti completamento

E’ Guerra e Pornografia
E’ un dio che s’è impiccato
là dove sorgeva il Muro di Berlino:
il nostro dirci d’amore, sì pesante!

HO FATTO UN SOGNO

Ho fatto un sogno
Ero nell’amore
Una sensazione incredibile!

Le nuvole e il sole
Gli angeli e i diavoli
Tutti erano liberi
come uccelli
Hai sfiorato la mia anima
Una sensazione incredibile!

Ho fatto un sogno
Ero nell’amore
Siamo noi delle scimmie
Siamo delle scimmie felici

Le colombe volano
al di sopra delle nostre teste
Siamo nell’amore

Una sensazione incredibile!
Siamo nell’amore
John Lennon vive nei nostri cuori
Il poeta suona le campane
La guerra è finita

Ho fatto un sogno
I bambini conoscono la speranza
Le colombe volano
al di sopra delle nuvole
per un raggio di sole
Ho fatto un sogno
Una sensazione incredibile!

Sono ancora nel mio sogno
Sono nell’amore

VIENI, VIENI, PREGO OGNI SERA

E vieni, vieni, prego ogni sera,
prima che si consumi delle candele la cera
Come zingaro aspetto preso sotto
il peso della luna per vedere
una volta ancora le tue gambe di miele
E vieni, vieni, ripeto lento lento,
fumando del pacchetto l’ultima sigaretta

Ho visto crollare il muro di Berlino
e le Torri Gemelle; non mi aspetto granché
dal futuro; da centinaia d’anni
l’Ebreo Errante nasconde un piano
nella sua tasca destra e a tutti va ripetendo
che non ci sarà un posto sicuro per nessuno
quando Gerusalemme e la Mecca cadranno

E vieni, vieni, ho del buon vino,
bicchieri di cristallo e un violino
Manca solo la tua bionda bellezza,
il tuo sguardo blu e fatale
per dar sicura sepoltura
alla bruttezza della mia faccia

E vieni, vieni, ripeto lento lento,
fumando del pacchetto l’ultima sigaretta

NASCITA E MORTE

Su 7 miliardi di persone, forse una ha delle orecchie “intelligenti” collegate al cervello. E’ dunque più facile inventarsi di sana pianta una religione e morta lì. Il pettegolezzo è l’anima dell’umanità da ben più di 8.000 anni e continuerà ad esserlo sino alla totale estinzione d’ogni forma di vita.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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