Tra maniaci e assassini, Giuda e mezze tacche

Tra maniaci e assassini, Giuda e mezze tacche

ANTOLOGIA VOL. 81

Iannozzi Giuseppe

El Beso - Francesco Hayez

DUBITO CAPIRETE

Sono il piccolo Ebreo che a mano ricopia i libri proibiti,
sono il ladro che entra nella casa del suo miglior amico,
la mano che taglia la gola al bue e all’asinello
Sono il piccolo poeta che della Bibbia nulla ha compreso,
l’Ebreo Errante che bussa alle porte della fortezza Bastiani,
il vecchio usuraio che al mercato compra una fanciulla

Quando mi avete incontrato sulla vostra strada
l’ho detto chiaro e tondo,
“so bene chi sono, voi invece non sapete, ecco la differenza”,
così oggi mi accusate d’essere il nemico, l’uomo che bestemmia
e quello che china il capo sulla croce
Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri

Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri,
“non schieratevi dalla mia parte, santi e diavoli non tessono bandiere”
Non avete compreso, dubito capirete oggi la drammaticità della verità:
non basta una lampadina a illuminare la grandezza del mistero di Dio,
se c’è o non c’è

Ho distrutto una dopo l’altra le vostre immagini sacre,
e senza riguardo ho calpestato i fiori dei vostri giardini;
quando poi siete venuti da me piangendo per chiedere il mio perdono
ho fatto la mia scelta,
ho fatto la mia scelta e vi ho dato le spalle ridendo di gusto

Ho dato al fuoco le poesie mie più belle e non ho chiesto soldi
Lo ripeto, lo ripeto e ve l’ho detto chiaro e tondo ed era solo ieri,
“vengo in pace, vengo in pace, non scrivete sul vostro il mio nome”
Non avete compreso, non avete compreso,
dubito capirete un giorno quanto profonda la severità di Dio

Quando mi avete incontrato sulla vostra strada
l’ho detto chiaro e tondo,
“disegno il cerchio, voi invece il quadrato, ecco la differenza”,
così oggi gridate ai quattro venti che ho mentito,
cercando invano di invertire il senso della corrente del fiume

Non avete capito, non capirete mai: il pentimento non si compra
sbattendo la testa contro i muri o elemosinando pietà dal vicino

BELLI E FOTTUTI

E se ne vanno gli anni
fra la Pasqua e un carnevale;
quei bei tempi
ch’eran di speranze
han messo sbarre
sulla faccia mia;
e poi dire, e poi fare
senza mai saper dove andare.
E il sorriso ormai vinto,
stanco come quello di certi vecchi
con in bocca voce di dentiera
e perenne sapor di tabacco.

Scacco,
ed è matto.

Posto prenotato in manicomio,
e mai più,
mai più le giovani lunghe gambe
delle donne, delle belle
che sol ieri dissero di me poeta
per presto lasciarmi
fra le scartoffie
di cento e mille altri
quasi uguali a me.

Così in fretta perde un battito il cuore;
inventare un racconto
per pagare il conto,
o solo per difender l’onor mio
che per poco che è ancor c’è.
Così dicono “va tutto bene”,
dicono e subito ridono
l’indice puntando al giovane che ero,
immaginato eroe
sempre disegnato male – bastardo.

E buttar giù l’ennesimo caffè,
la speranza di rimaner sveglio
giusto per il tempo che serve,
prima che sul palco si spenga la luce
e nell’amaro buio ammettere
“sì, son stato schiavo,
nient’altro m’era dovuto”.

Scacco,
ed è matto.

Bei tempi, sì,
belli e fottuti.

UN LUNGO BACIO

Io voglio un bel lungo bacio
con la lingua, un bacio che scavi
dentro me
Voglio da te un bacio mentre nuda
fai l’autostop sull’autostrada della vita
Voglio un bacio così, un bacio
che non si sa dove poi io ti porterò

PERCHÉ MI TRATTI MALE?

Perché mi tratti male?
Perché esci
e non esci con me?
E a quest’ora dov’è che vai?

Che dici?
Ti sto facendo troppe domande
Tu hai la tua vita privata
Ma a me interessa la tua vita,
per questo non posso far a meno
di chiederti i dettagli
Se dobbiamo stare insieme
mano nella mano, a cucchiaio nel letto;
se abbiamo stretto questo patto,
vuoi o no che mi preoccupi per te?
Tu vai via, e a me chi ci pensa?

Tu adesso scappi in qualche night
a far cose con chi, non si sa
Domattina mi troverai sbronzo
sul divano… addormentato,
ma inquieto, immerso nel mio stesso piscio
Uno stronzo perfetto sentenzierai
Mi caricherai poi in macchina
come un vecchio tappeto,
e una volta in autostrada mi darai un calcio
dritto spedito su per il culo,
e di me non resterà nemmeno il ricordo
appiccicato allo specchietto retrovisore

Mi prenderanno sotto
Mi spezzeranno una caviglia
Mi ammaccheranno
Nessuno si fermerà a caricarmi

Zoppicante affamato dolorante,
un animale io che nessuno vuole
Sapevo sarebbe finita presto
la nostra storia, solo non immaginavo
di finire così male

Quello che mi fa star male,
veramente male,
è che domani tornerai da me
e ti accorgerai che non valgo nulla,
che sono buono solo a ubriacarmi
Quello che mi fa star male
è che domattina mi sputerai in faccia
e io sarò felice come se mi avessi baciato
Quello che mi fa star male
è che non avrò più rimproveri né umiliazioni
per cui soffrire perché sarò morto e sepolto
in un prato, o incenerito e al vento

Perché, perché mi tratti così male?
Sono sempre stato meno d’un prurito
fra le tue gambe
Eppur t’amo d’un amore che non si può dire
senza perdere la ragione

LA MIA E LA VOSTRA VERITÀ

Credete pur quel che volete,
resterà un discorso interrotto a metà
la mia e la vostra verità
balorda cultura raccolta in un pitale
che val che quel che vale
svuotata o no addosso a tutti o a nessuno

Tra maniaci e assassini, Giuda e mezze tacche,
tutti hanno un motivo bestiale per tradire
immaginando la terra piatta
secondo bastardo metro di convenienza,
scendendo più in basso di certi caproni;
è che ce li hanno accanto al cuore i coglioni,
e se natura li ha voluti ignoranti
adatti a masticare e a scopare in ogni dove,
quasi mai hanno colpe o menzogne da confessare!

Credete pur quel che volete,
a me dei topi di fogna non cale la confusione,
né mi prende male se ai sonetti del Belli
preferite il volo pindarico d’un parolaio
o il pettegolo favellare d’un ciabattino

Tra puttane e terroristi, cazzari e radical chic,
nei canali di scolo la vostra merda in brik
che val che quel che vale, rigurgito di sangue
per una peste che, vittima dopo vittima,
avrà forse domani sua giusta conclusione

MADONNA E REGINA

Più non leggo i giornali
Cattive notizie sempre,
e mai una preghiera gentile
per il povero morto di fame

Più non guardo la tivù,
tanto ci sei tu
che mi ragguagli bene
sull’ultima canzone in voga,
tirandomi poi per un orecchio
affinché buono buono ti segua
in chiesa a confessar i peccati;
sempre però ne dimentico uno,
due o anche tre,
finisce così che in ginocchio
da te a implorare il perdono
chiamandoti Madonna e Regina

FIGLIOLA BENEDETTA

Non me l’avevan detto
quando son caduto giù
Non so che pensare,
tra le tue braccia
m’hai raccolto e curato,
a letto però con te
non mi ci hai mai portato

Come Marlene Dietrich
no, tu non sei
Se ci provo con un dito
a morsi me lo stacchi

Benedetta figliola,
quanto dovrò aspettare
prima che tu mi dia
la prigione che merito?

I TUOI PASSI

Quando mi dirai “Hai dimenticato
la data, la più importante”,
ti risponderò ch’ero preso
in qualcosa più grande di me
In molti ci hanno provato
a stare al passo della tua bellezza,
e tutti hanno ammesso la sconfitta
a testa bassa; così quando mi dirai
di far le valigie,
ti guarderò negli occhi piangenti
dicendoti “Ho perso me stesso
per ritrovarmi nei tuoi passi,
ed ho capito”

OCCHI BAMBINI

Se non avete perso
gli occhi nei suoi occhi bambini
non potrete capire mai
la bellezza del cielo infinito

IL SUO CUORICINO

Non so dire
se amo di più
il suo cuoricino
o il suo sederino
– cuscino a cuore
da pizzicare

Lei beve però
soltanto latte fresco;
così temo
dovrà bastar questo
a frenar i miei bollori

PIOVE

Hai visto, piove!
Piove sui nostri sogni
Piangono i cuori
asciutti di lacrime
ma non di dolore
Piove sull’amore,
sul vuoto
che si lascia alle spalle
E, oramai stanche,
piovono giù
alcune piccole pallide stelle
da questo cielo vuoto d’un Gesù,
da questo cielo di nuvole,
di nebbie
che domani al mattino
incontreremo
lungo la strada
per andare a lavorare

Piove
Non smetterà tanto presto
Qualcuno ti fa il gesto
dell’ombrello, qualcun altro
ti invita a prenderlo,
a non dimenticarlo
dal dottore

Da sempre è stato così:
chi in cammino verso
una Gerusalemme di pioggia,
e chi invece lemme lemme,
senza saliva, nel deserto
a immaginare un po’ di manna
dal cielo, ma disperato per niente,
convinto che viene come viene
la vita

Credi
mi darai un bacio
perché sono l’unico
che per te un po’ conta,
o perché fra tanti brutti ceffi
a piede libero sotto la pioggia
sono quello con meno cicatrici?
Comunque sia…

Non cesserà oggi,
viene come viene
la vita

Hai visto, piove!
E io attendo il tuo bacio
Comunque sia…

PRIMA DELLA TOMBA

In silenzio
muti gli occhi
sulla notte
li chiudiamo,
e chi lo sa
se poi domani
li riapriremo
Forse no
E allora
un gran buio
sarà tomba,
segreta
ai nostri segreti;
o il Nulla
senza coscienza
– pace eterna per noi
che siamo stati
e mai più saremo
persona o spirito
o semplice alito
di vento

GETTARE LA SPUGNA

gettare la spugna
pria che sia morte,
emorragia cerebrale,
eterno crepuscolo
affacciato sull’abisso
dell’oblio

tentare di far fuori
volo di mosche
a pugni chiusi,
barcollante ubriaco,
scimmiesco persino
all’ombra sul ring
schiacciata

gettare la spugna
e morire comunque

SCOMPOSTA NUDITÀ

non provarci e riprovarci
per dar credito
a una corda in cielo appesa;
a uno a uno piano
cadono i veli mostrando
scomposta nudità
d’un dio dal positivo
e dal negativo lontano
– verità al di là del sogno,
semplice segno di sconfitta

COME AQUILA

… e dare e ancora dare,
dare ogni giorno
come se fosse l’ultimo,
e le impronte digitali cancellare
dalle pagine inchiostrate;
e alla fine scoprire
che non una parola
è rimasta
nel significato intatta;
sanno bene Loro
il danno comandato,
ma non gli sta a cuore
lo sforzo e quanto
alla mano è costato,
e nemmeno
la sopraggiunta pazzia
in un universo confuso
ai più recluso

gran daffare
per l’avanzo d’un niente

e poco o niente il dormire,
come quello dell’aquila

PERDUTA INNOCENZA

Il sole giallo, la luna argento,
e la primavera ci premeva accanto
Bastava questo poco per l’incanto
Siam poi diventati assassini
e più non c’è stato tempo
per correre liberi nei campi
mano nella mano
fra le alte spighe di grano
d’innocenza mature

GENOVA L’ANARCHICA

Non so dove sia
quell’uomo che per amor tuo
dieci anni or sono si fece marinaio
portando per i sette mari le sue piume
d’angelo e di struzzo, cantando
a squarciagola in cambusa col cuoco,
ridendo delle gambe pelose
dei compagni mezzo nudi nei lor letti

Si dice abbia scritto poesie per i gabbiani
Qui a Genova però gli anarchici li pestano
proprio come ieri quando l’amor tuo
prese il largo; i cuori teneri
finiscono quasi sempre impiccati male,
sottoterra o all’ospedale

PROFEZIA

Lasciati indietro,
è l’unico modo per essere avanti
La Profezia non ha sbagliato
quando Atlantide ha cessato
di essere per essere leggenda
senza capo né coda

Lasciati indietro,
hai visto quello di cui sono capaci,
non hai bisogno dei loro consigli

Cadono a colpi di scure le foreste,
non toccano più l’azzurro dei cieli,
non torneranno più a occupare lo spazio
Il deserto che voi avete creato
accoglie adesso milioni di uomini voraci

Lasciati indietro,
non condividere la tua bellezza così semplice
con la bruttezza dei tanti che si moltiplicano,
deserto dopo deserto, divorando sé stessi

Non ha mai sbagliato,
non sbagliare proprio adesso,
lasciati indietro
per essere al di là della leggenda
Ha sempre avuto il suo perché,
sempre il suo perché la Profezia

Ha sempre segnato l’età delle stagioni
la Profezia

QUANTE ROSE
(da “Fiore di Passione”, 2a edizione)

Quante rose, quante qui
Han su i colori di te,
petali rossi, nastri celesti
Di te profumano: di albe,
di tramonti giocati
nuova fortuna invocando

Quante rose, quante
per un’anima che ama,
che ama e non lo dice
Io però qui per te, Bella mia,
una rosa rossa o bianca
davvero non ce l’ho
Sol posso tentar la sorte,
una gioia, una poesia
che ti faccia immaginare
quel che non si può dire

Di quante rose ti vestirei
Di quanto rosso ti adorerei
fra mari di latte e miele

LINGUE DI FUOCO
(da “Fiore di Passione”, 2a edizione)

…che il tempo passi
senz’acqua sotto i ponti,
e di già finita è l’estate
coi suoi canti di grilli e cicale;
argentea la Luna lassù
sull’intorno spande lucore,
non la speranza però
che domani pioggia
non ci bagni il capo;
non più la festa delle campane
a svegliarci al mattino,
bensì solo il cupo bombo
di motori e fabbriche.

Non ci si addormenti
su un cuscino di perché;
fredda l’aria la carne morde,
e in testa il pensiero
che s’ha d’accendere il camino
perché lingue di fuoco
la sacra fiamma nell’alma nostra
dì dopo dì di più la esaltino.

TU, MIA LUCE(da “Fiore di Passione”, 2a edizione)

Uno sguardo,
uno soltanto è bastato:
tosto abbacinato e allucinato
dentro allo splendore degl’occhi tuoi,
non ho saputo davvero far a meno
di eleggerti Luce, mia Madonna.

Tu, così celeste…

Nella tua luce affondato
finalmente svanito è il buio
che per lunghi anni
senza affanni fu mia prigione:
perché oggi tu ci sei,
perché domani ci sarai
e sempre gioia tu sarai,
e mai l’inganno
sui desideri miei.

SPICCI E POESIE
(da “Fiore di Passione”, 2a edizione)

Nel tuo respiro io cammino,
mi fulmini Dio se oggi mento:
non cambiano così,
dall’alba al tramonto, i sogni miei;
in tasca fra gli spicci e le poesie
in punta di dita sempre li conto
una melodia sulle labbra tentando.

NON LO CELA IL CIELO
(da “Fiore di Passione”, 2a edizione)

Un amore così, così caldo,
il cuore non lo lascia infranto
Un amore così, così forte,
alla rosa sul cuore appuntata,
a silenti sguardi di luce dà voce

Con un passo di danza
e in petto tanta speranza,
allo specchio Bellezza
t’assicura che sei tu,
che sei proprio tu la più bella

Per quanto tu oggi faccia
per nascondere dell’amore
i baci sulla faccia stampati,
il celeste sguardo ti tradisce

e tosto dà corpo all’emozione

L’amore bello, così sincero
non lo cela il cielo: così chiaro!

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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