Ieri sono andato con una puttana perché…

Ieri sono andato con una puttana perché…

ANTOLOGIA VOL. 74

Iannozzi Giuseppe

Grant Wood - American Gothic

Grant Wood – American Gothic

GLI ANGELI DI BESLAN

Indietro ricacciare la rabbia,
le lacrime;
e scoprire che è possibile,
e scoprire che è impossibile,
nonostante tutto il dolore
consumato. Straziato.

I morti e i vivi
mi tocca contare
per scoprire
che di più sono i primi,
e che non ha più il cimitero
un solo posto libero.

L’urlo
ho visto
sui materni volti:
e penetrare
l’ho sentito
nel cuore
fino ai precordi
e dentro fissarsi
come malattia
d’infinito dolore.

Quanti angeli ha il cielo
e quanti pochi la terra!

“Non sparate per favore,
siamo bambini.”
E’ sulla prima pagina
del quotidiano Kommersant
il grido non ascoltato.
Il grido non ascoltato.

Traditi nell’innocenza
e in essa periti.
Vittime però non sono:
mille sogni avevano
e una speranza uguale a zero,
solo a bruciapelo un destino.
Una pargoletta mano avevano
che del panico il peso reggeva;
e un prigioniero sguardo
nell’inferno precipitato;
e un cuore,
ma troppo veloce
batteva
per comprendere
che presto sarebbe finita
la vita.

“Quando sono fuggito,
ho calpestato
i cadaveri dei miei compagni.
A questo mi hanno ridotto.”

Tu, testa di cuoio,
che ora reggi
di quel pargolo la fragilità,
come ti senti? un eroe,
o un figlio di puttana?
Le spezzate ali reggi
e il peso loro volato via.
A Beslan
non esistono vittime:
solo angeli
in cielo sepolti.

Quanti angeli ha il cielo
e quanti pochi la terra!

“Non sparate per favore,
siamo bambini.”
E’ sulla prima pagina
del quotidiano Kommersant
il grido non ascoltato.
Il grido non ascoltato.

Indietro ricacciare la rabbia,
le lacrime;
e scoprire che è possibile,
e scoprire che è impossibile,
perché dilaniata è l’Eternità.
Le lacrime non valgono molto, ora.
E la rabbia non serve a granché, ora,
ora che aperto è il macello
agli occhi di tutti. Morta è
l’Eternità:
generazione negata
e nelle macerie soffocata.

Tu, testa di cuoio,
un eroe ti credi,
o un sopravvissuto?
Per me,
l’ennesimo figlio di puttana
che dirà al domani:
“Non mia è stata la colpa!”

Come nel ghetto di Varsavia,
oggi Mastini Russi a Beslan.
Come nel caos del teatro Dubrovka,
la Pazzia di Putin a Beslan.

“Lo Stato sa pagare solo le lapidi
ma non ha saputo salvare i nostri figli.”
E’ della folla l’urlo.
E disarmato lo sguardo loro s’arresta
sui corpicini in fila esposti.
E’ di chi resta l’impotenza.
E’ di chi resta la subita violenza.

E tu, tu lo scuserai
il tuo blitz del cazzo,
ordine dall’alto lo dirai;
ma se in alto un Dio davvero c’è,
quello di te pietà non avrà
perché “pietà l’è morta”.

Quanti angeli ha il cielo
e quanti pochi la terra!

LA LIBERTÀ MI PRENDE NON MI PRENDE

la libertà m’affascina mi prende
mi prende mi prende ed è questo il problema
la libertà quando c’è e non è

in catene sempre
mai l’uomo libero senza le catene di dirsi libero
perché la libertà prende tutto anche l’anima in rivolta

giorno di evacuazione o l’atomica cinese
la qualità non è nell’aria non è nel respiro
attenti, giovani – attenti al porta a porta
attenti alla qualità – attenti a chi vi presta la sua ruota di scorta
attenti a tutti, a tutti quelli che gridano “attenti, sull’attenti!”

non convince quando c’è e non è
in catene sempre – gridare “attenti, sull’attenti!” mi spaventa
perché la libertà mi prende ed è questo il problema

la libertà gridata imposta non è anche se prende e affascina
l’orecchio sordo e quello che non lo è ma fa finta di niente lo stesso
l’occhio cieco e quello che non lo è ma tutt’e due vedono lo stesso

terribile molto la congiura – o con noi o traditore!
terribile molto la libertà
né con voi né traditore né le catene di dirmi libero

mi prende non mi prende la libertà così

IN SOCIETÀ

la società un discorso complicato
c’è la massa
e c’è quella che è massa per convenzione
c’è chi si solleva contro il potere
c’è chi invece ci resta dentro per…
per convinzione – distrazione
la massa c’è ed è confusione unificata

la società c’è e prova, prova
ad essere e ad essere fuori di testa
almeno per un tempo contato sul minuto
ti prenderanno dentro o ti faranno fuori
senza pensarci su due volte
senza pensarci senza chiederti
quale il tuo nome

CENTRO DELL’UNIVERSO

a volte
ti ricordo avvolta nell’umbratile fragilità
di quel portone d’avorio ch’era casa tua
poi più niente di te io so – non una verità

ricordo però il sapore dei tuoi baci aggraziati
all’interno del mio sgraziato
disgraziato
centro dell’universo

RACCONTARSI

dovrei raccontarti di me
delle cazzate che ancora so fare
dovrei dirti che è stato amore
e una poesia scritta per te

ma il mio desiderio è un tenero vivere
ma il mio desiderio è un carnale morire
perciò penso che resterò in piedi da me
aspettando che il domani mi dica di te

DONNA MIA, T’AMO

T’amo
Che te lo dico a fare?
T’amo
quando il crepuscolo si presta a me,
all’anima mia

T’amo e t’amo come non sai,
come mai più saprai dalla bocca mia

Il prete maledice il nome che fu mio
mentre il becchino mi seppellisce in un amen,
in uno sputo alcolizzato
profondamente maledetto
E io t’amo e t’amo
per morire in silenzio
e in eterno nel nome tuo, Donna Mia

LA BAMBINA E IL LUPO

Bambina, vieni, vieni qui
Qui fa caldo e non c’è il lupo
Qui c’è un uomo, una strada e un treno
Bambina, vieni, vieni qui
Fra le mie braccia
… il ritorno non è possibile

CON UNA PUTTANA

Sì, Bambina, hai ragione
Ieri sono andato con una puttana,
perché non ce la facevo più a sostenere
il peso della vita e quello dell’odio
E tu ti credi bella, ma non lo sei

Sì, Bambina, hai ragione
Ieri ho ucciso il tuo gatto per farti dispetto,
perché mi piace vederti piangere a dirotto
Perché la vita è dura
E’ ora che tu lo capisca

Sì, Bambina, hai ragione
Oggi sei sola
e non hai una spalla amica su cui piangere,
perché intorno a te hai fatto il deserto
E’ la vita che è crudele
E tu non l’hai ancora capito

Sì, Bambina, hai ragione
Nessuno ti amerà mai
E nessuno ti odierà mai
Sei come la sabbia, come la rabbia
che stringi fra le mani:
solo una triste impotente sincerità
che il tempo inghiotte senza pietà

E’ per questo
che mi sono fatto una vera puttana

GIORNO DI PIOGGIA

Questo girotondo, Amica mia, ci sta soffocando
Non è colpa nostra, ma ci sono uomini cattivi assai
Questo girotondo che ci porta in giro per il mondo…

T’ho incontrata dentro a un giorno di pioggia
Cadeva fitta e tu non avevi l’ombrello
T’ho invitata a ripararti sotto al mio e m’hai sorriso
Piovevano lacrime sul tuo viso bagnato
e io non ne conoscevo il motivo, però stavo male
Ho incontrata la tua anima dentro a una o due lacrime

Mi chiedesti che facevo per tirare a campare
Ti dissi che scrivevo poesie e che le davo via
Tu mi sorridesti un po’ incredula, un po’ arrabbiata
Io solo mi preoccupavo di coprirti meglio
Ho incontrata la tua anima dentro a mille lacrime

Questo girotondo, Amica mia, ci sta soffocando
Non è colpa nostra, ma ci sono uomini cattivi assai
Questo girotondo però, che ci porta in giro per il mondo,
ci porta anche a incontrarci quando siamo troppo soli

I.

Dove, dove oggi porti
il cielo degli occhi,
l’allegra tua risata?

Come bimba giochi,
fra i covoni di fieno
l’oro dei capelli nascondi
sospirando, forse sognando;
quel che però in seno senti
a nessuno lo confidi;
e a chi ti chiede sol doni
largo sorriso birichino.

II.

Amori miei,
non parliamo di poesie,
non sia la distrazione
d’un momento o due
l’erotico sogno
che domani vivremo
non domati

III.

Come te, pazzerello
questo sole che
un momento c’è
e quello appresso no:
il faccino gentile
ti spruzza di lacrime
mentre tu sorridi
aspettando
che dal cielo
vengano spazzate via
le nuvole sbruffone.

IV.

Virginale il pensiero
che ad altri pensieri
si lega; pregando
l’amato tuo Gesù,
sempre amando
chi non c’è più,
in petto
il libero sussulto
d’una donna
– sui primi timidi tacchi –
che ancor conserva
lo spirito d’una bimba
di sogni e protezione
bisognosa.

LA POESIA UN CANE

oggigiorno
impossibile è andare
per il mondo senza vestire corazza
o almeno almeno una calzamaglia

lo so che pesante è
ma a meno non se ne può fare
perché – lo sai – ad andar senza
la vita c’è da rischiare

t’assicuro
che la rima non desiderata
solo m’è scappata:
la poesia, la poesia un cane
che non si può tener legato
e che manco può esser lasciato
troppo libero e arrabbiato

LEI DONNA, LEI AMANTE MIA
(da “Fiore di Passione”)

E alla fine, quando di più disperavo,
sulle sponde dell’alma mia
sei arrivata tu strappandomi
dal petto il core nero ch’avevo;
come bianca colomba da Dio comandata,
senza nulla chiedere o pretendere,
nova vita subito m’hai donata

E adesso che nel tuo mondo sono,
adesso che sono quel che sono
non perdona, non perdona l’amore,
non perdona il sapore di te, Donna mia

E piangi, per un mio ritardo di paura
tu piangi; e le lacrime tue commuovono
gli Dèi lassù, fra le nuvole persi e soli,
mentre dal celeste dei tuoi occhi belli
ogni lacrima assetato io bevo
perché i singhiozzi più non feriscano
i nostri orecchi

A fior di labbra il collo ti bacio
e lentamente poi sul tuo petto
con sempre più ardore scendo,
ingoiando quel dolore che per anni
in suo ostaggio ti ha tenuta

E adesso, adesso che sul tuo seno sono,
adesso che sono quel che sono
non perdona, non perdona l’amore,
non perdona il sapore di te, Amante mia

LEI SÌ CELESTE
(da “Fiore di Passione”)

Se nell’azzurro sì vasto
di questo cielo fra mare
e terra sospeso
l’azzurro dei suoi occhi,
oggi o al più tardi domani,
la fortuna avessi d’incontrare
– mi sia testimone Dio
che dico il vero e non altro -,
sol un pensiero penserei:
come, come rubar la luce
dell’alma sua celeste?

DESIDERIO
(da “Fiore di Passione”)

Su una spiaggia straniera
vorrei con te oggi essere,
lontano dal bronzo delle campane,
dalla vuotezza delle voci della gente

C’è voluto del tempo
perché dall’esilio in uno strano Egitto
con le nostre sole forze potessimo
infine riemergere,
ma ora che qui siamo più non siamo;
sanno gli uccelli alti in cielo
che le mani non ci sfioriamo,
che sfida ad alcun dio non lanciamo
Non abbiamo sofferto abbastanza?

Su una lontana spiaggia,
su una dimenticata spiaggia
con te oggi vorrei essere;
entrambi conosciamo però la verità:
ogni isola il truce Polifemo
con le sue chiacchiere ha riempito

Se insieme vogliamo essere
sordi al nemico dobbiamo farci:
credimi, altra via d’uscita non c’è,
per questo ti chiedo di tendermi la mano,
d’intrecciare le tue dita alle mie
guardandomi dritto negli occhi

Non abbiamo forse già sprecato
tutto quel che poteva esser affondato?
Per questo, per questo ti chiedo
di tendermi la mano adesso
Per questo, per questo ti chiedo
di danzare insieme a me
fino allo sfinimento, e poi l’amore continuare
ancora e ancora nel tuo letto di colomba

ATTO SUPREMO
(da “Fiore di Passione”)

Certi maligni spiritelli
dal diavolo comandati
all’orecchio m’han sussurrato:
“Folle, folle l’uomo,
ben lo sa il Dio
che t’ha creato!”
Hanno poi insinuato
che il senno l’ho perso
Affatto offeso
subito ho loro risposto
con focoso sguardo:
“Passione chiama follia”
M’han così lasciato
Tutti via sono andati,
tristi mogi sconfitti
Son così adesso
assieme a te, perché
non un lacrima di sudore
vada persa nel supremo
atto dell’amore

AFORISMI

– Chi ha paura della verità, qualunque essa sia, muore un po’ prima di nascere nella menzogna.

– Le verità le pronunciano gli sciocchi e gli invasati. Io taccio nel tuo Nome, bambina che giochi tra petali di ciliegi in fiore e sogni di loto.

– Dio sta guardando proprio te, anche se è cieco più d’una talpa sotto collasso.

– I vivi incutono una paura mortale ai fantasmi di tutti i tempi, recenti, passati e futuri. Non c’è pace, mai, per i morti sotto tortura.

– Non si può sempre volare né essere perfetti. Ho paura di chi dice di sé stesso, anche solo per scherzo, d’essere perfetto: chi mi fa simili dichiarazioni l’ho subito in sospetto, perché capisco di trovarmi di fronte a qualcuno che crede che l’Universo sia lui, o che il Mondo intero gli giri intorno. Preferisco chi sbaglia, chi ben lo sa. Preferisco anche chi sbaglia e non ne ha coscienza. E’ più umano, è più bello così.

– Se hai la presunzione di voler a tutti i costi parlare con un asino, allora devi essere disposto a imparare tutte le poche varianti del ragliare.

MANICHINI IN VETRINA

L’altro giorno fissavo le vetrine dei negozi del centro con curiosità. Cercavo di capire se ce l’avessero un sesso o no. Uomini e donne, e bambini anche, tutti manichini.
Alla fine mi decisi che sì, i manichini hanno un loro sesso. Un sesso-spaventapasseri.
Scoppiai a ridere.
Nessuno se ne preoccupò. I pazzi sono la norma in città, sotto i portici.
C’è l’umanità più selvaggia in centro città.
Capita sempre d’incontrare tre vecchine che chiedono l’elemosina. Camminano con la gobba. Vestite di nero dalla testa ai piedi tengono il volto nascosto sotto un fazzoletto e guardano sempre dabbasso, non alzano mai lo sguardo. Trascinano il passo con la mano allungata e la gobba. Non sono gobbe però. Sono ritte come dei fusi e non sono neanche vecchie.
Sono anni che queste tre donne campano chiedendo l’elemosina.
I turisti sono i più prodighi. Ci cascano. Danno loro moneta sonante e guardano con disgusto noialtri che tiriamo dritti.
Ci stanno poi i barboni. Dormono accucciati in qualche angolo sotto i portici, riparati da alcuni cartoni. Qualcuno ha un sacco a pelo pulcioso. Qualcun altro un cagnetto ridotto al lumicino. I peggio messi sono quelli con un materassino raccattato Dio solo sa in quale cantina. Di rado un passante spende venti o trenta centesimi per loro. I più tirano dritto senza neanche accennare a tacitare la coscienza. Ci hanno fatto il callo. Vanno spediti. I peggiori sono quelli che si riempiono la bocca di parole di rivoluzione e altre cazzate del genere. Non è difficile sentire un parvenu quarantenne sparare contro la destra fascista e affamatrice e nel mentre calpestare il poveraccio che si piange la vita ai suoi piedi. S’indignano. Aprono la bocca per riempirsela di frasi rubate a Fidel o a Marx. Si mettono in mostra, guardano i culi delle quindicenni. I fasci invece comprano chiunque vogliano nel loro postribolo e lo fanno alla luce del sole. Te lo dicono proprio in faccia che avrebbero bisogno di uno o una come te. I sinistrorsi sbavano dietro i culetti delle minorenni, poi qualcuno perde la testa e il giorno dopo, se si è fortunati, si legge il nome sulla pagina della cronaca nera. I più, purtroppo, la fanno franca. I fasci o ti comprano perché gli piaci o ti spaccano in due.
La verità è che i più umani sono i manichini nelle vetrine.
Tacciono.
Tacciono e rimproverano chiunque con lo stesso sguardo severo.
Quando sono svestiti tutti possono carezzare con gli occhi il loro sesso-spaventapasseri.
Tutti gli posano gli occhi addosso dabbasso, nel vano tentativo di ricordare la perduta innocenza.
Anch’io.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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