VIP (A VERY IMPORTANT PERSON)

A VERY IMPORTANT PERSON

Iannozzi Giuseppe

Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti
realmente accaduti è puramente casuale

VIP

“Non voglio essere considerata una perdente.” Il proposito giallognolo, su un post-it appiccicato al frigorifero, stava lì da anni, sbiadito, dal tempo lentamente consumato; e ogni mattina veniva guardato con sospetto. In pratica un chiodo fisso, un segno di totale mancanza d’intelligenza critica.

Il cellulare squillava, ma lei non si curava di rispondere: aveva altro per la testa a cui non pensare! E questo non pensare la isolava da tutto, dalla realtà.

Il matrimonio aveva fatto in fretta a naufragare: Lucia aveva incontrato Antonio in una chat. Dopo qualche conversazione in chat, avevano deciso d’incontrarsi. Si piacquero. Convissero insieme per un anno, dopodiché si decisero per il matrimonio. Antonio andava a lavorare ogni santa mattina, Lucia rimaneva in casa attaccata al monitor a bloggare. Dopo tre mesi non parlavano più. Un giorno, Antonio disse semplicemente che scendeva a prendere le sigarette. Lucia non gli disse un solo ma, e Antonio se ne andò sbattendo la porta, lasciandosi alle spalle quella disperata, quella drogata di mondi virtuali. Solo dopo che fu trascorsa una settimana, Lucia si accorse che Antonio non era reperibile in nessun dove: si sprecò persino di chiamarlo sul cellulare, ma niente. Che cosa le aveva detto l’ultima volta? Che andava a prendere le sigarette? Ma Antonio non fumava. Quando finalmente le riuscì di fare uno più uno, comprese che Antonio l’aveva piantata in asso. Non ne fece assolutamente un dramma, e continuò la sua vita di sempre, sempreché di vita sia corretto parlare: Lucia passava tutte le giornate seduta davanti al monitor, accendeva una sigaretta dopo l’altra, postava sul suo blog, poi aspettava i commenti a cui non rispondeva quasi mai perché una vera blogstar non si sarebbe mai abbassata a rispondere a chicchessia. Solo qualche volta lasciava un breve messaggio fra chi blogstar come lei, giusto per far vedere che esisteva, per lasciare un segno di sé come animale che traccia il suo territorio con un po’ di piscio.

Il cellulare continuava a squillare a vuoto: Lucia non se ne curava. Troppo impegnata a gongolare davanti alla sfilza di commenti sul suo blog. Quando finalmente prese il telefonino in mano, prima gettò un’occhiata al display: segnava un numero che non conosceva affatto. Era sua regola di non rispondere mai, soprattutto se uno sconosciuto, ma quella volta cedette alla tentazione e disse: “Pronto!” Rimase col cellulare incollato all’orecchio per un quarto d’ora buono, dopodiché, stancamente, si alzò dalla sedia e si allontanò dallo schermo del monitor ciabattando. Arrivò fin di fronte al frigorifero dove stava appiccicato il post-it e prese a bestemmiare: la banca le aveva comunicato che era in rosso, di brutto. Per farla breve, era al collasso e lei non aveva un solo euro in tasca. Fino a quel momento aveva vissuto così, senza curarsi di niente. Bestemmiò, ma fu uno sfogo che durò poco, perché subito – dopo non più di cinque minuti – tornò a sedersi al suo solito posto, davanti al monitor a bloggare. Le era venuta un’idea bizzarra, ma neanche poi tanto per i tempi che correvano: si sarebbe fatta mantenere dai blogger perché lei era una blogstar! Velocemente buttò giù qualche frase fatta. Mancava adesso solo una sua foto in un banner pubblicitario: sul testo ci lavorò davvero poco, ma per la foto e il banner spese non poco tempo, e alla fine ottenne il risultato patinato che le frullava in testa. Soddisfatta di sé, mise il tutto online. In capo a un mese, migliaia di blogger avevano risposto al suo disperato appello di aiuto – diciamolo pure così: “Mantienimi se non vuoi farmi finire sulla strada.” Lucia tornò a respirare. Cominciò pure a farsi vedere un po’ in giro, a party organizzati per soli blogger in discoteche o locali alla moda, insomma in posti per VIP bassamente volgari, o, forse, solo terribilmente conformisti.

* * *

Aveva bevuto troppo e non era abituata all’alcool, ai suoi effetti. Rideva forte, troppo per non essere al centro dell’attenzione. Ma fosse stata muta come un pesce, allo stesso modo l’attenzione l’avrebbe concentrata intorno a sé: era lei il centro dell’universo, o almeno così si illudeva. Marcello, noto blogger, già vetusto e col cervello in pappa, non aveva staccato il suo sguardo cacciatore da Lucia per tutta la serata. Adesso le stava a non più d’un centimetro dalla bocca, e non fosse stato che si trovavano in mezzo ad altre persone, l’avrebbe presa lì sul momento. Purtroppo per lui c’era troppa calca e si dovette limitare a sussurrarle in un orecchio che l’avrebbe aspettata fuori dal locale; velocemente le postò un bacio a un angolo della bocca, poi si defilò, di sé contento ma non ancora appagato.

* * *

Lucia era ancora ebbra, mentre Marcello le teneva una mano sul culo. Era stato veloce, quasi indolore. Una blogstar, una marchetta reale la deve pur fare; Marcello non le piaceva affatto, ma quello non si sarebbe mai accontentato d’una chiacchierata virtuale e morta lì. Però, adesso che gliela aveva smollata, sicuro come la Madonna che l’avrebbe portata in alto, che per lei avrebbe fatto follie e cretinate a non finire, come tutti gli uomini che c’hanno la fregola addosso.

* * *

In strada l’aria era fresca e l’accarezzava dolcemente quasi, e portava via un po’ di ebrietà e soprattutto sciupava il rancido profumo che Marcello le aveva lasciato addosso con il suo ansimare mentre sudava sette camice per venire dentro di lei. Era contenta d’essersela sbrigata tanto in fretta, e la luce dei lampioni affogati nel buio della notte le sembravano persino belli, quasi delle stelle. “Non voglio essere considerata una perdente…”, macinava fra le labbra, e camminava.
All’improvviso capì di non essere sola: un gruppetto di ragazzi si era parato di fronte a lei, alla blogstar. Li osservò schifata, distrattamente, e fece per tirare dritto, ma subito uno la bloccò: “Dove ti credi di andare?” Lucia gli buttò addosso un sorriso sprezzante, e solo gli rispose, come fosse la cosa più normale del mondo: “A casa. Lasciami, lasciatemi in pace. Io, io sono una blogstar.” Ma quello non era intenzionato a lasciarsi sfuggire la preda: “Sì, ma dopo. Dopo.” E tutti insieme la circondarono e la presero.

Non fu piacevole il branco. Ma neanche tremendo come aveva pensato in un primo momento. Semplicemente un’esperienza. E chissà che non potesse tornarle utile. Anzi, sicuramente. Già in testa le frullava un’idea: avrebbe scritto un libro, raccontando quanto dura la vita d’una blogstar. Adesso che aveva Marcello dalla sua parte, era sicura che non avrebbe incontrato alcuna resistenza da parte degli Editori: Marcello, sicuramente, avrebbe messo una parola buona per lei. Un correttore di bozze che fosse pure un ghostwriter, per lei Marcello l’avrebbe sicuramente rimediato. Sì, Lucia ne era certa. Sospirò, e gli occhi le divennero lucidi: due lacrime leggere presero a massaggiarle le gote. La gloria aspettava solo che lei l’abbracciasse a sé.

* * *

Si svegliò che era madida di sudore: un incubo tanto brutto non l’aveva mai avuto. A dir la verità, Lucia era una personcina assai semplice: rarissimamente le capitava di sognare, gli incubi poi le erano quasi del tutto sconosciuti. Si infilò le ciabattine, scese dal letto e, al buio, attraversò le vaste camere della sua dolce casetta fino a raggiungere la cucina. Accese la lampada a olio, con sicurezza nonostante la pesante oscurità. Faceva freddo lì, fra le montagne, e il caminetto, a quell’ora notturna, teneva sol più braci spente. Dalla madia tirò fuori un panino. Prese a mangiare lentamente, e mentre masticava il panico che l’incubo le aveva lasciato cominciò pian pianino a svanire. Pensò a suo marito Antonio, che era partito insieme a Garibaldi già da una settimana. Ricordò. Garibaldi bussò alla porta della casetta che era già notte fonda: era con i suoi uomini, e raccontò ai due giovani coniugi avventure e imprese di vittoria dei garibaldini sui tiranni, e Antonio non ci pensò su due volte a seguir i passi di Garibaldi. Si lasciarono al mattino, prima dell’alba. Dell’amato sposo le rimase la solenne promessa che un giorno sarebbe tornato tutto d’un pezzo.
Adesso Lucia si sentiva molto sola, molto. Solo poteva cullare in grembo quella promessa impossibile.

Informazioni su Iannozzi Giuseppe

Iannozzi Giuseppe - giornalista, scrittore, critico letterario - racconti, poesie, recensioni, servizi editoriali. PUBBLICAZIONI; Il male peggiore. (Edizioni Il Foglio, 2017) Donne e parole (Edizioni il Foglio, 2017) Bukowski, racconta (Edizioni il Foglio, 2016) La lebbra (Edizioni Il Foglio, 2014) La cattiva strada (Cicorivolta, 2014) L'ultimo segreto di Nietzsche (Cicorivolta, 2013) Angeli caduti (Cicorivolta, 2012)
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