Non piango per la tua bellezza prigioniera di mille inganni

Non piango per la tua bellezza prigioniera di mille inganni

ANTOLOGIA VOL. 79

Iannozzi Giuseppe

chinese girl

ANCORA NEI MIEI STIVALI

Hai pensato a tutto eccetto alla possibilità
che alle tue lusinghe per interesse sopravvivessi
Hai pensato proprio a tutto ma non alla verità
Sono qui, in piedi, e non sbatto la testa
contro i muri, e nemmeno piango la tua bellezza
prigioniera di mille e mille riflessi d’inganni

Hai pensato che impazzissi
Ti sei illusa che saresti stata l’ultima possibilità
per credermi uomo, e invece padrone rimango
di me; a calci in culo prendo i pagliacci,
violento poi, tutto d’un fiato, del buon vino rosso

Non mi dico poeta, puttaniere o schiavo
Come vedi nei miei stivali non sto male,
e non spargo sangue per compiacere
la tua sete di vendetta
Né ti parlo di me, l’hai già fatto tu per me
Sono andato avanti senza fartene una colpa

Hai pensato, hai pensato, hai solo pensato
e non è servito a niente, non è servito mai

Non sto con l’acqua alla gola, e bevo vino rosso
all’alba e al tramonto per sorprendermi ancora,
ancora capace di gridare il mio no, d’innamorarmi
ma non di te che in attesa stai col ringhio in gola

Non mi aspetto che tu comprenda
Non mi lascio convincere dal tuo pianto
né dalla minaccia dei tuoi polsi tagliati
Hai pensato a tutto trascurando un particolare,
importante però: in piedi sono sulla mia strada
e a calci in culo prendo i pagliacci,
e a schiaffi prendo i vigliacchi
E non mi fido mai di quelli con gli occhi d’acqua

Hai pensato a tutto, ora pensa ad aspettare
Pensa che sarà un’inutile attesa tra pecore

Hai pensato a tutto, ora non pensare più
Pensa che pascolerai da mane a sera
senza un perché, senza mai un se…

CON LA TUA BOCCA
E I TUOI OCCHI LA MORTE

Avevi detto
che mi amavi.
Che ero per te l’uomo
dei tuoi incubi,
dei migliori
e dei peggiori anche.

Sei adesso con un altro
più bello e di me ricco.
E sono io qui a leggere
lo sfratto,
a schiacciare scarafaggi
con la residua impronta
dell’anima mia
che sotto alle piante dei piedi
nuda m’è rimasta incollata.

E’ venuta,
è già venuta la Morte:
aveva i tuoi occhi
e con la bocca tua a cuore
la mia di marmo ha baciato.

LE TUE SANTE BUGIE

Non resisterò mai più
all’ombra delle mille bugie
che all’orecchio mi promettesti,
segnandoti con l’acqua santa.
reggendo la coda del diavolo

Mai più lascerò
il mio nome sulle tue labbra
affamate della mia anima
Non sarò mai più
il cadavere dei tuoi capricci
di fanciulla innamorata

NUDI SOGNI SULLE TOMBE

A occhi aperti sogno
i sogni di coloro
che sognano le tombe
aperte,
al cielo date scoperte

Profuma la Morte l’aria
di rame, di carne, di vita
andata a male
pria del tempo,
o per giusto completamento
Quanti fragili così esposti!
Destino li ha consumati
ben pria che avessero gioia
o nudo dolore da spargere
per la Terra col seme loro,
numero spropositato
per tentare l’azzardo di dirlo
alla Bestia

Scava profondo il becchino
la rugosa fronte nettandosi
di tanto in tanto,
le tormentate budella sputando
nella fredda terra:
solo il bronzo delle campane
gli tiene compagnia da mane
a sera, e quando l’ufficio
del prete s’alza al cielo funesto,
ecco le grida straziate di chi
l’amato ha perduto

Foglie cadono leggere,
per intero si spogliano gli alberi
sotto la sferza del vento
che frusta i volti piangenti
e quelli dei bravi ridenti
– che nascosti assistono
alla sepoltura di chi
per una vita intera
hanno amato portar in odio

Sol resta nell’aria debole la scia
d’un pretesto per voltare la pagina
al domani in nera attesa

SPUTTANARE L’AMAREZZA

Vado, vado via da te
Non torno più
a trovare questo grano
che al sole impallidisce

Vado, vado, vado via da te
Più non ce la faccio a detestarmi
senza te che già guardi avanti,
pensando a quanti fogli stanchi
ancora scriverai per un amante
diverso da me

Vado, vado via, via da te
Più non reggo di destarmi
al mattino con la pirite in bocca
e far poi finta di sputtanare l’amarezza,
cercando l’assenza della tua carezza
fra le scomposte pieghe delle lenzuola

Vado, vado oltre il biondo
Torno da dove sono venuto
perché non ce la faccio più
a pregare da mane a sera Gesù
manco fossi condannato
a un rosario di dolori impossibili
da sgranare

Vado, vado lontano nel nero
dove non mi potrai raggiungere
né attendere col pensiero

Vado, lontano nel nero vado
In una notte più profonda di te,
Anima mia, m’immergo ora

LO SPECCHIO DI DIO

E si guardò allo specchio Dio
e sparì, sul momento, per l’eternità
proprio così com’era venuto
al mondo, tanto tanto tempo fa

E rimase sulla Terra l’uomo,
portando il cuore a sanguinare
in ogni dove per una donna
o una guerra nuova tutta da fare

LA POESIA NON È

la poesia non è
per gentile concessione:
forse e soltanto
un senso underground,
un sentimento
che presto lo spazza via
se non l’agitarsi dei venti
di sicuro il tempo

DI TE

Una ciocca dei tuoi capelli
per il cuore e per la mente
Una sola e memoria eternerà
la bellezza che ho di te

ANGELI E ROSE

un paio di ali d’angelo
rubate al cielo,
alle bianche colombe,
un paio di volteggi
al di sopra delle bugie,
delle voci, del rumore
di fondo

e se la vorrai
una rosa sul tuo cuscino
un dì la troverai
proprio accanto agli occhi tuoi
più belli di quelli d’un qualsiasi dio

un paio di ali d’angelo,
un paio di tacchi a spillo
e due bicchierini di vodka

e voleremo insieme,
mano nella mano,
incontro al sogno,
ribelli perché
noi veri più del vero

QUAL DOLORE MI PRENDE

Qual dolor mi prende
ora che qui verso argento,
ora che qui verso lacrime,
tante e impotenti!

Della bella tua chioma al vento
sol mi resta la carezza sul volto,
ricordo che, giorno dopo giorno,
si fa sempre più fievole

Dei tuoi amati occhi
la luce sostengo con la cecità
che non mi restituisce verità

Della tua bocca di sapori
più nulla, solo la pesantezza
dell’affanno mio
nel petto straziato

Qual dolore, qual dolore
tu non sai; eppure t’amo ancora
come allora, a dispetto dell’onta
che mi gettasti addosso,
lasciandomi a vivere su questa terra
sì negra e avida d’infinite paure

DANZA

Danza, danza
e non ti fermare
Il mondo gira
la testa pure
Gli uomini cadono
ai tuoi piedi
o sotto il peso
dei fucili
Ma tu danza
e non ti fermare,
non aver paura
di sbagliare
un passo o due
Nell’aria c’è
una melanconia,
un Don Giovanni
che non sta bene
fra tanti morti
ammazzati;
e però il grammofono
lo suona a squarciagola
Mozart e mai una nota
di Vivaldi

Danza, danza
fino a toccare
in punta di piedi
l’Infinito
per quella Eternità
che si dice ci sia
al di là

Danza, non ti fermare
Danza, portami l’amore
Portami lontano
da tutto il male
Dammi una ragione
per vivere
o una per morire

DEA KATIA

Katia, dolce Katia,
che poesie vuoi che sappia
uno che va a spasso
misurando ogni passo,
non per paura ma per stare
dietro alle ombre della luna?

Il poeta che m’ha insegnato
ha detto che son pazzo,
prima di lasciarmi al destino
con un colpo di pistola
uguale a un bacio di Giuda
sulla fronte
M’ha benedetto e consegnato
al mondo, ma troppo ragazzo
per resistere alle tentazioni
e alle manifestazioni elleniche
di dèi rabbiosi e bellezze incantate

Dolce Katia, si muore una volta,
una sola; cerco solo di farlo
con un minimo di dignità
se verità non ho per i fogli
che adombro con liriche stonate

IO E MARY

Potrei mai dimenticarmi
della piccola Mary,
che mi pescava a leggere fumetti
di paura e d’amore
nascosto sotto al suo letto?
Potrei mai dimenticare
il mio primo bacio dato al muro
per allenare le labbra?

Potrei mai dimenticare
che col sole per me cantavi
le melodie più dolci
e che alla sera mi raccontavi
storie d’orrore per poi stringermi
forte forte e farmi sentire
la morbidezza del tuo cuore?

E, e potrei mai dimenticare
la bellezza del tuo sorriso, Mary,
e la tristezza nel darmi l’addio:
partivi ieri per un amore
che t’aveva conquistata

Potrei mai dimenticare tutto questo,
tutto questo?
Potrei mai dire che non è vero
che oggi ci siamo ritrovati
e che ancora siamo dei bambini?

A PIEDI NUDI

Zingarella, sei ancora scalza,
come ieri e l’altro ieri
Ma ti sento lo stesso
camminarmi sul cuore:
il passo tuo leggero
sulla nostalgia che pesante
mi squassa il petto

Zingarella, vai a piedi nudi
E ti amo ancora, ubriaco

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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