Non dimenticare il volo mio imperfetto

Non dimenticare il volo mio imperfetto

ANTOLOGIA VOL. 77

Iannozzi Giuseppe

woman with red rose

SIRENE

S’imbarcò
ch’era già vecchio
e senza speranze.

Fece ritorno
dal mare
col canto delle sirene
nel cuore,
trovando
la solita lacrima
ad aspettarlo.

DELITTO E CASTIGO

L’amico
uccise il fratello
con una lama di rasoio,
mentre la morte
scalzava loro,
la vita,
con un semplice sorriso.

IL CERCHIO E LA CROCE

Giotto
tracciò
un cerchio,
senza compasso:
perfetto.

Dal cerchio
il Papa capì
la grande abilità,
la perfezione dell’arte.
Di Giotto.

Ma prima,
Dio creò
la luce
e illuminò
il Creato tutto:
c’era però
confusione,
tanta.

Oggi,
c’è ancora
fra gli uomini,
che si dicono
‘figli di Dio’.

E confusione
fu anche
per Gesù,
Figlio di Dio,
che indarno
invocò
la perfezione
d’una croce
meno crudele,
meno chiusa,
meno inchiodata
nel cerchio
dell’Eternità.

ZINGARELLO

Cadesti
in un trucco,
suonando
melodie
di violino
e ritmi
di tamburello:
un soldino
in tasca
non bastava davvero
per vivere.

Alle tue spalle,
quante e  quante
le pietre scagliate,
forte e con decisione,
da mille e più bocche,
da bocche ignoranti
e arroganti:
e da sola
la voce
raccontava
che
non facevano
male,
purché
fossero
parole e solo parole.

E in tasca rimaneva
un soldino e basta.

Un sorso di whisky,
e occhi puntati
e ubriacati
nella solitudine
della notte:
e giù, giù, giù,
nella gola…
fu così speso,
per intero,
il soldino.

E venne
il sonno.

Addormentato,
avvolto
nel gelo
d’un foglio
di giornale
di cronaca nera,
non ti rendesti conto
delle tante botte
addosso a te;
e moristi
senza
una felicità,
e senza
un passaporto
per il cielo,
Zingarello.

MI RACCONTASTI

Mi raccontasti
che sapevi
la discrezione d’una cortesia,
il valore d’un bacio,
la forza d’un sorriso.

Mi si fermò
il cuore in petto
gridando il tuo nome,
Signorina Anarchia.

Non provai dolore,
Amore.

NEL ROSSO D’UNA SFIORITURA
(bozza per un’altra poesia)

Nei licenziamenti del Burattinaio di Parole
ho messo in piedi una stampella:
mai la vanità nell’ombra del suo naso
saprà spezzare o scovare la nascosta verità.

Negli amori consumati dai fiati della fretta
ho rifugiato un segreto di Pulcinella:
si farà incorrotto giudizio per i sordi.

Nei camposanti
ho disegnato il confine fra cielo e terra,
lasciando l’anima libera di farsi ombra
d’un divenire fra occasioni e imbrogli…
affogati orizzonti di albe e tramonti.

Nei silenzi dei saggi
ho seppellito un rifugio per una rosa
composta nel rosso d’una sfioritura.

Chi dirà questi tesori in un dove?

LA CAPRA

Cachinna la capra la barba masticandosi
Un tomo vecchio di mille anni
sulla scrivania del saggio dorme
In alta montagna si gela l’aria
nelle froge della morte pelosa
C’è la solita pecora nera
che dal gregge si stacca
L’evoluzione; e tutti lo sapevano
che prima o poi sarebbe accaduto

Gli errori grammaticali e l’orrore sociale,
sfide fra le battute d’un’Arancia Meccanica:
un po’ come spiccare il volo
sul nido del cuculo
Tacere per sempre o parlare a ruota libera
Gli errori grammaticali: poesia del sopravvivere
L’orrore sociale: perfezione di star sempre
sul chi vive

Cachinna la capra,
e il vento a una a una le volta le pagine
Il vecchio saggio il capo china stanco,
e la candela nella cera la fiamma spenge

UMBRA DEMONSTRAT LUCEM

Mia Musa, cerca di restare ragazzina sempre.
Tu guarda una magia e il cappello magico:
s’impazzisce e non si sa il motivo;
ma Pollicino continua a seminare molliche di pane,
mentre ad Avalon sono ancora le nebbie
e il Re non ha ancora fatto ritorno alla Tavola Rotonda.

C’è un’aria strana:
dovrei imparare ad amare seriamente,
come Majakovskij,
o a giocare le trame sull’arcolaio della nonna.
Una rivoluzione d’ottobre in Pawel Radimow,
una guardia rossa:
il mio amore per te, Musa,
non si spegne così facilmente.

Fa il crepuscolo: le strade si vuotano
e la mia spada non so più dov’è.
E la strada che seguivo non sa più niente di me.

Ma tu, mia Musa, cerca di essere ragazzina:
la tua pelle scintilla stelle, i tuoi occhi amore e dolore,
o il sogno di Atlantide.

Danza, danza, danza per me.
Sono un uomo e tu la zingara
che leggerà la mia mano
mentre dipingiamo un mostro di neve
che invade il mondo da Mosca a Toronto.
E sono un Re, e tu la Regina di questo regno
che ho inventato per la bellezza del tuo corpo,
per la purezza del tuo cuore: non ci sono regole
né strade sicure. Il rasoio taglia via la barba
e il vecchio…
Lega dei campanelli alle tue sottili caviglie,
o indossa il vestito più regale che hai nell’armadio.
E gli scheletri tutti saranno carne per i nostri denti.
Possiamo essere mille strade infinite
e mille personaggi in cerca d’autore. Se lo vorrai.

Versa un po’ di miele nel sonno del mio sguardo,
stordiscimi poi con una visione; il resto verrà da sé.

Ti racconto di ieri: le fabbriche sputavano fumo
e si vedevano uomini sconfitti in un pettine di svastiche.
Non abbiamo bisogno di questo incubo,
così ti chiedo di perdonare la debolezza
che ieri mi vide morire nella derisione d’un sorriso
fasci. Sapevano quello che facevano:
ricorda la storia, si ripete ogni giorno.
Possiamo però fare in modo che per noi sia diverso:
da Toronto a Mosca, un mostro di neve.
Musa, solo tu sei importante. Il resto
si può perdere. Solo tu sei vera.

Umbra demonstrat Lucem.
Ma tu non dire quanti anni hai
perché Dio benedice l’innocenza.
Così, per sempre, sempre giovane resterai.

Cerca di restare ragazzina sempre.
Prima prenderemo Manhattan poi Berlino
insieme canteremo.
Tu guarda lo specchio e interrogalo:
chi è la più bella del reame?
Oh, Musa! La mela del peccato,
e sotto il vestito niente:
solo un tintinnio di campanellini,
la nudità il vestito più bello.

Dio benedice l’innocenza;
e tu, lo sai, per sempre, sempre giovane sarai
se canterai e danzerai,
perché ho bisogno della tua essenza:
non mi basta una semplice presenza
attraverso la luce e l’ombra.

Umbra demonstrat Lucem.
Ma tu non dire quanti anni hai
perché Dio ti benedice,
e non ha bisogno di sapere altro.
Per sempre, sempre giovane resterai,
oltre il tempo e lo spazio.

I.

Sull’agnello
cade
l’aquila

da prima
della parola

II.

Credono
che il nome
dimostri
il volto
al volto altrui

III.

Con l’alba in anticipo
i più si svegliano alla morte
per un momento
o per il tempo che gli rimane

IV.

Se amo
domani no

Imbronciato
vedrai
spire di fumo
liberarsi
dalla mie nari

AMORE STONATO
(La mia canzone per te)
(da “Fiore di Passione”, 2a edizione)

Più d’una campana stonato,
più d’un santo ubriaco e stonato
Stonato così, stonato così
a ogni minuto stono un po’, un po’,
un po’ di più lungo le acque del Po,
un po’ di più la voce mia per te
Comunque sia l’anima mia
sempre giunge a te, a te
che ridi e piangi per me,
che dici e non dici di me

Cosa, che cosa ho fatto,
che cosa non ho fatto per te?
Cosa ho detto e perché?
Più d’una campana stonato,
testardo e innamorato
perché… perché piango e rido
negli occhi tuoi, negli occhi tuoi
Perché vivo negli occhi tuoi blu,
perché vedo con gli occhi tuoi blu
a ogni istante un po’ di più,
un po’ di più oltre l’egoismo di me

E a ogni momento una poesia,
la gioia d’un rotondo abbraccio
per proteggere te da me,
dal mondo intero e da me,
da quegli errori
poi sempre uguali
che domani ancora io farò,
che domani ancora canterò
… io per te

Che come sempre domani
io canterò soltanto per te,
per te che ami me
che ridi e piangi con me,
che dici e non dici di me

STONO L’AUTUNNO
(da “Fiore di Passione”, 2a edizione)

Avevo voglia di una musica triste
come foglia portata via dal vento
– dal tempo –
perché oggi c’è che amo solo te
che non sai quel che invece io so
fra i sorrisi spenti di tutta quella gente
che nella vita mai ha avuto niente,
un mendicante un poeta un Pierrot

E viene l’autunno, siede accanto a me
All’orecchio soffia piano un “Cosa c’è?”
Muto e niente, intono poi un canto
Mi dico stanco, ma c’è, sempre c’è
che in tanti hanno avuto meno di me,
nemmeno la fortuna di vivere una luna,
di veder l’autunno e i bruni suoi colori
Ed è così che, che ripeto a me
“Che c’è, cosa c’è che non c’è?”

Ed è così che, che ripeto a me
“Avevo voglia di una canzone,
di parole solamente per quel che c’è
Per quel che in amore c’è e non c’è
tra un silenzio e l’infinito…
tra il già detto e quest’autunno di foglie
che suono e stono”

ROSA BELLA
(da “Fiore di Passione”, 2a edizione)

Rosa bella,
i baci non li dimenticare,
i baci che ti ho dato,
gli arcobaleni che per un momento
nel cuor tuo ho disegnato

Rosa bella,
l’impaccio mio non lo dimenticare,
quel mio modo bambino
di poggiar sul tuo petto il capo,
e neanche la prima carezza
non la dimenticare,
la timidezza delle mie mani su te

Rosa bella,
non dimenticare, non dimenticare
che le aquile sempre più in alto volano
di quanto possa mai immaginare un uomo
Non dimenticare il volo mio imperfetto,
i rossori che le nostre anime
han legato alle prime luci dell’alba (1)

Non dimenticare, Rosa bella
Non dimenticare la luce al mattino
che nel colmo del nostro primo sonno
in ingenuità ci ha spogliati

La mia preghiera per te,
Rosa bella, non la dimenticare,
non farla agnello sacrificale
per le aquile lassù

(1) Questi versi, nonostante siano imperfetti e ambigui, ho deciso di tenerli così come sono.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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